Il portatore dell'aquila - Cap. 21 e 22


Cap. 21
Woizeck, il mercante.



Bjorn era in piedi immobile tra le canne della riva, spiando un grosso pesce che aveva individuato nell'acqua che gli arrivava al ginocchio. Il lungo bastone con la punta indurita dal fuoco pronto a colpire. Il pesce mosse appena la coda ruotando di lato ed esponendo il fianco. Il braccio scattò e la fiocina trapassò il corpo dell'animale che si inarcò in un parossismo di spruzzi e di contrazioni. Era molto grosso e Bjorn si affrettò ad afferrarlo per la coda per evitare che si staccasse, guadagnando rapidamente la riva.

Uscito dall'acqua, inchiodò il pesce a terra colpendolo sulla testa con il manico del coltello per stordirlo. Il furioso dimenarsi della coda cessò e il vichingo poté contemplare soddisfatto la sua preda. Lui e i suoi uomini avrebbero gustato la cena, stasera. Al tempo stesso, chiunque lo avesse visto avrebbe capito che la sua principale occupazione, come tutti gli altri che abitavano quella parte miserabile della città, era procurarsi qualcosa da mangiare e non certo progettare un attacco al castello di Trekkar.

Bjorn, vestito di stracci e privo di qualsiasi arma che non fosse un rudimentale coltello, afferrò il pesce per le branchie e si incamminò, risalendo la riva per tornare alla capanna di frasche alla base del castello. Era appena uscito da un folto gruppo di canne che vide uno dei suoi venirgli incontro.

«L'egiziano è venuto a cercarti – disse – ti aspetta al campo.»

Bjorn non disse niente, limitandosi a seguire il suo uomo lungo il sentiero tra l'erba. Il sole tramontava alle loro spalle e la nebbia già nascondeva in parte la riva del fiume, indicando che l'autunno stava avvicinandosi. Superando una macchia di arbusti e rovi avvistarono la massa del castello di Trekkar che torreggiava su di loro, illuminato dagli ultimi raggi del sole. Da un punto tra le rocce ammassate alla base si alzava un filo di fumo.

Huamar era accucciato vicino al fuoco, seduto su una pietra e intento a scaldarsi le mani. Bjorn porse il pesce al suo compagno che si diresse verso gli altri, sotto la tettoia di frasche.

«Notizie importanti?» chiese, sedendosi accanto all'egiziano.

«Direi di sì. Importanti e buone, per fortuna. Ho parlato con quel mio amico e il contatto è stato ristabilito.»

«Non hai parlato troppo?»

«Woizeck è una persona fidata – rispose Huamar – è chiaro che è sorvegliato dalle spie di Trekkar, altrimenti non mi avrebbero seguito per uccidermi quando l'ho incontrato la prima volta, ma non hanno ancora osato fargli del male; o almeno non ancora, direttamente. E' sfuggito ad un paio di “incidenti” apparentemente casuali, che però non si sono ripetuti perché adesso è ancora più prudente e i sicari di Trekkar non possono fare di peggio. Woizeck è a capo di una gilda di mercanti molto potente e il suo assassinio alienerebbe a Trekkar il favore di molti personaggi ricchi e influenti in tutto il regno, e anche in quelli vicini. Così Trekkar lo controlla limitandosi a fargli terra bruciata intorno eliminando chiunque sia sospetto, ma trattenendosi da gesti estremi. Fino ad oggi, comunque.»

«Spero tu sia stato prudente nel contattarlo di nuovo. Se è spiato adesso sapranno chi sei» disse Bjorn scuro in volto. La mossa di Huamar poteva essere molto pericolosa per i suoi piani e non riuscì a nascondere il suo nervosismo. Ma Huamar si affrettò a tranquillizzarlo.

«Non sono così sciocco – disse – ho usato un trucco e nessuno ha visto che mi sono incontrato con lui. Ho mandato un ragazzino con un messaggio e lui ha usato una galleria segreta per uscire dalla sua casa senza essere visto, per poi raggiungermi in un posto che avevamo concordato tempo fa. C'era una parola d'ordine che lui ha riconosciuto. Così è venuto all'appuntamento. D'altra parte sai che non possiamo fare a meno di lui»

Bjorn annuì più soddisfatto, sospirando rumorosamente.

«E cosa vi siete detti?»

