Il portatore dell'aquila - Cap. 29 e 30
Cap. 29
Alla ricerca di Mirja.
Uscito sullo stretto pianerottolo, Bjorn chiuse la porta della prigione, attaccando al chiodo sulla parete le chiavi e la tenaglia. Poi scese cautamente lungo le strette scale di pietra. Gli scalini erano di pietra grezza, molto consumati e le pareti ricoperte da un intonaco di malta e paglia, scrostato in più punti e spesso sporco di sangue.
Il pensiero del vichingo andò per un istante a tutti coloro che avevano salito quelle scale per andare a morire in quel modo orribile. Bjorn era sicuro che erano stati molti; tutti quelli necessari a Trekkar per consolidare il suo potere.
Gli sembrò di udire dei rumori e spense subito la lampada. In pugno stringeva il pugnale, pronto ad ogni evenienza, perché lo stretto budello delle scale impediva di usare in modo efficace la spada. Si fermò, al buio, restando in attesa. Ma al piano di sotto non c'era nessuno e concluse che le voci che aveva sentito erano un eco proveniente da chissà dove.
Continuò quindi a scendere con cautela finché arrivò ad una piccola finestra che dava sul tetto di un corpo di fabbrica del castello che si distaccava dalla torre nella quale si trovava.
La finestra era parzialmente chiusa da una imposta di legno mezza marcia, che non impediva del tutto di vedere l'esterno.
La nebbia era cresciuta e avvolgeva ormai tutto il castello, ma in alto il cielo era sereno e la luce della luna veniva offuscata solo in minima parte. Scrutando con cura Bjorn individuò la sommità di un tetto che si allungava tra grandi camini disposti in successione, per arrivare ad una merlatura che sormontava il muro triangolare di testa.
Secondo la mappa del castello che aveva studiato giorni prima, alla fine del tetto, prima della merlatura, se ne innestava un altro, a circa 45 gradi, che arrivava fino ad un'altra torre più piccola di quella su cui si trovava Bjorn. Quel tetto fronteggiava il lato del fiume verso la rampa di accesso al porto, e sotto doveva esserci la parete dove si apriva il balcone da dove Mirja doveva calare il cordino per approntare la corda. Se fosse riuscito ad avvicinarsi camminando sulla sommità del tetto, tenendosi nascosto sotto il colmo, avrebbe potuto calarsi sul balcone dall'alto.
Aprì dunque cautamente la finestrella, attento a non fare rumore e poi, dopo aver scrutato e ascoltato i dintorni, sgusciò fuori aggrappandosi alle tegole e a un lungo palo che era servito ai costruttori e percorreva tutta la sommità del tetto, sul quale, a causa dell'inclinazione, sarebbe stato impossibile stare in piedi.
Bjorn avanzava lentamente, saggiando ogni tegola prima di posare il piede e tenendo continuamente d'occhio la sommità delle mura che chiudevano l'altro lato del castello e sulle quali dovevano trovarsi sicuramente delle sentinelle.
Ma il castello era inaccessibile, la nebbia fredda e fastidiosa e Trekkar non temeva minacce immediate, per cui le guardie erano poche e annoiate e qualcuna era certamente seduta nell'ombra a dormire.
Bjorn continuò lentamente, un passo alla volta, sempre tenendosi appena dietro la sommità del tetto, arrivando infine sulla verticale di dove pensava si trovasse il balcone di Mirja.
Fece passare la corda attorno ad uno dei supporti del palo che correva sulla sommità, lasciandola cadere poi fino alla grondaia. Aveva preparato la corda con dei nodi ad intervalli di 50 centimetri per aggrapparsi più facilmente. Avvolgendosi la corda ad una gamba e tenendosi con le mani, sfilandola lentamente, Bjorn si calò a testa in giù lungo la falda inclinata fino a sbucare con la testa oltre la gronda. Circa otto metri più in basso, qualche metro più a destra, individuò il balcone dal quale Mirja si era affacciata. Non riusciva a vedere se la finestra fosse buia, ma certamente Mirja era sveglia all'interno. Gli corse un brivido lungo la schiena al pensiero che tra poco l'avrebbe rivista.
