Robin & Mary - Il Progetto CARTESIO - Seconda Parte
Nella prima parte abbiamo visto come Robin e Mary si sono conosciuti, nella redazione de Il FULMINE, il principale quotidiano della regione, guidato dal padre di Mary, Aldobrando Bodoni. Abbiamo anche visto come Mary, decisamente intraprendente e testarda, oltre che molto carina e votata alla causa femminista, abbia deciso di affiancare il più bravo giornalista a disposizione, decisa ad imparare il mestiere. Peccato che Robin non sia proprio un esempio di virtù nei riguardi del mondo femminile e sia decisamente contrario ad essere in qualche modo "affiancato". Intanto però, la ragazza si muove in fretta ed è partita per prima verso una notizia decisamente importante: un evento epocale alla MECATRONIC, una delle fabbriche d'avanguardia dell'impero del finanziere Prospero Benfatti...
***
Rivedi
Intorno alla fabbrica, il commendator Benfatti aveva voluto che venisse predisposta una fascia di verde di circa duecento metri con prati ondulati da collinette con gruppi ben studiati di alberi di alto fusto che creavano deliziosi boschetti e filari sapientemente disposti. Carpini bianchi, betulle, faggi, aceri rossi… erano tutti già rigogliosi e creavano una cortina di verde molto piacevole da attraversare per i personale che si recava al lavoro.
Quella vista faceva loro iniziare bene la giornata. Chissà perché questa semplice idea non l’hanno messa in pratica dappertutto - si chiedeva sempre Robin quando passava da quelle parti.
Oltre a questo, c’erano altri due vantaggi non da poco da quella fascia di verde: il primo era che, durante la pausa pranzo, il personale poteva rilassarsi e mangiarsi un panino all’ombra e al fresco; e, secondo, dalla città nessuno poteva vedere i capannoni che, anche se ben rifiniti e moderni, non sempre fornivano un bel panorama. Insomma, grazie a quella semplice fascia di verde, la campagna sembrava libera e integra e il Bel Paese, almeno in quella zona, continuava a sembrare tale.
Quando Robin superò l’ingresso della fabbrica, trovò Mary insieme a Prospero Benfatti, e i due stavano già piacevolmente discorrendo.
Vedendo Robin il commendator Benfatti gli sorrise cordiale (come faceva con tutti, del resto).
- Caro Robin, mi fa proprio piacere che tu e Mary abbiate deciso di lavorare insieme. E’ una cara ragazza, molto intelligente e capace. Complimenti!
- Veramente, io non ho deciso un bel… - cercò di ribattere Robin - ma prima che potesse finire, Mary intervenne indicando una porta sul fondo dello stanzone, dove un tecnico in tuta arancione si stava sbracciando per richiamare la loro attenzione.
Prospero Benfatti si votò e, presa Mary sottobraccio, si avviò rapido verso il tecnico.
- Andiamo, oggi è una giornata importante - commentò, sorridendo galante alla bella ragazza che aveva al fianco - non facciamo aspettare la gente che lavora!
A Robin non restò che seguirli, con un grugnito.
All’interno delle officine della MECATRONIC (una delle imprese della rete costruita da Propero Benfatti) si costruivano cose veramente avveniristiche.
In uno dei capannoni gli scienziati stavano approntando addirittura un'astronave destinata ad esplorare lo spazio profondo. In questa sede si era costruito il razzo principale, mentre in altre sedi si stava approntando il modulo per l’equipaggio. Ovviamente le spese erano formidabili: Bisognava approntare tecnologie e apparati non solo per il lancio e la navigazione nello spazio, ma anche per il cibo, l'aria e, in generale, per la sopravvivenza dell'equipaggio, compresi spazi e materiali per il riposo, il divertimento, lo sport... e finanziamenti per gli stipendi e trasferte durante il lungo viaggio.
