Il portatore dell'aquila - Cap. 23 e 24

Cap. 23
Trekkar, l’usurpatore.


Trekkar, re di Aluksna, perché di lui si trattava, non sembrava un uomo felice. Aveva la pelle del volto pallida e grigiastra, piena di rughe. I capelli e il pizzo erano ispidi e striati di un bianco giallastro. Gli occhi, stretti e sospettosi, erano acquosi e arrossati e, per leggere, si aiutava con una grossa lente panciuta incastonata in un manico d'oro. Solo le mani erano di una persona relativamente giovane e, solo osservando quelle, Mirja stimò che avesse circa quarant'anni. Doveva anche essere molto alto e vigoroso, anche se magro. L'insieme era di un uomo pericoloso, dal carattere imprevedibile e forse malato, anche se la sua malattia poteva essere solo il sospetto e il desiderio di potere.

Aivar si inchinò profondamente, facendo cenno a Mirja di fare altrettanto. Anche lei si inchinò, ma non come l'ufficiale che, risollevatosi, si rivolse al re con voce strozzata, pieno di paura.

«Ecco la donna che avete deciso di ascoltare, mio re. Si chiama Mirja ed è una prostituta di una città oltre le grandi paludi. Chiede di aprire una casa di piacere in città.»

Mirja rimase stupita nel vedere il timore che Aivar, l'ufficiale, dimostrava alla presenza di Trekkar. Nonostante fosse un uomo indubbiamente forte e pericoloso, aveva un incomprensibile terrore nei confronti di quel vecchio tiranno che, evidentemente, doveva possedere un'autorità indiscussa e il mezzo per farla valere, anche nei confronti del capo delle sue guardie. Tuttavia, nell'udire l'offesa pronunciata da Aivar nei suoi confronti, decise di non lasciar correre, accettando di recitare la sua parte fino in fondo. E la parte era quella di una donna indipendente e risoluta.

«Non sono una prostituta – disse, parlando con voce tranquilla – ma una donna che governa un'impresa capace di generare grandi profitti. Vengo a proporre un affare, non a fare una supplica.»

Aivar, che era ancora inchinato, piegò la testa di lato fissandola incredulo, per poi rizzarsi spaventato a guardare Trekkar. Doveva aspettarsi che il re incenerisse tutti e due per la sfrontatezza dimostrata dalla donna, ma Trekkar restò impassibile, limitandosi a congedare il suo uomo con un cenno della mano ad indicare la porta.

Aivar si rizzò paonazzo e congestionato e, dopo aver accennato ad un altro rapido inchino, arretrò rapidamente per poi voltarsi e uscire dalla stanza, non prima di aver lanciato a Mirja uno sguardo pieno di rabbia.

Ma la donna lo aveva completamente ignorato e non aveva staccato gli occhi da Trekkar che, sempre impassibile, si era disteso sulla sedia, guardandola pensoso, lisciandosi la barba con una mano. Poi, dopo lunghi secondi, sempre senza parlare, le indicò con un cenno la sedia dall'altra parte del tavolo. Annuendo con grazia, Mirja si sedette.

«Un bordello, dite – esordì Trekkar, con una voce sibilante che fece rabbrividire Mirja – potrebbe essere un buon affare, sì. Non ci avevo pensato perché io e i miei soldati abbiamo tutte le donne che ci servono. Tuttavia, riflettendoci, potrebbe essere.

Io però non vi conosco. Quali garanzie potete darmi?»

«Sono qui, e resterò in città fino a che l'impresa non sarà ben avviata, non vi basta come garanzia? - rispose Mirja sorridendo - I vostri stessi soldati vi temono. Cosa temete da una donna?»

«Niente, in effetti – rispose Trekkar alzandosi in piedi e mettendosi a camminare intorno al tavolo – ma a me piace sapere tutto delle persone che mi stanno intorno. E l'idea di un bordello potrebbe essermi molto utile...»

Mirja sorrise annuendo graziosamente.

«Gli uomini parlano troppo quando sono con una donna – continuò Trekkar con tono sprezzante – specialmente quando devono farsi belli davanti a loro e si vantano delle loro imprese.»

Trekkar si fermò davanti a Mirja, posando le mani sul tavolo e fissandola con un ghigno: «O parlano nel sonno. E le vostre donne ascoltano, suppongo. E' per questo che i vostri affari prosperano, vero?»

«Può essere» ammise la donna, stupita che Trekkar avesse tanto rapidamente intuito le ragioni del suo successo. Sembrava che l'avesse conosciuta da tempo. Ma poteva essere così? Mirja decise di stare molto attenta perché quel tiranno si stava rivelando davvero pericoloso.

Intanto Trekkar era tornato a sedersi e rifletteva intensamente, continuando a sbirciare Mirja con i suoi occhi a fessura e lisciandosi la barba con una mano.

«Faremo l'affare – concluse con la sua voce sibilante – ma voglio essere certo che non mi ingannerete. Voglio informazioni, ma anche parte dei guadagni. Un regno costa più di quello che pensate.»

