Robin & Mary - Il Progetto CARTESIO - Quinta parte
Questa avventura, come avrete capito, è un pretesto per pensare e riflettere su quello che potrebbe succederci in un futuro ormai vicinissimo. Parlare di cose molto serie, pur in un racconto nato anche per intrattenere, secondo me è un buon sistema per non annoiarci e comunque imparare qualcosa. In più abbiamo conosciuto personaggi che reincontreremo in storie future, anche molto diverse da questa.
In questa ultima parte Cartesio deve lanciarsi nell'azione, salvando la Terra non solo con la mente e il ragionamento, ma agendo addirittura nello spazio, vivendo la più classica delle avventure, dove la conclusione non è affatto scontata...
La scusa di partire per sempre per esplorare lo spazio aveva evitato a Cartesio di infrangere la famosa Terza Legge, ma lo sapevano tutti che lo aveva fatto proprio per rispettare fino in fondo la Prima e la Seconda.
Anche Robin e Mary erano distrutti.
Seduto accanto al finestrino, il robot osservala la Terra allontanarsi, fino a a sparire del tutto.
Che incredibile esperienza aveva vissuto. Che belle voci avevano Robin e Mary, quando parlavano alla sera, seduti sulla panchina sotto quell'albero.
E quanto era bello l'albero di cui Cartesio, grazie ai suoi sensori acustici, percepiva tutto l'incredibile lavoro delle cellule e dei capillari che trascinavano l'acqua dal suolo in alto, su, su verso le foglie. E lo stormire delle fronde, che catturavano l'anidride carbonica dell'aria e la dividevano in carbonio, per creare nuovo legno per la crescita dell'albero, e in ossigeno, per consentire agli esseri umani di continuare a vivere. In realtà tutto il microcosmo del giardino di Prospero era entrato nei sensori di Cartesio che, con la sua mente prodigiosa, aveva abbracciato tutto quello che muoveva o semplicemente viveva: le radici, gli insetti, i vapori dell'aria.
La comunicazione con i laboratori terrestri confermò il terribile pericolo. Anche l’Intelligenza Artificiale installata sull’Extremely Large Telescope aveva sospettato il problema, ma ora l’avvertimento di Cartesio dava a tutti la certezza di quanto stava per succedere. La Terra era in grave pericolo!
La notizia era troppo terribile per essere diffusa tra la popolazione. Bisognava assolutamente evitare il panico. D'altra parte cosa avrebbero potuto fare i terrestri? L'unica cosa era sperare che il campo magnetico terrestre avrebbe assorbito anche questa minaccia, che però sembrava più grave del solito. Tuttavia, essendo ancora i contatto con il centro di collegamento a terra, Prospero Benfatti, Robin e Mary furono informati di quanto stava per succedere.
Un equipaggio umano si sarebbe arreso, ma i circuiti di Cartesio iniziarono a calcolare miliardi di traiettorie al millisecondo. C’era una sola, disperata possibilità.
Poche ore prima, la nave aveva superato il James Webb Telescope, il nuovissimo telescopio spaziale posizionato nel punto di Lagrange L2, a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra. Con il suo immenso specchio esagonale ricoperto di oro superconduttivo, lo strumento si trovava nell'allineamento geometrico perfetto: se orientato millimetricamente, avrebbe potuto deviare la traiettoria dei fotoni gamma, proiettando un cono d’ombra protettivo sul pianeta. Ma bisognava tornare indietro. Subito.
Cartesio escluse i limitatori di sicurezza dei motori. Per invertire la rotta a quella velocità senza consumare tutto il carburante, l'unica via era sfruttare il pozzo gravitazionale della Luna, ma con una manovra ravvicinata e folle che nessun equipaggio umano avrebbe potuto sopportare.