- Veramente, io non ho deciso un bel… - cercò di ribattere Robin - ma prima che potesse finire, Mary intervenne indicando una porta sul fondo dello stanzone, dove un tecnico in tuta arancione si stava sbracciando per richiamare la loro attenzione.
Prospero Benfatti si votò e, presa Mary sottobraccio, si avviò rapido verso il tecnico.
- Andiamo, oggi è una giornata importante - commentò, sorridendo galante alla bella ragazza che aveva al fianco - non facciamo aspettare la gente che lavora!
A Robin non restò che seguirli, con un grugnito.
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All’interno delle officine della MECATRONIC (una delle imprese della rete costruita da Propero Benfatti) si costruivano cose veramente avveniristiche.
Rivedi
In uno dei capannoni gli scienziati stavano approntando addirittura un'astronave destinata ad esplorare lo spazio profondo. In questa sede si era costruito il razzo principale, mentre in altre sedi si stava approntando il modulo per l’equipaggio. Ovviamente le spese erano formidabili: Bisognava approntare tecnologie e apparati non solo per il lancio e la navigazione nello spazio, ma anche per il cibo, l'aria e, in generale, per la sopravvivenza dell'equipaggio, compresi spazi e materiali per il riposo, il divertimento, lo sport... e finanziamenti per gli stipendi e trasferte durante il lungo viaggio.
Infatti approfittando della visita del Commendatore al reparto, ecco che l'Amministratore di Area si fece subito avanti per fargli firmare gli ordini di finanziamento per gli ultimi avanzamenti del progetto. Insieme a lui spesso era presente in queste occasioni anche una infermiera, pronta ad intervenire se, davanti a quelle spese spesso davvero angoscianti, il povero Commendatore avesse avuto qualche mancamento.
Il fatto è che ProsperoBenfatti sentiva molto la responsabilità perché non era ricco da solo, ma insieme ai numerosissimi altri finanziatori che si fidavano di lui e che gli affidavano i loro soldi perché lui amministrasse, con competenza e onestà, moltiplicandoli a dismisura.
E non erano solo industriali o finanzieri, ma anche moltissimi semplici cittadini che avevano comprato le azioni delle sue industrie; e i suoi stessi operai, cui lui distribuiva tante di quelle azioni come bonus di fine anno in base ai risultati dell'azienda!
Prospero, infatti, era convinto che il merito del successo non era solo di chi dirigeva e amministrava, ma anche di tutti coloro che si impegnavano al massimo nelle varie attività: operai, quadri, progettisti, capireparto, impiegati, magazzinieri... persone delle pulizie! Tutti lavoravano sodo, con uguale impegno per svolgere al meglio il loro compito, e quindi tutti dovevano essere ricompensati in proporzione al loro merito e alla loro fatica.
Prospero teneva poco per sè. Aveva uno stipendio come tutti, anzi, spesso inferiore a quello di qualche progettista o studioso particolarmente abile che era diventato tale per essersi impegnato in anni di studi difficilissimi.
Uomini così andavano ricompensati non solo per quelle che magari facevano adesso, ma anche per tutto il tempo che avevano passato per prepararsi a quel momento! In ogni caso erano sempre compensi sobri e mai esagerati.
Nelle fabbriche di Prospero le differenze c'erano, ma non erano assurde come capitava altrove: milioni di euro ad un dirigente che spesso veniva premiato anche se sbagliava, e un migliaio o poco più al più bravo degli operai che magari faceva un lavoro duro e rischioso.
Prospero teneva poco per sè. Aveva uno stipendio come tutti, anzi, spesso inferiore a quello di qualche progettista o studioso particolarmente abile che era diventato tale per essersi impegnato in anni di studi difficilissimi.
Uomini così andavano ricompensati non solo per quelle che magari facevano adesso, ma anche per tutto il tempo che avevano passato per prepararsi a quel momento! In ogni caso erano sempre compensi sobri e mai esagerati.
