L'isola del diavolo - Cap. 3


Cap. 3
Il Grande Talismano



Solo un'ora dopo un timido bussare alla porta annunciò l'ingresso nella stanza di un garzone della locanda che portava un vassoio con del cibo e una pinta di birra. Sotto il vassoio, il garzone teneva anche una tela scura accuratamente ripiegata.

Il ragazzo teneva lo sguardo basso e non disse una parola, ma quando posò il vassoio sull'unico tavolo a cui in quel momento era seduto Moriel, il giovane scienziato vide sporgere da sotto una pagnotta un foglietto ripiegato più volte.

Oltre al vassoio, il garzone aveva anche lasciato l'involto di tela nera, che Moriel vide posato su una sedia. Moriel attese che il giovane se ne andasse per poi spiegare febbrilmente il foglio su cui erano vergate due righe: “Questa sera a mezzanotte uscite in strada. Portate il mantello nero.”

Moriel prese la tela e la dispiegò, osservando che, effettivamente, era abbastanza ampia da poter essere usata come un mantello. Nella oscurità della notte, la tela nera lo avrebbe nascosto abbastanza da passare inosservato soprattutto fuori del paese, lontano dalle forme squadrate delle case. Padre Francisco aveva in mente una gita, dunque, e stavolta voleva essere molto più prudente.

Moriel e Lafouche passarono in resto della giornata prigionieri nella stanza, a tratti parlottando tra loro su dei possibili piani d'azione; ma soprattutto Lafouche scrisse a lungo sul suo diario, dove era abituato a riportare accuratamente tutte le ricerche e le osservazioni di Moriel, mentre lo scienziato aveva continuato ad arrovellarsi su come agire per raggiungere l'isola e, soprattutto, a come rivedere Helena e magari parlarle da solo. Quella ragazza gli era rimasta nel cuore e ogni minuto che passava la spina si piantava sempre più profondamente facendolo soffrire come mai finora.

Finalmente venne mezzanotte e Moriel si preparò ad agire. Presa la tela sottobraccio, si congedò da Lafouche, che continuava a tirarlo per una manica raccomandandogli prudenza, aprì cautamente la porta e sbirciò nel corridoio. Come aveva previsto non c'era traccia della guardia che, avvertita da Lucine o da padre Francisco, doveva essersi convenientemente defilata.

Moriel uscì dunque, mentre Lafouche richiudeva la porta alle sue spalle, e si avviò cautamente cercando le scale per scendere dabbasso. Quando da una porta laterale arrivò in strada, anche quella deserta, si era avvolto intorno alle spalle la tela nera a mo' di mantello. Guardandosi intorno sentì un debole fischio, mentre da dietro l'angolo di un vicolo una sagoma scura emerse per un momento facendogli un cenno. Moriel si incamminò rapidamente, il più leggero possibile, e quando raggiunse la sagoma si accorse, come aveva intuito, che si trattava di padre Francisco.

Anche il frate indossava un mantello scuro sopra il camicione altrimenti troppo visibile. Fece solo un cenno di saluto con la testa, poi voltò le spalle e si incamminò veloce lungo un vicolo, subito seguito da Moriel.

La camminata li portò subito fuori dall'abitato. Il vicolo si era presto tramutato in un sentiero sassoso e accidentato che passava tra dense macchie di bambù e cespugli spinosi che crescevano tra rocce scure e taglienti, girando intorno al paese e passando, ad un certo punto, sotto le mura del forte che torreggiava sul porto. Su quelle mura c'erano certamente delle sentinelle e ora Moriel capiva perfettamente perchè padre Francisco avesse insistito per il mantello nero.

Visti dall'alto, sullo sfondo delle rocce nere e delle macchie di vegetazione, Moriel e la sua guida dovevano risultare invisibili. Ben diverso sarebbe stato senza i mantelli che, agitati dalla brezza, non solo li nascondevano ma spezzavano le loro sagome, visto che la luna, benchè velata da qualche nube, illuminava bene il percorso. Passato il tratto più in vista, il prete sembrò rilassarsi, rallentando l'andatura fino a farsi affiancare da Moriel e tanto da rischiare anche qualche parola, mantenuta però a poco più che un sussurro.

