L'isola del diavolo - Cap. 5
Cap. 5
Battaglia sull'isola
Moriel, Lafouche e padre Francisco erano all'estrema prua, intenti a scrutare il fondale e gli scogli, quando udirono delle grida alle loro spalle.
Tutti si voltarono vedendo che anche la Terrible si accingeva ad entrare nella baia, avendo evidentemente deciso di seguire la rotta percorsa dalla Esperanza e approfittando della stessa corrente favorevole. Ma la nave pirata era molto più grande del brigantino e il varco nella scogliera ora sembrava assolutamente troppo stretto. Inaspettatamente, gli scogli sembravano essersi rinchiusi come due gigantesche mandibole pronte a serrare la nave in un morso di pietra!
Ma Laurent Lamort era un capitano molto abile e per pochi centimetri riuscì ad evitare lo scoglio più pericoloso, per poi catturare il flusso della corrente che lo portò a superare la strettoia d'ingresso, guadagnando infine la baia interna. Le vele furono rapidamente serrate mentre una grossa ancora fu calata a prua. Lentamente l'abbrivio si esaurì e in breve le due navi si fermarono nello specchio d'acqua senza che però riuscissero ad affiancarsi del tutto, come Lamort avrebbe voluto: il fondale della baia, infatti, era molto variabile e il minor pescaggio della Esperanza le aveva consentito di fermarsi molto più vicino alla riva, sul lato occidentale, mentre la Terrible dovette fermarsi al centro della laguna.
Sulla Terrible ci fu subito un grande lavorìo intorno alle scialuppe, ma anche sulla Esperanza il capitano dispose subito di calarle per far sbarcare Moriel e gli altri passeggeri.
Mentre i marinai si davano da fare, Moriel aveva continuato ad esaminare con un potente cannocchiale le alture intorno alla baia. Apparentemente l'isola sembrava disabitata: nessun porticciolo, nessuna costruzione, nè sentiero sulle ripide rive nere di fuliggine e puntellate di radi cespugli spinosi e rinsecchiti.
Eppure gli era sembrato di vedere qualcosa muoversi, tra le rocce; qualcosa o qualcuno che non erano le volute di fumo e vapori che continuavano ad ammorbare l'aria e che fuoriuscivano da diversi punti del terreno, schiacciate e sfilacciate dalla brezza. Moriel continuava a vagare con il cannocchiale sulla sommità delle alture che circondavano la baia, indeciso su cosa fare e pensare, quando un grido di padre Francisco lo richiamò, mentre Lafouche, che gli era accanto, lo tirò per una manica.
Guidati dal prete, i marinai avevano smontato il grande Talismano e ne avevano caricato alcuni pezzi sulle scialuppe ormai tutte intorno alla nave. Altri pezzi più grandi erano stati semplicemente calati in acqua, visto che erano di legno e potevano galleggiare, ed erano stati assicurati al traino con delle funi. La spedizione era pronta a scendere a terra e Moriel era stato chiamato ad unirsi agli altri.
Moriel e Lafouche si affrettarono a scendere dalla murata, trovando, sulla scialuppa sottostante, Lucine ed Helena già pronte sedute su una panchetta ed eccitate come bambine, nei loro abiti cambiati per l'occasione.
Lucine indossava una gonna pieghettata ampia e comoda, di cotone scuro, lunga fino alle caviglie, strette in corti stivaletti; una camicia bianca aderente con le maniche lunghe ornata di merletti e una corta giacca di cuoio; i capelli raccolti in una grossa coda di cavallo.
Helena invece portava stretti pantaloni di panno e due lunghi stivali fin sopra il ginocchio, destinati a ripararla dalle rocce taglienti e dai rovi. Poi una camicetta di cotone senza collo e un corto giubbetto di stringhe di cuoio intrecciato alla moda spagnola. I capelli corvini protetti da una bandana rossa. Era semplicemente bellissima e Moriel ne restò profondamente colpito.
Quando scese nella barca e lei lo aiutò porgendogli una mano e sorridendogli, lui non riuscì neanche a parlare.
Ma il marinaio a prua lo tolse dall'imbarazzo, spingendo lontano dalla nave la barca che ondeggiò costringendolo a sedersi per non cadere. Altri due marinai cominciarono a spingere sui remi e il piccolo convoglio di barche si diresse verso la riva. Le donne e i marinai guardavano continuamente e ansiosamente verso la Terrible, che, un centinaio di metri più lontana, stava ugualmente rilasciando le sue scialuppe piene di uomini, con l'intento evidente di raggiungere quelle della Esperanza prima che approdassero a riva.
Ma stava accadendo qualcosa di strano. La Terrible si muoveva spinta da una misteriosa corrente o un reflusso di marea a causa dell'ancora che, evidentemente non aveva fatto presa sul fondale. I marinai rimasti sulla nave si agitavano e presto un'altra pesante ancora fu calata dalla prua, ma la nave non si fermava e ormai stava pericolosamente puntando su una bassa scogliera che si trovava all'estremità orientale della baia. Immediatamente Lamort, che si trovava su una delle scialuppe, urlò ai suoi di afferrare le gomene e trattenere la nave con le scialuppe, spingendo i suoi a fare forza sui remi.
I pirati si affrettarono ad obbedire agli ordini e la nave finalmente parve rallentare la sua deriva verso gli scogli, quando ecco che, dalle alture che circondavano quel lato della baia, emersero delle figure tozze e nere che cominciarono a lanciare frecce e strani proietti fumanti verso la nave.
Moriel e gli altri con lui si voltarono trasalendo sentendo le grida che provenivano dalle barche dei pirati di Lamort. I proietti che lasciavano lunghe scie fumanti nel cielo altro non erano che pezzi di lava incandescente che gli attaccanti lanciavano con una specie di fionde o piccole catapulte.
