Robin & Mary - Il Progetto CARTESIO - Prima parte
Problemi scientifici, complicazioni finanziarie, incomprensioni linguistiche... Potrebbe un robot dotato di Intelligenza Artificiale risolvere i problemi che affliggono la civiltà moderna? E chi detiene il potere glielo lascerebbe fare? Sembra che il commendator Prospero Benfatti ne abbia costruito uno con incredibili potenzialità. Robin e Mary fanno il possibile perché abbia successo ma... chissà come andrà a finire.
Il giornale era diretto dal Dott. Aldobrando Bodoni, cui tutti riconoscevano onestà, capacità professionale e una inflessibile attitudine al comando. Un bell’uomo sui cinquanta, asciutto, che si dice facessero ancora un certo effetto alle signore bene della città. Non che lui se ne curasse, ovviamente, votato com’era a ricavare il massimo dalla sua impresa.
Aldobrando Bodoni aveva fatto l’accademia militare, da giovane. Ma quell’esperienza era finita dopo pochi anni, anche se il piglio militaresco e una certa rigidità formale gli erano rimasti.
La qual cosa, a dire il vero, gli era molto utile nel guidare la variegata redazione di un giornale di successo come quello. Per fare buone cose ci vuole gente brava e, si sa, i bravi sono spesso spiriti ribelli, difficili da guidare e tenere a freno. Lui ci riusciva con intelligenza e decisione, anche se qualche volta le sue maniere sembravano troppo brusche e la sua voce troppo alta.
In quel momento però il signor Bodoni era alle prese, nel suo ufficio, con una persona molto più decisa di lui.
Rivedi
- Mary, cerca di ragionare! - il signor Bodoni, cosa decisamente inusuale per lui, adesso era addirittura supplichevole - Il calendario con le belle ragazze in copertina lo fanno tutti! E’ indispensabile per vendere… insomma è questo che cercano i lettori. Senza contare che l’abbiamo fatto mesi fa!
Tutte ragioni che però non facevano breccia nel cuore della ragazza che gli aveva voltato le spalle imbronciata, continuando a gettare occhiatacce furiose al grande calendario che, appunto, faceva incautamente bella mostra di sé sulla scrivania del direttore.
La ragazza mostrata nella copertina era decisamente troppo poco vestita. Possibile che per “…far piacere ai cari lettori” fosse sempre necessario mettere le donne in mutande?
Dimenticavo di dirvi che Mary era l’unica figlia del signor Bodoni. Una bella ragazza dai lunghi capelli bruni, gli occhi verdi e un corpicino adorabile, apparentemente magro e delicato, ma che in realtà conteneva una energia e una volontà decisamente superiori alla media.
Ma torniamo al calendario. Il signor Bodoni decise che era meglio toglierlo di mezzo, se voleva calmare la ragazza. Con una mossa furtiva lo fece quindi cadere a terra, mentre tentava abilmente di cambiare discorso.
- Piuttosto … ehm … parliamo di cose più importanti. Oggi è il tuo primo giorno di lavoro, qui al giornale. Hai deciso di cosa vuoi occuparti?
Rivedi
- Voglio diventare una grande giornalista d’assalto! - esclamò con voce appassionata, voltandosi finalmente verso suo padre - Smascherare turpi macchinazioni della politica e della finanza .. svelare i misteri più affascinanti e, soprattutto, battermi per un mondo migliore, più giusto e prospero! Non è una cosa eccitante?
Il signor Bodoni era sbiancato. Non che l’entusiasmo e le aspirazioni di Mary non lo interessassero o non gli facessero piacere. Le aveva avute anche lui da giovane. Ma Mary era molto giovane, appunto, aveva un sacco di cose da imparare e il giornale aveva una lunga e gloriosa tradizione di autorevolezza da difendere.