«Studierò un contratto.» rispose Mirja, annuendo.

Trekkar rimase in silenzio. Mirja immaginò che l'udienza fosse finita e pensò di alzarsi, ma si sentiva le gambe pesanti e lo sguardo di Trekkar l'aveva come ipnotizzata. Lui taceva e continuava a guardarla in silenzio sempre lisciandosi la barba, contratto sulla sedia quasi aspettasse che lei facesse una mossa per balzarle addosso e morderla come un serpente.

Mirja ebbe un brivido di terrore. Il braciere faceva molto caldo adesso, accanto a lei, e il fumo che si levava da esso aveva un odore più pungente. Mirja sentiva la testa farsi più pesante e i suoi pensieri più confusi. Stava per dire qualcosa quando si sentì bussare alla porta.

Trekkar ebbe un moto di disappunto e gridò con rabbia di entrare a chi aveva bussato, levandosi in piedi e avvicinandosi alla porta. Mirja ne approfittò per alzarsi anche lei, con grande sforzo, e avvicinarsi alla finestra per avere un po' d'aria più fresca.

Immediatamente la mente le si snebbiò e poté quindi vedere chiaramente che Aivar era entrato nella stanza, inchinandosi profondamente a Trekkar che gli era andato incontro, chiaramente contrariato per essere stato interrotto.

«Knus è tornato, mio signore. Avevate detto di avvertirvi subito appena fosse accaduto» disse velocemente Aivar.

Trekkar si calmò subito, restando un attimo pensieroso.

«Digli che gli parlerò tra poco. Vattene, ora.»

Aivar si voltò ed uscì veloce dalla stanza, richiudendo la porta dietro di lui, mentre Trekkar si voltò tornando verso Mirja con un sorriso forzato, allargando le braccia.

«Temo che il nostro incontro finisca qui, amica mia. O dovrei dire mia socia in affari, ormai. Anche se non importanti come il nostro accordo, altre questioni mi assillano e devo occuparmene al più presto.»

«Siete troppo gentile, e io decisamente scortese ad occupare troppo del vostro tempo. Vi saluto, e vi ringrazio, re Trekkar.»

«Un momento! – intervenne Trekkar, prima che Mirja si ritirasse all'indietro verso la porta – Non ho detto che dovete andarvene.»

Mirja si fermò stupita mentre Trekkar le prendeva una mano conducendola verso la porta come se la portasse ad un ballo. Lei stette al gioco dissimulando la preoccupazione.

«Dovete restare, invece – disse il tiranno – non avete detto che la vostra rimanenza qui è la mia garanzia? Dobbiamo conoscerci meglio e parlare più a lungo dei dettagli del nostro accordo.»

Trekkar era arrivato alla porta che aprì facendo subito apparire Aivar che lo fisso interrogativo. Trekkar concluse sempre guardando Mirja con un sorriso senza allegria.

«Come straniera conoscerete l'ospitalità di Trekkar, re di Aluksna. Mi racconterete di voi e della vostra terra. E inoltre... - Trekkar fece una pausa avvicinandosi a Mirja, fissandola con sguardo lascivo - inoltre dovrete spiegarmi bene cosa farebbero le vostre donne ai loro clienti... che sarebbero pur sempre miei sudditi. Un buon re si preoccupa sempre della loro salute.»

Mirja avvampò per l'indignazione, ma Trekkar aveva già distorto lo sguardo rivolgendosi ad Aivar che scattò rigido come una lancia.

«Conducete la mia ospite in una stanza adeguata alla sua bellezza. Poi tornate da me.»

Aivar annuì e osservò Mirja mentre due soldati si facevano avanti per scortare lei e Nita, che era rimasta in attesa nel corridoio.

Mirja fece buon viso a quella variazione imprevista, e a cui non era evidentemente possibile opporsi, salutando Trekkar con un cenno del capo, cui lui rispose con un sorriso beffardo. Poi Trekkar le voltò le spalle tornando verso il tavolo. Aivar chiuse prontamente il portone, con un tonfo.

L'ufficiale si avviò lungo il corridoio. Mirja e la sua domestica lo seguivano, mentre due soldati armati chiudevano la fila. Mirja si guardava intorno senza darlo a vedere, continuando ad osservare e a registrare la disposizione del castello, ma anche a pensare cosa poteva significare il comportamento di Trekkar. La prima impressione di Mirja era stata che lui non fosse particolarmente interessato alle donne e al sesso, ma poi il suo interesse sembrava essersi risvegliato, per così dire, fino a quella laida proposta. Forse mi sono vestita in modo troppo provocante – pensò Mirja – ma d'altra parte lei sapeva benissimo che l'aspetto di una donna è importante se vuole essere ascoltata e lei voleva assolutamente essere ricevuta dal tiranno. In fondo tutto andava secondo i piani e quella permanenza all'interno del castello le dava la possibilità di conoscerlo meglio e raccogliere un maggior numero di informazioni che sarebbero state utili a Bjorn... sempre che fosse riuscita a fargliele avere.