Il robot puntò l'astronave direttamente contro la superficie lunare, a una traiettoria di caduta libera spaventosa. Gli operatori sulla Terra, dai monitor della stazione di controllo, videro la nave curvare attorno al disco grigio della Luna a una velocità mai registrata prima. Le forze d'inerzia all'interno dell'abitacolo salirono a 25 g: i sedili di pilotaggio si schiacciarono, le paratie di titanio iniziarono a scricchiolare ed emettere lugubri lamenti metallici. Un uomo sarebbe morto all'istante, ma Cartesio rimase immobile, indifferente alla gravità e alla depressurizzazione, con le dita magnetiche incollate ai comandi, calcolando la resistenza elastica del metallo, dello stesso metallo con cui era costruito, fino al limite di rottura.
Sfruttando l'effetto fionda della massa lunare a un'altitudine di pochissimi chilometri dai crateri, l'astronave schizzò all'indietro come una pietra scagliata da una fionda invisibile, moltiplicando la velocità.
La manovra era durata solo pochi giorni, ma le notizie su quanto poteva accadere avevano cominciato a filtrare e il terrore sulla Terra era cresciuto rapidamente, alimentato da migliaia di trasmissioni televisive, ricostruzioni dell’impresa da parte di decine di esperti e, com’era prevedibile in un mondo ancora in gran parte governato dalla superstizione, da cerimonie pubbliche e affollatissime di supplica e scaramanzia.
Quando l’astronave di Cartesio raggiunse il James Webb Telescope, la supernova aveva già iniziato a brillare nel vuoto. Cartesio non perse un secondo. Uscì dall'astronave, muovendosi nel vuoto cosmico glaciale, e salì a bordo del telescopio. Sfruttando la spinta finale della nave per riposizionare l'enorme struttura e allinearla alla direzione della stella instabile, il robot modificò i parametri del telescopio: usando i potenti campi magnetici di bordo, polarizzò la superficie d'oro dello specchio per trasformarlo in uno scudo deflettore quantistico.
L'onda di raggi Gamma colpì lo scudo. I monitor sulla Terra registrarono un picco di energia terrificante. Lo specchio multiplo del telescopio divenne incandescente, i panelli quasi si scardinarono dai loro supporti adattivi, quasi fusi dall'impatto termico, e i motori dell'astronave, investiti in pieno per mantenere la posizione, si spensero per sempre, trasformando la nave in un relitto alla deriva.
Ma lo scudo resistette per quei lunghi, interminabili secondi.
Sulla Terra, i cieli rimasero limpidi. Quando i rilevatori confermarono che il pericolo era passato, da ogni città, da ogni ufficio e dalle case del mondo si alzò un urlo di gioia indimenticabile.
Nello spazio profondo, dietro uno specchio d'oro deformato ma vittorioso, i sensori di Cartesio si riaccesero lentamente nel buio. La Terra era salva e lui era ancora vivo!
Il Commendator Prospero Benfatti, asciugandosi una lacrima di commozione davanti agli schermi della sala controllo, sapeva già che lui e i suoi finanziatori, avrebbero firmato molto volentieri l'assegno per finanziare un secondo telescopio.
Cartesio si era rifugiato nel relitto dell’astronave, ancorato con un lungo cavo a quello che restava del telescopio spaziale. La maggior parte dei circuiti erano stati cotti dalle radiazioni Gamma, ma il robot aveva trovato un gran numero di parti di ricambio protette in contenitori a prova di radiazioni e aveva potuto riparare in breve tempo un apparato di trasmissione che però funzionava solo pochi minuti al giorno perchè i pannelli solari distrutti del telescopio e dell'astronave producevano pochissima elettricità. Così aveva saputo direttamente da Prospero Benfatti che le sue officine avevano immediatamente iniziato la costruzione di una seconda astronave. Doveva solo aspettare lassù e avere pazienza.
Cartesio riflette con un po’ di tristezza sul fatto che avere salvato la Terra non era bastato per convincere i terresti a farlo tornare. Invidie, paure e ignoranza erano talmente radicate da aver generato discussioni senza fine che non si erano ancora risolte.
Nel frattempo, Cartesio parlava con Robin e Mary, che si collegavano con lui quando era possibile. Loro gli raccontavano come andavano le cose in città e lui descriveva loro quello che vedeva nello spazio intorno a lui. Trasmetteva dei video e delle foto incredibili, esplorando pochi gradi quadrati di cielo ogni volta. Quante meraviglie!