«Il Male non può essere sconfitto solo dalla vostra scienza. Esso tocca il cuore e l'anima dell'uomo e quello è territorio di Dio e della religione. In un certo senso Dio mi aveva avvertito della vostra venuta e voi siete la sintesi di molti pensieri simili ai vostri che molti di noi avevano avuto e che più o meno inconsciamente ci avevano spinto a prepararci. Le azioni di Dio sono davvero misteriose ma sempre puntuali e dritte allo scopo. Le mie intuizioni, ma anche i pensieri di Lucine, i sogni e gli incubi di Helena, la testardaggine di Laurent. Tutto concorre alla volontà di Dio!»

Moriel non rispose. Nè d'altra parte sembrava che padre Francisco avesse parlato a lui, o si voltasse per chiedergli una risposta. Il prete sembrava declamare per se stesso, quasi il salmodiare di una preghiera, o di un incantesimo. Ma così facendo i due erano intanto arrivati ad una svolta del sentiero che scendeva bruscamente e dove Moriel sentì più forte l'odore del mare e i cupi rimbombi della risacca che si schiantava sulle rocce sottostanti.

In breve camminarono quasi in riva al mare, sul bordo di una scogliera fatta di rocce nerastre e tormentate, sovrastata da una parete di roccia dove si vedevano le macchie bianche di centinaia di uccelli nei loro nidi. Questa parete ad un certo punto rientrava con una stretta curva in corrispondenza di una spaccatura verticale che si allargava alla base creando una sorta di caverna, aperta sul mare attraverso una specie di canale dove l'acqua marina si riversava formando una piccola baia protetta, dove poteva entrare al più una grossa barca, avendo cura di sfruttare l'alta marea e di tenersi lontano dagli scogli più appuntiti.

La baia si trovava di fatto quasi sotto la grotta, che era invisibile dalla sommità delle rocce, ma vasta e scura. Il sentiero si interruppe di colpo svanendo sul ciglio di una scarpata sassosa che finiva dritta nel canale. Ma padre Francisco , curvandosi con agilità inaspettata, abbracciò un grosso cespuglio visibile verso la montagna, sollevandolo e spostandolo di lato. Poi passò rapidamente oltre.




Moriel prontamente lo seguì osservando come il cespuglio fosse in realtà una serie di rami abilmente intrecciati su un graticcio di legno che lo teneva in piedi e che mascherava il proseguire del sentiero in un'altra direzione. Il passaggio era impervio, appena segnato dall'uso, ma scendeva decisamente verso il basso per arrivare infine, dopo un breve guado nell'acqua marina, proprio sul bordo della grotta e della baia prospiciente.

Tutto era buio, laggiù, perchè le rocce sovrastanti protese in avanti intercettavano i raggi della luna creando un'ombra interrotta solamente dagli spruzzi bianchi della risacca. Padre Francisco si muoveva comunque con sicurezza e avvicinatosi alle rocce estrasse da un anfratto una lampada a petrolio, armeggiando per accenderla. Un minuto dopo la lampada era accesa e il prete la sollevò davanti a sè facendo cenno a Moriel di avanzare.

Moriel rimase di stucco mentre la luce rossastra e ondeggiante della lampada faceva emergere dall'oscurità della grotta il viso di Cristo, contorto nell'agonia della croce e con la fronte segnata da una mostruosa corona di spine.

Senza parole, Moriel restò inorridito a fissare la visione; ma padre Francisco era già passato oltre e subito a destra della enorme statua del Cristo, perchè di una scultura si trattava, più esattamente di una polena, apparve una analoga rappresentazione gigante della Vergine, avvolta in un mantello azzurro, con un velo sulla testa leggiadramente piegata di lato e le braccia aperte ad abbracciare chiunque. La polena della Vergine era enorme, alta almeno tre metri, a tratti solcata da crepe e con la vernice screpolata in molti tratti. Aggrappato alla sua veste un Gesù Bambino alto come un uomo stava con la testa ricciuta voltata verso avanti, fissando Moriel con gli occhi lucidi di vernice.

Lo scienziato fece un passo indietro e finalmente si rese conto di cosa stava vedendo mentre padre Francisco si sforzava di alzare più che poteva la lampada per illuminare il fondo della caverna, dove altre statue, polene e bassorilievi di argomento religioso si affollavano in una confusione di braccia protese, visi dolenti, volti contorti di diavoli o radiosi e dorati di angeli.