Huamar prese un ramo e si mise a rovistare con tocchi leggeri nel fuoco, riattizzandolo.

«Gli ho detto che ho trovato l'erede.»

«L'erede?»

«E'così che chiamano il figlio perduto di Sifrund. Il nostro Virgil, o Helfred, come dovrai chiamarlo d'ora in poi. Quando gliel'ho detto si è illuminato come se gli avessi rivelato il segreto della vita eterna. E' ringiovanito di dieci anni in pochi secondi. E si è commosso così tanto che non è riuscito a parlare per un bel po'. Gli ho parlato del pendaglio a forma di aquila e di come il ragazzo sia al sicuro in un posto segreto, ma pronto a tornare. Il pendaglio è la prova che é proprio lui perché solo lui e il padre di Virgil ne erano a conoscenza.»

«Lo sapeva anche Trekkar, però. Sei sicuro che quella del tuo amico non fosse una commedia?»

«Era sincero. Woizeck è sinceramente affezionato ad Helfred e quello che desidera di più é che il ragazzo ottenga quello che gli spetta, succedendo a suo padre sul trono. Woizeck lo ha visto nascere e, come tutti noi, è stato stregato da quel ragazzino che sembra possedere davvero un potere misterioso. Del resto ne sei stato stregato anche tu, no?»

Bjorn non disse nulla, limitandosi ad annuire pensoso, guardando il fuoco che Huamar continuava a tormentare con il legno, sollevando piccole nubi di scintille.

«Così non solo gli ho detto che il ragazzo è vivo, ma anche che molto presto qualcuno potrebbe sferrare a Trekkar un colpo mortale in suo favore. Non ho detto altro di noi, ma l'ho incitato a tenersi pronto e a prepararsi a combattere per sostenere il ritorno del re legittimo, se sarà necessario.»

«Su quali forze può contare? Quanti sono quelli che si oppongono a Trekkar?»

«Sicuramente quasi tutto il popolo è contro il tiranno – rispose Huamar – ma non saranno molti disposti a combattere se non ci sarà la certezza della vittoria. Trekkar e i suoi mercenari sono stati spietati più di una volta e non si contano gli assassini, gli stupri, le devastazioni contro la popolazione. La gente non vuole più rischiare. Tuttavia le violenze, se da una parte hanno sparso la paura, insieme hanno creato anche il desiderio di vendetta e non sono pochi i giovani che vorrebbero cambiare le cose. A questi si aggiungono i mercanti che hanno visto rovinati i loro affari dall'esosità delle tasse. Parte del mondo del denaro è quindi contro il tiranno e questo, unendosi ai cuori più animosi, anche se diseredati, può creare il macigno capace di travolgere Trekkar. Il fuoco cova sotto la cenere e sono pronti alla ribellione da tempo, ma nessuno vuole fare la prima mossa. Serve qualcuno che dia la spinta risolutiva.»

«Quindi siamo arrivati al momento giusto! - rispose Bjorn con un ghigno – Lo dicevo che non potevamo più aspettare. E quel Woizeck è capace di mettere in moto tutto questo? Di spazzare via i mercenari che volessero continuare a combattere, quando Trekkar sarà morto? Io e i miei uomini non saremo abbastanza per fare tutto.»

«Mi ha assicurato di sì. - rispose Huamar, alzando finalmente lo sguardo dal fuoco e puntandolo sul vichingo – Dopo quanto gli ho riferito, ha promesso che diffonderà il messaggio in modo che quelli più fidati si preparino. Ha detto che sono centinaia e pronti ad entrare in azione. Lui si fida di me, ma forse dovresti incontrarlo e conoscerlo anche tu... e lui dovrebbe conoscere te.»

«Meglio di no – rispose pensoso Bjorn – Non abbiamo molto tempo e non possiamo perderlo in chiacchiere. Inoltre non voglio che capisca davvero quanti siamo. C'é la possibilità che, quando avremo ammazzato Trekkar, lui decida di tenere il potere per sé, piuttosto che cederlo a Virgil. Che garanzia può darci che non accadrà?»

Huamar rifletté per un momento.