Lentamente riuscì a girarsi e, usando di nuovo la corda, a risalire strisciando lungo la falda del tetto raggiungendo nuovamente la sommità. Quindi spostò l'attaccatura della corda in un punto migliore, in modo da potersi calare ad un'estremità del balcone. Poi lanciò la corda doppia in modo che le estremità superassero la gronda, calandola poi lentamente nel vuoto. Man mano che la corda scendeva, Bjorn ne misurava la lunghezza a braccia per essere certo che sarebbe arrivata al balcone, magari superandolo. Se fosse stata troppo corta risalire sarebbe stato difficile, con un grande spreco di energie che in quel momento non poteva permettersi. Al tempo stesso, usando il sistema della corda doppia, avrebbe potuto recuperarla quando fosse arrivato sul balcone.
Bjorn si guardò intorno un'ultima volta, poi cominciò a calarsi lungo la falda del tetto, stavolta con le gambe verso il basso. All'orizzonte cominciava ad albeggiare e occorreva far presto.
Superò la grondaia e presto fu sospeso nel vuoto. Se nella stanza di Mirja ci fossero stati dei soldati e uno di loro fosse uscito sul balcone guardando in alto, non avrebbe avuto scampo.
Ma non c'era nessuno e continuò a scendere nel più assoluto silenzio, trattenendo anche l'ansimare dello sforzo.
Mirja aveva spento la lucerna ed era stesa a letto, sveglia e ancora vestita, e stava pensando a quella terribile giornata. Nita era stesa su un letto poco lontano, lungo la parete, e dormiva profondamente, esausta per le emozioni subite. La ragazza respirava rumorosamente e disturbava un poco i pensieri di Mirja che erano tutti protesi a trovare una via d'uscita da quella terribile situazione.
Era sicura di quello che Huamar aveva cercato di dirle? Bjorn aveva davvero usato la colomba per effettuare un estremo tentativo? E cos'era andato storto se Huamar era stato catturato? Eppure l'egiziano sembrava fiducioso e molto tranquillo, nonostante la gravità della situazione. La sua giustificazione, di voler provare la sua invenzione prima dello spettacolo in piazza, era plausibile e Trekkar gli aveva probabilmente creduto, ma bastava a sistemare ogni cosa?
Bjorn ne aveva approfittato o no? E se anche fosse riuscito ad introdursi nel castello, dove si trovava adesso? Come avrebbe fatto a liberare lei e a colpire Trekkar da solo? Un'impresa impossibile anche per un guerriero forte e audace come Bjorn.
Al pensiero del suo corpo sentì una fitta di desiderio che la fece avvampare. Si diede della stupida a pensare a cose simili in un momento come quello... eppure, come avrebbe voluto che Bjorn fosse qui con lei, adesso, nello stesso letto.
Al tempo stesso era terrorizzata proprio dall'eventualità che Bjorn si facesse vivo, in qualche modo, per salvarla correndo qualsiasi pericolo. Se lui fosse morto, si sarebbe uccisa anche lei per seguirlo. Non avrebbe più potuto stare da sola...
Un rumore la fece sobbalzare. Si voltò verso la finestra che era aperta e faceva entrare il chiarore della luna. Qualcosa si muoveva sulla sinistra; forse il ramo di un rampicante, agitato dal vento. Ma non si ricordava che ci fossero piante abbarbicate alla parete. Si alzò per andare a vedere, ma si era appena mossa per avvicinarsi alla porta che si fermò sbalordita vedendo che si trattava di una corda che si muoveva lentamente. Pochi secondi dopo apparvero due gambe strette alla corda che scendevano dall'alto. Quindi apparve Bjorn che la vide subito, una meravigliosa sagoma chiara nel buio della stanza. Tenendosi con una sola mano alla corda portò l'altra vicino al volto facendole segno di fare silenzio. Poi, con un tocco leggerissimo, posò un piede sulla balaustra del balcone, come per saggiarne la tenuta. Verificato che teneva e non faceva rumore, la usò per spostarsi in orizzontale e scese ancora un po' posando finalmente ambedue i piedi sul pavimento.
