Robin & Mary - La Maschera Magica - Cap. 1

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Un’altra sorprendente avventura dei due intrepidi giornalisti  che non perdono alcuna occasione per fare la cosa giusta,  gettandosi nelle imprese più fantastiche. Come quella volta in cui sono stati  testimoni di una delle più grandi tragedie dell'umanità.

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Cap. 1

Immaginatevi un altro luogo: L’Africa! E un altro tempo: Quasi cinquecento anni fa!
Sulla sommità di un promontorio che si affacciava sull'oceano, un guerriero africano batteva sui suoi tamburi per dare l'allarme alle genti dell'interno. All'orizzonte aveva avvistato una nave che avanzava costeggiando. Era una nave negriera e al comando c'era il famigerato Aguirre Farabudos che stava per andare a razziare il suo carico maledetto. Poiché la nave era ormai visibile dalla costa, il tamburo continuava a rimbombare nella foresta per avvisare tutti del pericolo…

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In epoca più moderna, un tam tam che giungeva dall'Africa venne ricevuto da Fra Tenaglia, che, riparando una vecchia radio amatoriale, aveva cominciato ad esplorare le frequenze in giro per il mondo, entrando  in contatto con Radio Bombolom gestita da ragazzi della Guinea Bissau.

L'amicizia nacque in fretta e, venendo in questo modo a conoscenza delle difficili condizioni della Guinea e dei ragazzi che vivevano laggiù, i frati decisero di organizzare qualcosa per aiutarli: grazie all’aiuto dei molti ragazzi che frequentavano il convento e i suoi campi da gioco,  avrebbero raccolto offerte e merci della gente del posto, che sarebbero state vendute in un mercatino, allo  scopo di  procurare fondi per aiutare quelle genti lontane.
Ovviamente, anche Robin e Mary, arrivati in visita al convento proprio in quel momento, avrebbero dato volentieri una mano.

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Mentre Fra Tenaglia e fra Mirtillo si mettevano al lavoro per sistemare una sala del convento dove allestire la mostra mercato, i ragazzi più volonterosi cominciarono ad andare in giro con i  loro amici per raccogliere oggetti da vendere per beneficenza. 

Inutile dire che Prospero Benfatti, il noto industriale illuminato e primo benefattore del Convento di Colleverde, offrì subito una cifra consistente. I ragazzi raggiunsero anche le ville dei quartieri bene della città, le cui dame risposero volentieri all'iniziativa, offrendo ogni sorta di oggetti e soprattutto parlandone nel loro circolo. 

Fu così che chiacchiere e  vanterie arrivarono all'orecchio di Vanesia Malalingua in Farabutti, la ricca moglie del chiacchierato finanziere Losco Farabutti.



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A Vanesia non sarebbe mai venuto in mente di fare della beneficenza, figuriamoci! 
Lei non aveva testa che per il suo shopping, le cure estetiche e le esigenze dei suoi viziatissimi figli.

Ma le vanterie di quelle pettegole delle sue amiche le davano proprio sui nervi e lei non poteva certo dimostrarsi da meno di quelle stupide oche! 


D'accordo, d'accordo, lei avrebbe dato più di tutte, naturalmente.
In effetti una vendita di beneficenza era un'ottima occasione per disfarsi di un sacco di inutili cianfrusaglie che ingombravano le stanze della  sua mega villa nel quartiere più esclusivo della città.

Si diede il caso che, nello stesso tempo e all'insaputa della moglie (che non era certo una casalinga), Losco stesse facendo ridipingere lo studio privato e avesse tra i piedi gli operai che dovevano spostare i mobili. 
Uno degli operai stava togliendo dalla parete una maschera africana, quando arrivò Losco.

Cosa stai facendo, imbecille! - Urlò Losco Farabutti, con il suo solito piglio autoritario - Non toccare quella roba. Non vedi che è antica e preziosa?

E, mentre l’operaio farfugliava confuso, il finanziere gli strappò di mano con sgarbo la grossa maschera di legno, stringendola al petto con vera apprensione.

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In effetti Losco Farabutti teneva molto a quel mascherone che si diceva fosse un lascito di un suo lontano avo, avventuriero e affarista, tale Aguirre Farabudos (eh già, proprio lui!).