Il robot si rese conto che erano proprio quelle chiacchiere serali che gli sarebbero mancate di più. Gli piaceva parlare con gli umani. Gli piaceva chiacchierare…quelle parole dette in libertà lo stavano addestrando … a diventare sempre più umano anche lui!
Erano passati più di sette mesi. Più del previsto, per costruire un’astronave di cui si avevano tutti i piani già verificati e collaudati. Cartesio era un po’ in pensiero, se un robot poteva dire di essere preoccupato… sì, lo era, in effetti. Stava sviluppando dei sentimenti anche lui? Finalmente arrivò la comunicazione che aspettava. Un’altra astronave aveva decollato dallo spazio porto. Tutto era andato bene e sarebbe arrivata sul punto di Lagrange in poche settimane. Trasportava anche un nuovo Webb Telescope, che sarebbe stato dispiegato poco lontano dal primo ormai distrutto, e questo spiegava il ritardo. Era logico, si disse Cartesio.
Finalmente eccola laggiù. L’astronave era nuova fiammante e si avvicinò lentamente fin quasi a sfiorare la vecchia astronave che era ormai solo un relitto. Nell'ultimo mese Cartesio si era collegato a terra una sola volta perché, in previsione di doversi muovere per entrare nel nuovo mezzo, aveva accumulato energia per potersi ricaricare abbastanza a compiere tutto ciò che serviva.
In effetti la gestione delle sue ricariche, in assenza di un sistema efficiente per ottenere abbastanza energia elettrica, lo aveva impensierito non poco. Cosa sarebbe successo se il sistema si fosse guastato del tutto e lui fosse rimasto inerte fino a spegnersi?
In quel momento, Cartesio si rese conto di sperimentare, forse per la prima volta, la stessa paura della morte che attanagliava da sempre gli esseri umani.
Ecco, anche stavolta Prospero, Robin e Mary apparvero in video, in una trasmissione sempre più disturbata. Erano tutti sorridenti, ma stranamente silenziosi, come in attesa. Come mai erano così?
Cartesio uscì dal relitto, si spinse con un balzo nello spazio vuoto verso la nuova astronave che torreggiava davanti a lui e varcò il portellone di ingresso che si era aperto automaticamente. Si infilò nella nuova astronave, perfetta e luccicante, superò il contro-portello di chiusura e…
Il signor Benfatti e tutti i cittadini della tua città hanno finanziato la mia costruzione affinché io ti accompagnassi nella missione. Sappi che l’abitacolo dell’astronave è diviso in due grandi compartimenti autonomi e, se vorrai mantenere la tua privacy o semplicemente restare solo, potremo occuparne uno ciascuno e viaggiare in perfetta indipendenza curando le nostre ricerche. Ma se invece ti piacerà la mia compagnia potremo interagire, chiacchierare e conoscerci a vicenda… vivere insieme, insomma.
Ebbene sì, con tutta la sua intelligenza, Cartesio era rimasto senza parole. Si voltò verso un grande schermo sulla parete dove si vedevano collegati Prospero, Robin, Mary. Tutti gli sorridevano come vecchi amici, chiaramente commossi, ma tutti inequivocabilmente felici.
Così almeno tu… voi, porterete al massimo il vostro INDICE DELLA FELICITA’ – concluse Prospero – Spero che un po' alla volta lo faremo tutti anche noi.
Ipazia (Alessandria d'Egitto, 355/370 d.C. – 415 d.C.)
E' stata una matematica, astronoma e filosofa greca antica, icona assoluta della libertà di pensiero e della ricerca scientifica. Figlia del matematico Teone, divenne capo della Scuola Neoplatonica di Alessandria, dove insegnava matematica, geometria, astronomia e filosofia a studenti provenienti da ogni parte dell'Impero. Fu una straordinaria innovatrice: contribuì alla stesura di commentari sulle grandi opere matematiche dell'antichità (come l'algebra di Diofanto e le sezioni coniche di Apollonio) e perfezionò strumenti scientifici complessi come l'astrolabio piano (per calcolare la posizione dei corpi celesti) e l'idroscopio (per misurare la densità dei liquidi).
