Robin e Mary hanno visto il remake del film King KONG e Mary è molto dispiaciuta per la fine del film che è molto triste. Canzonandola un po', Robin la incita a contattare il regista Gerry Pakson per convincerlo a girarne una nuova versione a lieto fine. Con sua grande sorpresa, Mary lo prende sul serio e decide di partire per la residenza di Pakson in Nuova Zelanda. Arrivati laggiù però trovano la casa di Pakson incendiata e il regista sparito. Un indizio dice che potrebbe trovarsi sull'isola dov'è stato girato il film. I due giornalisti raggiungono l'isola, dove tutto è rimasto come quando il film è stato girato, e... vengono catturati da una banda di criminali e imprigionati. Nella loro prigione, incontrano anche Pakson e un misterioso professore...
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Decidendo silenziosamente di raccontare il loro segreto, prima lentamente, poi come un torrente in piena, i due spiegarono finalmente tutta la faccenda:
Il fatto fondamentale era che il gigantesco gorilla che era servito per fare il film su King Kong… non era un automa, ma un vero gorilla gigante che il professor Stranomov (uno scienziato di origine russa - ecco chi era il compagno di cella del regista Pakson) aveva scoperto molti anni prima proprio in quell’isola, dimenticata dal tempo e isolata dal resto del mondo dal fittissimo banco di nebbia che l’aveva tenuta nascosta per secoli.
Il professore era finito sull’isola per caso mentre faceva ricerche su strani tipi di alghe portate dalla corrente e si era imbattuto nel gorilla, che allora era un cucciolo, riuscendo a diventarne amico. In breve tempo Stranomov si era accorto dell’abnorme tasso di crescita del gorilla che, in poco tempo era diventato gigantesco.
E non solo il gorilla, ma anche altri animali viventi nell’isola mostravano sintomi di gigantismo e il professor Stranomov aveva deciso di fermarsi laggiù per anni, proprio per studiare quello strano fenomeno.
Era dovuto alla particolare dieta praticata dagli animali isolati in quella nicchia ecologica rimasta inalterata nel corso dei millenni? O c’era forse forme di radioattività che influenzavano la crescita modificando il DNA di quelle specie?
In ogni caso il professore si era reso conto che quegli esemplari erano un patrimonio universale che andava difeso.
Ma allora sull’isola non c’era la gigantesca barriera o muro che avevano visto nel film e presto o tardi qualcun altro sarebbe sbarcato e avrebbe magari visto il gorilla. Ma il professore non aveva abbastanza soldi per costruire il recinto, né avrebbe potuto farlo senza destare qualche sospetto.
Così Stranomov, visto il primo remake di King Kong e sapendo che Pakson voleva farne un secondo, aveva contattato il regista proponendo un trucco: usare proprio quell’isola per girare il suo film e, soprattutto, usare il vero gorilla come attore (opportunamente ammaestrato da Stranomov) fingendo che fosse un robot, evitando di costruire il robot stesso, allo scopo di risparmiare molto denaro.
Per prima cosa, girare il film sull’isola avrebbe consentito di costruire senza sospetti la grande muraglia di contenimento, che sarebbe rimasta anche dopo il film, e che avrebbe tenuto per sempre gli animali dell’isola lontani da sguardi indiscreti.
Incredibilmente il trucco era riuscito: durante la lavorazione del film, il gorilla era apparso poche volte e sempre a un ristretto numero di persone, con la scusa di conservare il segreto sulla lavorazione delle scene.
Pakson aveva anche costruito un robot a forma di gorilla, per ingannare le maestranze, ma era un robot molto primitivo e rozzo, molto meno costoso di quello che sarebbe stato necessario per impersonare Kong. Il vero Kong entrava in scena quando serviva, muovendosi meccanicamente come era stato addestrato, e soprattutto era servito per crearne più facilmente una copia digitale che poi era stata lavorata al computer e che lo aveva sostituito in tante altre occasioni.
In ogni caso Tutto questo era servito a Pakson per risparmiare un sacco di soldi, che lui aveva versato al professore per acquisire completamente (e in segreto) la proprietà dell’isola.
Dopo il film, infatti, il gorilla vi era tornato al sicuro visto che ora quella terra era proprietà privata e in cui nessuno poteva sbarcare e dove il grande animale avrebbe potuto continuare a vivere indisturbato. Di fatto grazie ai proventi del film l’isola sarebbe diventata un santuario naturale protetta per molto tempo.
Ma poi era successa la cosa più grave: qualcuno (ma subito Robin e Mary capirono che si trattava di Losco Farabutti, il losco finanziere) aveva saputo del trucco e aveva deciso di impadronirsi di tutto approfittando proprio del segreto che circondava l’intera operazione.