Mirja era rimasta senza parole. Lo fissava in silenzio mentre il cuore le batteva nel petto come un martello. Lui entrò furtivo, riempiendo in controluce il vano della porta, lanciando una rapida occhiata nel resto della stanza, e infine le venne incontro, silenzioso come un gatto, e l'abbracciò.
Mirja si abbandonò estasiata a quella stretta che la tenne in piedi quando lei si sentì mancare, al culmine di quella insostenibile emozione. Sentì appena come in un sogno Bjorn che le baciava il collo e le teneva la testa con una mano, accarezzandole i capelli.
Lei si riprese, rispondendo ai suoi baci e stringendolo a sua volta quasi volesse fondersi con lui. Nessuno dei due disse una sola parola.
Dolcemente Bjorn si staccò da Mirja posandole la fronte sulla fronte, come per assicurarsi che lei fosse di nuovo vigile e pronta. Lei fece cenno di sì, sospirando silenziosamente.
Era nuovamente fredda e vigile, adesso. E piena di energia e di orgoglio perché il suo uomo l'aveva inseguita e raggiunta attraverso il pericolo, ed ora era qui per salvarla compiendo un'impresa impossibile. La commozione la assalì di nuovo bloccandole la gola, ma lei si costrinse a calmarsi, di nuovo respirando profondamente.
Poi, insieme i due si avvicinarono a Nita. Bjorn si inginocchiò accanto al letto chiudendo la bocca della ragazza con una mano. Nita si svegliò di colpo strabuzzando gli occhi e agitandosi, ma Bjorn la bloccò sul letto mentre Mirja si chinava su di lei facendole cenno di fare silenzio.
Nita riconobbe Bjorn e sbalordì ancora di più. Ma poi l'espressione spaventata si tramutò in gioia assoluta. Chiuse gli occhi per il sollievo e poi li riaprì, scuotendo la testa per rispondere che aveva capito. Solo allora Bjorn le tolse la mano dalla bocca, lasciandola respirare.
Nita si rizzò in piedi e anche lei abbracciò Bjorn con entusiasmo, strusciandosi su di lui e baciandolo sotto gli occhi di Mirja che la fissò sorpresa. Ma Nita era troppo contenta per accorgersene, o forse approfittò semplicemente della situazione. Alla fine la ragazza si ritrasse e, lanciando una rapida occhiata a Mirja, abbassò lo sguardo, tornando a sedersi sul letto per non far vedere che aveva le gote roventi.
«Quante guardie?» sussurrò Bjorn all'orecchio di Mirja, risolvendo la situazione.
Lei indicò due con le dita. Allora Bjorn allargò le braccia verso le due donne invitandole ad avvicinarsi, sussurrando qual'era il suo piano.
«»
Trekkar si agitava nel letto, incapace come al solito di dormire.
Aveva bevuto l'infuso che si era preparato anche quella sera, anche se aveva giurato a se stesso che si sarebbe limitato ad una volta la settimana.
Ma ne aveva bisogno e non riusciva a smettere. Solo così si sentiva sicuro e poteva chiudere gli occhi. Maledetti! Maledetti tutti coloro che cospiravano contro di lui e volevano la sua morte.
Si passò una mano sul viso, come per snebbiarsi la mente, analizzando ancora una volta ciò che era accaduto. Gli apparve ancora la figura di Mirja, splendida e altera di fronte a lui; provocante e sensuale, eppure così lontana. Ne era stato molto colpito, doveva ammetterlo. Aveva tutte le donne che voleva, da sempre; e anche quelle che lo rifiutavano avevano dovuto sottomettersi grazie alle droghe che sapeva preparare con tanta abilità. Nessuna resisteva... come non resisteva nessun uomo. Tutte soddisfacevano in pieno i suoi desideri, o confessavano, o rivelavano i nomi dei loro complici.
Peccato che poi, troppo spesso, morissero le une e gli altri e lui dovesse prendersi la briga di nascondere ciò che era accaduto.