- Ehm .. veramente io pensavo alla rubrica di cucina - riuscì a balbettare - oppure all’oroscopo. Poi quando ti sarai fatta un po’ le ossa …
- Coosa? - Mary aveva istantaneamente assunto la posizione battagliera che suo padre, purtroppo, conosceva bene: mani sui fianchi, gambe leggermente divaricate e sguardo fiero e super determinato con le sopracciglia, molto graziose, ma anche minacciosamente aggrottate sui begli occhioni fiammeggianti.
Conoscendo in anticipo come sarebbe andata a finire, al saggio signor Bodoni non restò che annuire con un sospiro.
- D’accordo, d’accordo, non ti arrabbiare. Scegli pure quello che vuoi. Da dove vorresti cominciare?
Ottenuta la facile vittoria, Mary si addolcì, alzando gli occhi al cielo e massaggiandosi il mento, con un sorriso.C’è un giornalista molto bravo, qui dentro, che scrive articoli interessanti pieni di azione e di mistero ..
- Certo - sospirò il signor Bodoni - è il nostro Robin Di Colleverde.
- Potrei affiancarmi a lui per imparare il mestiere, okay? - disse Mary lanciando al padre un’occhiata semplicemente irresistibile.
- D’accordo, figliola - capitolò il direttore - come vuoi tu; basta che stai tranquilla.
***
Totalmente ignaro di quello che il destino stava progettando per lui, Robin era comodamente stravaccato alla sua scrivania, in perfetto equilibrio sulle due gambe posteriori della poltroncina, con i piedi su uno sgabello, le mani intrecciate dietro la nuca.
Rivedi
L’ultimo articolo era stato consegnato e il direttore aveva prodotto molto meno mugugni di quelli che riservava di solito agli altri collaboratori; quella mattina aveva lavato l’auto e aveva visto sparire quelle antipatiche rigature che lo avevano un po’ preoccupato (doveva ancora finire di pagarla, che diamine).
Infine, entrando al giornale con il solito ritardo per evitare la ressa, la biondina ai telefoni gli aveva lanciato un sorriso molto invitante. Non che a lui mancassero, intendiamoci. In redazione tutte ma proprio tutte avevano un debole per lui e praticamente non gli restava che scegliere … ma la biondina era arrivata da poco per uno stage ed era stata l’unica (certamente per timidezza, perché se no?) a non cadere subito preda del suo fisico decisamente atletico, dei suoi bei capelli biondi e della sua tenuta, come dire …avventurosa, perfettamente adeguata alle sue prestazioni giornalistiche.
Robin indossava infatti un maglione aderente che metteva in giusto rilievo i suoi pettorali da palestrato naturale e un giubbetto di pelle senza maniche e logoro al punto giusto per dargli l’aria di chi ne ha viste di tutti i colori e non gli hanno fatto un baffo.
Completavano la divisa un paio di pantaloni dotati di diverse tasche che potevano contenere qualsiasi cosa di esotico o di pericoloso (ma in realtà c’erano diversi sapori di caramelle dure o morbidose) e un paio di scarponcini talmente morbidi e comodi da non poterci proprio rinunciare.
Le comode tasche contenevano anche la custodia di un bel paio di occhiali neri e curvi all’ultima moda, ovviamente, che si era tolto con effetto proprio entrando e dirigendosi verso il bancone dei telefoni per salutare le ragazze con il suo bel sorriso candido. Il quale, come dicevo, per la prima volta sembrava aver fatto colpo anche sulla biondina
Adesso il ghiaccio era rotto. Lui l’aveva guardata, lei non aveva abbassato gli occhi e gli aveva sorriso …bastava solo pianificare dove portarla fuori a cena o al cinema e quanto avrebbe potuto stanziare per i fiori. Perché in questo lui era uno all’antica, sia chiaro, uno che sapeva bene quali erano i punti deboli e la tattica da usare con le ragazze di qualsiasi età, razza o condizione sociale: ascoltare i discorsi di lei con atteggiamento disinvolto, ma interessato … non parlare di sport … regalare qualche fiore (o anche piantina, ma non grassa e spinosa, per carità) dicendo che mai la bellezza dei suoi petali avrebbe potuto eguagliare quello della sua pelle (che bastardo!).
