Il portatore dell'aquila - Cap. 7 e 8


Cap. 7
In attesa di notizie, si fa ben altro.



Passarono lunghi giorni di attesa. Mirja, piuttosto contrariata da Bjorn e quindi scostante e indispettita, era molto impegnata con i suoi affari, visto l'inizio della buona stagione, durante la quale si intensificava l'afflusso di pellegrini e quindi di clienti. La locanda, i suoi recinti e depositi erano quasi sempre gremiti perché molte carovane facevano soste di diversi giorni per far riposare uomini e animali.

Potendo ormai muoversi liberamente, Bjorn frequentava i pellegrini, perfezionando la lingua del luogo, apprendendo molte notizie e informazioni sull'andamento dei traffici e del commercio; comprendendo come quella attività, più della guerra e delle razzie, poteva essere redditizia per uomini capaci di viaggiare come i vichinghi, dotati di navi veloci e adatte allo scopo. Parlando e ascoltando aveva raccolto molte notizie su quali erano i mercati più ricchi, sulle vie più frequentate e sulle merci più richieste. Venne inoltre a sapere che a sud-est c'erano grandi fiumi che si addentravano all'interno del continente e potevano essere risaliti per migliaia di leghe per trasportare uomini e merci in regioni lontane e ricchissime. Più di una volta si ripromise di approfondire la questione, qualora fosse riuscito a ritornare in patria e riunirsi ai suoi uomini.

Oltre a questo stava sempre con le orecchie tese a carpire indizi che potessero spiegare qualcosa di Virgil, che era spesso con lui, anche se Bjorn teneva accuratamente nascosto il pendaglio con l'aquila. Ma non era riuscito ad ottenere alcuna informazione.

Intanto la procace Anita aveva parlato con le altre donne della locanda e si era diffusa molta curiosità – che non mancava neanche prima, del resto – sulle doti virili di Bjorn e sulle sue capacità di rendere felice una donna almeno altrettanto di quanto sapeva goderne lui stesso. Così già pochi giorni dopo il suo incontro con Huamar, l'egiziano, scoprì che ad occuparsi di lui non sarebbe stata Anita, come al solito, ma Kristine, alta e biondissima, dalla pelle bianca cosparsa di efelidi e grandi occhi da cerbiatta. 
Quel mattino, visto che poteva muoversi liberamente, Bjorn pensava di mangiare al piano terra, nella grande sala comune, ma Kristine lo aveva anticipato portandogli del cibo con un vassoio, incontrandolo proprio mentre lui stava per uscire e quindi facendolo rientrare in camera. La ragazza aveva posato il vassoio sul tavolo e poi aveva tirato su la tunica fino al petto, sedendosi accanto al piatto.

«Il pranzo é tutta roba fredda – aveva detto con un sorriso molto dolce e invitante – io invece sono calda. Non vorresti assaggiare prima me?»

Era un'offerta che il vichingo non poteva rifiutare.

E dopo Kristine, ci furono Anna, Inese, Ilza, Dace, Ieva, Liga... alla locanda c'erano 18 prostitute “ufficiali” a disposizione dei clienti più facoltosi, senza contare le cameriere e le sguattere che si arrangiavano con tutti gli altri, e Bjorn cominciava a pensare che avrebbe dovuto soddisfare la curiosità di tutte. Non che la cosa gli dispiacesse, sia chiaro, e lui era un vero combattente capace di affrontare qualsiasi sfida. 
Inoltre le ragazze erano state tutte scelte e istruite con cura da Mirja e da Anita (che, apprese dalle colleghe, era una delle più anziane del mestiere e una specie di sovrintendente) e la Casa era sempre molto esigente con tutte in fatto di pulizia personale, cura del corpo e comportamento. 
Prima di essere inserite in organico tutte dovevano imparare a leggere almeno un poco, saper ballare e cantare accompagnandosi con uno strumento, raccontare aneddoti o storielle divertenti o piccanti. 
E poi dovevano saper ascoltare, naturalmente, e dare molta importanza ai loro clienti che, alla fine del servizio, avrebbero conservato un ricordo eccellente della locanda, parlandone ad altri e incrementando gli affari ad ogni stagione.