Alcuni avevano già intaccato le vele che avevano cominciato rapidamente a bruciare; altri cadevano sul ponte e venivano rapidamente spenti, ma i marinai che si arrampicavano sulle sartie per impedire l'incendio, venivano fatti segno di una pioggia di frecce e in breve molti furono colpiti. In ogni caso i proietti erano troppi per essere fermati e quelli che cadevano nei boccaporti o in luoghi non immediatamente accessibili diffondevano rapidamente le fiamme ovunque e in modo sempre più devastante.
I marinai della Esperanza assistevano con orrore alla confusione che ormai regnava tra i pirati di Lamort. Quelli che si trovavano sulla nave rischiavano di bruciare nell'incendio che ormai stava avvolgendo la Terrible, mentre quelli che erano sulle scialuppe erano impotenti, essendo troppo lontani per rispondere agli assalitori e ormai impossibilitati a risalire a bordo.
Dalle scialuppe si levavano colpi di pistola o di archibugio, ma la distanza e il movimento delle barche impedivano di effettuare dei tiri precisi. E poi i selvaggi che bombardavano la nave si muovevano nascosti dalle rocce ed era praticamente impossibile fermarli.
Moriel cercava di capire chi fossero gli assalitori, ma la distanza e il rolliò della barca impediva di vedere bene con il cannocchiale. Inoltre tra lui e le colline cominciava e levarsi sempre più denso il fumo dell'incendio della Terrible. Così non gli restò che incitare i marinai ad accelerare la voga per raggiungere al più presto la riva. La Esperanza sembrava più solida alla sua ancora e se fossero arrivati a sbarcare avrebbero potuto creare una testa di ponte per tenere lontano eventuali assalitori, impedendo loro di raggiungere la nave con i proiettili incendiari.
Con sollievo, lo scienziato vide che le prime barche guidate da padre Francisco avevano già raggiunto la battigia, ma i marinai, invece di preparare le armi per contrastare il probabile assalto degli indigeni, stavano sbarcando i pezzi del Grande Talismano per rimontarlo su un telaio che stava formandosi munito di grandi ruote piene, costruite con robuste tavole di quercia. Altri stavano rapidamente recuperando i pezzi galleggianti al seguito delle scialuppe.
«Siete impazzito? - tuonò Moriel verso il prete, saltando giù dalla sua barca e raggiungendo anche lui la riva camminando con vigore nell'acqua bassa - dobbiamo preparare la difesa! Lasciate stare il talismano e predisponete una trincea di pietre, piuttosto. Tra poco quei diavoli arriveranno qui!»
«Diavoli! Avete detto bene! - urlò come invasato padre Francisco, senza smettere di spingere per issare sul talismano, insieme ad altri, l'enorme Madonna con il Bambino che ne costituiva uno dei componenti più importanti - Quelli sono demoni con i quali le armi non avranno alcun effetto, se non avremo la protezione di Dio! Datemi una mano, piuttosto, e cerchiamo di ricostruirlo prima che sia troppo tardi.»
Moriel stava per rispondere quando un enorme boato fece tremare l'aria intorno a loro facendoli barcollare. All'altra estremità della baia, il fuoco aveva raggiunto la santabarbara della Terrible che era esplosa con fragore assordante lanciando frammenti dello scafo e tizzoni fumanti in tutte le direzioni, molti dei quali ricaddero tempestando l'acqua intorno alle scialuppe dove si trovavano i pirati di Laurent Lamort. L'esplosione improvvisa spaventò anche gli assalitori che, vedendo gli ultimi pirati abbandonare la nave in fiamme lanciandosi in acqua poco prima del disastro finale, erano scesi in massa dal declivio che sovrastava la riva avvicinandosi all'acqua. Lo scoppio li colse completamente alla sprovvista, cosicchè molti si fermarono di colpo terrorizzati creando una barriera contro cui urtarono e si ammassarono coloro che seguivano con un effetto che sarebbe stato comico se non si fosse trattato, invece, di una tragedia.
Cadendo a terra gli uni sugli altri gridando e squittendo come dei topi, quegli strani esseri neri e coperti di fuliggine si rialzarono in una confusione indescrivibile, per poi fare dietro front e risalire urlando e gesticolando la scarpata per poi sparire terrorizzati dietro la cresta da cui erano discesi. Nel frattempo il relitto della Terrible, ormai ridotta a poco più di un pontone, continuava a bruciare, scosso da esplosioni minori mentre si inclinava lentamente di poppa, osservato con rabbia e costernazione dai pirati sulle scialuppe, ancora impietriti da quando era accaduto.
Poi, come scuotendosi da un brutto sogno, Laurent Lamort riprese coscienza della situazione e si mise ad incitare i suoi pirati che, intanto, stavano facendo salire sulle scialuppe i pochi marinai superstiti che si erano lanciati in acqua dalla nave prima dello scoppio. Lentamente le scialuppe ripresero a muoversi puntando con decisione verso il gruppo di marinai della Esperanza, ormai sbarcati sul lato opposto della baia.
Laggiù, Moriel aveva intanto concluso un'altra operazione, ideata dopo aver visto l'effetto che l'esplosione della Terrible aveva avuto sugli abitanti dell'isola. Aveva reinviato alcune scialuppe sulla Esperanza, caricandole con numerosi barilotti di polvere da sparo presi dalla riserva di bordo, insieme ad un paio di colubrine e grosse spingarde che sarebbero state trasportabili una volta istallate sulla struttura del Grande Talismano.