Ci pensava Knus, naturalmente, ma il popolo, i nobili, i mercanti dovevano essere continuamente ingannati; le sue azioni continuamente giustificate. Questo era intollerabile. Il suo potere non era ancora assoluto, come avrebbe desiderato.
E poi Knus era diventato troppo importante. Sapeva troppo...
Mirja lo aveva colpito, sì. Con lei non voleva usare la droga. Non lo avrebbe fatto se non come ultima risorsa. Lei doveva cedere per sua volontà, accettandolo come re, come socio in affari e come amante. Non era ancora troppo vecchio per una donna come lei. E lei, lui ne era sicuro, era una donna d'affari che avrebbe capito qual'era la sua convenienza. Non si diventa ricchi e potenti dicendo sempre di no.
Ma c'era qualcosa che lo tormentava... che non lo convinceva, anche se non riusciva a metterlo a fuoco.
Mirja conosceva quel vecchio saltimbanco, ne era sicuro, eppure quando lo aveva visto legato e ferito non aveva avuto nessuna reazione. E per il vecchio era stato lo stesso. Molto strano. La locanda del Crocevia... chi gliene aveva parlato? Era stato Knus, ma certo! Knus gli aveva detto di aver seguito le tracce dei suoi uomini fino ad una locanda, e loro inseguivano quel vecchio perché lo avevano visto parlare con Woizeck, il suo nemico.
Quindi Mirja conosceva il saltimbanco... che conosceva Woizeck! E dopo aver superato la locanda, i sicari di Knus erano spariti. La locanda dove lavoravano quegli uomini venuti dal nulla. Forse vichinghi. Vichinghi come quelli che hanno assalito il villaggio sulla costa, all'inizio della primavera... il villaggio dove forse era nascosto l'Erede! Anche laggiù alcuni suoi sicari erano stati uccisi. Quella donna non era qui per caso...
Trekkar avrebbe voluto alzarsi, ma uno stordimento fortissimo lo colse, facendo girare le pareti intorno a lui. La droga stava facendo effetto. Non riusciva più a pensare, il respiro si fece affannoso e, finalmente, quando ormai non lo desiderava più, crollò addormentato.
Cap. 30
Un’audace incursione
Nita aprì la porta sbirciando nel corridoio e subito i due uomini di guardia si avvicinarono, fissandola minacciosi.
Ma lei, che si era convenientemente aperta la veste sul davanti e ravvivato di belletto il viso, sorrise molto invitante, senza spaventarsi minimamente.
«La mia padrona, e anch'io, siamo un po' tristi senza i nostri giochi abituali – disse languida – Voi dovete proprio stare di guardia, vero?»
I due soldati si bloccarono a bocca aperta, ma poi capirono, scambiandosi un'occhiata perplessa. Infine il più sveglio si avvicinò ancora, parlando con tono sprezzante. Ma Nita notò che parlava a bassa voce e si era guardato alle spalle, lungo il corridoio, per accertarsi che non ci fosse nessuno.
«Cosa vuoi dire?»
«Beh, pensavo che potreste controllarci più da vicino – disse Nita – Che male ci sarebbe? Senza un uomo che ci sappia fare, le notti sono così noiose...»
I due non se lo fecero dire due volte e fecero un passo avanti insieme con sguardi famelici, ma Nita fu rapida a fermare il secondo, posandogli una mano sul petto.
«Uno alla volta, no? Se passa qualcuno bisognerà raccontargli qualcosa.»
«Resta tu qui fuori – abbaiò il più alto dei due – Non far avvicinare nessuno. Io sono entrato perché ho sentito dei rumori sospetti, d'accordo?»
«Va bene, ma fai presto – rispose seccato il secondo – Il turno di guardia vale anche per te. Voglio entrare anch'io.»
L'altro non si degnò di rispondere ed entrò in camera mentre Nita si faceva da parte , guardandolo in modo invitante. L'altro avrebbe voluto dire qualcosa, ma la donna fu rapida a chiudere la porta, non prima di avergli lanciato un bacio attraverso la fessura.