«Non lo so – disse, scuotendo la testa – non so che garanzia potrebbe darci, ma mi fido di Woizeck. E' un uomo leale e abbastanza ricco e dedito ai suoi affari per non avere altre ambizioni. Ma non so nulla dei suoi alleati e qualcuno potrebbe forse pensare di fare quello che dici. Sì, è meglio non far loro capire che siamo così in pochi. Meglio che pensino ad una flotta di navi vichinghe in attesa alla foce del fiume, pronte a risalirlo nel caso volessero rompere il patto. Rimane comunque un grosso rischio e dobbiamo correrlo senza dar loro troppo tempo per pensare.

Comunque i ribelli non rischiano troppo; se riuscirai a dare il colpo mortale, usciranno allo scoperto e finiranno il lavoro dandoci l'aiuto che ci serve, altrimenti tutto resterà come prima. »

Huamar ricominciò a tormentare il fuoco con il legno, per riattizzare la fiamma.

«Comunque gli chiederò una garanzia – continuò, pensando ad alta voce – in effetti una volta che tu e i tuoi sarete all'interno e avrete ucciso Trekkar, non potreste uscire se i ribelli non assalissero il castello. E' l'unico modo per distrarre il resto dei soldati. Se Woizeck attendesse troppo si sbarazzerebbe di Trekkar e di te in un colpo solo e la strada verso il potere sarebbe libera. Potrebbe diventare re lui stesso.»

«Chi dice che non riuscirei ad uscire?» rispose Bjorn con un ghigno.

«Potresti ucciderne molti, sì, ma non tutti. In ogni caso sarebbe molto difficile.»

Bjorn annuì, tornando serio. Huamar non diceva sciocchezze e quel pensiero era venuto anche a lui.

«Dobbiamo essere sicuri.» concluse.

«Già. Ci penserò e vedrò cosa posso chiedere per essere certo della sua fedeltà. Ma dobbiamo fare presto. Più aspettiamo, più il piano rischia di arrivare ad orecchie nemiche e ora anche Woizeck rischia la vita, come tutti noi. Se lo perdessimo, salterebbe tutto. Lui lo conosco, ma con chi verrebbe dopo di lui dovrei ricominciare tutto daccapo.»

«Agiremo appena possibile. Appena Mirja sarà entrata nel castello e potrà riferirmi qualcosa sulle sue difese. Devo sapere come muovermi all'interno.»

«Mirja mi ha detto che hai cambiato i tuoi piani. »

«Sì – rispose Bjorn distogliendo lo sguardo dal fuoco – non voglio che sappiano che siamo insieme.»

«Hai paura di fallire – rispose Huamar fissandolo – non è da te. Ma capisco come tu non voglia coinvolgerla, se le cose andranno male. E' quella parete di roccia, vero? Un ostacolo insormontabile.»

«Non è insormontabile! - Bjorn rispose quasi gridando, abbassando poi di colpo la voce, per non essere sentito dai suoi uomini – Non è insormontabile, solo molto difficile. Ma non ho mai detto che sarebbe stato facile. Ce la faremo.»

Huamar tornò a guardare il fuoco, con un sospiro. Sapeva di non poter convincere Bjorn a rinunciare all'impresa. Siamo tutti nelle mani del fato, pensò.

«Stai molto attento.» Si limitò a dire. E guardò Bjorn con affetto sincero, augurandogli davvero, non per se stesso, ma proprio per lui, e per il bene che rappresentava per Mirja, tutta la fortuna possibile.

Bjorn lesse chiaramente quello sguardo e si rilassò a sua volta sogghignando e stringendo gli occhi da lupo.

«Andrà tutto bene. – concluse – Presto avrò il collo di Trekkar nelle mie mani. E allora dovrò solo stringere.»


«»


Passarono altri sei giorni prima che Trekkar mandasse un suo emissario al campo di Mirja. Era un ufficiale della sua guardia, che arrivò a cavallo, accompagnato da quattro soldati a piedi, pesantemente armati. L'ufficiale era corpulento, con due lunghi baffi arricciati e dall'espressione arrogante. Era vestito con una lunga tunica ricamata troppo stretta per il suo ventre e un mantello ridicolmente lungo che copriva la schiena del cavallo scendendo quasi fino a terra. Si fermò davanti alla tenda tenendosi un fazzoletto profumato davanti al naso e intimando a una delle domestiche di Mirja, prontamente accorsa, di chiamare la sua padrona.