Le ragazze si ammorbidivano subito, anche quelle aggressive e piene di piercing e tatuaggi, ve l’assicuro, e a quel punto non restava che completare l’opera e assicurarsi la vittoria.
La quale però durava al massimo una settimana di fuoco, una di normale tran tran, una di simpatica amicizia e qualche giorno di gimcana tra uffici e corridoi per evitare incontri e spiacevoli spiegazioni. In quei casi aiutava molto l’ampiezza labirintica del palazzo o la forzata assenza dalla redazione per una delle sue avventure.
A ritorno tutto era ormai piacevolmente dimenticato e si poteva ricominciare. Uhm … ma con chi, stavolta? Ma certo, la biondina, se n’era quasi scordato! Un altro trofeo ideale da aggiungere ai molti che decoravano il suo ufficio.
Ah, già, non vi ho detto della stanza. L’ufficio di Robin era piuttosto grande, per la verità, certo più di quello di molti colleghi che spesso dovevano accontentarsi di un angolo in un locale diviso con altri, sempre pronti a spiare i tuoi discorsi o a contare le tue sacrosante pause anti stress. Solo che quello di Robin era talmente pieno di roba da sembrare un magazzino, più che un luogo di lavoro.
Le pareti erano tappezzate di carte geografiche di varie parti del mondo, rivoltato e visto da mille angolazioni: Antartide, America latina, Asia … mentre tra una carta e l’altra (ma c’erano anche fotografie con dedica, alcune di grandi esploratori o famosi inviati speciali) ogni buco libero era utilizzato per appendervi cimeli di ogni tipo come mascheroni maori decorati di perline, zagaglie masai con la punta affilata, cerbottane dei pigmei del Rio delle Amazzoni, coltelli afgani e katane giapponesi e molto altro ancora.
Altri oggetti erano posati sui ripiani della libreria, sul tavolino della stampante o per terra, dove diversi scatoloni accumulati alla rinfusa sembravano pronti per un trasloco.
In realtà proprio di questo si trattava, solo che il trasloco era avvenuto un paio di anni prima, quando Robin aveva appunto preso possesso del suo ufficio, traslocando da una scrivania dello stanzone comune dove aveva iniziato la sua carriera e colto i suoi primi successi.
Ebbene, gli scatoloni stavano proprio lì a ricordare quei suoi primi e perigliosi anni di lavoro e l’impegno che c’era voluto per meritarsi proprio quel trasloco nel nuovo ufficio. Una ragione in più per lasciarli dove si trovavano, insomma, oltre al fatto che, in caso di trasferimento in qualche ufficio ancora più grande e prestigioso, sarebbero stati già pronti.
Infine, trofeo tra i trofei, ultimo nell’elenco ma non nel cuore di Robin, alle sue spalle dietro alla poltroncina era appeso il fantastico calendario che per la prima volta il giornale aveva deciso di allegare al numero di dicembre proprio grazie alle sue insistenze. Dodici ragazze fantastiche tra cui quella di turno quel mese gli guardava continuamente le spalle, sorridendogli ogni volta che lui aveva voglia di vederla.
Meschino, non sapeva che, come capita spesso per un’unica cosa perversa in una vita di virtù, proprio quella sarebbe stata la sua rovina.
Mary irruppe improvvisamente in mezzo a tutto questo attraverso il suo varco più naturale: la porta, aprendo il battente e facendo capolino nell’ufficio con il sorriso delle grandi occasioni.
- Permesso? E’ questo l’ufficio del signor Robin?