Assoldata la Banda Volponi, Losco aveva chiesto al professore di acquistare il gorilla, ma di fronte al rifiuto di Stranomov, aveva fatto rapire lui stesso e il regista (l’unico oltre al professore a sapere che Kong esisteva davvero) e soprattutto aveva fatto incendiare la villa con tutte le prove dell'intera storia.
Alla fine, neutralizzati anche Robin e Mary che, assolutamente per caso, erano entrati in scena nel momento sbagliato e nel posto sbagliato, nessuno più avrebbe saputo dell'esistenza di Kong. Bastava quindi che la Banda Volponi facesse prigioniero il gorilla e lo annunciasse al mondo per poter dire a tutti che Losco aveva fatto la scoperta del secolo, potendo poi sfruttare commercialmente il gorilla come avrebbe voluto.
Già si potevano immaginare gli infiniti canali di sfruttamento di un essere così speciale e strabiliante: film e documentari sulla vita Di Kong, merchandising sulla sua figura, giocattoli, quaderni, senza contate le esposizioni ed esibizioni del gorilla nei circhi di tutto il mondo. Un affare da miliardi!
Ovviamente Pakson e il professor Stranomov (e poi anche Robin e Mary) sarebbero stati eliminati cancellando così ogni traccia del piano criminoso.
Robin e Mary ascoltavano sbalorditi. Eppure tutto quadrava e si resero conto ben presto che i due avevano detto la verità. La situazione era veramente grave.
Dall’esterno arrivavano dei rumori e, osservando dalla finestrella della prigione Robin e Mary vedevano la Banda Volponi al lavoro sulla enorme buca situata di fronte al grande portone di legno. Come dicevamo, la buca aveva una copertura di legname vecchio e ormai marcito che, a suo tempo, serviva a mascherarla e a farla diventare una trappola per catturare KONG se lui avesse cercato di varcare il portone. A quanto pare quei furfanti stavano riesumando il piano e stavano appunto riparando la copertura-trabocchetto proprio per attirare là il gorilla e catturarlo di nuovo.
Ma come avrebbero fatto ad attirare Kong proprio dove volevano loro? Il gorilla era ben nascosto nel folto della foresta.
Prima che arrivaste voi due mi hanno chiesto mille volte di attirarlo qui - spiegò il professore - ma io, che ero l’unico a poterlo fare perché il gorilla ascoltava solo me, mi sono sempre rifiutato. Per questo hanno rapito anche il regista Pakson. Minacciavano di ucciderlo se non avessi obbedito. Ormai stavo per cedere quando siete arrivati voi, totalmente imprevisti. E adesso io non servo più perché, grazie a voi, hanno il sistema migliore di tutti per attirare Kong. Non ci avevano pensato, prima, ma venendo qui, glielo avete consegnato su un piatto d’argento.
E così dicendo, il professore si era voltato a guardare Mary!
Ma certo - comprese di colpo Robin - Mary era una ragazza… come quella di cui si era innamorato il gorilla del film! Avevamo visto tutti che Kong aveva un debole per le giovani donne. Come avrebbe potuto resistere se avesse visto Mary esposta davanti alla grande fossa, opportunamente nascosta da frasche e foglie? Il gorilla avrebbe varcato il portone, avrebbe messo le zampe sulla copertura di travi… e sarebbe precipitato nella buca, dove la Banda Volponi avrebbe certamente predisposto qualcosa per addormentarlo.
Proprio in quel momento, infatti, la Banda Volponi aveva finito il lavoro di mascheramento della buca e i tre malviventi erano tornati alla cella, aprendo la porta e prelevando Mary, nonostante lei cercasse di sottrarsi in ogni modo. Robin si era lanciato contro Ultimo, il più grosso dei tre, ma Secondo lo aveva colpito alle spalle con un nodoso bastone e Primo teneva tutti gli altri sotto tiro con la pistola. In breve Mary fu trascinata fuori e la porta della richiusa. Ancora dolorante, A robin non restò che affacciarsi alla finestrella con le sbarre per cercare di capire le intenzioni dei banditi.
La banda Volponi legò Mary ad una tra struttura che era nei fatti una piattaforma di legno dotata di ruote e sulla quale era issato un palo verticale, al quale fu legata Mary. Poi i banditi aprirono, non senza difficoltà, il gigantesco portone sulla barriera. Davanti al portone c’era un ampio spiazzo senza vegetazione che poi cominciava fittissima un centinaio di metri più avanti.
