Nelle puntate precedenti:
Mary, decisa a riproporre al regista Pakson un sequel del film KING KONG , ma a lieto fine, va in Nuova Zelanda per contattarlo, ma scopre che è stato rapito e trasportato nell'isola del Teschio, dove il film è stato girato. Qui anche Mary e Robin vengono catturati e tenuti in ostaggio dalla Banda Volponi che agisce per conto del finanziere Losco Farabutti. Per attirare il gorilla la banda Volponi prepara un trucco che però si ritorce contro di loro e li fa cadere addormentati. Il gorillone, intanto, emerge tra gli alberi e cattura Mary, portandola con sè nel folto della foresta...
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Kong aveva raggiungo una radura isolata e si era fermato, posando delicatamente Mary, ancora svenuta , su un tappeto di muschio. Poi delicatamente l’aveva liberata dalle corde che la legavano. Infine, usando una larga foglia di banano, aveva raccolto dell’acqua lasciandone cadere un sottile rivolo sul viso di Mary che finalmente si era svegliata, ancora stordita.
Appena si rese conto di dov’era e di chi aveva davanti, Mary aveva sbarrato gli occhi terrorizzata, ovviamente, ma subito si era conto che il gorilla non aveva intenzione di fargli del male. Anzi, proprio per svegliarla il più delicatamente possibile, ora la stava rinfrescando agitando la grande foglia di banano.
Mary si era tranquillizzata, ricordando il comportamento dell’animale nelle scene che aveva visto al cinema. In effetti, da quello che aveva raccontato il professor Stranomov, era lo stesso animale ed era molto probabile che seguisse lo stesso copione.
Vedendo che Mary si era messa a sedere sul muschio, il gorilla aveva smesso di sventolarla con la foglia e le aveva delicatamente toccato con un enorme dito i capelli.
Mary intuì che era perché lei era bruna, mentre la ragazza del film, lo ricordava bene, era bionda! Kong aveva capito che lei non era la stessa ragazza, ma evidentemente la aveva accettata ugualmente.
Mary si guardò intorno ma non c’era niente e nessuno che potesse aiutarla. Non poteva fuggire perché non c’erano nascondigli, là intorno, e anche se fosse scappata correndo il gorilla l’avrebbe ripresa facilmente. Doveva pensare qualcosa, guadagnare tempo per ideare un piano.
Si stese sul muschio e finse di essere molto stanca e di voler dormire, chiudendo gli occhi e stendendosi su un fianco. Il gorilla la osservò curioso; poi, quando lei era immobile da un pezzo, la coprì con la foglia di banano, come per proteggerla con una coperta. Mary era allibita dalla gentilezza del gorilla. Questo la tranquillizzò ancora di più e la ragazza, senza rendersi conto di essere traumatizzata dallo stress, si addormentò veramente.
Sentendola respirare profondamente, anche Kong si stese di lato. Evidentemente aveva anche lui aveva bisogno di pensare!..
Più indietro, lungo il sentiero nella foresta, Robin si fermò ad aspettare il professore che era sempre più stanco e ansante. Improvvisamente si udì un sibilo potente e Robin vide con sorpresa che si trattava di un enorme varano, una specie di drago, grande e lungo come due automobili, che stava attraversando il sentiero poco davanti a loro. Altri due “draghi” più piccoli lo seguirono. Convinto che anche quei bestioni fossero mansueti come gli altri, Robin continuò tranquillo senza nascondersi, ma un urlo del professore lo fece trasalire.
Le righe bianche sulla coda! - urlò il professore agguantandolo per un braccio - Quelli sono carnosauri feroci! Scappiamo!
In effetti quelle bestiacce avevano delle righe bianche sulla pelle ruvida della coda, ma Robin non stette certo ad ammirarle. SI lanciò di corsa sulle tracce del professore che scappava a gambe levate mentre, alle loro spalle, i varani si lanciarono su di loro.
Gli animali erano più veloci di Robin e soprattutto del professore, ma i due riuscirono per un pelo ad infilarsi nel tronco marcio e cavo di un enorme tronco d’albero caduto, evitando di un soffio il morso dell’animale più grosso che era alle loro calcagna.