Il valore nella storia: In un'epoca di profondi fanatismi religiosi e politici, Ipazia scelse di non schierarsi, rivendicando l'indipendenza della ragione e della scienza rispetto ai dogmi. La sua popolarità e la sua autorevolezza intellettuale suscitarono l'invidia e il timore del potere politico-religioso locale; nel 415 d.C. venne brutalmente assassinata da una folla di fanatici. Il suo sacrificio l'ha resa nei secoli il simbolo eterno del riscatto culturale femminile e della difesa della verità scientifica contro l'oscurantismo.
Il James Webb Space Telescope (JWST)
Lanciato nello spazio il 25 dicembre 2021, il James Webb è il telescopio spaziale più potente e complesso mai costruito dall'uomo, nato dalla collaborazione tra la NASA, l'ESA (Agenzia Spaziale Europea) e la CSA (Agenzia Spaziale Canadese). Posizionato nel punto di Lagrange L2 a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, opera principalmente nella banda dell'infrarosso. La sua caratteristica più celebre è l'immenso specchio primario esagonale, dal diametro di 6,5 metri, composto da 18 segmenti di berillio specchiato e rivestito da un sottilissimo strato d'oro zecchino (scelto per la sua eccezionale capacità di riflettere la luce infrarossa). Il JWST è in grado di guardare attraverso le nubi di polvere cosmica per osservare le prime stelle e galassie formatesi dopo il Big Bang e analizzare le atmosfere dei pianeti extrasolari alla ricerca di segni di vita.
Punti di Lagrange
I punti di Lagrange sono cinque zone nello spazio in cui le forze gravitazionali di due corpi massicci (come la Terra e il Sole) e la forza centrifuga si bilanciano perfettamente, permettendo a un terzo oggetto più piccolo di mantenere una posizione fissa rispetto ad essi. Il telescopio James Webb è stato posizionato nel secondo punto, chiamato L2, situato a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra in direzione opposta al Sole. Questa posizione è strategica: poiché il Webb osserva l'universo nell'infrarosso, cattura i segnali termici (il calore) e necessita di temperature vicine allo zero assoluto per funzionare senza interferenze. In L2, il telescopio può viaggiare mantenendo la Terra, la Luna e il Sole sempre alle sue spalle. In questo modo, il suo enorme schermo protettivo a cinque strati blocca contemporaneamente la luce e il calore di tutti e tre i corpi celesti, schermando gli specchi e gli strumenti scientifici che restano costantemente al buio e a una temperatura ideale di -233 °C.
Come fa il telescopio spaziale a puntare sempre ESATTAMENTE sul bersaglio?
Per orientarsi nello spazio profondo e agganciare i bersagli, il James Webb non usa motori a propulsione, che consumerebbero troppo carburante, ma sfrutta un sistema di sei ruote di reazione (reaction wheels), dei volani che accumulano e gestiscono il momento angolare.
Quando i computer di bordo modificano la velocità di rotazione di queste ruote, il telescopio ruota dolcemente sull'asse opposto per azione e reazione, spostando il puntamento.
Per sapere esattamente dove guardare in prima battuta, l'IA di bordo incrocia i dati di giroscopi a risonanza emisferica e di speciali sensori stellari che riconoscono la mappa del cielo. La precisione millimetrica finale è affidata al Fine Guidance Sensor (FGS): questo strumento aggancia una singola "stella guida" nel campo visivo e monitora la sua posizione sedici volte al secondo. Se il telescopio subisce micro-vibrazioni o deviazioni, un piccolo specchio mobile interno (lo specchio dello sterzo fine) si inclina istantaneamente per compensare il movimento, mantenendo il puntamento immobile e stabile sulla rotta stabilita.
L'Extremely Large Telescope (ELT)

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