Le armi pesanti e i barilotti di polvere avrebbero formato una zavorra alla base della struttura di legno, rendendola più stabile e, insieme, dandogli una potenza offensiva che avrebbe potuto fermare un eventuale attacco di quei misteriosi indigeni. Il Grande Talismano non avrebbe avuto un potere solamente superstizioso, ma anche di effettiva piattaforma di fuoco utile in caso di difesa.
Lo sbarco delle armi e della polvere fu effettuato nel tempo che fu necessario alle scialuppe di Laurent Lamort per raggiungere a loro volta la testa di ponte creata dai marinai della Esperanza, cosicchè i due gruppi si riunirono formando una forza di sbarco parecchio numerosa. Ma gli animi erano tutt'altro che concordi e inclini alla collaborazione. Appena arrivato a riva, Laurent Lamort si diresse a grandi passi verso Moriel e padre Francisco che lo aspettavano ai piedi del Grande Talismano, quasi del tutto montato e torreggiante sulle ruote di cui ora era munito. Lamort era furioso e impugnava la pesante spada come se volesse affettare chiunque avesse trovato sul suo sentiero.
Ma dalla folla di marinai della Esperanza che si stringevano intorno al Grande Talismano quasi ricercandone la protezione contro la furia del loro capo, uscì all'improvviso Lucine, che si parò con decisione davanti al capo pirata, costringendolo a fermarsi con un sussulto, tirando indietro la spada per non ferire la donna.
«Non azzardarti a colpirli, sai! - Esclamò Lucine con uno sguardo di fuoco che fece sbarrare gli occhi a Lamort - Questi uomini hanno eseguito i miei ordini e, che tu voglia o no, stavolta porteremo a termine la nostra missione. Visto che tu non vuoi capire, stavolta saremo io e Helena a decidere... e tu obbedirai!»
Laurent prima fissò sua moglie con furia, poi, con grande meraviglia dello scienziato, il suo sguardo si addolcì di colpo, la bocca atteggiandosi ad un rapido sorriso, e tutto il suo volto manifestò in breve solo grande orgoglio e ammirazione. Ammirazione, rispetto e quindi vero amore per quella donna che riusciva a tenergli testa, che lo aveva conquistato con il suo carattere e la sua intelligenza, prima che con la bellezza.
Laurent Lamort, essendo un vero uomo, forte e coraggioso, non avrebbe certamente mai fatto nulla di male alla donna che amava. Anzi, tutta la sua ansia e la sua furia erano solo dettati dalla paura di perderla o di vederla soffrire in qualche modo. Così, davanti a tutti gli uomini di cui era il capo indiscusso e temuto, Laurent piantò a terra la spada e prese le mani di Lucine portandole alla bocca, in un tenero bacio intriso di ansia e di giocosa ironia.
«Amore mio, stai bene? Ero in pena per te, e non vorrei mai che ti accadesse qualcosa. Ma mi hai disobbedito. Hai preso una delle mie navi e i miei uomini e sei partita per un viaggio pericoloso senza avvertirmi.»
«Non era la tua nave, nè sono i tuoi uomini - rispose Lucine con un lieve sorriso, stando al gioco, ironia compresa - siamo tutti liberi fratelli della costa, ricordi? Ognuno è libero di fare e di seguire chi vuole. Inoltre il viaggio non è più pericoloso di quelli che fai tu, quando vai ad assalire con le armi le navi spagnole cariche di tesori. Infine, tu non sei il mio padrone, ma mio marito, e non ho mai pensato di doverti obbedienza, ma amore e rispetto. Non è così?»
Sotto lo sguardo ormai chiaramente divertito di Moriel, Lambert e Lucine rimasero in silenzio guardandosi negli occhi, ammirandosi a vicenda, per un momento beatamente perduti in quel reciproco piacere. Poi Lamort si staccò dalla donna e, levatosi il cappello, lo sventolò davanti a lei piegandosi in un teatrale inchino. Era il suo modo di sancire la sua sconfitta e, ad un tempo, l'ennesimo riconoscimento della sua ammirazione per quella donna fantastica. Anche Lucine ormai rideva allegra, e lo stesso facevano tutti i pirati intorno a loro, che si scambiavano sghignazzi e pacche sulle spalle mentre la tensione si allentava. Naturalmente, anche Helena ne approfittò per scambiare un radioso sorriso con Moriel e i due si sarebbero addirittura abbracciati dalla gioia se padre Francisco, ancora una volta, non li avesse interrotti e si fosse fatto avanti schiarendosi la voce e riportando tutti alla gravità della situazione.
«Il Grande Talismano è pronto e grazie a Dio esso ci ha preservato dall'attacco di quei demoni! Ma dobbiamo muoverci, se vogliamo raggiungere la fonte del Male, non credete? Ora siamo abbastanza numerosi per fronteggiare qualunque attacco, anche se non dobbiamo cessare di pregare e di chiedere la protezione dell'Altissimo.»
E così dicendo, scosse il turibolo dell'incenso che aveva portato con sè, facendolo ondeggiare con forza e mettendosi a camminare intorno al Talismano per cospargerlo del fumo sacro, mormorando a mezza voce le preghiere del rosario. Subito un buon numero di marinai e pirati si misero a seguirlo, mormorando anche loro a mezza voce spezzoni di preghiere e suppliche, mentre Lambert Lamort, Lucine, Helena, Moriel e il buon Lafouche si disponevano in disparte, scambiandosi un'occhiata circospetta. Come se lo vedesse per la prima volta, Lambert si avvicinò a Moriel accarezzando la grossa pistola che portava al fianco infilata nella fascia che gli faceva da cintura e parlandogli molto serio.
«Potrei approfittare delle preghiere in corso per spararvi e farvi morire in grazia di Dio. Anche voi mi avete disobbedito e lo meritereste.»