Anzi, lui era convinto che quella maschera fosse un potente talismano capace di proteggere i suoi possessori. E questo potere aveva funzionato proprio con il suo nuovo padrone, Aguirre Farabudos  che, dopo l’impresa andata male e durante la quale si era impadronito della maschera, era stato poi salvato da un successivo naufragio della sua nave che tornava in patria: essendo la maschera fatta di legno scolpito e quindi capace di galleggiare come un salvagente, gli aveva consentito di resistere ai marosi e quindi di salvarsi la vita.

Da allora era sempre stata considerata un prezioso portafortuna dalla famiglia Farabutti e tramandata nei secoli. Era quindi comprensibile che Losco non volesse che si rompesse proprio in quel momento in cui era impegnato in diversi affari rischiosi ( e anche non troppo legali) . 
Per evitare che la maschera fosse danneggiata, Losco la ripose al sicuro in un ripostiglio temporaneo.

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Ma proprio a quel punto ecco arrivare i ragazzi del convento con la loro richiesta di oggetti da vendere al mercatino.  

Vanesia, che cercava cianfrusaglie da dare ai ragazzi per fare bella figura con le amiche e superare le loro critiche, vista la maschera nel ripostiglio (maschera “orrenda e spaventevole” che lei non aveva mai sopportato), insieme ad altre carabattole, pensò che suo marito avesse deciso di metterla finalmente da parte e consegnò anche quella ai ragazzi del convento, che grazie a quella donazione, riempirono in fretta il carretto che avevano in dotazione.





Quando i ragazzini portarono la merce al convento,  Robin, Mary e i frati notarono subito la maschera, comprendendo che si trattava di un oggetto di valore per il suo aspetto antico e l'alta qualità dell’esecuzione. Mary la prese in mano, ma subito dopo lanciò un grido, mentre veniva colpita da un grande stordimento che la fece barcollare per poi accasciarsi su una sedia. 
Robin e i frati la circondarono subito, preoccupati. 

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- Che sensazione di terribile angoscia - spiegò Mary mentre sorseggiava un bicchiere d’acqua portato da Fra Tenaglia - Per un momento ho visto delle scene incredibili, come in un film. Fotogrammi di battaglie e grandi sofferenze. Una violenta sensazione di paura e oppressione. E’ come se la maschera mi avesse parlato!

Fra Tenaglia e fra Mirtillo si scambiarono un’occhiata molto strana.
- Vuoi vedere che… ma no, sarebbe veramente strano. Proprio la nostra Mary, poi! 
Robin chiese spiegazioni, ovviamente, e così fra Tenaglia si mise a raccontare.

- Nel monastero esiste un vecchio libro di appunti - disse fra Tenaglia - lasciato da un vecchio frate nostro confratello, studioso di scienze esoteriche, che aveva esplorato quello che lui aveva chiamato “la memoria delle cose”. 


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- Secondo lui gli oggetti che erano stati al centro di fatti particolarmente emozionanti, erano capaci di conservare traccia di quegli avvenimenti, incorporando, se così si può dire, le emozioni che avevano permeato l’ambiente in cui si erano trovati. 

Secondo quello studioso, poi, tali emozioni e avvenimenti potevano essere rivissuti da persone particolarmente sensibili, toccando l'oggetto in questione e con i sensi esaltati da un particolare processo ipnotico. Forse Mary era una di queste persone.

Mary era sbalordita. Non si era mai accorta di avere quella possibilità.
- Io tocco continuamente degli oggetti - disse - come mai non ho mai provato simili sensazioni?
- Forse perché gli oggetti comuni che hai toccato non avevano mai partecipato ad eventi molto emozionanti - rispose Fra Tenaglia - Forse la maschera ha “vissuto” esperienze molto più forti, legate proprio ad una giovane donna del passato simile a te.
O forse non tutti i materiali hanno questa possibilità.
La maschera è fatta di legno, è molto antica…forse i materiali naturali sono più capaci di assorbire le emozioni, o semplicemente il tempo ha accumulato più strati… non possiamo saperlo e il nostro confratello studiava proprio queste cose, senza però mai arrivare ad una conclusione. Sarebbe interessante mettere alla prova le sue teorie.