Proprio sulla soglia del portone e rivolta verso la foresta, la banda Volponi piazzò il carrello con il palo che tratteneva Mary, che così era esposta verso la giungla. Alle spalle di Mary la banda aveva predisposta una passerella di tavole lisce e ben accostate che passava sopra la buca nascosta dalle frasche e dalle foglie. In quel modo il carrello con le ruote che sorreggeva Mary avrebbe potuto passare agevolmente sopra le frasche e le ramaglie che coprivano la fossa-trabocchetto.
Una corda era poi fissata al carrello in modo che fosse possibile trainarlo all’indietro lungo la passerella (che poteva sopportare il peso del carrello e di Mary, ma non quello del gorilla). Il piano dei banditi era semplice: avrebbero esposto Mary sulla soglia del grande portone verso la foresta. All’arrivo di Kong, e quando lui si fosse avvicinato per prendere Mary, loro avrebbero tirato la corda e fatto scorrere il carrello con la ragazza sopra la copertura di frasche del grande trabocchetto. Lo scimmione si sarebbe avvicinato ancora, avrebbe varcato il portone e infine avrebbe messo le zampe sulla copertura della buca, sfondandola e cadendoci dentro, restando prigioniero. Nella buca, poi, la banda Volponi avrebbe prima disposto una grande boccia di cloroformio che, rompendosi nella caduta dello scimmione, lo avrebbe definitivamente addormentato.
Sistemata Mary sul carrello nella giusta posizione sulla soglia del portone e all’inizio della passerella, uno dei banditi si mise a battere su un grosso tamburo per richiamare l’attenzione del Gorilla che era certamente nascosto da qualche parte della foresta antistante.
Contemporaneamente un dispositivo meccanico fece il solletico sulla pancia nuda di Mary che, pur legata al palo issato sul carrello, non potè fare a meno di ridere a crepapelle. La risata risuonò argentina nella giungla, diffondendosi nell’aria, insieme al rullo del tamburo.
Gli altri due della banda si occuparono invece di posizionare nella buca la boccia di cloroformio destinata a rompersi nella caduta di Kong. Era ricavata dal vetro di una vecchia damigiana e conteneva una bella dose di anestetico. Primo era già nella buca per decidere nel punto migliore, mentre Ultimo era ancora in alto e trasportava la boccia tenendola con grande cura.
Muoviti! - lo spronò Primo, che era notoriamente il capo della banda - non possiamo stare qui molto. Il Gorilla potrebbe arrivare da un momento all’altro.
Secondo, chiaramente impacciato dal peso della boccia, mentre cercava di posare bene i piedi sulla scala a pioli che portava di sotto, rispose di malagrazia.
- Potevi darmi una mano invece di blaterare - disse - questo affare é troppo pesante e devo stare attento a non inciamp… Opps!
Ovviamente, il bandito inciampò e, per non cadere , lasciò andare la boccia che si ruppe con gran fracasso sul pavimento della buca.
- Cos’hai fatto, deficien… - ma Primo non ebbe il tempo di finire perché lui e il compare, investiti in pieno dagli effluvi del cloroformio, piombarono a terra addormentati.
Proprio in quel momento il terzo bandito, che non aveva sentito niente perché impegnato con il tamburo all’esterno della palizzata, si interruppe vedendo le cime degli alberi muoversi al limitare della foresta. Si udirono crepitii e i passi poderosi di un gigante che si avvicinava. Un secondo dopo la sagoma scura, pelosa e torreggiante di Kong uscì dal bosco restando solo per un momento perplesso ad osservare la scena che aveva davanti: il grande portone aperto, Mary legata al palo davanti ad esso, e Ultimo, con il suo tamburo, che rientrava precipitosamente dietro alla barriera, spaventassimo.
- Dove siete? Lo scimmione sta arrivando! Capo,… dove siete?
Secondo il piano i tre della banda avrebbero dovuto tirare la corda collegata al carrello, restando nascosti dietro ad una delle baracche, ma riattraversando il portone in tutta fretta Ultimo non aveva visto nessuno e, guardandosi intorno, si era fermato sul bordo della grande buca dalla quale però uscivano sempre più intensi gli effluvi del cloroformio: prima che potesse rendersene conto, anche lui perse i sensi e precipitò a corpo morto sfondando la copertura di frasche e finendo addormentatissimo sul fondo della buca-trabocchetto, insieme agli altri due compari.
Per fortuna il vento spirava verso la parte opposta alla prigione, così Robin aveva assistito a tutta la scena da dietro le sbarre senza rischiare di essere narcotizzato a sua volta.
- Quelli imbecilli si sono addormentati da soli! - urlò infuriato e disperato insieme - ora Mary è alla mercé di quel bestione!