«Potreste farlo, certo, ma non lo meriterei. Se sono qui è per aiutare vostra moglie e liberarvi dal Male, non dimenticatelo.» Rispose Moriel con fare distaccato.
Un attimo prima che Lambert potesse rispondergli, Helena si mise davanti al giovane, guardando il padre con sguardo combattivo. «Inoltre io... io lo considero importante, per me - disse, ingoiando il groppo in gola che sempre la affliggeva quando doveva discutere con suo padre - Jean Baptiste...il signor Moriel è tanto una cara persona e io non voglio che muoia!»
Suo padre la fissò stupito, per poi sorprendere la ragazza, rovesciando indietro la testa e scoppiando in una sonora risata. Helena si affrettò a rifugiarsi tra le braccia di Moriel che la strinse preoccupato, guardandola come se fosse un ninnolo prezioso capitato in mezzo ad una carica di elefanti.
«Ah! Ah! Ah! Sono proprio un imbecille, non c'è dubbio - tuonò il capo pirata ridendo - Mi allontano un attimo e tutto cambia nella mia famiglia. Mia moglie diventa capitana di navi, un vecchio frate trascina via i miei uomini e mia figlia perde la testa con uno dei miei prigionieri! Decisamente devo stare a casa di più e magari controllarmi braghe e camicie. Non vorrei restare da solo e in mutande!»
«Non ho perso la testa! - rispose piccata Helena - E' soltanto un uomo buono e simpatico e io gli voglio bene!"
Moriel la fissava incredulo, balbettando confuso, e fu Lambert a toglierlo dall'imbarazzo, smettendo di ridere e tagliando corto con decisione.
«Va bene, va bene - disse - parleremo di questo più tardi. Ora speriamo che il frate abbia finito con le sue fumigagioni e cerchiamo di capire qual'è il nostro obiettivo. Io volevo fermare mia moglie e impedirle di sbarcare su quest'isola maledetta e adesso mi trovo bloccato qui e circondato da bestie feroci. Non mi ero sbagliato, dopotutto a non volere che venisse qui! Qual'è il vostro piano?»
Aveva concluso fissando in faccia Moriel, che distolse a fatica lo sguardo da Helena, sforzandosi di riprendere il suo sangue freddo e l'aspetto di uno scienziato qual'era.
«Se quest'isola è frutto della caduta di una cometa, dobbiamo trovare il cratere. - Disse Moriel con voce sicura - Se la cometa ha portato sulla terra qualcosa che genera influssi malvagi, dobbiamo scoprire di che si tratta e possibilmente distruggerla. Probabilmente il suo influsso si manifesta anche nei confronti degli abitanti del luogo che hanno dimostrato così tanta aggressività. Forse sono proprio loro le prime vittime.»
«Già. E i miei pirati le seconde! - Rispose Lambert Lamort digrignando i denti al pensiero della nave e dei suoi uomini saltati in aria con essa - Non avrò misericordia se ci assaliranno ancora e chiunque sia stato a comandare quei bastardi che ci hanno assalito, dovrà fare i conti con me. Padre Francisco, avete finito?»
Lamort disse le ultime parole voltandosi verso il prete che, intanto, aveva ultimato l'ennesimo giro intorno al Talismano. L'aria era impregnata dell'odore acre dell'incenso e, finalmente, il prete sembrava soddisfatto.
«Sì. Adesso possiamo andare. Il grandeTalismano ci proteggerà durante il tragitto.»
«Avete intenzione di tirarvi dietro quell'affare?» Lamort fissava il Talismano incredulo. La gigantesca Vergine di legno dipinto lo fissava con occhi inespressivi. Ma poi, vedendo il timore e la superstizione che aleggiava evidente negli occhi dei suoi uomini, si avviò rapidamente impugnando la spada, senza attendere la risposta del prete.
«Va bene, muoviamoci, allora! Dieci uomini a spingere questo... questo Talismano e il resto tutti intorno con gli occhi bene aperti. Due accanto ad ogni colubrina e pronti a fare fuoco a mitraglia! Voi fate strada, dottore.»
Le ultime parole erano rivolte a Moriel che, prima sorrise ad Helena, spingendola leggermente affinchè si disponesse dietro il Talismano, nella posizione più riparata insieme a sua madre, e poi, raccolto un fucile da una delle scialuppe, si incamminò decisamente in testa alla colonna che si stava formando. Lafouche gli trotterellò dietro, portando una sacca di cuoio nella quale il bravo assistente aveva raccolto carta e penna, per i suoi rapporti, e il necessario per un rapido soccorso medico.
Diversi uomini avevano cominciato a spingere il Grande Talismano che, cigolando, si era mosso quasi subito grazie alle grandi ruote e al peso, tutto sommato, non eccessivo, nonostante le dimensioni. Il terreno di sabbia vulcanica nera e grossolana, era compatto e abbastanza liscio. La colonna procedette subito lentamente ma con continuità.
In testa alla colonna Moriel si guardava intorno con attenzione. Qua e là, dal terreno, uscivano getti sotto pressione di fumo bianco. Vapore d'acqua soprattutto, ma anche zolfo, rivelato dalle chiazze gialle intorno agli sfiati, e forse altri gas non meglio identificabili che potevano essere ugualmente tossici. Inoltre c'era il pericolo degli indigeni che sembravano essere spariti ma che certamente controllavano le loro mosse da dietro il crinale delle colline che circondavano la valle. Alle spalle di Moriel si sentiva il salmodiare sommesso del prete che camminava proprio davanti al Grande Talismano, continuando a pregare leggendo il suo breviario, pensando di potenziare così il benefico effetto della struttura.