Mirja lo fece aspettare a lungo, irritandolo non poco, ma avendo l'accortezza di mandare una delle sue ancelle, dotata di un seno prosperoso e di una adeguata scollatura, ad offrirgli un vassoio di spuntini fatti di miele e nocciole.

L'ufficiale accettò gli spuntini con sussiego e si placò nell'ammirare lo spettacolo che gli veniva offerto. La donna, sotto di lui, lo guardava sorridendo, bene attenta a non coprirsi il petto con il vassoio. Quando dopo lunghi minuti un'altra delle domestiche scostò l'ingresso della tenda per annunciare l'arrivo di Mirja, l'ufficiale era molto più rilassato.

Mirja apparve sulla soglia ed era semplicemente splendida. Vestiva una lunga tunica arricciata e quasi trasparente, stretta in vita da una cintura ricamata di fili d'oro. I lunghi capelli morbidi ricadenti sulle spalle e tenuti sulla fronte da una coroncina d'argento. Sulle spalle un lungo scialle di lana rossa.

L'ufficiale rimase a bocca aperta, bloccandosi mentre portava alla bocca un dolce. Ma si riprese in fretta e, buttato via il boccone, prima si drizzò sulla sella con gran sussiego, poi piegò la testa in un inchino, portando la mano sul cuore. Una donna del genere meritava tutta la sua galanteria.

Mirja gli sorrise, abbassando per un momento lo sguardo, dimostrando il suo apprezzamento.

«Sei il benvenuto nella mia misera tenda – gli disse con voce bassa e melodiosa – Perdonami se ti ho fatto aspettare, ma dovevo mostrarmi con un aspetto adatto alla tua importanza. Cosa posso fare per te?»

L'ufficiale gonfiò il petto come un tacchino: «Il mio signore Trekkar , re di Aluksna e di altre cento città, eccellentissimo sovrano, mago onnipotente ed erudito studioso delle arti del fuoco, dell'aria e della terra, ha deciso magnanimamente di considerare la tua richiesta di udienza, a condizione che io, Aivar, ufficiale della guardia, la consideri degna di essere sottoposta al mio re. Dimmi dunque perché sei qui.»

«Aluksna è una grande e ricca città. Ho sentito che vi transitano molti mercanti che percorrono la via del fiume. Vorrei aprirci un bordello dove potrei fare ottimi affari.»

«Ce ne sono già anche troppi, vicino al porto - rispose sprezzante l'ufficiale – centinaia di donne vendono il loro corpo per un tozzo di pane. E anche uomini, a quanto si sente. Marinai e popolani si soddisfano con poco... quanto ai miei soldati, loro non pagano» concluse sogghignando.

Mirja rimase impassibile.

«Non mi interessano marinai e popolani, né i tuoi soldati. Le mie donne hanno la pelle candida come la neve, sono profumate, cantano e leggono poemi e poesie; e sono esperte come poche nell'arte di dare piacere. La mia casa della gioia sarebbe un luogo per pochi. Ricchi mercanti, nobili, e ufficiali della guardia che, certamente, avrebbero un trattamento di favore - concluse con voce piena di sottintesi – sono certa che un luogo del genere ancora non esiste e potrebbe fruttare bei guadagni per me e molte tasse per il tuo re.»

All'ufficiale brillavano gli occhi, mentre si torceva uno dei baffi, immaginando quello che Mirja gli aveva abilmente suggerito.

«Uhm... sei abile a vendere la tua merce. E tu stessa sei uno spettacolo che il mio re potrebbe apprezzare. E sia! Ho l'autorità di accettare la tua richiesta. - L'ufficiale si rizzò sulla sella alzando la voce e guardandosi intorno sprezzante - Potrai venire al palazzo dopodomani, all'ora nona. Ma da sola, senza guardie e senza armi di qualsiasi tipo.»

«Certo – rispose sorridendo Mirja – niente che possa offendere il tuo re. Ma verrà con me una delle mie ancelle. Ne ho bisogno.»

«Va bene. Un'altra donna può venire.»


Così detto, spronò bruscamente il cavallo, lo fece voltare e si avviò al trotto verso la città, subito seguito di corsa dai suoi uomini. Mirja e le altre li guardarono allontanarsi, impassibili.





Cap. 22
Nella tana del lupo.