«Quella è la polena della nave Jesus – spiegò con voce rotta dall'emozione padre Francisco, indicando il Cristo con le spine – un galeone da 60 cannoni che i pirati catturarono quattro anni fa e trainarono fino alla Tortuga. Era ridotto male e fu smantellato ma io ottenni di conservare la polena e molte altre sculture che decoravano la poppa. Poi fu la volta della Santisima Madre, e poi la Trinidad, la Nuestra Senora de Atocha, la San Mateo... e molte altre navi della mia cattolicissima Spagna che i pirati hanno intercettato e portato qui per depredarle.

A prezzo di molte fatiche, di scomuniche minacciate, confessioni rifiutate, promesse d'inferno, ho recuperato dove potevo le sculture sacre che le adornavano, conservandole in questa grotta. Non so neanch'io perchè l'ho fatto. Forse per conservare un ricordo della mia patria? O per evitare il sacrilegio di distruggere tra le fiamme quelle immagini? O avrei mai potuto costruire una nave che potesse riusarle e farle navigare ancora? Era pazzia la mia? Molti lo hanno pensato, ve l'assicuro, ma ora so che è stata la volontà di Dio perchè voi dovevate venire qui e andare in quella isola maledetta e avevate bisogno di me, perchè solo questo potrà proteggervi contro il furore del Male; solo il Grande Talismano!»

Padre Francisco aveva continuato in un crescendo isterico, finendo con l'allargare le braccia ed espandendo al massimo il chiarore della lampada. E allora Moriel, attonito, vide e comprese pienamente cosa stava urlando il frate. Il Cristo crocefisso, la Vergine con il Figlio, il gruppo di Angeli che cacciavano i Demoni e un San Giorgio proteso ad uccidere un drago contorto, visibile più indietro, facevano tutti parte di una grande struttura di legno che il frate aveva composto mettendo insieme i vari pezzi e creando un tutt'uno armonioso e coerente.

Una scultura sacra multipla, collegata da robuste travi di legno e cavicchi, orientata ai quattro angoli, piena di tensione religiosa. Un Grande Talismano, appunto, capace di opporsi con il suo simbolismo o anche solo con la sua solida massa, all'idea del Male.

« Con questo potrete proteggervi dagli influssi del Maligno – stava continuando padre Francisco - potrete raggiungere l'isola e una volta laggiù, rimontando il Talismano su un carro, potrete muovervi dove vorrete godendo ovunque della sua protezione.»

Esaurita l'eccitazione, il prete si accasciò su una pietra esausto, posando una mano su un ginocchio velato della Vergine e percorrendo la superficie della stoffa scolpita come avrebbe fatto con una reliquia.

Moriel stava riflettendo velocemente. Lui non credeva a quelle faccende di religione, ma l'idea del Talismano poteva davvero essere quella vincente per convincere i superstiziosi pirati a portarlo fino all'isola. Bastava montare il talismano a prua della nave e il gioco era fatto. Tutti si sarebbero sentiti sicuri della protezione di quelle immagini sacre (non era per quello che venivano montate sulle navi?) e nessuno avrebbe battuto ciglio. Padre Francisco era conosciuto da tutti, alla Tortuga, e ne sarebbe stato il garante. Quanto a cosa fare una volta arrivato all'isola, lo avrebbe deciso quando avesse visto la natura del Male che doveva combattere. Aveva finalmente la risposta da dare a Lucine.

Posò quindi una mano su una spalla di padre Francisco e gli sorrise con tono di approvazione, pur senza parlare. Ma le parole non servivano. Il prete alzò lo sguardo su di lui e si illuminò a sua volta. Poi, rizzatosi in piedi, strinse con le due mani quella di Moriel, guardandolo con gli occhi lucidi di commozione.


«»


Passarono alcuni giorni di febbrile attesa. Dopo la visita alla caverna delle sculture, Moriel era stato ricondotto da padre Francisco alla locanda e i due si erano lasciati con l'intesa che il prete avrebbe riferito a Lucine il loro piano. Ma avrebbero dovuto essere tutti molto prudenti perchè Laurent Lamort non sarebbe stato d'accordo con i propositi della moglie che, se avesse deciso di far agire Moriel, avrebbe dovuto comunque aspettare il momento favorevole.