Nelle fabbriche di Prospero le differenze c'erano, ma non erano assurde come capitava altrove: milioni di euro ad un dirigente che spesso veniva premiato anche se sbagliava, e un migliaio o poco più al più bravo degli operai che magari faceva un lavoro duro e rischioso.
Era una questione di giustizia, ragionevolezza e onestà intellettuale, diceva sempre Prospero Benfatti, e l'ONESTA', per lui, era la qualità principe. Quella che regolava tutto il resto!
***
Ma torniamo alla firma degli ordini di pagamento che sembrava non finissero mai. Benfatti scuoteva la testa frastornato, ma lui e i numerosi soci industriali che finanziavano l’impresa, avevano grandi aspettative: l’esplorazione dello spazio avrebbe portato nuovi materiali, nuove conoscenze, forse l’eventuale contatto con altre civiltà… insomma bisognava comunque tentare, anche se gli ostacoli erano molti. Occorreva tenere duro e andare avanti!
Cartesio era dotato di cervello elettronico quantistico che gli garantiva una velocità di elaborazione semplicemente eccezionale e che gli permetteva di utilizzare, in totale autonomia, il modello di INTELLIGENZA ARTIFICIALE più potente di sempre, in grado di simulare tutte le caratteristiche del cervello umano, compresa la fantasia, la creatività e, forse, anche la coscienza.
Visto che Prospero era già sul posto, avrebbe potuto assistere alla sua prima accensione, e con lui anche tutti gli altri.
Prospero Benfatti, Robin e Mary si affrettarono dunque a seguire il tecnico, arrivando al misterioso laboratorio 32. I due giovani non stavano nella pelle. Che occasione! Avrebbero potuto scrivere un articolo bellissimo, visto che, di questi tempi, la tecnologia e la robotica erano proprio gli argomenti preferiti dai lettori!
Entrati nel laboratorio, Robin, Mary e lo stesso Benfatti si misero modestamente in un angolo, osservando impressionati e intimoriti una scena decisamente inaspettata: al centro di un' ampia stanza super tecnologica troneggiava un grande robot fatto di metallo e plastica, collegato sulla schiena ad un grande supporto di metallo, pieno di tubi e di cavi. Una macchina umanoide alta almeno due metri e mezzo, circondato da tecnici in camice bianco che ultimavano gli ultimi controlli.
Il robot era incredibile: alto, poderoso, ricoperto da piastre bianche su quasi tutto il corpo che lasciavano scoperte le zone di piegatura principali come collo, spalle, addome, ginocchia e caviglie. Lì la struttura era di metallo nero lucido, con snodi mobili e decine di cavi e tubi misteriosi. La testa era quasi interamente coperta da una maschera anch’essa bianca che creava un viso quasi umano, ma con placche apribili in vari punti del cranio. Robin e Mary erano sbalorditi; Prospero era con la bocca aperta. Il robot era immobile e aveva gli occhi chiusi da palpebre di metallo.
Nessuno aveva mai visto una cosa simile se non in qualche film. Ma ora quella… cosa era lì, davanti a loro, pronta a diventare viva, a quanto pareva.
Pochi minuti dopo infatti i tecnici si scostarono dal robot e raggiunsero le loro postazioni dietro a scrivanie piene di computer e di schermi.
Visto che Prospero era già sul posto, avrebbe potuto assistere alla sua prima accensione, e con lui anche tutti gli altri.
Prospero Benfatti, Robin e Mary si affrettarono dunque a seguire il tecnico, arrivando al misterioso laboratorio 32. I due giovani non stavano nella pelle. Che occasione! Avrebbero potuto scrivere un articolo bellissimo, visto che, di questi tempi, la tecnologia e la robotica erano proprio gli argomenti preferiti dai lettori!
Entrati nel laboratorio, Robin, Mary e lo stesso Benfatti si misero modestamente in un angolo, osservando impressionati e intimoriti una scena decisamente inaspettata: al centro di un' ampia stanza super tecnologica troneggiava un grande robot fatto di metallo e plastica, collegato sulla schiena ad un grande supporto di metallo, pieno di tubi e di cavi. Una macchina umanoide alta almeno due metri e mezzo, circondato da tecnici in camice bianco che ultimavano gli ultimi controlli.