Mirja interruppe i suoi pensieri perché Aivar, dopo aver guidato il gruppo lungo un altro tortuoso corridoio con le pareti rivestite di legno decorato con intarsi e intagli di ottima fattura, si era fermato davanti una porta anch'essa pesantemente decorata. Aivar aprì la porta e si fece da parte per invitare Mirja e Nita ad entrare.

Con sussiego, Mirja entrò nella stanza, osservando sorpresa che questa era davvero una stanza molto bella e luminosa, mentre lei, in preda a inquietanti sensazioni, si aspettava poco più di una prigione.

Invece il pavimento era cosparso di tappeti di pelliccia, le pareti erano anch'esse ricoperte di legni di varie essenze e sulla parete opposta alla porta c'era un'ampia finestra a tre aperture delimitate da colonne tornite di marmo. L'apertura centrale era una porta che dava su un balcone di legno scolpito aggettante nel vuoto.

Le finestre avevano imposte di legno con incastonati al centro dei rari vetri colorati che, quand'erano chiuse, dovevano lasciar passare la luce con riflessi meravigliosi. Ora però erano aperte e mostravano il cielo rossastro per il tramonto incipiente. Al centro della stanza troneggiava un ampio letto a baldacchino, mentre in un lato c'erano un ampio tavolo scolpito con varie sedie e due grandi madie decorate con pitture che raffiguravano fiori e animali mitici.

Mirja attraversò subito la stanza uscendo sul balcone, con il cuore che le batteva forte. Posò le mani sul grosso parapetto di legno e si protese a guardare fuori. Il panorama mozzava il fiato perché la stanza si trovava molto in alto rispetto il fondo della valle, più di trenta metri, e la vista la dominava in gran parte, con il fiume che scorreva sinuoso tra le basse colline, e il porto con la lunga banchina di legno e i barconi ormeggiati.

Ma soprattutto, sotto di lei, c'era la macchia di arbusti e di canne dove sapeva essere nascosti Bjorn e i suoi uomini. La sua stanza si trovava proprio sulla verticale del loro appostamento, esattamente lungo la via che Bjorn aveva scelto per arrampicarsi e penetrare nel castello.

Si costrinse a calmarsi, respirando profondamente per non far trasparire la sua eccitazione. Quello che stava accadendo era veramente nel segno della fortuna: non solo era entrata senza ostacoli nel castello e aveva potuto vederlo dall'interno, ma adesso si trovava nella posizione ideale per dare a Bjorn e ai suoi uomini un aiuto decisivo. Non si sarebbe limitata a riferire quando sapeva, no. Avrebbe potuto fare di meglio, molto meglio e Bjorn avrebbe avuto molte più probabilità di riuscita.

Riacquistata la sua freddezza, Mirja si voltò verso Aivar che era fermo al centro della stanza ed evidentemente aspettava un suo commento.

«Il vostro re è veramente un uomo notevole – disse con un sorriso smagliante – non solo potente e abile nel governo della sua gente, ma amante del bello e pieno di buon gusto. Questa stanza è magnifica e il panorama semplicemente splendido. Apprezzo con grande piacere la sua ospitalità e vi prego di ringraziarlo a nome mio.»

Aivar annuì soddisfatto, con un leggero inchino.

«Riferirò.» disse.

Poi fece per voltarsi e andarsene, ma Mirja si affrettò a fermarlo, toccandolo leggermente su un braccio. Lui si bloccò di scatto, mentre lei indugiava con la mano su di lui, che arrossì visibilmente.

«Purtroppo l'invito di re Trekkar è giunto completamente inaspettato a me e alla mia ancella e non ho nulla con me delle cose che mi sono abituali. Vi chiedo gentilmente di poter inviare Nita al mio accampamento per prendere quello che mi serve, secondo una lista che preparerò in pochissimo tempo. Spero che non abbiate nulla in contrario.»

Aivar ci pensò un attimo, poi annuì con galanteria.

«E' giusto. Fate pure la vostra lista. La vostra ancella procurerà quello che volete e io farò in modo che l'abbiate al più presto.»

Mirja sorrise in modo molto affascinante ad Aivar, che si rizzò tronfio come un gallo, voltandosi e uscendo dalla stanza con passi molto marziali. Nita si affrettò a chiudere la porta dietro di lui, non prima di notare che i due soldati si disponevano di guardia nel corridoio.

Rimaste sole, le due donne si corsero incontro per abbracciarsi e trovare reciproco conforto dalla tensione accumulata nelle ore precedenti. Ma l'abbraccio durò poco e Mirja si staccò dalla sua amica parlandole in fretta e sottovoce per spiegarle quello che in realtà voleva da lei.