Moriel non sapeva cosa pensare. La sua mentalità da scienziato non poteva accettare che quell'insieme di sculture lignee potesse avere un qualche potere sovrannaturale, ma non poteva negare che l'effetto teatrale fosse comunque notevole e tale da impressionare, in un certo senso, anche lui. Chissà come doveva apparire misterioso e inquietante a dei selvaggi ignoranti: l'immagine totemica di un dio capace di terribili sortilegi. In ogni caso l'effetto deterrente sembrava funzionare e chissà che non potesse davvero consentire a tutti loro di raggiungere indisturbati il cratere e completare la loro missione senza altri intoppi.
Ma improvvisamente, quasi in risposta ai suoi pensieri, la situazione iniziò rapidamente a cambiare. Avevano percorso circa un miglio e si erano addentrati notevolmente nell'isola, quando i vapori che fuoriuscivano dal terreno cominciarono ad aumentare sempre di più e presto tutta la colonna fu avvolta in una foschia densa e dall'odore nauseante. Anche il caldo era diventato insopportabile e tutti, soprattutto coloro che erano impegnati a spingere il Talismano, grondavano sudore a rivoli. Questo fece aumentare il nervosismo e l'aggressività, tanto che molti litigavano per il minimo pretesto e due arrivano perfino alle armi ferendosi gravemente.
Moriel temeva che si trattasse proprio dell'influsso misterioso che stava modificando il carattere degli uomini portandoli a quelle manifestazioni di ferocia di cui parlava la leggenda. Lambert vagava avanti e indietro lungo la colonna per incoraggiare i suoi o minacciarli, quando li vedeva troppo inquieti. Improvvisamente, il fumo divenne talmente denso che gli uomini non riuscivano a vedersi a due metri di distanza. Moriel non riusciva a capire: eppure c'era vento che avrebbe dovuto disperdere la foschia, ma questa sembrava avere vita propria creando volute più dense proprio dove si trovava la colonna.
Improvvisamente si udirono delle grida verso la retroguardia e subito dopo si udirono spari e cozzare di armi. Lambert Lamort corse subito in quella direzione, mentre Moriel e gli altri, vicini a lui, prepararono le armi scrutando nella nebbia, pronti a tutto. Padre Francisco cominciò a pregare a voce più alta, mentre i pirati addetti alle colubrine brandeggiavano le armi in cerca di un bersaglio. La nebbia avvolgeva tutto come una coperta di piume, sempre più densa, e grida e spari arrivavano ovattati.
Moriel ruppe gli indugi e si lanciò verso la coda della colonna con un pensiero ad Helena che aveva perso di vista. Improvvisamente dal fumo emersero due pirati impegnati a contrastare l'assalto di almeno sei o sette indigeni che li attaccavano manovrando lunghi bastoni aguzzi.
Un pirata fu trafitto ad una gamba; al volo Moriel sparò una fucilata al selvaggio che si piegò in due.
L'altro pirata ne colpì un altro con la spada, ma fu subito avvinghiato da tre diavoli che gli si arrampicarono letteralmente addosso tempestandolo di colpi. Moriel evitò un avversario che sbucò di colpo dal fumo e poi un altro che però gli tirò addosso un grosso sasso colpendolo ad un fianco. Altri sassi arrivavano da altre direzioni e indicavano come quegli indigeni usassero in modo abilissimo proprio il lancio di pietre. Queste erano grosse e vetrose, con spigoli taglienti che potevano causare ferite molto dolorose.
Moriel fu colpito ancora sulla fronte, per fortuna di striscio, ed evitò il peggio mettendosi carponi e procedendo per un momento a quattro zampe, portandosi fuori dalle traiettorie. Infuriava una furibonda battaglia che aveva impegnato il fondo della colonna, ma la nebbia impediva di averne una visione d'insieme. Si udivano spari, urla e rumori diversi tra i quali, ad un certo punto, il grido di una donna.
Moriel ebbe un tuffo al cuore. Lucine ed Helena non erano più dietro al Talismano e quella che aveva sentito sembrava proprio la voce di Lucine. I marinai alle colubrine non si arrischiavano a sparare per timore di colpire i compagni.
Improvvisamente Moriel si ritrovò solo, in mezzo ad una spianata di sabbia nera tra rocce contorte che erano state una colata di lava. A terra c'erano i cadaveri di due indigeni. Moriel si fermò ad esaminarli: erano due esseri umani, senza dubbio, ma che definire inquietanti era poco.
Di carnagione olivastra, erano cosparsi di fuliggine su tutto il corpo cosicchè sembravano neri proprio come diavoli. In testa avevano una specie di casco fatto di sterpi, simile ad un nido di uccello, dal quale spuntavano spuntoni di legno appuntito e annerito dal fuoco. AI fianchi un perizoma, ugualmente fatto di paglia intrecciata e appuntato con lunghi spilloni di osso. Le loro armi erano a terra: una lancia di legno con la punta aguzza indurita sul fuoco e un'ascia fatta con un frammento di ossidiana, una pietra vulcanica vetrosa e dai bordi taglientissimi che poteva agevolmente tagliare la testa ad un uomo con un solo colpo.
Diavoli, non sembravano nient'altro e Moriel comprese benissimo come potesse essersi creata la leggenda dell'isola. Quella non poteva essere niente di meno che l'Isola dei demoni e quegli esseri il frutto avvelenato della fonte malvagia che si trovava laggiù. Lui aveva il compito di distruggerla.
Ad un tratto la nebbia si dissolse e Moriel vide Lambert che gli correva incontro seguito da un gruppo dei suoi pirati. Era stravolto, l'abito e la spada sporchi di sangue.
«Lucine è stata rapita! - Urlò verso Moriel, avvicinandosi a grandi passi - Hanno assalito la retroguardia e trascinato via lei e un gruppo di uomini. Questa maledetta nebbia, creata certamente dal demonio, li ha aiutati.»