E poi, prima di ricorrere a questo estremo tentativo di Moriel, Lucine voleva tentare ancora una volta, in modo più semplice, di convincere il marito ad abbandonare la pirateria e a ritirarsi a vita privata, tentando così di sfuggire alla persecuzione dei governi europei coalizzati. Solo se questo tentativo fosse fallito, Lucine avrebbe tentato l'ultima carta, dando via libera a Moriel. Ma anche allora l'organizzazione del tentativo avrebbe richiesto tempo.

Quindi in attesa di una risposta, Moriel aveva dovuto armarsi di pazienza e, soprattutto, fare buon viso all'uso che Lauren Lamort, ignaro di tutto, voleva fare di lui. Miguel Montega infatti, il comandante in seconda della Terrible che Moriel aveva curato in condizioni così disperate, si era ripreso del tutto e il capo dei pirati, sempre più convinto del valore del suo prigioniero, voleva che almeno una parte delle cognizioni del giovane scienziato e dottore passassero ai suoi uomini.

Aveva quindi organizzato una specie di scuola medica dove Moriel avrebbe dovuto insegnare i rudimenti dell'arte medica ad un certo numero di uomini e donne selezionati che avrebbero poi costituito il nucleo di un vero e proprio ospedale a disposizione dei pirati e delle loro famiglie.

Moriel acconsentì volentieri, ammirando la lungimiranza del capo pirata e la cura che egli aveva per i suoi uomini. E si impegnò ancora più volentieri nell'impresa quando vide, alla prima lezione, che tra le aspiranti infermiere della scuola era compresa anche Helena, che aveva evidentemente deciso di dare il suo contributo al benessere dell'isola.

Era stata una vocazione spontanea, quella di Helena? O piuttosto provocata proprio dalla presenza di Moriel, come maestro? La domanda era destinata a restare senza risposta, ma Moriel era entusiasta all'idea di frequentare la ragazza che, come ebbe modo di scoprire, era assai benvoluta dalla gente dell'isola per i suoi modi spontanei e la sua generosità.

Moriel quindi organizzò una serie di lezioni in cui diffondere conoscenze di anatomia, di medicazione, diagnostica e chirurgia secondo gli ultimi dettami della scienza medica, e sempre Helena si dimostrò allieva attenta e coscienziosa, rivelandosi in breve uno degli elementi migliori. Ma anche Moriel ebbe modo di avere una importante esperienza, a causa di un evento che accadde dopo circa un mese dall'avviamento della scuola.

Era tardo pomeriggio e Moriel stava concludendo la lezione della giornata, quando padre Francisco arrivò di corsa chiedendo l'intervento dello scienziato per una donna, una schiava di una vicina piantagione, che stava per partorire e che stava molto male.

Moriel si mise subito a disposizione, naturalmente, e la stessa Helena si offrì di aiutarlo come assistente. I due, insieme a padre Francisco, accorsero dunque alla fattoria dove si trovava la donna e qui trovarono una situazione davvero molto preoccupante. Il bambino non si era rovesciato nel ventre della donna, come avrebbe dovuto fare per predisporsi alla nascita nel modo più naturale, e il parto appariva quindi impossibile.

La povera donna soffriva in modo terribile e alcune donne di colore, amiche della partoriente e schiave anch'esse, rapite dal loro villaggio in Africa solo due anni prima, si affannavano inutilmente per assistere la poveretta.

Moriel visitò rapidamente la donna comprendendo che l'unica soluzione sarebbe stato un parto cesareo; aprire cioè il ventre e l'utero della donna ed estrarre il bambino. Ma era un'operazione pericolosissima che tutti i medici sconsigliavano se non in casi estremi. A quanto ne sapeva, la mortalità sia della madre che del nascituro, in casi del genere, era intorno al 75% , e questo con medici esperti e strutture certamente più idonee di una baracca in campagna. Moriel non aveva mai fatto una cosa simile, ma vedendo le condizioni sempre più gravi della donna, si stava preparando ad intervenire quando all'esterno si udirono delle grida.

Lungo il sentiero ormai buio per il tramonto incipiente, si vide arrivare un carro che si fermò sul cortile della fattoria e da cui scese un uomo anziano, nero come gli altri schiavi, e con i capelli bianchi. L'uomo portava con sè una sacca ed entrò subito nella baracca senza una parola, inchinandosi brevemente davanti a Moriel e a Helena che lo guardavano stupiti, per poi avvicinarsi al letto della donna sofferente.