Infine, entrando al giornale con il solito ritardo per evitare la ressa, la biondina ai telefoni gli aveva lanciato un sorriso molto invitante. Non che a lui mancassero, intendiamoci. In redazione tutte ma proprio tutte avevano un debole per lui e praticamente non gli restava che scegliere … ma la biondina era arrivata da poco per uno stage ed era stata l’unica (certamente per timidezza, perché se no?) a non cadere subito preda del suo fisico decisamente atletico, dei suoi bei capelli biondi e della sua tenuta, come dire …avventurosa, perfettamente adeguata alle sue prestazioni giornalistiche.
Robin indossava infatti un maglione aderente che metteva in giusto rilievo i suoi pettorali da palestrato naturale e un giubbetto di pelle senza maniche e logoro al punto giusto per dargli l’aria di chi ne ha viste di tutti i colori e non gli hanno fatto un baffo.
Completavano la divisa un paio di pantaloni dotati di diverse tasche che potevano contenere qualsiasi cosa di esotico o di pericoloso (ma in realtà c’erano diversi sapori di caramelle dure o morbidose) e un paio di scarponcini talmente morbidi e comodi da non poterci proprio rinunciare.
Le comode tasche contenevano anche la custodia di un bel paio di occhiali neri e curvi all’ultima moda, ovviamente, che si era tolto con effetto proprio entrando e dirigendosi verso il bancone dei telefoni per salutare le ragazze con il suo bel sorriso candido. Il quale, come dicevo, per la prima volta sembrava aver fatto colpo anche sulla biondina
Rivedi
Le ragazze si ammorbidivano subito, anche quelle aggressive e piene di piercing e tatuaggi, ve l’assicuro, e a quel punto non restava che completare l’opera e assicurarsi la vittoria.
La quale però durava al massimo una settimana di fuoco, una di normale tran tran, una di simpatica amicizia e qualche giorno di gimcana tra uffici e corridoi per evitare incontri e spiacevoli spiegazioni. In quei casi aiutava molto l’ampiezza labirintica del palazzo o la forzata assenza dalla redazione per una delle sue avventure.
A ritorno tutto era ormai piacevolmente dimenticato e si poteva ricominciare. Uhm … ma con chi, stavolta? Ma certo, la biondina, se n’era quasi scordato! Un altro trofeo ideale da aggiungere ai molti che decoravano il suo ufficio.
Ah, già, non vi ho detto della stanza. L’ufficio di Robin era piuttosto grande, per la verità, certo più di quello di molti colleghi che spesso dovevano accontentarsi di un angolo in un locale diviso con altri, sempre pronti a spiare i tuoi discorsi o a contare le tue sacrosante pause anti stress. Solo che quello di Robin era talmente pieno di roba da sembrare un magazzino, più che un luogo di lavoro.
Rivedi
Altri oggetti erano posati sui ripiani della libreria, sul tavolino della stampante o per terra, dove diversi scatoloni accumulati alla rinfusa sembravano pronti per un trasloco.
In realtà proprio di questo si trattava, solo che il trasloco era avvenuto un paio di anni prima, quando Robin aveva appunto preso possesso del suo ufficio, traslocando da una scrivania dello stanzone comune dove aveva iniziato la sua carriera e colto i suoi primi successi.
Ebbene, gli scatoloni stavano proprio lì a ricordare quei suoi primi e perigliosi anni di lavoro e l’impegno che c’era voluto per meritarsi proprio quel trasloco nel nuovo ufficio. Una ragione in più per lasciarli dove si trovavano, insomma, oltre al fatto che, in caso di trasferimento in qualche ufficio ancora più grande e prestigioso, sarebbero stati già pronti.
Infine, trofeo tra i trofei, ultimo nell’elenco ma non nel cuore di Robin, alle sue spalle dietro alla poltroncina era appeso il fantastico calendario che per la prima volta il giornale aveva deciso di allegare al numero di dicembre proprio grazie alle sue insistenze. Dodici ragazze fantastiche tra cui quella di turno quel mese gli guardava continuamente le spalle, sorridendogli ogni volta che lui aveva voglia di vederla.