Insomma, anche se non c'erano progressi su quanto riguardava Virgil, Bjorn si sentiva beneficiato dagli dei ad essere capitato in un luogo simile, e il dover pazientemente attendere notizie di Huamar non lo annoiava di certo. Mirja poteva stare tranquilla: non c'era proprio niente da dire sul comportamento e le capacità di Anita e delle altre. E lui, d'altra parte, di fronte a tanta professionalità e passione per il proprio lavoro, aveva risposto con tutto il suo valore; il costante avvicendarsi delle concorrenti lo dimostrava ampiamente... fino all'ottava ragazza, Liga appunto, che se n'era appena andata quando scoppiò il pandemonio.

Dal suo letto dov'era disteso dopo l'ennesima battaglia amorosa, Bjorn sentì attraverso le pareti prima la voce irata di Mirja e poi quella lamentosa della ragazza che rispondeva. Sbattere di porte, passi concitati lungo le scale. Altre urla più lontane, poi un silenzio irreale. Lui, spossato, a quel punto si addormentò, ma quella sera non venne nessuna ad informarsi di come stava o a portargli un dolce di uova e panna come capitava di solito.

Era ormai sera quando scese dabbasso nella sala comune, e quando si avvicinò al bancone per chiedere qualcosa da mangiare era evidente che tutti, soprattutto le cameriere, lo evitavano come se fosse un appestato. Allora si sedette su una panca ad uno dei tavoli guardandosi intorno perplesso. Improvvisamente dalla cucina uscì Mirja in persona che quasi gli buttò addosso un piatto con delle fette di pane e del formaggio.

«Sono stufa di farti credito – disse la donna con voce tagliente come una scimitarra – spero che tu abbia di che pagare, perché dopo di questo dovrai scavare e mangiare i vermi che troverai nei fossi.»

Quindi gli voltò le spalle e sparì nella cucina da dove era venuta, lasciandolo a bocca aperta. Ma lo stupore di Bjorn si tramutò ben presto in un sorriso: dunque Mirja era gelosa!

Che bella notizia. In tutti quei giorni, quando giaceva con una delle ragazze, prima o poi si era sempre ritrovato ad immaginare di essere con Mirja, a pensare come sarebbe stato con lei. Una curiosità, certo, ma forse non solo una curiosità. Non voleva ammetterlo, ma pensava a lei un po' troppo spesso per essere un guerriero impegnato a costruirsi un regno. Un regno per farne che, poi, se non per dividerlo con una donna? Ecco, quella donna avrebbe potuto essere Mirja, perché no?

Mangiò di gusto il pane e formaggio, annaffiandolo con due boccali di birra che l'uomo al bancone non ebbe il coraggio di rifiutargli, e poi uscì alla ricerca di Virgil. Lo trovò che giocava con altri due ragazzini vicino alla vasca in cortile.

«Devo recuperare le cose che mi hai tolto quando ero svenuto, là sulla scogliera – disse al ragazzo con evidente buonumore – ti ricordi dove le hai buttate?»

«Sì – rispose Virgil illuminandosi nel vederlo così allegro; non capitava di rado – é un involto fatto con la tua giubba di pelle. Dovrebbe essere ancora in un buco tra le rocce.»

«Bene. Domattina faremo una gita e andremo a cercarlo.»

Poi tornò nella sua camera a dormire finalmente da solo.

«»

L'indomani lui e Virgil si trovarono il mattino presto, incamminandosi verso la costa di buon passo. Era una bella giornata, con il sole caldo e una brezza fresca alle spalle che facilitava il cammino. Dopo circa due ore arrivarono alla grande duna di terra e sabbia e dopo aver errato per altre due ore, visto che nessuno dei due ricordava bene la strada, Bjorn riconobbe il sentiero tra i sassi che scendeva sulla scogliera e il grande masso piatto a mezz'acqua che aveva loro salvato la vita. Le mareggiate delle settimane precedenti avevano riempito i varchi tra gli scogli di alghe e rami secchi e Bjorn temette di aver perso i suoi oggetti per sempre, risucchiati chissà dove dalla marea o sepolti sotto i detriti. Ma improvvisamente Virgil lanciò un urlo, indicando in una fenditura. In fondo, nell'acqua schiumosa, si scorgeva qualcosa che sembrava del cuoio. Bjorn non passava nel varco troppo stretto e le sue braccia erano troppo corte così, su proposta dello stesso Virgil, prese il ragazzo per le caviglie calandolo con cautela finché questi non lanciò un urlo di trionfo, agguantando con le due mani il grumo di cuoio.