- E vorrete farlo con Mary?  - intervenne Robin

- Beh, perché no? - disse Fra Mirtillo, anche lui molto interessato alla cosa - Gli appunti di quel nostro confratello sono  chiari riguardo alla procedura e io conosco delle erbe che hanno capacità molto rilassanti. Procurare lo stato di trance necessario all’esperimento non dovrebbe essere difficile.
Perché quindi non fare una prova e cercare di scoprire quali fossero le vicende legate al misterioso mascherone? Se Mary fosse disposta…

- Accetto volentieri - esclamò Mary con entusiasmo, prima che Robin, piuttosto scettico, potesse fare la minima obiezione 
- Se ho davvero il potere che dite, potremmo conoscere delle vicende antiche che non avremmo modo di conoscere altrimenti. Quel mascherone avrà centinaia d’anni … viene dall’Africa, e noi non sappiamo praticamente nulla di quel continente. Se scoprissimo qualcosa di interessante potremmo scrivere un articolo formidabile. Quando cominciamo?

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Ormai sappiamo tutti che quando Mary decide di fare una cosa è molto difficile, se non impossibile, farle cambiare idea. Robin allargò semplicemente le braccia e così tutto il gruppo si trasferì nella biblioteca, che era il luogo più isolato e tranquillo del convento, dove l’esperimento avrebbe potuto svolgersi nelle condizioni migliori.

Mary si sistemò in una comoda poltrona e Fra Mirtillo arrivò poco dopo con un un infuso caldo che la ragazza bevve senza esitare, sistemandosi poi comodamente sulla poltrona e posando le gambe su uno sgabello. Sul tavolo vicino era sistemato il libro, preso da un vecchio scaffale, che descriveva l’esperimento, e la maschera che doveva essere il catalizzatore dell'evento.

Passarono alcuni minuti di attesa. Mary aveva posato la testa sullo schienale e teneva una mano vicino alla maschera. Robin era seduto poco più in là, sempre più scettico, a dire il vero, ma senza dire nulla.

- Secondo voi cosa devo aspettarmi? - disse Mary, che cominciava a sentire un certo torpore.
- Continua a rilassarti - disse Fra Tenaglia, facendo penzolare davanti ai suoi occhi un pendaglio fatto di una catenina e un grosso medaglione - per te sarà come un sogno molto realistico.

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Mentre Mary fissava il pendaglio cadendo lentamente in trance, fra Mirtillo leggeva gli scritti del vecchio frate che aveva studiato il fenomeno e che dava loro preziose indicazioni: 
Nel rivivere gli avvenimenti legati alla misteriosa maschera, Mary avrebbe assunto nella sua mente il ruolo della giovane donna del passato che aveva avuto a che fare con la maschera "appiccicandole" le sue emozioni. Poiché non poteva certo conoscere i veri protagonisti di quella antica storia, ecco che i loro ruoli sarebbero stati analogamente assunti da persone che lei conosceva bene. Non si sarebbe dovuta sorprendere quindi se, nel rivivere la storia legata alla maschera, avesse incontrato altri visi familiari: sarebbero stati solamente attori che avrebbero impersonato per lei i veri protagonisti di quegli avvenimenti passati.

Ma Mary aveva già gli occhi chiusi, mentre la sua mente stava viaggiando nel tempo e nello spazio. Fra Mirtillo le guidò dolcemente la mano verso  la maschera e quella volta, toccandola e percorrendola con la mano, Mary non sussultò più, mentre in lei nascevano sensazioni sempre più reali.
 
- Dove sei? - le chiese fra Tenaglia, sussurrando - Dove ti trovi? Hai la maschera con te?

- No - rispose Mary, ugualmente sussurrando - Sono in un luogo molto caldo ...non vedo la maschera … ma ci sono molti alberi, rumori di gente che lavora... e sono sotto il portico di una grande fattoria, al limitare di una foresta... 
- Io sono Isabella - aggiunse Mary, con un filo di voce - la figlia di Don Vasco De Amaral, commerciante portoghese di legname.

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