«Devi tornare subito al campo e raccontare ad uno degli uomini di Bjorn quello che abbiamo visto. Il piano terra pieno di soldati; la rampa elicoidale dove possono salire anche i cavalli; il piccolo ponte levatoio all'ingresso di ogni piano e poi i trentasei soldati che ho contato finora, anche se credo ce ne siano almeno tre volte di più. Inoltre digli che la nostra finestra è proprio sulla parete che lui vuole scalare. Dovrai procurarti un filo sottile ma resistente e lungo abbastanza da arrivare fino a terra calandolo dalla finestra. Avvolgilo intorno ai fianchi in modo che non lo scoprano quando sarai perquisita e avverti Bjorn che prepari una corda da appendere ad esso, in modo che io possa issarla fino al balcone dandogli così un aiuto per salire. Dovranno agire stasera stessa, quando io calerò il filo con appeso uno dei miei monili. Devono stare attenti perché sarà buio e non sarà facile individuarlo.

Fai in fretta e ricordati bene tutto. Non scrivere nulla che possa essere trovato e possa tradirti. Infine prendi un po' delle mie cose, unguenti, belletti e torna qui. Fa in fretta e, soprattutto, non destare sospetti.»

Nita annuì e, dopo che le due donne ebbero atteso ancora un po', per simulare la creazione dell'elenco, Nita aprì la porta che dava nel corridoio. Subito uno dei soldati si fece avanti sbarrandole il passaggio, ma Mirja, che era sulla soglia alle sue spalle, intervenne con decisione.

«Nita deve sbrigare una commissione per me. Aivar, il vostro ufficiale, le ha dato il permesso.»

Il soldato annuì senza parlare e si avviò lungo il corridoio facendo cenno a Nita di seguirlo. Ripercorsero tutta la strada all'indietro e poco dopo Nita poté uscire dal castello dirigendosi in fretta verso l'accampamento. Era quasi il tramonto, ma Nita, lanciando una rapida occhiata tra le case che circondavano la piazza antistante il castello, vide un uomo gigantesco uscire dall'ombra di un portico. Era coperto da un rozzo mantello e camminava curvo in avanti, trascinando una gamba, in tutto simile ad un mendicante.

Ma Nita aveva riconosciuto la figura di Bjorn. Gli lanciò uno sguardo di intesa e poi proseguì veloce verso il luogo dove si trovavano i carri. Facendo un largo giro, ma senza più seguirla, anche Bjorn si diresse nella stessa direzione.

Un quarto d'ora dopo, Nita era all'accampamento e stava rovistando in uno dei bauli del carro, quando Bjorn scostò il tendone entrando all'interno e interrogandola ansioso:

«Allora? Cos'è successo? Perché sei uscita da sola? Mirja dov'è?»

Nita trattenne un sorriso perché non aveva mai visto Bjorn così in ansia e come indifeso di fronte al timore che fosse successo qualcosa a Mirja. Davvero la sua padrona era stata abile a stregare il quel modo quel gigante biondo che pur sembrava invincibile. Anche Nita era passata nel suo letto, nei primi tempi della sua permanenza alla locanda, e sapeva bene quanto duro e potente fosse il suo corpo e come la sua energia sembrasse inesauribile. Eppure adesso quasi tremava al pensiero che Mirja fosse in pericolo. Ma pensava anche che, se qualcuno avesse fatto del male a Mirja, lui l'avrebbe salvata superando qualsiasi ostacolo e annientando ogni suo nemico. Nita provò un veloce brivido di gelosia, pensando a quanto sarebbe stato bello avere sempre a fianco un uomo così.

Si limitò a sospirare, prendendogli le mani e spiegandogli rapidamente quanto era accaduto: la disposizione del castello e il numero dei soldati che avevano visto, e poi di come Mirja fosse entrata in qualche modo nelle grazie di Trekkar, che gli descrisse accuratamente, e come lui l'avesse ospitata, per una incredibile sorte, proprio in una stanza con la finestra sulla parete che lui doveva scalare.

Gli raccontò quindi di come Mirja avesse ideato un piano in tutta fretta per approfittare della situazione favorevole, dandogli la possibilità unica di avere una corda fissata alla finestra per fare la sua scalata.

E così dicendo, Nita gli mostrò la matassa di filo di lino, sottile ma resistente, che aveva trovato nel baule per avvolgerla intorno ai fianchi e portarla all'interno del castello. Aveva dovuto congiungere diversi spezzoni per arrivare alla lunghezza che avevano stimato necessaria per raggiungere il fondo della valle. Se fosse riuscita a portarla nel castello, Mirja avrebbe potuto calarla di sotto dove Bjorn avrebbe dovuto attaccarvi un cordino più resistente da tirare fino in cima e poi, con quello, issare finalmente la corda per la salita.

Bjorn rispose incredulo, trattenendo l'ira a stento. Come avevano potuto Mirja e Nita pensare di esporsi in quel modo?

«Se Trekkar vi scoprisse, vi ucciderebbe subito. Risalirebbe alla locanda e scoprirebbe anche Virgil e tutto sarebbe perduto. Non possiamo fare una cosa simile!»