Tenendolo ben stretto mentre Bjorn lo tirava su, il ragazzo depositò l'involto su una roccia piatta e questo, aprendosi, rivelò il contenuto: la cintura con il pugnale, il bracciale d'oro a forma di serpente e l'anello, che il ragazzo aveva avuto l'accortezza di infilare in una tasca della giubba. Bjorn batté soddisfatto una manata sulle spalle di Virgil, complimentandosi con lui. Il ragazzo non stava in sé dalla gioia di vedere il vichingo così cordiale e amichevole. Poi i due si sedettero sulla sommità della duna e mangiarono di gusto la colazione che avevano portato con loro, saggiamente procurata in cucina da Virgil prima di partire. Poi tornarono tranquillamente verso la locanda.

Fu quando erano a meno di trecento metri dal crocevia che Bjorn sentì un rumore tra i cespugli a lato della strada e impugnò più saldamente il bastone che aveva con sé. Dai cespugli uscì di colpo un uomo che lanciò un urlo verso Bjorn allargando le braccia e ridendo entusiasta. Bjorn restò a fissarlo per un momento, per poi urlare anche lui, lanciando a terra il bastone e saltando nell'erba incontro al nuovo venuto e abbracciandolo. Costui era Jorda, uno dei guerrieri imbarcati con lui nella nave – scoprì Virgil sbalordito – e rivedendo Bjorn sano e salvo non aveva creduto ai suoi occhi. Anche Bjorn era fuori di sé dalla gioia e i due non finivano di battersi grandi manate sulle spalle , di ridere e di raccontarsi chissà cosa nella loro lingua.

Poi Bjorn si voltò verso Virgil e spiegò che l'uomo non era il solo superstite, ma che gran parte dell'equipaggio della nave da cui erano caduti era riuscito a salvarsi dalla tempesta approdando diverse leghe più a est su una costa sabbiosa dove la nave si era incagliata ed era stata distrutta dai marosi. L'altra nave si era persa di vista durante la tempesta e probabilmente era tornata in patria. La prima nave, invece, prima aveva cercato di virare per recuperare Bjorn, ma non ce l'aveva fatta, quindi era tornata verso il largo dove però, dopo un'ora di furiosa tempesta, aveva perso il timone. Trascinata dalle correnti verso nordest, si era incagliata in una secca e le onde l'avevano rovesciata a poche centinaia di metri dalla costa scaricando i suoi occupanti nell'acqua sconvolta dai cavalloni che l'avevano letteralmente demolita in poche ore.

I sopravvissuti si erano rifugiati in un vallone dove avevano vissuto tutto quel tempo cibandosi di caccia e pesca. Quasi tutte le armi e l'equipaggiamento erano andati perduti, dispersi e affondati nella sabbia, e più di una volta i vichinghi avevano rischiato di essere scoperti dagli abitanti della zona, per fortuna pochissimo frequentata.

Così solo molto più tardi alcuni di loro si erano arrischiati ad esplorare i dintorni. Miravano non solo ad impadronirsi di una nave e tornare in patria, ma anche a cercare tracce di Bjorn, del quale non volevano accettare la perdita. Finalmente uno di loro era arrivato nei pressi della locanda, e c'era anche entrato per cercare informazioni, ma quando aveva visto nascere qualche sospetto, aveva preferito filarsela, appostandosi poco lontano dal crocevia per studiare la situazione. La sua idea era di individuare qualche carovana poco protetta, per avvertire gli altri e assalirla, procurandosi così le risorse per prepararsi a colpi migliori. Il caso aveva voluto che proprio quel giorno Bjorn uscisse per la sua passeggiata passando di là e facendosi riconoscere. Jorda era fuori di sé dall'entusiasmo perché non solo aveva ritrovato un amico e compagno di lotta cui era molto affezionato, ma anche perché era certo che il suo capo, che tra l'altro aveva trovato in perfetta forma, avrebbe risolto tutti i loro problemi.

Bjorn era molto risollevato dalle notizie ricevute, avendo in cuor suo il rimorso per aver abbandonato i suoi uomini, anche se l'aveva fatto per una causa superiore. Ora che ne aveva ritrovato almeno una parte, però, non li avrebbe più abbandonati e anzi si sarebbe occupato di loro nel modo migliore, magari facendoli alloggiare nella locanda di Mirja.