Il varano più grande cominciò a sbranare il legno con le zanne e i grossi artigli mentre Robin e il professore si rintanavano sempre di più nel tronco cavo. Ma il legno marcio si frantumava sempre di più e le fauci del sauro si facevano sempre più vicine.
Dobbiamo uscire e scappare - urlò Robin.
Ma subito si rese conto che il professore, già stanco, non ce l’avrebbe mai fatta a seguirlo.
Cercherò di distrarre quel bestione e di farmi inseguire - urlò Robin verso Stranomov, mentre le zanne e gli artigli del bestione sbranavano le ultimi strati di legno - Voi correte più che potete in direzione opposta e nascondetevi
Il professore non ebbe il tempo di opporsi , perché Robin uscì dalla cavità del tronco e si mise ad urlare e gesticolare rivolto al varano gigante che, immediatamente, lasciò perdere l’albero e si diresse verso Robin che però partì a gran velocità. Alle sue spalle, il varano si mise ad inseguirlo e Robin vide che il professore ne approfittava per scappare in direzione opposta senza che gli animali se ne accorgessero. Il trucco aveva funzionato.
Ora però era Robin ad essere in pericolo perché, nonostante corresse veloce, era ostacolato non poco dal fogliame e dai rami che si paravano davanti a lui. Il varano invece semplicemente sfondava la cortina di verzura con la massa del suo corpo poderoso.
Robin eseguì un cambio di direzione in velocità e sbucò in una radura che gli consentì di accelerare dandogli un motivo di speranza. Ma eco che, giunto alla sommità di una piccola collina che gli nascondeva l’orizzonte dovette fermarsi bruscamente trovandosi di fronte ad un precipizio di alcune decine di metri: la collina finiva lì bruscamente e precipitava in un canyon scavato da un vorticoso torrente visibile molti metri più in basso.
Robin si voltò e vide con terrore il varano avvicinarsi sempre di più. Quindi si voltò di nuovo indeciso su cosa fare, e si accorse che alcuni metri più in basso, su una cengia di roccia era presente un grosso nido con delle uova e due strani pulcini , dotate di inusuali piccole ali membranose. Proprio in quel momento un incredibile volatile simile ad uno pterodattilo volò rasente la roccia, diretto a quel nido. Ormai il varano era vicinissimo e Robin non trovò di meglio che saltare sulla schiena dello pterodattilo, che evidentemente era accorso proprio per difendere il nido.
Robin cadde dunque tra le “scapole” del gigantesco volatile la cui apertura alare sfiorava i quattro metri, abbracciandolo strettamente. Lo pterodattilo, sbilanciato dal carico improvviso e imprevisto, mancò la presa della cengia e precipitò verso il basso sbattendo le ali per recuperare quota.
Lassù, Robin ebbe una rapida visione dall’alto della zona vedendo, più avanti, un ampio pianoro e un lago che alimentava con una cascata il fiume in fondo al burrone. Ai limiti della foresta Robin vide muoversi una massa scura ed enorme: non poteva che essere Kong!
Agendo sulla schiena dello pterodattilo, spostando il suo peso, Robin cercò di guidarlo verso il lago. Il volatile faceva sempre più fatica a restare in quota e appena si trovò sul lago, visto che l’altezza ormai era solo di una decina di metri, Robin si lasciò cadere sperando che l’acqua fosse abbastanza profonda.
Robin piombò in acqua a gran velocità e riuscì a non sbattere sul fondo schivando per poco un ammasso di rocce. Raggiunta velocemente la riva, Robin si lanciò di corsa attraverso il pianoro erboso a caccia di Kong.
Nello stesso tempo Mary ritenne che aveva aspettato abbastanza e, aprendo cautamente gli occhi, spiò l’enorme scimmia stesa accanto a lei e che gli voltava le spalle.
