L'isola del diavolo - Cap. 4
Cap. 4
Una tempesta imprevista
Quattro giorni dopo, come aveva annunciato padre Francisco, la squadra di navi pirata levò l'ancora dalla Tortuga dirigendosi verso sud per intercettare una flotta di galeoni spagnoli salpati da Cartagena. Lucine aveva tentato inutilmente di fermare Laurent Lamort e di convincerlo a rinunciare all'ennesimo attacco che avrebbe reso ancora più grave la sua posizione verso le potenze europee, ormai decise a combattere la pirateria dopo averla fatta nascere. Ma nonostante sapesse che i giochi della politica erano superiori a tutti i loro sforzi, Laurent non voleva rinunciare a guidare i suoi uomini in quell'impresa, preferendo morire piuttosto che rinunciare alla libertà di vivere come desiderava. Così baciò Lucine un'ultima volta appassionatamente prima di salpare. A Lucine non restò che seguire un'altra via per tentare di salvare la vita all'amato marito.
Moriel e padre Francisco si erano già messi in moto da un paio di giorni e la nave che Lucine aveva deciso di mettere a disposizione dei due per raggiungere l'isola del diavolo era già pronta, ormeggiata in una rada un po' defilata. Aiutati da un gruppo di pirati fedeli a Lucine (che era stata con loro sempre generosa e che aveva attratto alla sua causa convincendoli che occorreva fare di tutto per abbandonare la pirateria e meritarsi quindi il perdono delle autorità) avevano trasportato sulla nave le sculture sacre recuperate dal prete, montando a prua, tra l'albero di trinchetto e il bompresso, il Grande Talismano, così come Moriel l'aveva visto nella grotta.
Montata la grande struttura, collegata da grosse travi e funi all'albero della nave e al ponte, questa era apparsa a Moriel ancora più imponente e in un certo modo terrificante, se solo egli si fosse abbandonato alla suggestione della superstizione. Ebbe comunque la prova che il Grande Talismano, come continuava a chiamarlo padre Francisco, funzionava benissimo con i pirati che erano destinati ad accompagnarli all'isola perchè, quando fu interamente montato, i pirati stessi si facevano il segno della croce ogni volta che alzavano lo sguardo su di esso, guardandolo sempre con un evidente timore reverenziale.
Inoltre, dopo che fu montato e benedetto da padre Francisco con una cerimonia apposita, nessuno osò più esprimere dubbi o commenti sulla destinazione del loro viaggio, come era invece successo in modo preoccupante appena erano filtrate le prime indiscrezioni.
In breve, due giorni dopo la partenza di Lambert Lamort, anche la nave di Moriel era pronta a prendere il mare, cosa che avvenne al tramonto, in una notte di luna calante e senza luci di bordo. Tutto avvenne così segretamente che solo quando erano in navigazione Moriel si accorse che anche Lucine era salita a bordo e con lei Helena. La prima voleva tenere sotto controllo fino alla fine l'equipaggio, di cui temeva sempre la defezione in caso di difficoltà; la seconda perchè voleva stare vicino a Moriel e vigilare su di lui, perchè per lei era diventato molto importante.
In ogni caso Moriel era felice come non aveva osato sperare. L'unica contrarietà era il pericolo che anche la ragazza avrebbe corso con lui per quello che avrebbero trovato sull'isola del diavolo. Ma qualunque cosa fosse, Moriel era fiducioso nelle armi della scienza e determinato a difendere la ragazza con tutte le sue forze.
La nave di Moriel e Lucine si chiamava Esperanza, ed era un brigantino dalle forme snelle che navigava di buona lena, pur dovendo rinunciare alla vela bassa di trinchetto, essendo lo spazio occupato dal Grande Talismano. Lasciatesi alle spalle le coste di Hispaniola e della Tortuga, si lanciò in mare aperto, puntando a nord della Jamaica. Moriel era eccitatissimo all'idea di entrare nel vivo delle sue ricerche e anche il buon Lafouche appariva ciarliero e vivace come non accadeva da molto tempo, merito forse del bel sole e dell'aria frizzante che accompagnavano la navigazione.
A causa della presenza della madre e dell'equipaggio, Helena era molto riservata nei confronti di Moriel, ma ogni volta che era possibile i loro sguardi si incontravano scambiandosi messaggi di saluto e di affetto. Questi non erano sfuggiti a Lucine che ne prese atto con malcelata malinconia: la donna, evidentemente, non aveva nulla in contrario ad una relazione tra sua figlia e il giovane scienziato, ma era chiaro che su tutto gravava la preoccupazione di quello che sarebbe stato il loro futuro se il padre di Helena fosse stato imprigionato e magari giustiziato per pirateria.