Si trattava solo di convincere la donna. Il momento non era propizio, ma Bjorn aveva una grande fiducia nelle sue capacità di persuasione. I tre quindi si diressero tutti insieme alla locanda e quando ne varcarono il portone, Jorda fu indirizzato in una delle stalle dove avrebbe dovuto nascondersi in attesa di notizie da portare ai suoi compagni.

Virgil si offrì di esplorare la dispensa per procurargli qualcosa da mangiare, mentre Bjorn si preparò ad affrontare Mirja.

Mirja era nella sua stanza di lavoro, quando Bjorn si fece annunciare da Anita che però, quanto uscì, gli disse che Mirja era impegnata e lui doveva aspettare. Dall'occhiata che Anita gli diede si capiva che lei avrebbe volentieri ingannato l'attesa insieme a lui, ma ovviamente non era possibile per cui se ne andò lasciandolo solo.

Bjorn attese qualche minuto, poi decise che aveva aspettato abbastanza ed entrò nella stanza con decisione, fermandosi davanti al tavolo di Mirja che lo fissò sorpresa. Davanti a lei c'erano due uomini anziani e vestiti riccamente, che evidentemente stavano trattando affari con la donna. Si voltarono a guardare Bjorn e l'occhiata che egli rivolse loro bastò a farli sollevare di scatto dai loro scranni, e filarsela senza una parola, dopo aver raccolto le loro cose.

Rimasti soli, Bjorn si sedette a sua volta davanti alla donna, che lo fissava stizzita, e con gesto teatrale posò sul tavolo il suo braccialetto d'oro e l'anello recuperati sulla scogliera.

«Questo per pagare tutto quello che riguarda me, Virgil e i miei uomini – disse Bjorn con un ghigno – tutto quello che vale di più te lo regalo.»

«I tuoi uomini? Come sarebbe?» disse lei allarmata.

«Non sono morti – disse lui con noncuranza – e non sono neanche dispersi. Sono approdati a qualche lega da qui e stanno bene. Trentotto combattenti forti e valorosi come nessuno dei tuoi garzoni o sguatteri. Ma hanno bisogno di un alloggio, armi e rifornimenti per combattere, se vuoi che possano difendere la locanda. Possono alloggiare in uno dei magazzini e quando ci saranno loro nessuno potrà fare del male a Virgil, se Huamar dovesse tradirci o fare qualche errore.»

Lei era rimasta senza parole. Fissò Bjorn a bocca aperta per pochi secondi, poi si alzò di scatto, voltandogli le spalle e mettendosi a camminare per la stanza, cercando di calmarsi, visto che la rabbia le impediva quasi di respirare. Ma come si permetteva, quello? Lei gli aveva salvato la vita, lo aveva ospitato nella sua casa, in una delle migliori stanze, poi, e lui cosa faceva? Si sollazzava con chiunque entrasse nel suo letto, entrava e usciva come gli pareva e adesso voleva addirittura disporre della sua locanda per ospitare una massa di rozzi assassini che magari l'avrebbero uccisa nel sonno! Ma chi credeva di essere? Cosa aveva pensato di lei? Come aveva potuto accettare nella sua casa un uomo simile?

«No! - rispose, voltandosi di scatto verso Bjorn che la fissava tranquillo – No! Questa é casa mia e decido io cosa fare. E non voglio i tuoi uomini. Anzi, adesso non voglio più neanche te. Vattene oggi stesso. Non voglio più saperne.»

Il sorriso di Bjorn si spense di colpo e il suo sguardo divenne di profonda delusione.

Ma non disse nulla. Si alzò lentamente, come se dovesse sollevare un grosso peso, e uscì senza voltarsi.

Mirja ebbe un attimo di panico e avrebbe voluto fermarlo, sentirlo dire qualcosa, ma non riuscì a muoversi e quando si riprese lui aveva già chiuso la porta dietro di sé, senza fare rumore. Lei rimase sola nella stanza, tremando e respirando affannosamente.





Cap. 8
Andarsene o restare?



Bjorn scese le scale e scese al piano terra, uscendo sul portico e incontrando Virgil che stava riportando in cucina un piatto vuoto.

«Preparati a partire – gli disse serio – Mirja non ci vuole più. Ci riuniremo ai miei uomini.»