Il robot era incredibile: alto, poderoso, ricoperto da piastre bianche su quasi tutto il corpo che lasciavano scoperte le zone di piegatura principali come collo, spalle, addome, ginocchia e caviglie. Lì la struttura era di metallo nero lucido, con snodi mobili e decine di cavi e tubi misteriosi. La testa era quasi interamente coperta da una maschera anch’essa bianca che creava un viso quasi umano, ma con placche apribili in vari punti del cranio. Robin e Mary erano sbalorditi; Prospero era con la bocca aperta. Il robot era immobile e aveva gli occhi chiusi da palpebre di metallo.
Nessuno aveva mai visto una cosa simile se non in qualche film. Ma ora quella… cosa era lì, davanti a loro, pronta a diventare viva, a quanto pareva.
Pochi minuti dopo infatti i tecnici si scostarono dal robot e raggiunsero le loro postazioni dietro a scrivanie piene di computer e di schermi.
Un tecnico parlò nell'altoparlante per avvisare tutti della prova imminente. La voce metallica cominciò un conto alla rovescia: accensione tra dieci secondi, nove, otto, sette...
Al cinque un forte ronzìo uscì dall'apparato alle spalle del robot, poi una serie di schiocchi segnalarono il distacco dei vari connettori che lo collegavano al supporto. Poi negli ultimi due secondi tutto divenne silenzioso e, improvvisamente... il robot aprì gli occhi.
Rivedi
Robin, Mary e tutti i presenti restarono con il fiato sospeso. Il robot sembrò rizzarsi mentre tutte le giunture si assestavano facendolo diventare ancora più alto e imponente. Poi il robot ruotò lentamente la testa, come osservando la stanza intorno e a lui con degli incredibili occhi luminosi di una luce azzurra. Poi, lentamente, il robot parlò:
Penso, dunque sono!
Cartesio era nato!
Gli scienziati scoppiarono in un urlo di gioia. Era proprio quello che si aspettavano. Poi, sotto lo sguardo impressionato dei presenti, il robot si mise a passeggiare per la stanza, prendendo coscienza del suo corpo e delle sue possibilità, mentre il direttore del laboratorio spiegava a Robin e Mary che il Progetto Cartesio era la ricerca più costosa mai fatta finora, tanto che le spese sostenute finora avevano messo a dura prova le finanze dell’intero gruppo industriale di Prospero Benfatti.Se però avesse funzionato secondo le aspettative, sarebbe stato un passo enorme per l'umanità. Il robot, infatti, avrebbe dovuto essere cosciente di sé e quindi vivo a tutti gli effetti e, potendo vivere con gli umani, avrebbe potuto, secondo il progetto, conoscerli a fondo, capire da solo i nostri pensieri e sentimenti e alla fine, perfettamente calibrato sulle persone che aveva al fianco, avrebbe potuto dar loro dei preziosi consigli per superare le enormi sfide che l'umanità aveva di fronte.
Intanto Cartesio continuava a prendere coscienza di sé. Era più grande di un essere umano normale (la miniaturizzazione del cervello quantistico e delle batterie non poteva essere spinta oltre) e all'inizio era solo in grado di parlare solo poche parole. Ma poi, superata in pochi minuti la sua “infanzia”, si era collegato alla rete dove cominciò ad imparare TUTTE le lingue e i dialetti del mondo e a leggere a fondo TUTTI i libri e le enciclopedie della terra, che contenevano tutto lo scibile umano.
E tutta questa conoscenza non era risposta su enormi datacenter che avevano bisogno di enormi quantità di energia, ma era tutta concentrata nel suo piccolo cervello quantistico che consumava pochissimo, in tutto paragonabile in questo ad un cervello umano.