Sbuffando infuriato, il soldato restò un pezzo a guardare la porta chiusa. Poi avvicinò l'orecchio per origliare, ma poi, rendendosi conto che se qualcuno l'avesse visto sarebbe apparso ridicolo, si rimise in posizione di guardia, in mezzo al corridoio, sistemandosi come meglio poteva l'uniforme. Quando fosse arrivato il suo turno avrebbe certamente surclassato il suo compagno, di questo era certo.
All'interno il soldato avanzò cauto, guardandosi intorno, mentre Nita si mise alle sue spalle. Mirja era seduta sul letto, semisdraiata su diversi cuscini e lo guardava invitante, arricciandosi una ciocca di capelli con un dito. Era talmente bella che l'uomo si fermò in mezzo alla stanza, restando senza parole. Alle sue spalle c'era la porta che dava sul balcone.
Nita si affrettò a slacciargli la cinghia che sosteneva la spada e a sganciargli il pettorale di metallo dell'armatura, lanciandogli uno sguardo pieno di libidine. Accorgendosi di cosa stava facendo la ragazza, il soldato si mise ad aiutarla, con frenesia sempre maggiore, togliendosi l'elmo e poi sganciando gli spallacci.
Fu questione di pochi secondi per Bjorn, che era nascosto all'esterno, appena dietro alla porta che dava sul balcone. Gli arrivò alle spalle agguantandolo per la testa con le due mani, girandogliela di scatto con forza. Si sentirono le ossa del collo frantumarsi con uno scrocchio spaventoso, mentre l'uomo si accasciava fulminato. Bjorn lo trattenne accompagnandolo sul tappeto, senza fare rumore.
Pur aspettandosi quello che era accaduto, Mirja sobbalzò nel vedere l'azione fulminea di Bjorn, trattenendo a stento un grido di orrore. Non aveva mai visto uccidere un uomo in quel modo e fissò il vichingo terrorizzata. Ma mentre nascondeva la sua vittima sotto il letto, Bjorn alzò la testa e le sorrise, facendole un cenno di approvazione. Per lui era stata la cosa più naturale del mondo.
Nita, senza dire nulla e anche lei bianca come un lenzuolo, si chinò per infilare sotto il letto i pezzi dell'armatura e le armi del soldato. Poi, rialzatasi, restò a guardare Bjorn, in attesa di ordini.
Lui le fece un cenno e subito lei si tolse la veste restando completamente nuda, spettinandosi poi i capelli sulla fronte e pizzicandosi le guance per dar loro il colore dell'eccitazione.
Si avvicinò alla porta e la aprì, mentre il vichingo si nascondeva dietro il battente.
L'uomo di guardia si voltò a guardarla di scatto, strabuzzando gli occhi per la meravigliosa visione. Nita, infatti, pur non potendo competere con Mirja, più alta e armoniosa, aveva un corpo meravigliosamente rotondo e morbido, con un seno prosperoso e la pelle bianca come il latte.
«In effetti abbiamo bisogno anche di te – disse lei – in quattro sarà molto più divertente. Vieni?»
L'uomo non se lo fece dire due volte ed entrò di slancio cercando subito di agguantare i seni di Nita. Lei sorrise arretrando, ma subito dopo distolse lo sguardo mentre Bjorn, da dietro, strappava l'elmo dalla testa della guardia per poi piantargli violentemente il pugnale nel cranio, facendolo crollare all'istante e senza un grido.
Nita si affrettò a richiudere la porta mentre Bjorn recuperava il pugnale con uno strattone e tamponava la ferita con un lenzuolo per impedire che uscisse troppo sangue sul pavimento. Ma la morte era stata istantanea e il cuore si era fermato subito. L'emorragia fu trascurabile.
Seduta sul letto, con i piedi a terra, Mirja si era coperta il volto con le mani. Nita, invece, abituatasi in fretta alla morte, cominciò subito a rivestirsi, mentre Bjorn apriva appena la porta sbirciando nel corridoio attraverso la fessura. Nessuno aveva visto niente e tutto sembrava tranquillo, ma Nita gli aveva riferito che non sapeva quando sarebbe avvenuto il cambio della guardia. Ancora una volta dovevano muoversi in fretta.