In quel momento, infatti, Mary stava urlando di terrore nel vedere il grande gorilla che puntava verso di lei. Kong si fermò un solo secondo davanti alla ragazza, che svenne per l’emozione, e poi, con una mano, afferrò lei, il palo e il carrello stringendoli in pugno con un solo gesto. Poi si voltò e, con lo stesso passo maestoso, tornò a rifugiarsi nella giungla.
Nella baracca dov’erano rinchiusi i prigionieri erano nella più totale confusione. Avevano visto tutto, ma naturalmente non avevano potuto fare nulla. Il professore aveva urlato, cercando di farsi sentire da Kong ma le grida di Mary lo avevano coperto e poi il gorilla era troppo lontano. Pakson era annichilito dall’orrore, mentre Robin cercava forsennato una via per uscire dalla prigione.
- Il pavimento è in terra battuta! - urlò all’improvviso - Possiamo scavare un passaggio sotto la porta!
Immediatamente Robin spezzò con una pedata una gamba di una della panche presenti nella stanza e si mise a colpire con grande energia il terreno sulla soglia della porta.
Il professor Stanomov lo guardò ammirato. - Che bella idea! - esclamò - Come mai non ci abbiamo pensato prima?
- Perché adesso quei furfanti dormono e non possono fermarci - rispose Robin continuando a scavare come un forsennato.
In poco tempo riuscì a scavare una buca di circa 60 centimetri che riuscì a prolungare creando un cunicolo sotto la porta e poi dall’altra parte, all’esterno. Quando l’apertura fu larga abbastanza Robin si infilò nello stretto passaggio (decisamente aveva le spalle troppo larghe) finché contorcendosi non poco e spingendosi con le gambe, non riuscì ad uscire dall’altra parte finalmente libero.
Un secondo dopo Robin superò il portone (evitando con cura la buca e i suoi effluvi) constatando con un grido che Mary era sparita. Senza fermarsi, Robin proseguì di corsa verso la larga traccia di erba pestata e alberi spezzati provocata dal gigantesco gorilla, lanciandosi al suo inseguimento.
- Aspettate, vengo anch’io! Non avete del male al gorilla!
Urlò il professor Stranomov, che lo aveva seguito sotto la porta ed era uscito anche lui all’’esterno.
(Pakson era più tarchiato e avrebbe dovuto necessariamente allargare lo scavo) ma il professore aveva aperto dall’esterno, azionando il semplice catenaccio che chiudeva la prigione. Un attimo dopo il professore si lanciò di corsa sulle tracce di Robin.
Robin per primo e poi il professore, indietro di un centinaio di metri, si inoltrarono dunque nella giungla, dal folto della quale arrivavano strani ululati. Con terrore di Robin, sul sentiero davanti a lui apparve un mostruoso serpente dal diametro di almeno un metro. Poco più in là incrociò una specie di dinosauro lungo almeno cinque metri.
Robin si rifugiò dietro un albero e stava spiando le mosse di quei temibili animali, quando venne raggiungo dal professore. Robin era sempre più preoccupato: come raggiungere Mary? Che ne sarebbe stato di lei tra quei mostri spaventosi?
Il professore però non appariva per niente spaventato.
- Ehm, non velo aveva detto prima – si giustificò goffamente il professor Stranomov
- ma l’isola era abitata da un gran numero di quegli animali mostruosamente grandi, alcuni dei quali erano dei veri fossili preistorici che lì, per qualche misterioso motivo, avevano potuto continuare a vivere e a prosperare.
Era proprio per studiare l’origine di quel gigantismo che il professore si era fermato lì per anni.
Se avesse scoperto perché gli animali, gorilla compreso, diventavano così giganteschi avrebbero potuto risolvere i problemi dell’umanità allevando mucche alte come case, pulcini come cavalli e pannocchie grosse come autotreni.
In tutti quegli anni grazie alle sue ricerche genetiche, non aveva ancora scoperto perché fossero così grandi, ma almeno era riuscito a selezionarli e renderli pacifici e inoffensivi. Era il primo passo per costruire un parco aperto al pubblico come era in un suo progetto futuro.
- Beh, meno male - commentò Robin - nell’inseguire il gorilla, almeno non dovremo più preoccuparci di mostri e dinosauri.
- Ma non proprio tutti – avvertì il professore - Purtroppo non sono riuscito a renderli tutti inoffensivi. Me ne mancano ancora alcuni che proprio non vogliono cessare di essere carnivori. Ma sono riconoscibili dalla coda che presenta delle curiose righe bianche, per cui basterà evitarli per essere al sicuro.
Robin annuì, lanciandosi nuovamente in avanti, superando un grande ponte di roccia che scavalcava un largo crepaccio e inoltrandosi nella fitta foresta che continuava dall’altra parte. Il professore gli andò dietro, anche se in affanno per la velocità della corsa.
FINE
della seconda puntata
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