«Ed Helena?» Moriel non riuscì a dire altro mentre il cuore gli martellava nel petto.
Ma un secondo dopo anche Helena apparve tra la nebbia, vedendo Moriel e correndogli incontro con un grido. Anche lei aveva la camicia strappata e sporca di sangue e di fuliggine. Mentre i due si prendevano per mano, Lambert continuò superandoli di corsa, voltandosi verso lo scienziato per un ultimo avvertimento.
«State con lei e non lasciatela. Io e i miei inseguiremo quei dannati. Uomini con me!» E ciò detto lui e i suoi scomparvero nuovamente nella nebbia, sulle tracce dei rapitori.
Moriel si affrettò a prendere Helena per un braccio, conducendola verso la sagoma del Grande Talismano che si intravvedeva nel fumo. Qui trovò il grosso dei pirati che si erano messi sotto la sua protezione e quella delle colubrine, puntate ai quattro angoli. Padre Francisco, con le maniche rimboccate e una grossa mazza in mano, li accolse battagliero, anche se, come spiegò eccitato, i selvaggi non si erano mai avvicinati al Talismano, avendone, come lui aveva previsto, un sacro terrore.
«Spingete il Talismano, dobbiamo uscire dalla nebbia!» Urlò Moriel mentre metteva Helena al sicuro tra le travi del Talismano e sotto la protezione di due grossi pirati. Poi si mise lui stesso a spingere la struttura lungo la salita, con l'intento di raggiungere il crinale della collina dove, probabilmente, il vento doveva soffiare più veloce e poteva liberare l'aria da quel fumo e odore infernali.
Mentre metà dei presenti continuava a controllare i dintorni per rintuzzare altri attacchi dei selvaggi, gli altri ripresero con vigore a spingere il Grande Talismano che evidentemente, con la sua presenza, li riassicurava tutti, come ebbe modo di riflettere Moriel. Spingere e governare quella struttura cigolante, pur con grande fatica, dava a tutti uno scopo che li distoglieva dalla paura generata dalla superstizione e dagli attacchi di quegli strani abitanti che sembravano davvero a tutti dei diavoli scatenati.
Ma di cosa potevano vivere in quell'isola brulla e selvaggia? - si chiedeva lo scienziato - Di pesca e nient'altro. O di qualche prodotto minerario, come lo zolfo o il sale, che magari vendevano ai villaggi sulla costa del continente. In ogni caso l'Isola del Diavolo aveva mantenuto la sua fama che però, stavolta, poteva essere cancellata del tutto. Bastava che stessero tutti vicini e non dessero a quei selvaggi l'opportunità di agire col favore del fumo.
La presenza del Talismano sembrava davvero tenere lontani i selvaggi che pur essendo numerosi e potendo certamente effettuare un attacco frontale, avevano agito solo con un attacco marginale e solo perchè il fumo fitto li aveva favoriti. In realtà non si erano mai veramente avvicinati al Talismano e doveva essere stato piuttosto il gruppo di uomini che era con Lucine a restare indietro. Purtroppo il colpo era stato grave e Moriel si chiedeva se avrebbero più rivisto Lucine... e lo stesso Lambert Lamort, che era talmente sconvolto dal rapimento della moglie da commettere certamente qualche imprudenza pur di salvarla.
Spingendo il Talismano, Moriel incrociò lo sguardo di Helena, che gli camminava vicino, anche lei spingendo su una trave di legno, e ambedue lessero nello sguardo dell'altro la stessa angoscia.
Improvvisamente, l'aria si liberò del fumo e dell'odore, e il paesaggio circostante si rivelò finalmente visibile a parecchie centinaia di metri di distanza. Avevano raggiunto la sommità della salita e sul crinale il vento che veniva dal mare aveva forza sufficiente per spazzare via le nubi e l'odore pestilenziale. Erano sulla sommità di una specie di stretto altopiano fatto di terra nera e il crinale appiattito formava un'ampia curva arrivando a costeggiare a sinistra un vasto lago di acque immobili e, a destra, una profonda depressione, irta di rocce nere e aggrovigliate dalle quali uscivano i densi vapori che ammorbavano l'aria lungo la scarpata ma che, lassù, erano dispersi dal vento.
A sinistra un lago, creato dal crinale di terra nera che formava una diga, e a destra il cratere del vulcano; probabilmente proprio il luogo dov'era caduta la cometa. Moriel stava per commentare entusiasta quando il suo sguardo si posò su uno strano oggetto che era visibile in fondo alla curva. Un gruppo di alberi rinsecchiti... no, una struttura fatti di pali anneriti, piuttosto, legati e incrociati tra di loro a formare... una brutta copia del Talismano!
La scoperta colpì Moriel come un fulmine! Il Grande Talismano aveva davvero instillato negli indigeni un timore reverenziale, tanto che avevano pensato di combatterne la "magia" con un'altra magia simile. Ma cos' erano quegli oggetti che pendevano dai pali della struttura e ondeggiavano al vento? E quella macchia bianca che si scorgeva alla base. Moriel estrasse il cannocchiale e guardò meglio scoprendo la verità con una smorfia di orrore.
Teste umane! Gli oggetti appesi erano le teste dei pirati che erano stati rapiti poco prima! E la macchia bianca era la camicia di Lucine! La donna era legata alla base della tremenda struttura. Sembrava ancora viva (nonostante la distanza, Moriel l'aveva vista muoversi) ma intorno a lei si agitava una piccola folla di quei mostri.
Moriel abbassò il cannocchiale e, afferrato il fucile, si lanciò in avanti incitando alcuni uomini a seguirlo, ma, fatti pochi passi, il giovane comprese cosa accadendo: alle spalle di lucine ci fu una specie di piccola esplosione con uno sbuffo di fumo e, subito dopo, le fiamme cominciarono ad avvolgere la struttura di legno, compresa la donna legata. Stavano per bruciarla viva!