Bjorn trascinò il cadavere verso il balcone. Tenendosi nascosto dietro alla balaustra, scrutò accuratamente intorno per accertarsi che nessuno lo stesse guardando. All'orizzonte erano apparsi i primi chiarori dell'alba, ma faceva freddo e le guardie sulle mura certamente non pensavano a sporgersi per osservare rasente alle mura e in quel tratto la parete del castello scendeva a picco verso le fondamenta, senza alcun camminamento. Più lontano a sinistra una delle torri che proteggevano l'ingresso sporgeva in fuori e se qualcuno avesse guardato da una delle sue feritoie, avrebbe potuto scorgerlo, ma tutte le aperture erano buie.
Bjorn decise di rischiare e quindi sollevò l'uomo con facilità lasciandolo cadere nel vuoto. Poco dopo lo stesso accadde all'altro cadavere. I due corpi scomparvero con un fruscio tra i cespugli di rovi alla base della rupe, molti metri più in basso, dove la coltre di nebbia si stava dissolvendo.
Sporgendosi cautamente dal parapetto, Bjorn guardò giù, aspettando. Qualcosa si mosse tra i cespugli. Pochi minuti dopo individuò un uomo, uno dei suoi vichinghi quasi indistinguibile nella macchia, che guardava in alto nella sua direzione. Allora si sporse un poco e agitò una mano.
L'altro rispose, riconoscendolo. Poi scomparve.
Pochi minuti dopo altri vichinghi apparvero tra i cespugli, dove si accucciarono in semicerchio. Scorse anche la figura massiccia di Woizeck. Sporgendosi nuovamente, Bjorn fece loro cenno di aspettare.
Rientrò, più che mai soddisfatto. Il contatto con i suoi era stato ristabilito. Sapevano per certo che era vivo, capace di combattere e, soprattutto, che era arrivato nella stanza di Mirja. L'umore di tutti ne avrebbe avuto gran giovamento e il morale è tutto, in una battaglia. Ma Bjorn voleva fare di più: recuperò in fretta la corda, che aveva sganciato dal tetto quando si era calato sul balcone, e la allungò tagliando a strisce un lenzuolo. Capendo cosa stava facendo, anche Mirja e Nita si diedero da fare per aiutarlo e in breve la corda era abbastanza lunga per arrivare fino alla base della rupe.
Bjorn la avvolse in una matassa e la lanciò nel vuoto tenendone in mano un'estremità. Pochi minuti dopo, lungo la corda arrivò uno strattone e subito Bjorn si mise a recuperarla velocemente. All'altra estremità i suoi vichinghi avevano legato la corda molto più robusta che avrebbe consentito ad uno o due uomini alla volta di salire lungo la parete.
Bjorn la fissò nel mezzo di una robusta panca che mise di traverso alla porta, bloccandola contro gli stipiti, e poi si sporse facendo cenno di salire con la mano. Immediatamente, in basso, uno di vichinghi si aggrappò alla fune, che aveva dei nodi ogni mezzo metro per agevolare la presa, e cominciò ad issarsi puntando i piedi contro la parete.
Dall'alto, Bjorn cominciò a sua volta a recuperare la corda con l'uomo appeso, sbuffando come un mantice ma accelerando non poco la salita. In pochi minuti il vichingo arrivò in alto scavalcando il parapetto e mettendosi al sicuro sul balcone.
I due uomini si salutarono con un abbraccio poderoso e forti pacche sulle spalle.
Senza perdere tempo, Bjorn agitò un braccio e in basso un altro vichingo si aggrappò alla fune, dopo essersi assicurato lo scudo e le armi alla schiena. Stavolta in alto erano in due a tirare e la salita fu ancora più rapida. Quando sul balcone furono in tre, Bjorn, ansante e madido di sudore, si tolse di mezzo, lasciando fare altri altri due.
Tornò verso le donne. Mirja era ancora seduta sul letto, pallidissima e tremava ancora visibilmente. Ma vedendo Bjorn venirle incontro si rialzò, sforzandosi di rimanere dritta, ricacciando indietro l'emozione. Bjorn le posò le mani sui fianchi guardandola negli occhi e sorridendole. Lei sostenne lo sguardo e si sforzò di sorridere a sua volta, anche se un velo di tristezza tornò a velarle lo sguardo.