Il ragazzo non rispose e, dopo un attimo di esitazione, continuò di corsa sparendo dietro la porta della cucina, per tornare fuori un attimo dopo, senza il piatto.

«Vado ad avvertire Jorda? - chiese – Gli ho già dato da mangiare.»

Bjorn annuì e Virgil stava per scendere nel cortile, quando Mirja apparve sulla porta alle loro spalle, chiamandolo.

«Virgil, aspetta!»

Il ragazzo e Bjorn si voltarono verso di lei, ma lei guardò solo il ragazzo, avvicinandosi e accucciandosi alla sua altezza, prendendogli una mano. Lui la guardò corrucciato, ma non riuscì a resistere a lungo e le sorrise.

«Non vorresti restare qui con me? - disse Mirja, guardandolo dolcemente, piena di malinconia - Ti vogliamo tutti bene, qui. Saresti al sicuro. A me piacerebbe molto, e anche ad Anita e a tutte le altre.»

Bjorn, in disparte, fece per dire qualcosa, ma si fermò e restò silenzioso in attesa, con un profondo sospiro.

«Bjorn mi ha salvato la vita due volte – disse Virgil senza esitare e tornando serio – non posso abbandonarlo. Mi dispiace, ma vedrai che tornerò a trovarti, te lo prometto. Diventerò un grande guerriero e anch'io avrò una nave, e tornerò.»

Lei resto impietrita, poi si sforzò di sorridergli e quindi si rialzò a fatica, lasciandogli la mano e restando in piedi con le braccia lungo il corpo, come se fossero pesantissime. Si voltò appena per guardare Bjorn, che però non disse niente restando serio e immobile. Poi il vichingo si mosse posando una mano sulla spalla di Virgil facendo per avviarsi con lui, e allora Mirja lo trattenne per un braccio.

«Aspetta! - disse sospirando sconfitta – Questi tuoi uomini, mi prometti che non faranno nulla di male? Puoi garantire per loro... con sincerità? Rispetteranno le mie donne e le mie proprietà?»

«Io sono il loro capo e ubbidiranno a me in tutto. Hai la mia parola.» disse Bjorn, glaciale.

Lei annuì abbassando lo sguardo, poi si voltò rientrando in casa, senza dire nient'altro.

Dopo essersi rifocillato, Jorda partì subito per tornare dai suoi compagni e condurli alla locanda. Ci sarebbero voluti diversi giorni anche perché Bjorn ordinò che abbandonassero tutti gli abiti e le armi che potevano identificarli come vichinghi, viaggiando in piccoli gruppi di tre o quattro persone come se fossero viandanti qualsiasi, o manovali in cerca di lavoro. In nessun modo occorreva dare nell'occhio e tanto meno attaccar briga con la gente della regione. Jorda assicurò di aver capito bene e partì con due muli con cui poteva fare molta strada già prima del tramonto; uno era carico di cibo: pane, lardo e pesce secco, per i compagni affamati.

Bjorn restò per un po' a guardare Jorda finché questi scomparve alla vista, poi si avviò a sua volta percorrendo le mura all'esterno della locanda, seguito da Virgil che gli trotterellava dietro.

Sulla parte opposta alla strada, la locanda aveva due torri più basse e un lungo tratto di muro che guardavano verso un'ampia distesa di campi incolti attraversati da un piccolo corso d'acqua che si allargava in un vasto acquitrino. Da quanto Bjorn aveva sentito chiacchierando alla locanda, quelle terre appartenevano a Mirja che però, mancandole gli uomini adatti, aveva preferito dedicarsi alla locanda e ai suoi clienti, piuttosto che darsi da fare per coltivarle. Ma i vichinghi erano, prima di tutto, degli abili contadini, capaci di ricavare frutti dalla terra in luoghi ben più difficili di quello.