Moriel si mise ad urlare, agitando le braccia cercando di spaventare i diavoli che danzavano intorno all'incendio, con l'intento di spaventarli a magari farli fuggire. Anche i pirati che erano con lui si misero ad urlare con lo stesso intento, ma il fuoco divampava veloce e la distanza era ancora troppa da percorrere.
Proprio in quel momento, però, quando alcuni diavoli si erano girati e stavano preparandosi a contrastare la minaccia di Moriel, alcuni di essi caddero a terra colpiti da spari che provenivano da un'altro lato. Con un urlo rabbioso altri pirati, guidati da Lambert Lamort, uscirono dalla coltre di fumo che riempiva il declivio del cratere, lanciandosi verso i demoni che erano a loro molto più vicini. Evidentemente, seguendo i diavoli che avevano rapito Lucine, il gruppo di Lambert aveva fatto un ampio giro attraverso il fumo, arrivando in tempo per attaccarli.
Continuando a correre a sua volta, Moriel vide Lambert Lamort sopravanzare di molto i suoi uomini, con una pistola in una mano e la spada roteante nell'altra, e lanciarsi come una furia contro i diavoli che si erano rapidamente voltati verso di lui creando una barriera di corpi. Il capo pirata sfondò quella barriera senza rallentare, sparando e troncando a colpi di spada tutti quelli che avevano la sfortuna di pararsi davanti a lui.
Lambert passò oltre senza fermarsi perchè aveva un altro obiettivo in mente: salvare sua moglie Lucine i cui abiti avevano preso fuoco e stava ormai bruciando! In un lampo, uccidendo altri due selvaggi, Lambert la raggiunse e a colpi di spada la liberò dei legami.
Poi la afferrò d'impeto e, senza la minima esitazione, saltò con lei urlando di dolore verso il lago sottostante cercando nell'acqua la salvezza dalle fiamme. Ma il fuoco ormai avvolgeva i loro corpi insieme e Moriel vide i due piombare in acqua troppo vicino alla riva, dove grossi macigni neri e taglienti creavano una trappola mortale. I due urtarono con violenza contro uno dei massi e rotolarono in acqua di lato. Le fiamme si spensero, ma nessuno dei due ritornò in superficie.
Moriel si fermò disperato a poca distanza dal totem dei demoni che ormai era completamente in preda alle fiamme. A terra giacevano innumerevoli corpi dei diavoli dell'isola, che i pirati avevano ucciso a decine, lanciandone molti tra le fiamme, dove bruciavano anche le teste dei loro compagni. Il lezzo era nauseante. Tornato indietro verso il Talismano, Moriel incontro Helena che piangeva disperatamente, accasciata su una roccia, e padre Francisco che era inginocchiato a terra e stava pregando, con le mani sul petto, rivolto verso il lago.
«Quest'acqua è benedetta per sempre dal loro amore - mormorava il prete - possa essa purificare quest'isola dal male e cancellare per sempre il dolore del mondo!»
Moriel lo ascoltò distrattamente, passandogli accanto... per poi fermarsi a riflettere. Acqua benedetta! Acqua che poteva spegnere quella fornace che alimentava i fumi malefici dell'isola. Qualunque cosa ci fosse nel cratere che bruciava creando quella malvagità, il cratere si trovava più basso del livello del lago e quell'unica lingua di terra nera era l'unico argine che impediva all'acqua di riversarsi nel pendio e arrivare a contatto con le fiamme.
Non si era sempre detto che l'acqua benedetta era tossica e caustica contro il Demonio? Per una volta la scienza e la fede potevano agire insieme e unire le forze. Dal canto suo, Moriel avrebbe dato una mano alla magia e alla superstizione imbottendo di barili di polvere da sparo il punto più adatto dell'argine, aprendo un varco che la forza stessa dell'acqua avrebbe provveduto ad allargare. Il cratere sarebbe stato inondato e l'esplosione che ne sarebbe derivata avrebbe forse potuto distruggere o disperdere per sempre la fonte del Male.
Moriel si scosse spinto da un furore febbrile, radunando gli uomini e spiegando in breve quello che aveva in mente. I diavoli erano fuggiti e quasi tutti i pirati poterono dedicarsi con vigore a mettere in pratica l'idea dello scienziato. Moriel percorse velocemente il profilo della diga naturale che bloccava il lago trovando quasi subito un punto più debole, dove già l'acqua si incuneava in un crepaccio già profondo diversi metri.
Qui i marinai infilarono rapidamente i barili di polvere che erano stati trasportati con il Talismano, mentre altri tornarono alla nave per prenderne ancora. Ci volle tutta la notte e la mattina del giorno dopo per preparare tutto.
Nel frattempo, padre Francisco e alcuni marinai avevano recuperato i corpi di Lucine e di Lambert Lamort che furono ricomposti e riuniti in una unico grande drappo di tela e poi sepolti su un tratto dell'argine di sabbia nera; nel punto più alto che sovrastava il lago e da dove, al tempo stesso, si vedeva il mare che inviava una brezza che manteneva l'aria tersa. Durante la cerimonia, breve ma intensa, tutti si fermarono e parteciparono al comune dolore.
Poi, Moriel strinse per un momento tra le braccia Helena e tornò al lavoro. Non bisognava perdere tempo. Sulle alture circostanti si scorgevano i demoni che seguivano da lontano la scena, indecisi su cosa fare. Non capivano e quindi non si decidevano ad attaccare. Poi, verso mezzogiorno si udirono delle urla animalesche e quei demoni sciamarono dalla collina per attaccare il Grande Talismano incuranti o obbligati a non avere ormai alcun timore. Qualcosa ordinava loro di fermare ad ogni costo la minaccia che il Talismano rappresentava.