Meschino, non sapeva che, come capita spesso per un’unica cosa perversa in una vita di virtù, proprio quella sarebbe stata la sua rovina.
***
Mary irruppe improvvisamente in mezzo a tutto questo attraverso il suo varco più naturale: la porta, aprendo il battente e facendo capolino nell’ufficio con il sorriso delle grandi occasioni.
- Permesso? E’ questo l’ufficio del signor Robin?
Rivedi
Robin non si aspettava quella intrusione improvvisa, e soprattutto non si aspettava di vedere una faccia carina come quella. Si alzò immediatamente sfoderando il suo migliore sorriso, ma Mary non gli badò molto. Appena entrata, il suo sguardo era caduto casualmente su una macchia di colore sulla sinistra, messa lì apposta per richiamare l’attenzione: il boa di piume che copriva le cosce della bellezza di maggio sul famoso calendario. Tutto il furore represso di poco prima riaffiorò in un istante facendola restare lì piantata in mezzo alla stanza nel tentativo di non scoppiare.
Robin, ovviamente, non si accorse di nulla e si sistemò veloce il ciuffo che gli pendeva scomposto sulla fronte.
Robin, ovviamente, non si accorse di nulla e si sistemò veloce il ciuffo che gli pendeva scomposto sulla fronte.
- Buongiorno! - disse con il suo sorriso più accattivante verso Mary, che però rimase lì a guardare altrove - A cosa devo il piacere?
- Guardavo il calendario! - rispose la ragazza a denti stretti. Lo sforzo di non urlare era più che evidente, ma ovviamente Robin non se ne accorse, anzi!
- Bello, eh? - disse lui, firmando la sua condanna con nome, cognome e codice fiscale - Un grande successo editoriale. Modestamente è stata una mia idea e anche le ragazze le ho trovate tutte io.
- Davvero? - sibilò Mary , staccando finalmente lo sguardo dalla parete e preparandosi a rispondere per le rime a quel maledetto arrogante maschilista, presuntuoso, cafone e …
Ma proprio in quel momento il telefono nella tasca di Robin squillò con forza e lui dovette finalmente smettere di riaggiustarsi il ciuffo per rispondere.
- Scusate - disse con un sorriso sornione - faccio in un attimo.
- Prego! - rispose la ragazza, mentre il piede sinistro batteva nervosamente il pavimento scandendo i pochi attimi di tregua che aveva deciso di concedergli.
Ma, come pochi minuti prima nell’ufficio di suo padre, anche qui la sua furia passò istantaneamente in secondo piano quando riuscì a concentrarsi su quello che Robin stava dicendo al telefono.
- Pronto?… Ah, buongiorno, commendatore. …una visita alla fabbrica di meccatronica? Dice che sono finalmente pronti? …Certo che vengo, sono liberissimo! Vengo subito. D’accordo…davanti all’ingresso tra mezz’ora. E farò un articolo che farà faville!
- Ora capisco come fai ad avere sempre le dritte giuste! E’ il signor Benfatti in persona che te le passa! Sei diventato proprio il suo pupillo.
- Eh? - Robin si voltò sorpreso, ancora con la cornetta in mano, trovandosi il viso di Mary a pochi centimetri dalla spalla, dove lei aveva allungato il collo curiosa.
- Vengo anch’io con te - continuò trionfante la ragazza, gonfiando il petto e posando le mani sui fianchi, decisa - Lavoreremo in coppia e grazie alla mia superiore sensibilità femminile, scriveremo degli articoli ancora più interessanti!
- Coosa? - Robin la fissò inorridito come se avesse visto un coccodrillo uscire da un tombino in pieno centro, per azzannare una vecchietta in attesa dell’autobus.
- No, no, no, no … che discorsi sono questi? – continuò, agitando le braccia tese come per scacciare un bruttissimo sogno. Io lavoro da solo - concluse deciso, con lo sguardo ormai minaccioso. Al massimo con Giovanni il fotografo, che però adesso é malato. Non c’è posto per nessun altro!