Poche parole in un misterioso dialetto africano e le donne che assistevano la partoriente la scoprirono e cominciarono a lavarne l'addome gonfio con il liquido trasparente di un otre che il nuovo venuto aveva estratto dalla sua sacca.

Si trattava, da quanto capì Moriel, di un liquore alcolico ottenuto dalla fermentazione della frutta. Il nuovo venuto si lavò anche le mani e le braccia con lo stesso liquido e una robusta quantità di tale liquore fu anche fatto bere alla donna gravida fino a stordirla.

Subito dopo, ad un cenno del vecchio, le donne presenti bloccarono la partoriente sul letto mentre anche Moriel e Helena accorsero per fare la loro parte; con poche e abili mosse, l'uomo aprì il ventre della donna con il taglio netto di una lama affilatissima e ne estrasse il bambino e la placenta, tagliando poi, con lo stesso coltello, il cordone ombelicale. Poi massaggiò l'utero e fece alzare in piedi la donna, sostenuta dalle altre, il modo che il sangue rimasto nella cavità uterina potesse uscire. Poi la ferita fu rapidamente suturata con spilli e cuciture e ricoperta con un impasto di erbe sminuzzate.

Il bambino era vivo e piangeva a squarciagola, e anche la madre, anche se stravolta, era sopravvissuta e addirittura rideva nel vedere il suo bambino tenuto accanto a lei, in braccio ad una delle altre. Moriel era sbalordito, esausto e ammirato e avrebbe voluto parlare al vecchio schiavo, ma questi si era lavato in fretta e gli aveva rivolto solo un'occhiata, un breve sorriso e un altro breve inchino, mentre gli passava davanti, per poi uscire nel buio e sparire con il carro lungo la strada.

Una delle donne spiegò che anche il vecchio era uno schiavo che lavorava in una piantagione parecchio più lontana, e aveva avuto poco tempo per la sua missione. Se non fosse tornato prima dell'alba il suo padrone lo avrebbe punito duramente.

A Moriel non restò che sedersi su una panca, fuori della capanna, a riflettere mentre cercava di rilassarsi nel fresco della sera. Helena era rimasta all'interno ad accudire la puerpera e ad ammirare il bambino, di fronte al quale si era commossa fino alle lacrime.

Quanta ignoranza ancora, rifletteva amaramente il giovane scienziato. Quanta strada da percorrere prima di sollevarci dai nostri errori e dalla nostra presunzione. E quanto spreco! Un uomo simile usato come schiavo a tagliare sterpaglie; una simile conoscenza nascosta nella violenza e nella miseria della schiavitù.

Quanti erano gli uomini come lui nell'Africa saccheggiata dalle potenze europee e violentata dai negrieri? Moriel sentì un groppo salirgli in gola, insieme a lacrime di rabbia e di impotenza, ma ecco che dalla capanna uscì Helena e questo bastò a rasserenarlo un po'. La ragazza era ancora pallida e turbata per quanto aveva visto, ma aveva gli occhi radiosi di ammirazione per la nuova vita di cui si sentiva in parte madre anche lei.

Capì il turbamento di Moriel e gli posò una mano su una spalla. Lui mosse il capo fino a toccarla con la guancia e allora il tocco della mano si trasformò in una carezza. Helena lo guardava dolcissima alla luce della luna che si rifletteva nei suoi occhi; Moriel avrebbe voluto stringerla a sè e baciarla, ma in quel momento dalla casa uscì padre Francisco, che stava riponendo in una tasca il suo libro di preghiere. I due giovani si separarono mentre il prete si avvicinò senza accorgersi di nulla e rivolgendosi a Moriel con gli occhi fissi di eccitazione.

«Una delle donne mi ha detto che la Terrible salperà tra quattro giorni – sussurrò – gli schiavi hanno avuto l'ordine di preparare acqua e viveri in quantità. Se Laurent Lamort salperà con una squadra per un'azione pirata in grande stile, allora forse Lucine deciderà di avviare il nostro progetto.»

Moriel ed Helena si scambiarono un'occhiata, senza parlare. A dire tutto bastava il lampo di disperazione che il giovane vide per un istante negli occhi della ragazza.



Commenti