Quella sera, Bjorn arrivò al campo di Mirja con l'oscurità della notte e ricevette la notizia. C'era anche Huamar, anche lui convenuto col favore dell'oscurità, e anche lui aveva molto da riferire.

«Bene. Dopodomani avremo le informazioni sull'interno del castello – commentò Bjorn, dopo che Mirja gli ebbe riferito i fatti del pomeriggio – Ricordati di quello che dovrai osservare: cerca di capire quanti sono all'interno, come sono armati e se appaiono pronti e addestrati. Infine studia per bene Trekkar e cerca di scoprire se ha il pieno controllo dei suoi uomini e se si sente al sicuro nel castello. Se non é così potrebbe avere una guardia del corpo molto vicina a lui, pronta ad intervenire subito.»

«Lo farò – promise Mirja – Ho chiesto apposta di essere accompagnata da Nita, una delle mie ancelle. Quattro occhi vedono meglio di due.»

«Anch'io sono pronto – intervenne Huamar – ho già chiesto il permesso per il mio spettacolo e pagato la tassa che quei ladri mi hanno chiesto. Mi porterà via un bel po' di quello che guadagnerò con il sudore della mia fronte... ma quando sarà il momento, avrai la tua manovra diversiva. Quanto al mio amico, mi ha mandato un messaggero per confermarmi che la notizia che gli ho dato é stata già diffusa tra i suoi sostenitori. Ha detto anche che mi darà una garanzia della sua lealtà, anche se non mi ha detto quale. Sono tutti entusiasti e hanno promesso che, al momento opportuno, avremo l'aiuto che speriamo. Se riuscirai ad eliminare Trekkar, loro faranno di tutto per spazzare via i suoi mercenari assassini e sono certi che una volta che la rivolta sarà iniziata anche il resto del popolo sarà dalla nostra parte. Hanno subìto anche troppo.»

«Bene – annuì Bjorn, osservando Mirja che però distolse lo sguardo, troppo in ansia per parlare – prepariamoci tutti per il meglio e che la fortuna ci assista.»


«»


Quella notte, Mirja dormì profondamente e a lungo. Non tanto per il suo coraggio e la sua freddezza, quanto per una tisana calmante che si era preparata la sera precedente e che aveva lo scopo di rilassare il corpo e pulire la sua mente da ogni pensiero. La tisana funzionò perfettamente e al risveglio si ritrovò lucida e calma come aveva previsto.

Passò il resto della mattina a curarsi la pelle con acqua di rose e ungendola con oli profumati. Quindi si fece pettinare con cura e indossò uno splendido abito drappeggiato in stile zingaresco, ricco e provocante, completato da uno splendido scialle color porpora che faceva risaltare la sua carnagione dorata e i capelli nerissimi. Al collo mise una ricca collana formata da varie catenine d'oro intrecciate e piena di piccoli sonagli dello stesso metallo. Quando venne il momento di recarsi a palazzo, era certa di essere la più bella donna che avessero visto da quelle parti da molti anni.

Salì quindi sulla portantina di legno intagliato e decorata con foglia d'oro che era tra i bagagli e che era stata montata per l'occasione, trasportata da quattro vigorosi vichinghi che indossavano uniformi colorate. Nita, la sua ancella personale, anche lei in un ricco abito dotato di una generosa scollatura, la seguiva a dorso di un mulo, ricoperto da una gualdrappa colorata ricamata d'oro e una sella guarnita di ermellino.

Quando arrivarono alla porta della città, varcandola e attraversando l'abitato lungo la strada principale, tutti si fermarono a guardare lo straordinario corteo, ammirando tra commenti e grida soffocate l'altera bellezza di Mirja che, lasciando scostate le tende della portantina, si mostrava mollemente adagiata tra i cuscini ricamati.

Attraversata la piazza antistante il castello e arrivata al ponte levatoio, trovò ad aspettarla Aivar, l'ufficiale che era andato a trovarla al suo campo. L'uomo si era anche lui preparato all'incontro ed era agghindato con una veste nuova che copriva in parte le piastre lucentissime della sua armatura. La cintura era stretta al massimo per trattenere la pinguedine, e si era anche irrigidito con chiara d'uovo i lunghi baffi ricurvi che ora erano rigidi come pezzi di legno e amplificavano in modo ridicolo ogni movimento del volto o della bocca.