- Neanche con una ragazza mite, gentile e taaanto desiderosa di imparare? - fece lei, diventando istantaneamente vezzosa e con lo sguardo più ingenuo e infantile che mai si sia visto sulla terra.
- No! - rispose lui voltandogli le spalle, duro come un assassino
- Guardavo il calendario! - rispose la ragazza a denti stretti. Lo sforzo di non urlare era più che evidente, ma ovviamente Robin non se ne accorse, anzi!
- Bello, eh? - disse lui, firmando la sua condanna con nome, cognome e codice fiscale - Un grande successo editoriale. Modestamente è stata una mia idea e anche le ragazze le ho trovate tutte io.
- Davvero? - sibilò Mary , staccando finalmente lo sguardo dalla parete e preparandosi a rispondere per le rime a quel maledetto arrogante maschilista, presuntuoso, cafone e …
Ma proprio in quel momento il telefono nella tasca di Robin squillò con forza e lui dovette finalmente smettere di riaggiustarsi il ciuffo per rispondere.
- Scusate - disse con un sorriso sornione - faccio in un attimo.
- Prego! - rispose la ragazza, mentre il piede sinistro batteva nervosamente il pavimento scandendo i pochi attimi di tregua che aveva deciso di concedergli.
Ma, come pochi minuti prima nell’ufficio di suo padre, anche qui la sua furia passò istantaneamente in secondo piano quando riuscì a concentrarsi su quello che Robin stava dicendo al telefono.
- Pronto?… Ah, buongiorno, commendatore. …una visita alla fabbrica di meccatronica? Dice che sono finalmente pronti? …Certo che vengo, sono liberissimo! Vengo subito. D’accordo…davanti all’ingresso tra mezz’ora. E farò un articolo che farà faville!
- Ora capisco come fai ad avere sempre le dritte giuste! E’ il signor Benfatti in persona che te le passa! Sei diventato proprio il suo pupillo.
- Eh? - Robin si voltò sorpreso, ancora con la cornetta in mano, trovandosi il viso di Mary a pochi centimetri dalla spalla, dove lei aveva allungato il collo curiosa.
- Vengo anch’io con te - continuò trionfante la ragazza, gonfiando il petto e posando le mani sui fianchi, decisa - Lavoreremo in coppia e grazie alla mia superiore sensibilità femminile, scriveremo degli articoli ancora più interessanti!
- Coosa? - Robin la fissò inorridito come se avesse visto un coccodrillo uscire da un tombino in pieno centro, per azzannare una vecchietta in attesa dell’autobus.
Rivedi
- No, no, no, no … che discorsi sono questi? – continuò, agitando le braccia tese come per scacciare un bruttissimo sogno. Io lavoro da solo - concluse deciso, con lo sguardo ormai minaccioso. Al massimo con Giovanni il fotografo, che però adesso é malato. Non c’è posto per nessun altro!
- Neanche con una ragazza mite, gentile e taaanto desiderosa di imparare? - fece lei, diventando istantaneamente vezzosa e con lo sguardo più ingenuo e infantile che mai si sia visto sulla terra.
- No! - rispose lui voltandogli le spalle, duro come un assassino
- Va bene. Allora andrò alla fabbrica da sola - fece lei abbandonando ogni commedia e mostrandosi ormai con il suo vero volto, incrociando le braccia sul petto, decisa e risoluta. Il che scaldò di più anche lui.
- Niente affatto! Il commendator Benfatti ha chiamato me.
- E allora? Lo conosco anch’io, il commendatore. E anche il portiere della fabbrica, che abita vicino a mia zia e che, da piccola, mi comprava sempre il gelato.
No, no, no, questa qui bisogna metterla a posto, pensò lui decisamente spazientito, mentre il sangue gli saliva al viso. Chi crede di essere? Ma non ha visto chi ha di fronte? Ha letto il nome sulla targhetta fuori della porta?