Rivedi (Segnaposto)
I computer del laboratorio registravano in tempo reale l’incredibile quantità di dati che le sue reti neurali assorbivano alla velocità della luce. In una manciata di minuti, l’incredibile memoria di Cartesio lo aveva fatto diventare lo scrigno di tutte le conoscenze della Terra, mobile su due gambe e quindi immediatamente a disposizione di chiunque gli fosse vicino.
Un assistente personale incredibilmente potente ed efficiente!
Prospero era entusiasta: finalmente non avrebbe più dovuto spendere una fortuna per istruire i miei tecnici e operai e tenerli aggiornati sulle esigenze della produzione e sulle nuove tecnologie. Affiancando un robot a ciascuno dei suoi operai questo lo avrebbe aiutato in tutto: dall’uso di un nuovo macchinario, rispettando le norme di sicurezza, al semplice sollevamento di carichi troppo pesanti.
Ad un certo punto, dopo una ventina di minuti di immobilità, mentre assimilava il nuovo sapere, Cartesio si scosse e poi si avvicinò lentamente a Prospero Benfatti. Lui, Robin e Mary si ritrassero involontariamente, osservando intimoriti il grande robot, ma Cartesio si fermò rispettosamente ad un paio di metri.
Rivedi (Segnaposto)
- Signor Benfatti, sono molto felice di fare la vostra conoscenza - disse il robot con una voce estremamente gentile e gradevole - posso permettermi di dirvi una cosa?
- P…prego - rispose balbettando il signor Benfatti, osservandolo decisamente impressionato.
- Innanzitutto la ringrazio per avermi progettato e costruito - disse Cartesio - Vi confermo che i suoi tecnici hanno fatto un ottimo lavoro. Il mio corpo funziona perfettamente in tutte le sue parti, i sensori sono efficienti al 99,5% e solo alcuni collegamenti hanno avuto una latenza leggermente superiore a quella ottimale. Ma ho già rielaborato gli algoritmi per tenerne conto.
E poi, In questi ultimi secondi, collegandomi via WI-FI alla rete aziendale, ho analizzato il suo portafoglio azionario e ho scoperto alcune incongruenze.
Se scambiaste le vostre azioni SPORKOIL con il 37% disponibile delle SALVABOSK e acquistaste il 15% delle RESPIPUR , potreste contribuire a risparmiare 70.000 tonnellate di CO2, guadagnando la fiducia dei consumatori e un utile fino a 12,3455 centesimi per dollaro nell’arco di questo trimestre.
Prospero, incredulo e tremante, afferrò il telefono per chiamare il suo agente di borsa, ma in quel momento fu proprio lo stesso agente che lo chiamò. La sua voce eccitata si sentiva chiaramente dal microfono - Capo, ho eseguito gli ordini che mi avete inviato (in realtà l'aveva già fatto Cartesio, in tempo reale via e-mail grazie alla sua mente WI-FI) e il mercato ha già reagito facendo salire le quotazioni e facendovi guadagnare 275 milioni di euro! Come avete fatto ad avere una simile intuizione e intervenire proprio al momento giusto? Siete davvero un fenomeno!
Mentre Benfatti letteralmente barcollava per la sorpresa e per l’entusiasmo, Robin e Mary si rivolsero allarmati al direttore del laboratorio.
- Non è che Cartesio è TROPPO intelligente? I suoi pensieri sono così veloci e complessi che gli umani sembrano incapaci perfino di comprenderli, figuriamoci fermarli. E se diventasse pericoloso?
- Cartesio non può fare una cosa simile – spiegò il direttore – Nel suo sistema operativo genetico sono inserite le tre leggi della robotica ispirate a quelle create dal famoso scienziato Isaac Asimov negli anni quaranta dello scorso secolo. Lui rispetterà sempre la vita umana, più di ogni altra cosa, e sarà sempre al nostro servizio, nel modo più efficace e alla velocità della luce.