«Trekkar non ci scoprirà. E' rimasto affascinato da Mirja e l'ha ospitata per sedurla. Lei starà al gioco finché tu e i tuoi uomini non entrerete nel castello grazie alla corda. Lo sai bene che ogni altro mezzo sarebbe più pericoloso. Quella che ti offre Mirja è una grande opportunità, invece. Saresti un pazzo a non approfittarne.»

Bjorn tacque fissando Nita, stralunato, respirando rumorosamente. Si rendeva conto che Nita aveva ragione e che l'opportunità offerta da Mirja era un incredibile colpo di fortuna, ma era terrorizzato all'idea che lei potesse esporsi in quel modo alla vendetta di Trekkar. Doveva immaginarlo che Mirja non avrebbe accettato di fare una piccola parte in quella vicenda. Lei voleva aiutarlo, partecipare attivamente e aveva davvero trovato la soluzione di tutto, anche se metteva a rischio la propria vita. Bjorn capì che non c'era altro da fare che accettare la sorte e muoversi in fretta.

«Va bene – disse, digrignando i denti per la tensione – facciamo come dite. Torna al castello mentre io correrò dai miei uomini e li preparerò all'attacco. Attenderemo ai piedi delle rocce... e dì a Mirja che siete state bravissime. Vere donne vichinghe.»

«Glielo dirò» rispose Nita, sorridendo.

Bjorn scostò con rabbia la tela del carro e scese sparendo nella semioscurità della sera che stava ormai arrivando. Seguendolo con lo sguardo, Nita fece in tempo a vedere che aveva incontrato Huamar e gli stava parlando velocemente, camminando rapido insieme a lui verso la scarpata. Per stargli dietro Huamar doveva correre.

Tornò a voltarsi verso le sacche e i bauli che riempivano il carro e si mise a raccogliere in una borsa quello che aveva concordato con Mirja: un abito di ricambio, creme, belletti, un grosso pettine e uno specchio di metallo lucidato. Poi prese la matassa di filo, la attorcigliò un poco e se la calò dalla testa intorno ai fianchi come una larga cintura appiattita, nascondendola sotto il vestito.

Si palpeggiò i fianchi, assicurandosi che la matassa non fosse troppo evidente. Ne fu soddisfatta: ad una perquisizione come quella che aveva già subito, sarebbe passata completamente inosservata, come se facesse parte del vestito. Emise un profondo sospiro imponendosi di calmarsi, poi raccolse la borsa e scese dal carro, avviandosi per tornare al castello.




Cap. 24
Knus, la spia.


«Sei sicuro di quello che dici? Mi avevi detto che erano due di cui ci si poteva fidare. Com'è possibile che siano spariti nel nulla?»

Trekkar era seduto al suo tavolo pieno di libri e guardava severo il capo della sua guardia segreta che gli stava di fronte, in piedi, bilanciandosi a disagio sulle gambe tozze.

Knus era un uomo di mezza età, dall'aspetto orribile: corpulento, anche se non grasso, tutto in lui emanava brutalità e sospetto. Era leggermente gobbo, con la sommità della testa calva ma con lunghi capelli luridi che gli scendevano dalla nuca sul collo arricciandosi schifosamente. Il viso era deturpato da una cicatrice che gli aveva deformato la mascella, che era protesa in avanti così che i denti inferiori, storti e guasti, sporgevano come quelli di un cinghiale.

Vestiva abiti di lana grezza del colore del fango e un mantello che una volta doveva essere rosso, ma che ora era talmente lurido da sembrare pelle marcia. Sotto la giubba portava una spessa corazza perché uno come lui doveva aspettarsi solo un colpo di pugnale nel buio e alle spalle. Lui stesso ne aveva inferti molti, così.

Knus era stato condannato a morte per omicidio e brigantaggio dal vecchio re, ma Trekkar, arrivato al potere, aveva fatto in tempo a salvarlo dallo squartamento a condizione che diventasse suo servo ed esecutore di ogni sorta di nefandezze, mantenendo il più assoluto segreto sul suo mandante.

Naturalmente Knus aveva accettato e aveva cominciato a ripagare il suo padrone facendosi mettere nella stessa cella di altri detenuti, avversari politici di Trekkar imprigionati per futili motivi, uccidendoli nel corso di risse simulate. Poi Knus era “evaso” e da allora nessuno lo aveva più visto, dato che si incontrava con Trekkar di nascosto e di notte, per ricevere di volta in volta i suoi ordini innominabili, che poi venivano eseguiti con efferata crudeltà da lui stesso o dagli uomini della banda che aveva radunato allo scopo. Un essere ignobile e disgustoso nella sua brutalità che lo stesso Trekkar non riusciva a guardare senza nascondere il suo disprezzo.

«Me lo sono chiesto anch'io – rispose Knus, biascicando le parole a causa della mascella deformata – quando torneranno, li punirò a dovere. Se torneranno!»

«Pensi che siano morti?» rispose Trekkar.