Così urgeva risolvere il problema alla radice. Lucine si augurava di cuore che Moriel avesse ragione e, soprattutto, che avesse trovato il modo di cancellare la malefica influenza che condizionava così gravemente le loro vite.
L'aria fresca che aveva galvanizzato così bene il mite Lafouche si tramutò ben presto in un vento teso che divenne in breve aria di tempesta spingendo tutti quelli che non erano necessari sul ponte a rifugiarsi all'interno della nave. Chiudendo tutti i boccaporti e serrando le vele più alte, la Esperanza si preparò alla tempesta imminente che da quelle parti poteva essere molto veloce e violenta.
In effetti in meno di un'ora il mare divenne pauroso, con pesanti onde color del piombo e creste bianche spazzate dal vento. Il capitano della nave, un valente marinaio di mezza età, scelto personalmente da Lucine e a lei molto fedele, era un esperto conoscitore della nave e di quei mari, e conduceva le manovre con energia e competenza, ma non c'era dubbio che il peso del Grande Talismano a prua e la sua resistenza contro il vento alteravano non poco la navigazione. In breve, le vele furono ridotte solo a quelle del bompresso, mentre il timoniere aveva sempre maggiore difficoltà a tenere la nave sulla linea prevista.
La nave rollava e beccheggiava furiosamente e all'interno tutti si tenevano alle pareti in preda all'angoscia e con le viscere in subbuglio. Per di più stava calando la sera e poichè il cielo era coperto da una spessa coltre di nubi, la navigazione sarebbe proseguita alla cieca in una infernale altalena di spruzzi, cadute, risalite ed esplosioni di lampi.
Dopo diverse ore di quell'inferno d'acqua, all'improvviso si udì un uomo sul ponte urlare: a sinistra si erano intraviste per un momento delle luci e infatti, poco dopo, le sagome scure di tre grosse navi apparvero tra le creste bianche delle onde. Erano tozze e pesanti e anch'esse trascinate dal vento e dalla corrente in quella danza infernale.
Galeoni spagnoli - aveva sentenziato il capitano, dopo quella rapida occhiata attraverso la tempesta. Le navi in breve erano sparite alla vista, ma un'ora più tardi, quando già cominciava ad albeggiare, se ne avvistarono altre due, più lontane, di cui una molto appruata e con un albero spezzato.
Lucine intuì, prima ancora che il capitano glielo confermasse, che quella doveva essere parte del convoglio di navi spagnole che avevano lasciato Cartagena alcuni giorni prima e che dovevano avere una rotta più a nord di quanto previsto, scelta o per fuggire ad un prevedibile attacco dei pirati, o per aggirare la tempesta che invece le aveva comunque colpite in pieno. Ma se c'erano le navi spagnole, molto probabilmente in zona ci sarebbero state anche le navi dei pirati guidati da Laurent Lamort che le stavano inseguendo.
Meno di mezz'ora dopo, infatti, il grido di un gabbiere richiamò tutti sul ponte. L'uomo in alto si sbracciava indicando verso l'orizzonte dove presto apparve, tra le cime delle onde, l'alberatura della Terrible, la nave di Lamort, seguita da un'altra nave più piccola.
Su ordine di Lucine, il capitano virò prontamente per allontanarsi, ma non era facile dirigere la nave tra le onde e le raffiche di vento ancora molto sostenuto, soprattutto perchè, evidentemente, anche la Terrible doveva aver avvistato la Esperanza e aveva puntato su di essa, recuperando molta della distanza a causa della sua maggior velocità.
Eppure, man mano che la Terrible si avvicinava alle loro spalle, Lucine e Moriel avevano potuto vedere come la nave pirata mancasse di parte dell'alberatura e avesse la serpa di prua molto danneggiata. Non sembravano danni dovuti alla tempesta, ma piuttosto dovuti ad un combattimento, magari proprio con il convoglio di navi spagnole che era il loro obiettivo.
Ma potevano delle navi da carico, anche se armate, colpire così gravemente una nave potente come la Terrible? Ci doveva essere dell'altro... e infatti ben presto la situazione apparve perfettamente chiara quando, alle spalle della Terrible, così lontana da essere appena visibile, si vide la possente alberatura di un'altra nave da guerra che la puntava con decisione.