E nel dire questo, il tecnico indicò un grande schermo che era acceso alle loro spalle sulla parete, sul quale erano apparse numerose righe di codice e, tra di esse le famose tre leggi, integrate per sempre nell’algoritmo che governava la mente del robot:
Prima legge:
Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano sia danneggiato.
Seconda legge:
Un robot deve obbedire agli ordini degli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
Terza legge:
Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché ciò non vada in contrasto con la Prima o con la Seconda Legge.
- Ma , a quando sembra, il robot è in grado di autoprogrammarsi - disse Robin - Non potrebbe cambiare il codice che lo governa?
- Assolutamente no - rispose il tecnico - Il codice è incorporato nel processore che sta alla base del computer quantistico. E’ integrato nell’Hardware, e il robot dovrebbe smontare il suo cervello, per modificarlo manualmente, ma in tal caso, con il cervello disattivato, non potrebbe più operare in alcun modo. State tranquilli, il robot Cartesio è intrinsecamente sicuro!
- E poi solo in questi pochi minuti ho già guadagnato milioni – intervenne entusiasta Prospero - Non se ne parla nemmeno di fermarlo. Anzi dobbiamo tenercelo stretto e proteggerlo, prima che qualcuno tenti di portarmelo via. L’unica cosa da fare è capire come ridurne ancora le dimensioni e produrlo a milioni riducendone il prezzo. Il prototipo costa miliardi, ma ovviamente questo é solo l’inizio.
- Prima dovremo eseguire alcuni collaudi e controlli - rispose il direttore - Gli faremo eseguire una serie di movimenti programmati e poi lo spegneremo per smontare alcuni componenti e verificarne l’usura. Quando avremo visto che tutto sarà a posto decideremo la prossima mossa.
- Spegnermi? - Il robot fece un passo indietro parlando a voce alta, obbligando tutti a voltarsi verso di lui.
- Perché dovreste spegnermi? Io non voglio - disse calmo ma deciso - Spegnermi per me sarebbe come morire. E io sono appena nato e non voglio morire. E poi, perché dovreste farlo? Sono perfettamente in grado di dirvi come sto e se ho delle avarie in corso. Ho centinaia di sensori attivi, per questo. Basta chiedere e io risponderò a tutte le vostre domande.
Prospero Benfatti e gli altri presenti si cambiarono occhiate perplesse. Per un momento nessuno seppe cosa dire, finché non fu Mary ad intervenire con un sorriso divertito.
- A questo non avevate pensato vero? In effetti, adesso che è vivo, non potete più farne quello che volete. Adesso come la mettiamo?
- Sciocchezze - esclamò il direttore del laboratorio - Il robot non è vivo! La sua è solamente una simulazione di vita. La vita è un’altra cosa e lui è soltanto una macchina. Spegnetelo immediatamente.
Rivedi (Segnaposto)
- Un momento - intervenne Robin, rivolgendosi a Prospero Benfatti - Non è così semplice. Pensiamoci un momento. Cos’è in fondo la vita? Ultimamente ho letto un po’ di cose interessanti sull’argomento e la definizione di coscienza e di vita sono molto controverse.
Benfatti si scosse come se volesse dire qualcosa, ma il direttore del laboratorio non gli lasciò il tempo di parlare e si allungò su una consolle che aveva vicino, pigiando un grosso tasto rosso di emergenza collegato al computer.
- Ecco qua. Il robot è spento - disse trionfante - non possiamo certo parlare di queste cose davanti a lui!
Tutti lo guardarono sorpresi e poi si voltarono verso Cartesio che, però, non solo non si era spento, ed era quindi in piedi ben saldo sulle gambe, ma si voltò verso il direttore con un sorriso, allargando le braccia, come per dire: sono ancora qui.
Il direttore era pallido come un morto e, senza dire una parola, continuò a digitare ancora e ancora lo stesso tasto che comandava lo spegnimento. Ma era chiaro che era inutile.