«Temo di sì – annuì Knus grattandosi sulla nuca – tempo fa è arrivato uno dei loro piccioni viaggiatori ma il messaggio che ha portato non era secondo quanto avevamo stabilito. Mancava un segno che provasse la sua autenticità.

Così ho mandato altri uomini a seguire le loro tracce, ma ad un certo punto queste si sono interrotte e di loro non si è saputo più nulla. Ma se qualcuno si è impadronito dei loro piccioni e li ha inviati al loro posto, significa che questo qualcuno li ha fatti fuori. Non lo avrebbero permesso, altrimenti, o sarebbero tornati ad avvertimi.»

Trekkar si lisciava la barba, pensoso. «Hai idea di chi potrebbe essere stato?»

«Siccome indagavano su un vecchio che aveva lasciato la città dopo essersi incontrato con uno dei vostri nemici, il mercante Woizeck, ho mandato i miei uomini per prenderlo e farmi dire da lui chi era quello con cui aveva parlato. Ma quando sono arrivati a casa sua lui non c'era più, anche se non era uscito dalla porta di casa. Torturando la sguattera che era con lui, abbiamo saputo che è scappato lungo una galleria scavata sotto il giardino.»

«Woizeck è scappato? - scattò Trekkar, alzandosi – Com'è possibile? Le mie spie lo tenevano sotto stretto controllo.»

«Già – rispose Knus, con un ghigno – non me ne sono occupato io e quindi il controllo non era così efficace, a quanto pare. Non tanto da impedirgli di scavare la galleria sotto la casa nascondendo il terriccio e i puntelli di legno. Devono aver lavorato per settimane, partendo da una stalla vicina.»

Trekkar era furioso e si era messo a camminare in tondo nella stanza. Knus lo seguiva con lo sguardo, godendo in cuor suo dell'inefficienza dimostrata dalle altre spie di Trekkar. Ci sarebbero stati altri incarichi e altre ricompense per lui e la sua banda di assassini.

«Chi era quel vecchio che avete seguito? Possibile che sia stato lui a uccidere i tuoi uomini?»

«No, lui no. Io non l'ho visto, ma mi hanno riferito che non era di Aluksna, e che era assolutamente incapace di combattere. Ma doveva avere dei complici, da qualche parte, che evidentemente lo hanno protetto eliminando chi lo minacciava. Questo significa che non era un innocuo mercante in affari con Woizeck, ma qualcuno di ben più importante. Avevamo visto giusto a farlo seguire.»

«Un messaggero che veniva da fuori – commentò Trekkar stringendo un pugno, sbavando per la rabbia – tramano contro di me con la complicità dei regni vicini. Luridi traditori. Voglio quel Woizeck morto entro domani. Non mi interessa più se è a capo dei mercanti e se dirotteranno altrove gli affari lungo il fiume. Woizeck deve morire... e deve sembrare un incidente, come hai fatto altre volte.»

«Prima bisognerà trovarlo.» Obiettò Knus.

«Quel vecchio – Trekkar si fermò vicino a Knus fissandolo minaccioso – hai detto che i tuoi ne hanno seguito le tracce... fino a dove sono arrivati? Dove potrebbe essersi nascosto?»

Knus si grattò di nuovo, sforzandosi di ricordare. «Ha percorso una via ad ovest oltre le grandi paludi e che passa vicino alla costa. C'è un grande crocevia con la via del sud, con una locanda famosa per il suo bordello. Da qui hanno proseguito verso l'interno, dove c'è una terra governata da un vescovo con molti villaggi di contadini e una grossa abbazia. Dopo, più nulla.»

Knus si interruppe, perché Trekkar, che aveva ricominciato a camminare per la stanza, si era fermato di colpo, voltandosi verso di lui, stringendo gli occhi arrossati:

«Una locanda con un bordello, hai detto... ne sei sicuro?»


Appena Nita bussò alla porta, Mirja aprì subito, visto che da un pezzo era appostata dietro di essa, in ansiosa attesa. Mirja la tenne aperta senza dire nulla, mentre Nita entrava con la sua grossa borsa, lanciando appena uno sguardo alle due guardie che erano nel corridoio e la guardavano da sotto le visiere degli elmi. Erano basse e tarchiate, con facce di foggia orientale come i guerrieri che provenivano dalle steppe, armati di uno scudo rotondo, una corta lancia e una spada ricurva. Sotto le piastre di ferro sul petto, portavano una spessa casacca di lana di capra, strettamente intessuta. Puzzavano in modo disgustoso e anche quei pochi secondi a contatto con l'aria del corridoio sconvolse lo stomaco di Mirja che si affrettò a richiudere la porta, mettendo il chiavistello.

Subito si voltò verso Nita che aveva posato la borsa e sollevato la veste, cominciando a srotolare il filo avvolto intorno ai fianchi.

«Hai visto Bjorn? Cosa ti ha detto?» Mirja incalzava Nita che le rispose lanciandole un'occhiata piena di eccitazione. Non era solo una domestica, adesso, ma una complice di Mirja e di Bjorn in un'impresa pericolosa e affascinante.