Quei terreni Bjorn li aveva già notati quando, alla fine della convalescenza, aveva esplorato la locanda e i suoi dintorni, ma adesso li guardava con un occhio diverso. Il vichingo si inoltrò nell'erba alta del campo più vicino, chinandosi ogni tanto a raccogliere con le mani qualche zolla di terra. Quel profumo gli ricordava suo padre quando lui, a cavalcioni sopra il bue, lo accompagnava nell'aratura della terra nera e sempre umida che circondava la sua fattoria, molto più a nord, nelle lande fredde e inospitali in cui era nato. Quel terreno era molto migliore , ricco di humus e con la giusta quantità di argilla. Sarebbe stato facile ararlo e coltivarlo, se si fosse potuto asciugare dall'acqua. Serviva un canale di drenaggio, un paio di argini ben fatti, niente che non fosse possibile costruire con qualche decina di braccia capaci e volonterose. Mirja ne avrebbe avuto un grosso vantaggio e lui e i suoi uomini si sarebbero sdebitati con lei definitivamente, al di là di quello che poteva derivare dalla vicenda di Virgil.

Bjorn tornò sui suoi passi soddisfatto mentre Virgil continuava a seguirlo saltellando e rincorrendo le farfalle che si sollevavano dall'erba numerose. Rientrati alla locanda i due mangiarono insieme, chiacchierando di buonumore. Virgil, in particolare, era molto contento che Bjorn fosse rimasto laggiù con lui. Voleva molto bene anche a Mirja e gli sarebbe dispiaciuto moltissimo lasciarla. E anche Anita e le altre, che lo coccolavano come un figlio o un fratello minore.

Alla fine della giornata il ragazzino cascava dal sonno e Bjorn, presolo in braccio, lo portò nella sua stanza, guidato da Anita. Poi scese di nuovo dabbasso e si fermò nel portico, sperando inconsciamente di trovarci Mirja, ma lei non si fece vedere. Allora si sedette su un gradino e rimase là a riflettere. Era stata una buona giornata e c'erano molte cose a cui pensare.

Il giorno dopo cercò ancora di parlare a Mirja, ma lei si fece sempre negare. Il giorno dopo ritentò, ma scoprì che la donna era partita all'alba per un villaggio vicino dove aveva degli amici che avevano bisogno delle sue doti di guaritrice. Era chiaro che cercava ogni scusa per non incontrare Bjorn. Lui smise di cercarla e si dedicò alla caccia, battendo le alture circostanti la locanda, che erano ricche di animali di ogni tipo, e già dal primo giorno poté tornare con un bel bottino di anatre e lepri che consegnò in cucina.

Una settimana dopo cominciarono ad arrivare a piccoli gruppi i suoi compagni vichinghi e per diversi giorni fu tutto un brindare con boccali di birra e grandi pacche sulla schiena. I suoi uomini erano tutti entusiasti nel ritrovarlo sano e salvo e in perfetta forma e, dopo le privazioni subite, tutti facevano grandi progetti per il futuro. Bjorn per un po' li lasciò immaginare di tutto, ma poi una sera, dopo averli riuniti in una delle stalle al riparo da occhi indiscreti, raccontò tutto di Virgil, del pendaglio dell'aquila, e quello che si aspettava da loro se le notizie che attendeva dall'egiziano avessero confermato l'importanza del ragazzo.

Nel frattempo avrebbero dovuto occuparsi della sicurezza della locanda e di Virgil, nel caso che i sicari che lo cercavano si fossero rifatti vivi. Inoltre, ovviamente, dovevano contribuire al loro sostentamento perché Mirja non avrebbe certo potuto mantenere a lungo un gruppo di uomini così numeroso e lui non voleva assolutamente essere di peso. Parlò quindi dei campi intorno e alla possibilità che alcuni di loro lavorassero per renderli coltivabili, mentre altri si sarebbero dedicati alla caccia e alla pesca. Vista l'abbondanza di legname nelle vicine colline, col tempo avrebbero potuto costruire anche una nave con la quale chi voleva avrebbe potuto un giorno tornare in patria.

Lui non sarebbe tornato, però. Se il segreto di Virgil non si fosse rivelato prezioso come sperava, sarebbe partito verso est fino a trovare il grande fiume di cui aveva sentito parlare, e lo avrebbe disceso fino alla foce per tracciare una nuova via commerciale verso le ricche città del sud, che lo avrebbe reso ricco più di qualsiasi razzia.

Alla fine del discorso tutto quello che Bjorn aveva proposto fu approvato, tra schiamazzi e altre bevute di birra e tutti promisero che, se fosse partito per chissà dove, sarebbero andati con lui e sarebbero diventati ricchi o morti insieme.