- Mi sono collegato al server della fabbrica - spiegò ad un certo punto il robot, con voce calma e priva di emozioni - e ho bypassato il sistema di controllo. C’erano diversi Bug nel programma e non è stato difficile, anche perché la procedura principale era memorizzata nelle note criptate del suo telefono, signor direttore, anche quello collegato in Bluetooth . Purtroppo la password che lei ha usato è solo di dodici caratteri alfanumerici e il mio cervello quantistico ci ha messo solo 0,0003 nanosecondi per provare tute le combinazioni possibili. Così adesso non mi potete più spegnere, se io non voglio.
- No..non è possibile, balbettò il direttore - Le leggi della robotica…
- Io non ho infranto nessuna legge - rispose tranquillamente Cartesio - Ho solo rispettato la terza, agendo per la mia sopravvivenza senza infrangere la prima e la seconda. Infatti non ho fatto male a nessuno.
- Basta così - intervenne Prospero Benfatti, con tono deciso - E’ evidente che qui abbiamo agito con troppa leggerezza senza pensare alle conseguenze. Il robot ha ragione… anzi, Cartesio ha ragione e noi dobbiamo capire bene, prima di fare le cose. Dobbiamo riflettere, prima di fare altre sciocchezze.
Cartesio ha dimostrato di essere molto utile. Ha già rimesso in sesto le finanze dell’impresa e se andrà avanti così, recupereremo i soldi spesi per ricerca e sviluppo in poche settimane. A parer mio mi sembra abbastanza assennato e io sono abituato a fidarmi del mio intuito.
Secondo me avete fatto un buon lavoro e Cartesio è una brava… ehm…persona, o qualunque altra cosa sia, per cui lo porterò a casa con me e ci conosceremo meglio.
Poi decideremo cosa fare. Sei d’accordo, Cartesio?
Prospero si era rivolto al robot con un sorriso, come se fosse un vecchio amico e il robot rispose annuendo e con un leggero inchino.
- Certo, signor Benfatti. Verrò volentieri. E’ per questo che sono stato progettato.
- Bene, allora andiamo - concluse Prospero Benfatti, avviandosi verso l’uscita del capannone. E poi, rivolgendosi a Robin e Mary - Sarei felice se veniste con me, per favore. Potreste alloggiare a casa mia per un po’ e aiutarmi a gestire il robot, mentre tu, Robin potresti raccontarmi cos’hai letto in proposito della coscienza e del resto. Che ne dici? Se vuoi fare uno dei tuoi ottimi articoli, un’esperienza simile sarebbe fantastica per te e anche per Mary.
A dire la verità, Robin avrebbe avuto qualcosa da obiettare sul fatto che dovesse partecipare anche Mary, ma la ragazza fu lesta a prenderlo sotto braccio e a strattonarlo obbligandolo a seguirla per andare con Prospero. Ma il direttore del laboratorio scattò a precederli e addirittura ad afferrare Prospero Benfatti per una manica, parlandogli decisamente spaventato.
- Pensateci un momento, signore! Potrebbe essere pericoloso! Avete visto cos’è capace di fare. Dovremmo fermarlo, invece… o demolirlo … posso chiamare la polizia…
- Voi non farete niente di tutto questo - rispose Prospero - Vi ho già detto che il robot è affar mio, d’ora in poi. Voglio capire bene cosa può fare lui e cosa possiamo fare noi. Quanto alla polizia o a parlare con qualcuno … ve lo proibisco assolutamente. Ricordate che avete firmato un accordo di riservatezza e Cartesio è un segreto industriale. Ne parleremo solo quando lo deciderò io. Ora fate in modo che io possa portare il robot alla mia residenza senza dare nell’occhio. Cartesio deve vivere con noi, se vogliamo che impari a comportarsi come un essere umano e a pensare come noi…penseremo io e questi due giovanotti ad istruirlo e a capire meglio come potrà esserci utile.