«Era molto arrabbiato – rispose continuando a svolgere il filo – ma alla fine ha dovuto convincersi che la tua idea è una grande occasione per lui. Sono sicuro che a quest'ora è già sotto la rupe ad aspettare un nostro segnale. Anzi sarà bene che tu ti faccia vedere.»

Mirja corse subito alla finestra sporgendosi in fuori e guardando in basso. Ma era come guardare in un pozzo. Ormai era buio e in basso era tutto nero. Inoltre dal fiume stava salendo una coltre di nebbia, densa e lattiginosa, che stava lentamente stendendosi su tutta la valle. Si vedevano ancora solo alcuni fuochi qua e là in lontananza, lungo la riva del fiume, dove c'era qualche accampamento di straccioni, ma presto anche quelli sarebbero stati cancellati. Corse subito indietro a prendere una lucerna e poi, tornata alla finestra, sporse il braccio più in fuori che poteva muovendola a destra e sinistra per fare un segnale, sperando di non essere vista da qualcuno sugli spalti del castello. Qualche secondo dopo in basso, quasi sulla sua verticale, apparve la luce di una torcia che si spostò a destra e sinistra, ripetendo il segnale.

Allora posò la lucerna e si diresse verso Nita prendendo un'estremità del filo, appendendovi la sua collana di piccole foglie d'oro. Tenendo l'estremità del filo, lo scosse e la collana tintinnò come si aspettava. Quindi, soddisfatta, corse verso la finestra.

Mentre Nita guardava preoccupata verso la porta, Mirja cominciò a calare verso il basso il filo, teso grazie al peso della collana.

In basso, nell'oscurità, Bjorn e i suoi uomini aspettavano ansiosi guardando verso l'alto o tendendo l'orecchio ai dintorni. Ma non c'era nessuno intorno a loro e la leggera brezza che spirava dal fiume contro la rupe, portava solo la nebbia e odori di fumo e di cibo che venivano dalle rive.

I vichinghi erano tutti intorno a Bjorn e tutti erano pesantemente armati con le spade, lance e asce che avevano dissotterrato, assicurate alla schiena con cinghie di cuoio per avere le braccia libere per la salita. Alcuni, per evitare che tintinnassero, avevano avvolto le armi in pezze di pelle o di stoffa. Bjorn indossava il suo elmo di acciaio e un corsetto di cuoio leggero con poche piastre metalliche sui punti vitali. Al fianco aveva un lungo coltello e a tracolla, sulle spalle, il fodero con una corta daga ideale per il combattimento in un luogo ristretto come poteva essere l'interno del castello. Anche lui aveva avvolto fibbie e altri parte metalliche con sottili pezzuole di tela perché non facessero rumore. Si sentiva teso come la corda di un arco e stringeva continuamente i pugni, cercando di frenare l'ansia che provava per Mirja. Appena avesse avuto la corda, sarebbe salito verso di lei e l'avrebbe messa finalmente al sicuro.

Si sentì un rumore di passi, tra le pietre e i cespugli, e tutti si misero in guardia. Ma dalla nebbia emerse la figura di Huamar, seguito però da altri due uomini, uno dei quali, più corpulento, era avvolto in un mantello con cappuccio.

Vedendo l'allarme dei vichinghi che subito circondarono i nuovi venuti, l'egiziano si affrettò ad allungare le braccia per fermarli. Poi si avvicinò a Bjorn invitando con un cenno l'uomo con il cappuccio ad avvicinarsi. Arrivando a sua volta vicino al vichingo, questi si tolse il cappuccio per farsi vedere in viso, alla luce fioca di una piccola lucerna che uno degli uomini di Bjorn aveva sollevato vicino al suo volto.

«Sono Woizeck – disse con voce amichevole – e vengo a portarvi la garanzia che avete chiesto. Huamar mi ha riferito del cambiamento di programma e non c'era tempo di fare altro. Quindi resterò qui con voi mentre farete la vostra incursione e se avrà successo ho dato ai miei uomini l'ordine di attaccare. Avete la mia parola. Se non lo faranno, i vostri potranno uccidermi. Lui è Lutrek – e Woizeck indicò l'altro uomo che lo aveva accompagnato – è un mio fidatissimo aiutante e mi servirà per inviare altri ordini, se serviranno.Vi basta come garanzia?»

Bjorn lo guardò restando silenzioso per qualche secondo. Poi si tolse la collana con l'aquila d'argento che portava al collo, sotto la giubba, e la porse a Woizeck.

Questi prese l'aquila e la portò vicino agli occhi, muovendola per vederne il riflessi sotto la luna. Sospirò rumorosamente, visibilmente commosso. Quindi la porse a Bjorn, ma il vichingo la respinse.

«La vostra garanzia mi basta - disse – la collana, invece, è la mia.» Quindi si mosse verso la base della rupe, tornando a guardare verso l'alto.

Accanto a lui, Huamar sospirò di sollievo, dopo aver trattenuto il respiro. Woizeck aveva fatto quello che aveva promesso e tutto era finalmente a posto.