Ma anche il lavoro di Moriel e dei suoi era concluso. Mentre i pirati correvano alle armi per fronteggiare l'attacco, Moriel e altri due si fermarono per dare fuoco alle polveri. La miccia fu cortissima e proprio mentre i diavoli stavano per arrivare a contatto con i pirati, la polvere esplose con un immane boato lanciando in aria una mostruosa nube di terra e polvere nera.
Nel lago si creò un'onda possente che prima si staccò dalla riva correndo verso il lago e poi rimbalzò sulla sponda opposta, invertendo il suo corso e riversandosi con furore nell'apertura della diga. La massa di terra e sabbia nera residua fu spazzata via in pochi secondi e una larga cascata d'acqua si diresse giù per la ripida discesa che portava al cratere precipitando poi nell'abisso fumante e incandescente.
L'urto dell'acqua contro le rocce roventi generò un rumore spaventoso, il sibilo di mille serpenti che sembravano contorcersi nelle profondità della terra. Marinai, pirati e diavoli neri si fermarono e si voltarono verso l'origine di quel sibilo, poi una immane esplosione scosse il terreno generando un mostruoso globo di fumo bianco e poi nuove esplosioni di lava fusa. L'acqua aveva incontrato il fuoco primordiale e la pressione del vapore generato dall'incontro di quei due elementi stava scardinando l'isola dal suo interno, generando scosse di terremoto.
Uomini e diavoli caddero a terra, poi i secondi si rialzarono e fuggirono lanciando strida acute come topi, disperdendosi tre le rocce nere.
Moriel ed Helena si era riuniti e assistevano alla scena sgomenti, alzando gli occhi al cielo sempre più invaso dalle nubi bianche vomitate con sempre maggiore violenza dal cratere. L'odore nauseante che impregnava l'aria li colpiva allo stomaco, stordendoli e quasi soffocandoli. Moriel teneva Helena con il volto contro il suo petto, per proteggerla dai lapilli e dalla cenere che cadevano dal cielo. Moriel si sentiva mancare, gli occhi arrossati, il respiro affannoso, quando credette di vedere qualcosa... ali gigantesche e membranose... un'ombra scura e indistinta come la notte che usciva dal profondo della terra e saliva in alto, seminascosta tra le nubi.
Moriel ne seguì l'ascensione come poteva, riparandosi gli occhi dalla polvere. Poco lontano Lafouche era disteso a terra e gemeva coprendosi il volto con le mani. Nessun altro stava guardando quello che Moriel aveva visto... ma era mai possibile? Poi, veloce com'era accaduto, tutto si spense. Il flusso d'acqua si esaurì, il cratere smise di soffiare e il vento, che intanto si era fatto più forte, spinse e disperse più agevolmente i getti di vapore e l'aria si rifece limpida.
Moriel si staccò da Helena e ridendo di sollievo le spazzolò la testa e le spalle con le mani per liberarli dalla polvere e dalla fuliggine che vi si erano accumulate. Ma la ragazza aveva una larga bandana a proteggersi la testa e quando la tolse i capelli le incorniciarono i volto neri e splendidi come sempre. Anche lei schiaffeggiava ridendo Moriel sulle spalle e sulla schiena per togliergli la polvere. Poi si dedicarono a Lafouche, rimettendolo in piedi e facendogli bere a forza un bel sorso di cordiale togliendolo dalla sua sacca miracolosa. Il cordiale girò anche ad altri che erano più vicini e finì in fretta.
Un senso di libertà e di sollievo si era diffuso tra tutti, che si abbracciavano e si scambiavano commenti, sorrisi e gran pacche sulle spalle. Tutti sentivano che qualcosa di terribile era finito, che la forza oscura che teneva prigioniera quell'isola si era dissolta. L'aria stessa era più leggera e trasparente. Padre Francisco benediceva tutti quelli che incontrava.
Grazie all'aria ora più limpida Moriel ed Helena, saliti sopra un poggio di roccia nera, vedevano perfettamente la Esperanza che dondolava tranquilla nella baia sottostante, e li aspettava per riportarli ovunque avessero deciso di andare.
«E' tutto finito...» sussurrò Moriel, portando alla bocca una mano di lei e baciandola teneramente.
«E tutto è appena cominciato.» Rispose lei.
FINE
***
Nota dell'Autore:
Ho riferito la vicenda così com'è riportata nel diario di Baptiste Moriel, scrupolosamente compilato dal buon Gideon Lafouche.
Alcune pagine sono andate perdute e ho dovuto interpretare, più che copiare. Non so se tutto quello che c’è scritto è vero e purtroppo nè l’intrepido Jean Baptiste, nè sua moglie Helena sono più qui a confermarlo.
Tuttavia, a posteriori, non posso fare a meno di registrare il fatto che negli anni seguenti l’avventura appena descritta, la pirateria di fatto scomparve riducendo di molto la “cattiveria” presente in quella parte del mondo. Alcuni anni più tardi ancora, anche la schiavitù venne abolita o in gran parte debellata, e finalmente nel nuovo mondo si sviluppò la più grande democrazia della terra, in quella nazione che si chiamò Stati Uniti.
E il re dei demoni dov’era finito? Aveva rinunciato a fondare una succursale del suo regno sulla terra? Ebbene, è sorprendente il fatto che nei primi anni del ventesimo secolo quello che si pensa essere stato un frammento di cometa precipitò sulla terra a Tunguska, un luogo remoto della Siberia, e solo pochi anni dopo si sviluppò da quelle parti quello che, più tardi, alcuni chiamarono l’Impero del Male.
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