- Senti un po’, ragazzina - parlò lui puntando un dito e calcando la voce sul “ragazzina” tanto per chiarire che si stava trattenendo solo perché i veri “grossi” risparmiano donne e bambini - io sono Robin di Colleverde e …
- E io sono Mary Bodoni. - fece lei, senza scomporsi, prendendogli il dito e scuotendolo come per dargli la mano - Molto piacere!
Poi, prima che lui avesse il tempo di ribattere, si staccò e si diresse veloce verso la porta - Io vado - disse ormai sorridendo perfida - Ci vediamo alla fabbrica.
Lui era rimasto impalato con espressione ottusa:
- Bodoni? - realizzò di colpo - Il SIGNOR Bodoni è il direttore del giornale!? Ma allora…
Ma la ragazza era già sparita e a lui non restò che rincorrerla con evidente affanno, tanto che, facendo la curva del corridoio, quasi andò a sbattere contro un fattorino che stava portando un pacco di faldoni in archivio.
- Caspita, mai visto Robin correre così dietro ad una ragazza - pensò il fattorino, ancora scosso dal rischio di un impatto catastrofico - stavolta deve essere una davvero speciale!
Sceso a tempo di record nel parcheggio sul retro (maledizione! non passando dall’atrio non aveva neanche potuto salutare la biondina) Robin aveva raggiunto la sua auto, ma quella di Mary (doveva essere quella piccola auto rossa che stava imboccando la rampa a tutta velocità proprio là in fondo) era già sparita prima che lui potesse mettere in moto, lasciando nel parcheggio una piccola nebbia di smog che sapeva di gasolio e di derisione.
- Niente affatto! Il commendator Benfatti ha chiamato me.
- E allora? Lo conosco anch’io, il commendatore. E anche il portiere della fabbrica, che abita vicino a mia zia e che, da piccola, mi comprava sempre il gelato.
No, no, no, questa qui bisogna metterla a posto, pensò lui decisamente spazientito, mentre il sangue gli saliva al viso. Chi crede di essere? Ma non ha visto chi ha di fronte? Ha letto il nome sulla targhetta fuori della porta?
- Senti un po’, ragazzina - parlò lui puntando un dito e calcando la voce sul “ragazzina” tanto per chiarire che si stava trattenendo solo perché i veri “grossi” risparmiano donne e bambini - io sono Robin di Colleverde e …
- E io sono Mary Bodoni. - fece lei, senza scomporsi, prendendogli il dito e scuotendolo come per dargli la mano - Molto piacere!
Poi, prima che lui avesse il tempo di ribattere, si staccò e si diresse veloce verso la porta - Io vado - disse ormai sorridendo perfida - Ci vediamo alla fabbrica.
Lui era rimasto impalato con espressione ottusa:
- Bodoni? - realizzò di colpo - Il SIGNOR Bodoni è il direttore del giornale!? Ma allora…
Ma la ragazza era già sparita e a lui non restò che rincorrerla con evidente affanno, tanto che, facendo la curva del corridoio, quasi andò a sbattere contro un fattorino che stava portando un pacco di faldoni in archivio.
- Caspita, mai visto Robin correre così dietro ad una ragazza - pensò il fattorino, ancora scosso dal rischio di un impatto catastrofico - stavolta deve essere una davvero speciale!
Sceso a tempo di record nel parcheggio sul retro (maledizione! non passando dall’atrio non aveva neanche potuto salutare la biondina) Robin aveva raggiunto la sua auto, ma quella di Mary (doveva essere quella piccola auto rossa che stava imboccando la rampa a tutta velocità proprio là in fondo) era già sparita prima che lui potesse mettere in moto, lasciando nel parcheggio una piccola nebbia di smog che sapeva di gasolio e di derisione.
Rivedi
***
FINE DELLA 1° PARTE


Commenti
Posta un commento