Appena vide arrivare la portantina, si affrettò a raggiungere la soglia del ponte levatoio, lanciando futili ordini a destra e a manca per far vedere la sua importanza. Quando però la portantina arrivò al ponte, si mise di traverso al passaggio fermando i portatori con un gesto imperioso.

«Nessun uomo può entrare nel palazzo del re. Fermatevi!»

I portatori posarono a terra la portantina, per restare poi ritti in attesa, totalmente inespressivi. Aivar non li degnò di uno sguardo e si diresse verso la portantina gonfiando il petto, mentre Nita, prontamente scesa da cavallo, aiutava Mirja a scendere.

Benché fosse preparato, Aivar rimase senza fiato nel vedere Mirja ancora più bella di come la ricordava. Rimase imbambolato per un istante, per poi scuotersi confuso mentre Mirja lo guardava con un sorriso compiacente, aspettando che il battito cardiaco gli tornasse livelli normali.

Aivar, intimorito dalla bellezza che gli stava di fronte, trovò naturale inchinarsi profondamente, biascicando parole di ammirazione. Poi, ricordandosi che, in fondo, lui era un importante ufficiale del re Trekkar, si rizzò nuovamente rigido e impettito, porgendo un braccio a Mirja, che vi posò sopra leggiadramente una mano.

Compiaciuto, Aivar condusse la donna lungo il ponte levatoio, fino al portone del castello, seguito in silenzio da Nita, qualche passo più indietro. Anch'essi intimoriti, i soldati si scostarono per lasciarli passare e così Mirja e la sua ancella entrarono nella tana del lupo.


«»


Guidate dall'ufficiale, che adesso aveva riacquistato il suo sangue freddo e assunto un tono più professionale e distaccato, le due donne attraversarono un cortile interno entrando poi nella torre principale che fungeva da mastio ed era collegata ad un corpo di fabbrica alto e massiccio, ma dotato di finestre più grandi e decorate. Mirja ostentava grazia e noncuranza, sorridendo a chiunque incontrasse, ma in realtà la sua attenzione era tutta concentrata a ricordare la disposizione del castello e a contare i soldati che vedeva. L'interno era tetro e buio a causa delle mura altissime che circondavano il cortile e che impedivano al sole di entrare per la maggior parte del giorno. Ormai era pomeriggio e molte torce erano necessariamente accese per poter vedere sia all'esterno che all'interno, lungo la larga rampa a chiocciola che saliva ai piani superiori e lungo la quale potevano passare anche degli uomini a cavallo.

Mirja si rese conto che tutto il vasto piano terra, alquanto rustico, freddo e tetro, era riservato alle milizie e agli uomini di guardia molti dei quali erano chiaramente stranieri, con fattezze asiatiche come gli uomini della steppa. I piani superiori invece dovevano ospitare via via persone più importanti, fino ovviamente agli appartamenti del re.

La rampa inclinata, meglio che una scala, doveva servire anche a trasportare le provviste con muli o carri fino alle cucine che si trovavano appunto al primo piano. Poiché lungo la rampa tutti salivano, ma nessuno scendeva, Mirja immaginò che nel mastio ve ne fosse un'altra di uguale ma a chiocciola in senso inverso, destinata appunto alla discesa in modo che nessuno potesse mai incontrarsi o scontrarsi.

La torre che conteneva la scala era staccata dal resto della costruzione. Ad ogni piano, l'uscita dalla scala immetteva in uno stretto corridoio il cui pavimento era costituito da un ponte levatoio che, in caso di invasione del castello, poteva essere sollevato impedendo a chi saliva per la rampa di accedere al piano corrispondente. Il piano del ponte, sollevato, diventava inoltre un'altro portone da superare, rinforzato di ferro e di spuntoni metallici.

Come Mirja aveva previsto il primo piano era occupato dalle cucine, come si intuiva dagli odori che ne provenivano.

La salita era lunga anche se non troppo faticosa per la bassa inclinazione della rampa e finalmente l'ufficiale e le due donne arrivarono al piano superiore cui poterono accedere varcando il pesante portone rinforzato di ferro oltre il quale si trovava un altro corpo di guardia. Varcato uno stretto passaggio sorvegliato da feritoie si trovarono in un corridoio dove stazionavano due soldati pesantemente armati, ai lati una porta alta e massiccia, decorata da pesanti sculture di legno.