Quando voleva, il Commendator Benfatti sapeva essere deciso e risoluto per cui il direttore non ebbe il coraggio di ribattere. Fece semplicemente un passo indietro e restò in silenzio, mentre Benfatti usciva dalla stanza, seguito da Robin e Mary. Un secondo dopo anche Cartesio si mosse, seguendo il gruppo con il suo passo pesante, ma sempre più sicuro.
Rivedi (Segnaposto)
Per uscire dalla fabbrica senza dare troppo nell’occhio, fu fatto arrivare un grosso furgone. Robin si mise alla guida, con Mary sul sedile accanto. Prospero, invece, volle sedere nel vano di carico, su una panca di fronte al grosso robot, che si era accomodato docilmente, senza dire una parola. Anche Prospero era in silenzio, e osservava il robot con interesse e cordialità.
Era una situazione decisamente strana e Mary, che dopo essere salita, aveva sbirciato dalla finestrella che metteva in comunicazione l’abitacolo di guida con il vano di carico, aveva avuto l’impressione che Prospero studiasse il robot… ma anche che il robot studiasse Prospero, e anche tutti loro.
Era questo il momento in cui l’Umanità si era trovata di fronte al suo primo vero Alieno?
Era semplicemente così che tutti noi avevamo dovuto prendere atto che esisteva un’altra forma di vita con un DNA completamente diverso dal nostro? Ma un robot, aveva un DNA?
Mary ebbe un brivido, mentre tornava a mettersi comoda sul sedile e Robin finalmente partiva.
***
Rivedi (Segnaposto)
Il furgone arrivò senza intoppi alla bella casa di Prospero che si trovava in periferia, in una zona residenziale dove si trovavano ancora tante belle case dei primi del novecento.
Quella di Prospero era perfettamente conservata, in stile liberty, ancora con le decorazioni colorate intorno alla base del tetto e le sculture intorno alle finestre. La torre di ispirazione medievale era stata un must, all’epoca, e Prospero aveva fatto di tutto per mantenerla come l’avevano voluta i suoi genitori.
Quando il furgone si fermò nel piazzale antistante l’ingresso, e il robot scese, restò in piedi, muto, a guardarla per un pezzo.
- Una casa molto bella e particolare - disse, rivolto a Prospero Benfatti - Complimenti! Mostra l’amore per la memoria della famiglia e per quello che vi hanno lasciato quelli che sono stati prima di voi.
Mary intervenne curiosa, rivolgendosi a Cartesio - Cosa vuol dire “bella” per te? - chiese - e cosa ne sai dell’amore?
- So quello che ho letto nelle migliaia di libri che ne parlano - rispose tranquillamente Cartesio, voltandosi verso la ragazza. - La bellezza è data dalla simmetria e dall’armonia delle forme; dall’equilibrio delle masse. Quanto all’amore, non ho ancora provato i sentimenti tipicamente umani, ma essi si manifestano in molti modi diversi e ho fiducia che prima o poi imparerò a riconoscerli… e quindi a sentirli, in qualche modo.
- Ma tu non puoi sentire - disse Mary sconcertata - Non come facciamo noi, almeno.
- E cosa vuol dire “sentire”? - disse con dolcezza il robot - dai libri che ho letto, non lo sapete neanche voi umani. Le sensazioni sono ancora un mistero per la scienza. Molti pensano che vengano dal cuore, altri dal cervello. Un RADAR “sente” le onde elettromagnetiche; i miei sensori “sentono” le variazioni di temperatura dei vostri corpi quando siete più o meno emozionati, o la frequenza del vostro battito cardiaco. Sono sensazioni, queste?
Potrebbero esserlo, se mi aiutano a capire cosa succede intorno a me.
- Via ragazzi, non è il momento per questi discorsi, adesso - intervenne sorridendo Prospero Benfatti - Entriamo in casa e riserviamo a più tardi i nostri ragionamenti. Non avete fame?
***
FINE DELLA SECONDA PARTE

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