Una nave da guerra francese, con due ponti pieni di cannoni e un equipaggio addestrato! La Terrible non stava inseguendo loro o la flotta di Galeoni... stava fuggendo ad una imboscata che doveva essersi già sviluppata in mare il giorno prima e ora proseguiva portando ad un tragico epilogo. Menomata com'era nella sua alberatura, infatti, la Terrible non era veloce come avrebbe dovuto - la Esperanza infatti riusciva agevolmente a mantenerla alla stessa distanza - e l'attacco finale era sicuramente questione di tempo.
Lucine era disperata. Quella era la prova che le potenze europee, stanche di dover sottostare alla continua minaccia dei pirati, si erano alleate tra loro dimenticando le loro aspre rivalità, facendo fronte comune contro i Fratelli della Costa tanto che una o più navi francesi avevano usato come esca il convoglio spagnolo per attirare le navi di Lamort e attaccarlo di sorpresa. A bordo della nave inseguitrice ci doveva essere molta soddisfazione per aver costretto il capo pirata sulla difensiva e certamente si pregustava la sua totale sconfitta.
Passarono diverse ore senza che la situazione mutasse, a parte il tempo che era migliorato un poco, mantenendo però il mare molto agitato. Il vento però si era stabilizzato in forza e direzione e le tre navi, quella francese molto più lontana, mantenevano le loro posizioni relative.
Improvvisamente però, riapparve una quarta nave, quella che inizialmente era insieme alla Terrible e che faceva parte della flotta pirata che, coraggiosamente con quelle condizioni di mare, si era alleggerita scaricando in mare tutto il superfluo (evidentemente in base ad un piano ideato in precedenza dall'abile capo pirata) e aveva quindi issato tutte le vele per accelerare e avvicinarsi alla nave francese dalla quale si era in precedenza defilata.
La nave pirata, benchè più piccola del vascello di linea francese, lo attaccò decisamente a cannonate appena arrivata a tiro e, navigando in favore di vento, colpendolo di tre quarti di poppa, dove la nave da guerra aveva molta più difficoltà a rispondere.
Proprio per fronteggiare l'imprevista minaccia, il vascello francese dovette cambiare rotta e manovrare per virare e predisporre al tiro i suoi cannoni, ma così facendo perse rapidamente il favore del vento, abbandonando di fatto l'inseguimento della Terrible. Con un ghigno di soddisfazione, Lucine, Moriel e il capitano della Esperanza notarono che tutto era avvenuto in un tempo ben prestabilito, quanto la sera stava nuovamente e rapidamente calando in modo che la Terrible (e la Esperanza con lei) avrebbero potuto approfittare della notte per dileguarsi del tutto e far perdere le proprie tracce.
Anche la seconda nave pirata, in inferiorità in un vero e proprio scontro a fuoco, avrebbe potuto approfittare della notte per rifiutare il combattimento e scappare a sua volta, ma intanto la Terrible sarebbe stata in salvo. L'abilità di Laurent Lamort si era rivelata vincente un'altra volta.
L'alba del giorno dopo ritrovò la Esperanza ben piantata sulla sua rotta verso l'isola del Diavolo, mentre alle sue spalle ogni traccia della Terrible era svanita. Ma la nave di Lamort aveva una alberatura molto più alta sull'acqua e una vedetta su una delle crocette avrebbe potuto vedere molto più lontano di quella in cima all'albero della nave di Lucine e di Moriel. I due quindi non potevano essere sicuri che la nave di Lamort non continuasse a seguirli. Ma non c'era nulla da fare e al punto in cui erano non si poteva fare altro che continuare la loro missione e portarla a termine, per il bene di tutti.
Dopo altri tre giorni di navigazione il mare si era calmato, ma il vento era rimasto teso e costante, al traverso, e la Esperanza aveva potuto percorrere molte miglia. Il cielo era pieno di nubi bianche e filacciose e l'aria tersa. La nave procedeva da sola nell'ampio golfo, senza nessuna altra nave in vista. Avevano dovuto effettuare diversi bordi per portarsi nella zona indicata da padre Francisco e verso mezzogiorno individuarono davanti a loro una colonna di fumo biancastro. Avvicinandosi ancora videro che si trattava proprio di un'isola, gibbosa e nera, sulla quale doveva trovarsi un vulcano che, appunto, eruttava fumo e vapori subito piegati e dispersi dal vento.