Bjorn aveva capito di che si trattava. Le prese le mani e le parlò con molta dolcezza.
«Non mi piace uccidere, né colpire la gente alle spalle. Ma era necessario. Devi capire.»
Lei annuì deglutendo. Poi sorrise nuovamente, stavolta con più convinzione, guardando Bjorn dritto negli occhi.
«Dobbiamo sbrigarci – intervenne Nita, posando una mano su un braccio di Bjorn – tra poco ci sarà il cambio della guardia.»
Era rossa in viso per l'eccitazione e guardava il vichingo con occhi luccicanti per l'avventura che stava vivendo. Non era mai stata al centro di una battaglia e quello che aveva visto l'avrebbe ricordato e raccontato per tutta la vita. E chissà cosa poteva vedere, ancora, visto che il castello era pieno di soldati da uccidere.
Bjorn era di Mirja, è vero, ma anche lei lo aveva posseduto! Tutto il suo corpo fremeva al ricordo e toccarlo sul braccio le provocò un'emozione fortissima.
Bjorn non si accorse di nulla, o finse di non vedere. Annuì severo all'esortazione di Nita, riacquistando tutta la sua determinazione e tornando a voltarsi verso i suoi uomini che, intanto, stavano riempiendo la stanza, slegando le armi e preparandosi alla lotta.
Ormai il cielo era chiaro quando dieci vichinghi avevano ormai raggiunto il loro capo. Altri avrebbero voluto salire lungo la corda, ma Bjorn fece cenno di smettere, recuperandola del tutto. Non voleva rischiare più del necessario perché ormai era giorno. Fece un ultimo segnale a quelli in basso, indicando il cielo. Quelli si dispersero subito, sparendo nuovamente in mezzo alla boscaglia. Tra di loro, Bjorn vide Woizeck che gli fece un largo cenno di saluto.
Nita si era messa di guardia alla porta. Non c'era ancora nessuno nel corridoio per cui Bjorn, le due donne e tutti i vichinghi uscirono dalla stanza avviandosi nella direzione indicata da Mirja, per raggiungere la stanza dove avevano incontrato Trekkar. Come protezione, Bjorn aveva indossato l'elmo e la giubba di una delle guardie uccise e ora, a parte la statura fuori del comune, appariva molto simile ad uno di loro.
Ad una svolta del corridoio, Bjorn fermò tutti avvistando, oltre l'angolo, altri due soldati di guardia alla porta di ingresso al piano, oltre la quale c'era la grande scala elicoidale.
Bjorn sguainò la spada e sussurrò alle due donne di avviarsi davanti a lui, come se le stesso scortando per portarle da Trekkar. Mirja e Nita compresero subito il suo piano e annuirono senza esitare.
I tre svoltarono oltre l'angolo camminando nel modo più naturale, senza fretta. Mirja e Nita tenevano gli occhi bassi, fingendo preoccupazione, mentre Bjorn appariva spavaldo e divertito, intento ad ammirare le due donne da dietro, punto di vista certamente interessante.
Le due guardie alla porta, armate di lancia e scudo si agitarono un poco, vedendoli arrivare, ma scorgendo l'espressione di Bjorn sogghignarono rilassandosi. Era chiaro che il loro re Trekkar aveva convocato quelle donne per divertirsi un po' e anche stavolta lo aveva fatto in un momento insolito, visto che, come spesso accadeva, non riusciva a dormire. Il fatto che non avessero mai visto Bjorn non aveva importanza, dato che i mercenari che servivano al castello provenivano dai quattro angoli del mondo e cambiavano abbastanza di frequente. L'elmo e l'armatura del nuovo venuto era uguale alla loro e questo bastava a riconoscerlo come amico.
Mirja e Nita si fermarono ad un paio di metri di distanza, mentre Bjorn le superò avvicinandosi ai soldati e sorridendo cordiale.