Aivar si fermò voltandosi verso Mirja con un sorrisetto un po' canzonatorio.

«Devo perquisirvi – disse – voi e la vostra serva. Nessuno può avvicinarsi al re con qualsiasi cosa che possa ferirlo.»

«Provate a toccarmi e vi strappo gli occhi - rispose Mirja gelida – inoltre me ne andrò e voi e il vostro re dovrete rinunciare a quello che ho da proporvi.»

«Non può essere così importante da trascurare la sicurezza del re. Vi date troppa importanza. Farete quello che dico e basta.»

Mirja fissò decisa l'ufficiale negli occhi, poi, lentamente, si voltò e si avviò verso l'uscita, subito seguita da Nita.

Aivar strinse i denti con un moto di stizza, guardò i soldati che assistevano impassibili, poi le donne, poi ancora i soldati... infine si decise a rincorrere Mirja trattenendola per un braccio, ma lasciando la presa subito dopo, come si fosse scottato, quando lei si voltò fissandolo furiosa.

«E va bene, discutiamone, invece di farci dei dispetti. Vi farò perquisire da una donna, d'accordo? Ma sbrighiamoci, non possiamo far aspettare il re.»

Senza una parola, Mirja si voltò tornando verso gli appartamenti reali, fermandosi davanti alla porta scolpita. Quindi sorrise leggermente, come invitandolo a sbrigarsi.

Aivar abbaiò nervosamente un ordine ad uno dei soldati che se ne andò di corsa per tornare poco dopo insieme ad una donna vestita con abiti di buona fattura, ma sporca e scapigliata. Il soldato la trascinava tenendola per un braccio mentre lei si dimenava furiosa imprecando in una lingua che per Mirja era incomprensibile. I due arrivarono davanti ad Aivar e solo allora il soldato lasciò la donna, che si fermò davanti all'ufficiale smettendo improvvisamente di parlare e anzi sorridendogli con uno sguardo laido e invitante.

Aivar le parlò in fretta indicando Mirja e la sua domestica. La donna le fissò stupita poi, sempre sorridendo, si avvicinò a Mirja. Le posò le mani adunche sui seni, stringendoli con un ghigno e poi, mentre Mirja la fulminava con lo sguardo, continuò a toccarla sui fianchi, la schiena, soffermandosi un po' troppo a lungo, con un ghigno sempre più perverso, all'interno delle cosce. Mirja continuava a fissarla impassibile, ma con uno sguardo talmente tagliente che la megera si convinse a concludere rapidamente il suo lavoro, ritirandosi sprezzante e abbaiando poche parole ad Aivar, che annuì sbrigativo.

Dopo Mirja, lo stesso trattamento toccò a Nita, ma in modo molto più veloce. Constatando che la perquisizione non aveva rivelato nulla di pericoloso, Aivar liquidò la donna con uno spintone. Il soldato intervenne e rincarò la dose con una pedata e la donna sparì rapidamente riprendendo ad imprecare.

«Bene – disse Aivar rivolto a Mirja, drizzandosi e aggiustandosi la veste – posso finalmente portarvi alla presenza del re. Ma solo voi. La vostra domestica dovrà restare qui.»

Aivar bussò alla porta tendendo l'orecchio. Dall'interno arrivò una voce che solo lui riuscì a comprendere. Così spinse il portone e lui e Mirja entrarono finalmente in una vasta sala decorata molto più lussuosamente e, soprattutto, illuminata da ampie finestre che davano sul lato esterno del castello, aperte quindi verso la valle del fiume.

In fondo alla sala, vicino ad una grande finestra a trifora, c'era un grande tavolo di legno massiccio, con i supporti scolpiti di figure demoniache, serpenti, teschi, al quale era seduto un uomo di mezza età, vestito con una lunga tunica marrone bordata di cuoio, chiusa alla vita da una cintura a forma di catena. L'uomo stava leggendo un grosso manoscritto aperto su un leggio. Il tavolo era ingombro di altri libri dalle pesanti copertine di cuoio e rotoli di pergamena. Accanto al tavolo un largo braciere di ferro, sostenuto da gambe ricurve, spandeva un po' di calore perché l'ambiente, isolato dall'esterno da spesse pareti di pietra, era gelido, nonostante la stagione.












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