Era quella l'isola del Diavolo? Si trovava laggiù la fonte del Male che aveva appestato quella parte del mondo? Gli odori nauseabondi che arrivavano dall'isola sembravano annunciare davvero una delle entrate dell'inferno. Inoltre Moriel non era troppo sorpreso di trovarvi un vulcano. Se dallo spazio un corpo pesante fosse caduto sulla terra, infatti, l'urto avrebbe potuto benissimo sfondare la crosta terrestre consentendo al magma infuocato che si trova all'interno di fuoriuscire.
Proprio mentre giravano intorno all'isola per cercare un luogo adatto allo sbarco, all'orizzonte apparve l'alberatura della Terrible. Laurent Lamort non si era fatto giocare e anzi, intuendo dov'erano diretti, doveva aver scelto un'altra direzione per raggiungerli e poi sorprenderli.
Ben presto la Terrible fu abbastanza vicina da poter distinguere gli uomini sul ponte. Sul cassero di poppa si scorgeva benissimo la sagoma di Laurent e anche lui, soprattutto usando un cannocchiale, doveva aver scorto le figure di Lucine e di Helena a bordo della Esperanza.
Il capitano continuava a bordeggiare poco lontano dalla riva finchè nella barriera di rocce laviche si vide aprirsi un largo canale che portava ad una baia più protetta e con le rive meno scoscese. La Esperanza puntò verso l'apertura tra gli scogli con la chiara intenzione di uno sbarco e fu allora che si sentirono alcuni colpi di fucile arrivare dalla Terrible.
Con il cannocchiale Moriel vide Laurent che si sbracciava disperatamente. Era chiaro che non voleva assolutamente che Lucine ed Helena sbarcassero sull'isola di cui, certamente, anche lui conosceva la macabra reputazione. La Terrible arrivò anche a sparare un colpo di cannone che si schiantò sugli scogli neri a lato dell'apertura, ma Lucine non si lasciò dissuadere e invitò il capitano a continuare, mentre Moriel spiava i contorni e le rocce dell'isola, cercando di ottenerne tutte le informazioni possibili.
Stava accadendo qualcosa di strano. Nonostante la nave fosse sopravvento, i miasmi fetidi generati dall'attività vulcanica la investivano ugualmente e sempre con maggiore violenza. Inoltre l'apertura tra gli scogli, che in precedenza era apparsa ampia e agevole da oltrepassare, ora sembrava essersi rinchiusa, come se gli scogli si muovessero.
Ma doveva essere una illusione ottica, naturalmente, dovuta all'omogeneità delle rocce nere che si susseguivano senza soluzioni di continuità e che si sovrapponevano alla vista a causa del movimento della nave. Inoltre Moriel aveva notato delle bolle che salivano e gorgogliavano dal fondo del mare, intorno alla nave, e sospettava che l'attività vulcanica agisse anche sui fondali intorno all'isola oltre che sull'isola stessa . Forse era da lì che arrivava il lezzo di zolfo che era sempre più forte e stava intossicando tutti.
Lucine ed Helena erano sul ponte e si proteggevano la bocca con dei fazzoletti bagnati non rinunciando ad assistere alle operazioni. I marinai, invece, senza alcuna protezione, erano chiaramente in difficoltà e molti tossivano furiosamente. Inoltre tutti erano chiaramente spaventati, consapevoli di avvicinarsi al loro incubo peggiore.
Padre Francisco si affannava intorno al Grande Talismano che fino a poco prima era coperto da un telo, per proteggerlo dalle onde. Il prete tolse il telo e allargò la struttura che in precedenza era stata parzialmente ripiegata in alcune parti per ridurne l'ingombro durante la navigazione.
Per una fortunata combinazione (che però ai superstiziosi marinai apparve ben altro che un colpo di fortuna), appena il Grande Talismano si erse in tutta la sua maestosità, si levò un alito di vento che spazzò via i miasmi infernali rendendo l'aria nuovamente limpida. Fu un sollievo per tutti che ridiede coraggio ai marinai e, soprattutto, diede al timoniere modo di vedere il mare davanti alla nave e la posizione degli scogli più affilati che delimitavano il varco verso la baia.
Ora, man mano che la nave avanzava, il varco sembrava farsi più largo e agevole finchè, con un ultimo alito di vento e un favorevole flusso della corrente, la Esperanza superò il punto più pericoloso entrando nella rada, anche se questa era sempre invasa di miasmi fetidi. Ma laggiù una brezza più tesa li manteneva bassi sul mare e la nave, virando lentamente verso il lato sopravvento, portò tutti in una zona dove l'aria era più respirabile.
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