Quella sera il vecchio egiziano era stato messo al corrente del cambiamento di programma avendo incontrato Bjorn all'accampamento di Mirja, dove era venuto di nascosto, come al solito, per fare rapporto su quello che aveva sentito in città.

Come saltimbanco che si apprestava ad esibirsi in un grande spettacolo, infatti, suscitava molta curiosità. Per essere certo di occupare la posizione giusta nella piazza, dove tutti potessero ammirare la colomba e non vedere invece Bjorn e i suoi che attaccavano il castello, aveva portato sul posto già da tempo il suo carro, con la colomba ripiegata al suo interno, dandosi molto da fare per preparare la sua esibizione. Così molti si avvicinavano per chiedere; lui rispondeva facendosi amico di tutti e così, oltre a vendere facilmente le sue pomate lenitive e i suoi elisir per ogni tipo di cura, redditizio contorno ai suoi spettacoli, riceveva volentieri ogni tipo di indiscrezione e confidenza. Mescolato tra la folla del mercato riceveva anche informazioni dai congiurati amici di Woizeck.

Questi si era rifugiato in luogo sicuro, dopo essere stato ricercato dagli assassini di Trekkar, e da lì dirigeva l'organizzazione della rivolta. Huamar era riuscito a fargli pervenire un messaggio esprimendogli i dubbi di Bjorn e Woizeck aveva confermato il suo impegno. I suoi uomini erano pronti e impazienti, e appena avessero avuto notizia del successo di Bjorn, sarebbero intervenuti attaccando il castello dall'esterno e dando il colpo finale. Era stata una fortuna che Mirja avesse dovuto aspettare una intera settimana prima di essere ricevuta da Trekkar. I congiurati avevano avuto tutto il tempo di prepararsi a dovere. Tuttavia non aveva fornito garanzie se non la sua parola. Huamar quindi era sulle spine.

L'occasione fornita da Mirja e il cambiamento del piano originale avevano reso superflua la sua azione diversiva, così Huamar, al momento convenuto, aveva lasciato il suo carro nella piazza, per recarsi di nascosto sotto la rupe dove si trovava Bjorn. Ma proprio allora, sfidando il pericolo di essere scoperto, Woizeck lo aveva intercettato pregandolo di accompagnarlo da Bjorn, per fornire come garanzia la sua vita.

Huamar era orgoglioso di conoscere e di combattere insieme ad un uomo simile: coraggioso e leale come era Bjorn, anche se non più giovane come lui. Con uomini così sarebbe stato accettabile anche fallire e morire.

Ma della propria morte Huamar non si era mai crucciato troppo. Era molto più preoccupato del rischio corso dalla donna che egli ammirava moltissimo e che considerava come una figlia. Così era venuto anche lui laggiù, nel buio, a dare una mano come poteva, in ansiosa attesa degli eventi. Raccolse un rotolo di corda e se lo mise in spalla, per fare qualcosa e mascherare il suo nervosismo.

La luna mostrava solo una falce e la rupe con il castello, torreggiante su di loro, appariva come una informe massa scura.

All'improvviso Bjorn colse un leggero tintinnio e intimò a tutti di fare silenzio. Il tintinnio si ripeté più forte perché Mirja aveva cominciato a scuotere il filo e la collana di sonagli d'oro cominciava a fare egregiamente il suo lavoro. Bjorn seguì il suono, spostandosi di lato, vagando un po' nel buio e sobbalzando quando finalmente la collana lo colpì al volto.

La prese con una mano, mentre il vichingo con la lucerna, vicino a lui, aprì leggermente lo sportellino per fare un po' di luce. Bjorn riconobbe il gioiello di Mirja ed ebbe un tuffo al cuore per l'abilità e il coraggio dimostrati dalla donna che amava. Se avessero ottenuto la vittoria, sarebbe stato in gran parte per merito suo.

Ma non c'era tempo per pensare troppo. Staccò la collana e agganciò all'estremità del filo quella di un cordino di canapa più grosso, ma ancora abbastanza leggero da non spezzare con il suo peso quello di lino e che, tirato fino in cima, avrebbe consentito a Mirja di tirare su, finalmente, la corda molto più grossa che sarebbe servita per la salita dei guerrieri. Sarebbe stata pesante per una donna, ma c'era anche Nita che poteva aiutarla. Bjorn non aveva dubbi che avrebbero fatto la loro parte.

Diede due strappi per lanciare un segnale a Mirja e subito il filo venne tirato verso l'alto, sollevando il cordino che Huamar svolgeva man mano, evitando che si aggrovigliasse. In poco tempo il cordino si svolse di molti metri e allora Bjorn fece segno di avvicinarsi ad un altro vichingo che portava su una spalla la matassa di corda molto più spessa e resistente, da collegare a sua volta al cordino. Era solo questione di pochi minuti e avrebbero avuto, finalmente, il mezzo per assalire la tana di Trekkar.



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