Il primo morì quasi senza accorgersene, visto che il colpo di spada del vichingo gli staccò la testa di netto. Il secondo sobbalzò strabuzzando gli occhi, ma il torpore delle ore di guardia non era il meglio per i suoi riflessi. Lo scudo lo impicciò mentre cercava di abbassare la lancia, così lo fece troppo lentamente, dando la possibilità a Bjorn di afferrarla per l'asta e strattonarla con forza in avanti. La guardia perse l'equilibrio e spostò lo scudo troppo in basso, così che Bjorn poté agevolmente trapassargli la gola.
L'uomo gorgogliò terribilmente mentre abbandonava lancia e scudo per tamponarsi la terribile ferita con le mani, cercando di respirare e di fermare il sangue che zampillava come una fontana. Bjorn restò a guardarlo, seguendolo mentre arretrava e poi cadeva a terra per restare immobile poco dopo.
Ma il rumore della battaglia aveva richiamato l'attenzione di altri soldati che, evidentemente, si trovavano in una stanza vicina: un vero corpo di guardia alla porta del piano che ospitava il re.
I soldati uscirono gridando e brandendo le armi e subito gli altri vichinghi accorsero per contrastarli. Mirja aveva detto a Bjorn che ogni porta di accesso era dotata di un ponte levatoio che poteva isolare ciascun livello del palazzo dalla rampa di accesso. Il ponte in quel momento era sollevato e quindi nessun altro avrebbe potuto accedere a quel piano per accorrere in soccorso. Purtroppo per Trekkar, quello stratagemma era stato ideato per difendersi dai nemici che venivano dall'esterno e non da quelli che erano già entrati.
Le guardie erano numerose e riempivano il corridoio, ostacolate però proprio dalla sua larghezza ridotta. Quattro vichinghi affiancati lo occupavano tutto creando un muro di scudi mentre altri due, alle loro spalle, li sostenevano nella battaglia infilando le loro spade nelle fessure, ferendo e tagliando chiunque fosse alla loro portata. I vichinghi erano molto più alti dei loro avversari, tutti di origine asiatica, e benché questi combattessero abilmente, le terribili asce dal lungo manico, calate dall'alto, erano inarrestabili e micidiali.
Anche Bjorn raccolse una lancia caduta a terra nella lotta e, portandosi dietro ai suoi, cominciò ad infilarla tra l'uno e l'altro uccidendo uno dei soldati in prima fila. Poi ne infilzò un altro. I due caduti ostacolarono i compagni dietro di loro per cui si formò un varco nel quale Bjorn si infilò armato di pugnale e di spada, mulinandola terribilmente e attaccando gli altri soldati di fianco. Il pavimento era inondato di sangue e i vichinghi ormai camminavano sui corpi dei caduti. Gli ultimi due soldati alzarono le mani per arrendersi, ma furono immediatamente abbattuti dai vichinghi, ormai invasati dalla lotta e pieni di rabbia repressa da mesi.
Sul terreno Bjorn contò diciotto corpi, per cui non dovevano essere molti i soldati rimasti in quell'ala del palazzo, considerando i quattro già eliminati in precedenza. Anche due vichinghi erano rimasti feriti, di cui uno in modo grave con delle ferite ad un braccio e al fianco che sanguinavano abbondantemente.
Mirja e Nita se ne incaricarono subito, lacerandosi le vesti per creare delle bende e fasciare le ferite per fermare l'emorragia.
Bjorn ordinò a quattro vichinghi di restare vicino alla porta vigilando che nessuno entrasse, affidando loro anche la protezione di Mirja e Nita. Divise gli altri in due gruppi per esplorare le due direzioni del corridoio e controllare che non ci fossero altre entrate. Infine, facendosi accompagnare da Ursea, uno dei vichinghi armato di ascia, si accinse a cercare Trekkar e farla finita una volta per tutte.
Bjorn e il suo compagno aprirono il pesante portone che portava nelle stanze del re, ricordando le indicazioni avute da Nita e Mirja. Trovò la grande stanza con il tavolo pieno di libri deserta. Il grande braciere però era acceso. Sulla parete di fronte si aprivano altre porte: Trekkar doveva trovarsi dietro una di quelle.
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