Kong sembrava addormentato e quindi Mary si arrischiò, sempre muovendosi lentissima, a sgusciare da sotto l’enorme foglia di banano che la copriva, evitando di fare il minimo rumore. Appena fu fuori del tutto si alzò in piedi e, ringraziando il cielo per il folto strato di muschio che aveva sotto i piedi e che attutiva qualsiasi rumore, si mise a correre dapprima lentamente poi sempre più veloce lungo la scia di alberi abbattuti ed erba calpestata percorsa da Kong. Improvvisamente da dietro un grosso cespuglio ecco uscire uno dei varani più piccoli che avevamo attaccato Robin. Solo per miracolo Mary riuscì ad evitare un rapido morso dell’animale. Lei svicolò di lato e… si scontrò in pieno con Robin che stava arrivando in quel momento anche lui di corsa.
I due finirono a terra e si fissarono sbalorditi.
- Mary, ti ho trovata, finalmente! - Urlò Robin.
Robin!? Sei venuto a salvarmi? - rispose lei.
Ma i due non ebbero il tempo di dire altro, sia perché il varano sibilò furioso verso di loro preparandosi ad attaccarli, sia perché, all’improvviso, risuonò il ruggito di Kong che, accortosi della scomparsa di Mary, l’aveva seguita con il suo fiuto ed era apparso sul fondo del corridoio di alberi.
Il varano si voltò sibilando verso il nuovo avversario che sopraggiungeva a passi da gigante. Robin e Mary si alzarono di scatto e si misero a correre come forsennati, mentre alle loro spalle il varano veniva semplicemente scaraventato via da una sberla al volo di Kong.
Eppure quella pur piccola esitazione del gorilla consentì a Robin e Mary di uscire dal sentiero principale, correndo rasente una cengia di terra che i breve li portò su uno stretto passaggio che sovrastava il lago dove Robin poco prima si era tuffato. In quel posto la riva era alta una ventina di metri e il era terreno friabile e franoso, mentre dalla parte della montagna c’erano massi instabili e alberi che si protendevano nel vuoto.
Di qua il gorilla non dovrebbe inseguirci - spiegò Robin - il terreno è troppo friabile e non reggerebbe il suo peso, rischiando di farlo cadere nel lago!
Hai inseguito il gorilla per salvarmi! - rispose Mary, evidentemente ancora sbalordita per il comportamento di Robin, che non si sarebbe mai aspettata - Sei stato veramente coraggioso. Lo dicevano che eri il migliore, ma io non volevo crederci.
- Ti sembra il momento di parlare di queste cose?
Robin aveva il suo bel daffare per sorreggere Mary, in difficoltà sul terreno franoso, e per non cadere lui stesso.
Ma la ragazza non sembrava rendersi conto della situazione - E’ fantastico - continuava a ripetere - siamo davvero una squadra!
In quel momento, mentre arrivavano su un pianoro un po’ più sicuro ecco sbucare da dietro gli alberi il professor Stranomov, gesticolando entusiasta.
Ma il professore non ebbe il tempo di dire nulla perché, sopra la massa di cespugli apparve la massa di Kong che, evidentemente, non aveva rinunciato a Mary e voleva a tutti i costi riprenderla. Vedendo il gruppo sull’orlo del pianoro il gorilla non ebbe un attimo di esitazione e avanzò deciso verso di loro nonostante che il professor Stranomov si fosse messo davanti a Robin e Mary gesticolando e implorando il bestione di fermarsi.
- Sono amici, fermati! - Gridava il professore - Non mi riconosci? Fermati!
Il gorilla era troppo infuriato per ascoltare e continuava ad agitarsi, ma appena mise una delle grosse zampe sul bordo del pianoro il terreno franò sotto l’enorme peso e il gorilla scivolò verso il lago, con una larga porzione di terra che lo accompagnò nella caduta.
Le scimmie non sanno nuotare! - Urlò il professore - Se cade nel lago, annegherà!
Ma per fortuna non accadde perché Kong, con uno slancio, era riuscito ad aggrapparsi ad una grossa radice che sporgeva dal terreno smosso, posando le zampe su un masso incastrato nella terra, che era però alquanto precario.
- Salvatelo! Salvatelo! - Gridò il professore, agitatissimo! - Fate qualcosa!
FINE
della terza puntata
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