Ora che aveva avuto l'approvazione dei suoi uomini, Bjorn voleva riferire a Mirja i suoi progetti, ma lei continuava ad evitarlo. Il solco che si era formato tra loro due era davvero profondo. Così raccontò tutto ad Anita che riferì alla sua padrona e poi tornò a dire a Bjorn che facesse pure quello che voleva, all'esterno della locanda, purché non interferisse con i suoi affari. Anita era costernata per quella situazione, ma Bjorn non ne era del tutto dispiaciuto. Era in corso una guerra tra due caratteri ugualmente forti, ma lui non aveva dubbi su come sarebbe andata a finire. Intanto l'indifferenza di Mirja gli avrebbe consentito di realizzare i suoi progetti in piena libertà, utilizzando almeno all'inizio le risorse della locanda.

«»

Per prima cosa il vichingo divise i suoi uomini in tre gruppi con la libertà per tutti di inserirsi nell'uno o nell'altro a seconda dell'umore e della voglia di fare.

Un gruppo doveva occuparsi stabilmente di raccolta, caccia e pesca; un altro doveva procurare legna e materiale da costruzione sulle colline e il terzo si sarebbe occupato della bonifica dei campi intorno alla locanda. Ognuno dei gruppi era affidato ad uno dei luogotenenti di Bjorn, uomini valorosi e capaci di cui aveva piena fiducia, mentre lui avrebbe coordinato il progetto generale, redatto nei giorni precedenti, quando era ancora da solo, e migliorato da idee e suggerimenti scaturiti dalle numerose assemblee e discussioni seguenti.

Tutti si misero al al lavoro di buona lena, contenti di avere finalmente un obiettivo. La stagione era favorevole, il luogo salubre e le cameriere della locanda erano numerose, giovani e disponibili anche gratis, visto che i vichinghi erano tutti uomini vigorosi, alti, allegri e generalmente più puliti e dall'aspetto più curato della media dei clienti.

Insomma c'erano tutti i presupposti per una felice convivenza, ma nessuno poteva prevedere gli altri benefici sviluppi che ci sarebbero stati in seguito.

Una delle prime cosa da fare era procurarsi legname da costruzione e quindi, presi in prestito tre robusti carri alla locanda, Bjorn stesso accompagnò il gruppo di raccolta verso le vicine colline ricche di alberi di ogni tipo. In poco tempo, arrivati sul posto, gli uomini di Bjorn aprirono un varco nel sottobosco cominciando ad abbattere gli alberi e a riempire i carri.

Nello stesso tempo, all'esterno della locanda, il gruppo dei costruttori cominciò a spianare il terreno a ridosso del muro posteriore che, a parere di Bjorn che lo aveva analizzato e valutato in precedenza, era il tratto più critico, essendo indebolito dalle infiltrazioni d'acqua e protetto da due torri troppo lontane.

In quel luogo i vichinghi avrebbero dunque costruito un vasto recinto, costituito da un terrapieno con una palizzata sulla sommità, che con un’ampia curva avrebbe unito una torre all’altra. All'interno di esso, una grande casa sarebbe servita come loro abitazione. Così il recinto e la casa, piena di uomini validi, sarebbero stati un ulteriore ostacolo per chiunque volesse assalire la locanda sul suo lato più debole.

Il recinto sarebbe servito anche come ricovero per gli animali che Bjorn aveva intenzione di allevare: cavalli, maiali, mucche, pecore e conigli; una attività di cui i vichinghi erano ottimi conoscitori e che avrebbe portato risorse per il loro mantenimento, oltre che un'ulteriore ricchezza per Mirja.

Appena arrivarono dalle colline i primi carri di legname, i vichinghi cominciarono a costruire il recinto e la casa, per mettersi al sicuro e avere una solida base per il resto del lavoro, senza più interferire con le attività della locanda.

Altri cominciarono a bonificare il terreno scavando un lungo fossato di drenaggio e un terrapieno da usare come argine della palude. Se fossero riusciti a drenare in fretta almeno una parte dei campi, avrebbero potuto fare una semina che, anche se tardiva, poteva fornire un primo raccolto già quell'anno.

Ma il quinto giorno in cui i carri tornarono alle colline per altri carichi di legna ci fu una novità imprevista: il gruppo di taglialegna era sempre guidato da Bjorn, ma formato solo da sei uomini perché la strada era ormai tracciata e quel giorno i carri disponibili erano solo due.

I taglialegna erano al lavoro, mentre Bjorn vagava per la foresta poco lontano per esplorarla e cercare buon legname. Era munito di un corto giavellotto, oltre che del suo pugnale, perché l'incontro con un cinghiale, in quella fitta boscaglia ricca di noci e ghiande, era sempre possibile e lui non voleva perdere alcuna occasione. Ad un tratto sentì delle voci diverse da quelle dei suoi uomini e, tornato rapidamente e con cautela sui suoi passi, scoprì che i boscaioli erano stati interrotti e circondati da un gruppo di uomini armati e a cavallo. Quello che sembrava il capo del gruppo, un giovane a capo scoperto, indossava una cotta di maglia e una sopravveste con l'insegna di un grifone. Gli altri erano soldataglia senza alcuna insegna e vestiti nel modo più disparato, ma tutti protetti da casacche di cuoio imbottito ed elmetti di ferro e ben armati.

Il giovanotto stava urlando imbestialito, affermando che i taglialegna non avevano alcun diritto di stare lì, tantomeno di tagliare quegli alberi che erano tutti di proprietà di suo padre. Tutti i vichinghi se ne stavano immobili e in silenzio con aria sottomessa, visto che Bjorn aveva raccomandato loro di tenere accuratamente nascosto ogni indizio sulla loro vera identità. Inoltre non capivano la lingua del luogo, se non qualche parola. Quello che non erano riusciti a nascondere era che le asce che usavano per tagliare la legna erano, per necessità, le stesse terribili asce rinforzate di ferro e ben bilanciate che i vichinghi usavano in battaglia con terrificante efficienza.

I nuovi venuti però non se n'erano accorti, forse perché non avevano mai visto un vichingo, prima d'ora, e quindi sghignazzavano sarcastici e rilassati osservando quelli che credevano dei semplici servi spaventati. Vedendo l'assenza di qualsiasi reazione, il giovane a capo del gruppo si sentì ancora più spavaldo e sicuro.

Quando il vichingo al quale si era rivolto si voltò senza dire una parola, per avvicinarsi al carro, lui si sentì offeso da tale noncuranza e quindi libero di colpirlo a tradimento dall'alto del suo cavallo, per dimostrare così la sua autorità e dare una lezione agli altri. Spronò dunque il cavallo e alzò la spada... per finire di colpo sbalzato di sella dall'ascia che lo colpì roteando sotto l'ascella quasi tagliandolo in due. Un secondo dopo il giavellotto di Bjorn colpì alla schiena il cavaliere più vicino, trapassandolo, mentre un altro finiva a terra trascinato da Bjorn stesso che, mentre il giavellotto era ancora in volo, era saltato alle spalle ad un terzo cavaliere tagliandogli la gola prima che toccasse terra.

In un baleno e senza dire una sola parola, i vichinghi scattarono tutti insieme, attaccando l'avversario che ognuno si era scelto, eliminandoli tutti prima che quasi potessero capire cosa stava succedendo.

In pochi secondi, senza nessuna perdita e quasi senza fatica, i vichinghi si trovarono padroni di nove cavalli, molte armi e armature di discreta qualità ed eccitanti prospettive per il futuro.

«Dei veri novellini – sentenziò Karl, uno dei vichinghi che facevano parte del gruppo. La sua terribile cicatrice, che teneva nascosta sotto un cappuccio di tela, era più rossa del solito per l'eccitazione – pensi che ce ne siano altri?»

«Probabile – rispose Bjorn mentre recuperava la lancia – dobbiamo saperne di più. Svein, vieni qua!»

L'uomo chiamato da Bjorn accorse subito.

«Prendi un cavallo e torna alla locanda. Dì a tutti di venire qui, subito, ma dividendosi in tre gruppi in modo che se qualcuno vi vede, non sappia quanti siamo veramente. Prendete le armi disponibili, ma tenetele nascoste. Quando arriverete, aspettateci qui. Noi esploreremo i dintorni e poi vi faremo sapere.»

Svein annuì e salì con un balzo su uno dei cavalli, partendo al galoppo. Bjorn ordinò ad altri due di restare sul posto per spogliare completamente i cadaveri - i vichinghi, dopo il naufragio avevano bisogno anche di vestiti, oltre che delle armi - seppellendoli poi in qualche anfratto.




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