La guerra delle lacrime - Cap. 5

 Capitolo 5

Nel quale arrivano i nostri del
reparto SOS, entrando in azione.


In quel momento arrivò una grossa auto che entrò attraversando il cancello fermandosi in mezzo al cortile. Giulio zittì sorpreso, guardando scendere dall'auto un signore un po' anziano, ben vestito, che subito si accorse di lui avvicinandosi. Giulio aveva il viso impolverato e rigato di grossi lacrimoni.

«Cosa ti succede, ragazzo?» lo interrogò il nuovo venuto, con una certa bonomia.

E Giulio, ricordandosi quando era successo al suo cagnolino, scoppiò nuovamente a piangere a dirotto, spiegando tra i singhiozzi quanto era successo. «Il mio cane è caduto dalla scogliera - urlò ad un certo punto, assolutamente disperato - non lo vedrò più. Come farò senza di lui?»

Per poi continuare a disperarsi inarrestabile mentre grossi lacrimoni gli rigavano le guance cadendo nella polvere ai suoi piedi.

Mister Cordifer, perché di lui si trattava, restò a guardarlo prima perplesso, poi pensoso. Ad un tratto mutò ancora espressione, quasi rimpicciolendo come se qualcuno gli avesse caricato sulle spalle un peso troppo grande.

A fatica si voltò verso il dottor Von Follen che usciva in quel momento dal laboratorio, avendolo sentito arrivare. Il dottore era tutto contento della visita del suo principale, cui si riprometteva di fare un rapporto molto positivo, visto che tutto funzionava perfettamente e il pifferaio magico era quasi finito.

Ma appena si avvicinò e si accorse dell'espressione di mister Cordifer e del colore grigiastro che aveva assunto il suo volto, si bloccò di colpo. Mister Cordifer pareva all'improvviso gravemente ammalato.

«Forse stiamo facendo un terribile sbaglio» mormorò Cordifer con voce funerea.

«Prego?» fu l'unica cosa che riuscì a dire Von Follen.

«Questo bambino ha perso il suo cane e sta soffrendo molto di più di quello che pensavo - disse Cordifer, indicando Giulio che continuava a piangere irrefrenabile - io non volevo questo. A questo punto dovrebbe già essersi rassegnato, invece guardate come sta piangendo. La perdita del suo cane è davvero troppo per lui... forse ho sbagliato a pensare che privare tutti dei loro animali sarebbe stato un bene. Forse è un male, dopotutto!»

«Cosa? Cosa? - rispose con voce stridula Von Follen - cosa volete dire con questo?» gridò verso Cordifer che arretrò sorpreso, e con un certo fastidio.

«Voglio dire che forse dovremmo lasciar perdere tutto» rispose con stizza. Poi, vedendo l'espressione spiritata del dottore, continuò più guardingo, distogliendo lo sguardo «Anzi, proprio così. Chiudete il laboratorio e fermatevi per un po'. Forse uccidere tutti gli animali non è una buona idea e devo pensarci sopra. Alla peggio aspetteremo alla prossima luna piena.»

Ma il dottor Von Follen non aveva alcuna intenzione di aspettare. Aveva gli occhi spiritati e seguì Cordifer girandogli intorno agitando le braccia mentre l'altro, ormai visibilmente spaventato, cercava di rientrare in auto.

«Io non posso aspettare! - gridava Von Follen - devo vincere il nobel, lo avete dimenticato? Non potete fermare tutto proprio adesso! Io devo continuare. Il pifferaio magico è pronto e stasera ci sarà la luna piena! Dobbiamo agire adesso!»

Cordifer si era bloccato con la macchina alle spalle e non poteva più muoversi, spinto com'era da Von Follen che gli stava addosso e lo aveva preso per le spalle tenendolo schiacciato. Ma era un uomo energico e spinse in là lo scienziato con uno spintone.

«Statemi lontano! - tuonò seccato - sono io che comando qui e voi farete quello che vi dico.»

Ma non sapeva che alle spalle di Von Follen il terribile Zulfur stava ormai dirigendo tutta la storia e il diavolo non aveva alcuna intenzione di lasciar perdere.

Zulfur era tornato da poco alla villa e aveva assistito con rabbia crescente a tutta la scena, comprendendo che, con il pentimento di Cordifer, tutto il suo piano rischiava di andare in fumo. Cordifer non si era accorto di lui, naturalmente, perché non poteva vederlo, ma ormai da parecchio lui sussurrava continuamente all'orecchio di Von Follen, istigandolo e dando sostegno ai suoi peggiori istinti.

Visto che il piano principale di Zulfur era andato in frantumi grazie al ripensamento di quello stupido di Cordifer, il diavolo aveva ripiegato con prontezza con il piano di riserva, che prevedeva di affidarsi interamente alle ambizioni di Von Follen. Quell'uomo era pazzo, certo, e anche inaffidabile, ma al punto in cui erano arrivate le cose, non si poteva più fare diversamente.

L'unica cosa possibile era che Von Follen togliesse di mezzo Cordifer diventando l'unico protagonista dell'operazione.

Così, seguendo l'ultimo consiglio di Zulfur, Von Follen afferrò alle spalle Cordifer, proprio mentre questi stava per rientrare in macchina, e lo scosse con violenza facendogli sbattere la fronte contro il bordo della portiera.

Cordifer perse i sensi per il colpo e si accasciò pesantemente a terra, osservato con un ghigno di trionfo dallo scienziato ormai fuori di sé. Poi, muovendosi febbrilmente, Von Follen prese Cordifer per le caviglie trascinandolo verso l'interno della casa.

Qui, sempre spronato da Zulfur che gli stava alle calcagna, trascinò Cordifer in un ripostiglio, senza sapere che proprio lì dentro erano rinchiusi e legati anche due angeli custodi. Erano quelli dello stesso Cordifer e di Von Follen che Zulfur e i suoi diavoli avevano tolto di mezzo all'inizio di questa storia.

Von Follen legò a sua volta Cordifer, tappandogli per di più la bocca con una lunga sciarpa che aveva raccolto in un angolo.

Poi, ansante per il duro lavoro appena concluso, Von Follen si rialzò osservando soddisfatto la sua vittima che, ancora svenuta e così legata e bloccata dalle corde e dal bavaglio, non poteva certamente più nuocere.

Lo stesso facevano Zulfur e i suoi diavoli che osservavano soddisfatti i due angeli, anch'essi prigionieri e resi inoffensivi, sdraiati accanto allo stesso Cordifer e che lo guardavano impotenti e ormai rassegnati.

Zulfur e Von Follen erano finalmente liberi di concludere al meglio i loro piani.

Ma, nascosta dietro lo stipite di una finestra, Serenella aveva visto tutto, seguendo con gli occhi sbarrati tutta la scena. Ecco dove si trovavano i due angeli che proprio loro erano venuti a cercare.

Poveretti! Dovevano essere rinchiusi lì dentro da un sacco di tempo. E Zulfur non poteva certo lasciarli andare, visto cosa aveva in mente.

Senza farsi vedere, Serenella tornò rapidamente indietro raggiungendo Ruby e Lampo che erano nascosti da un bel po' tra i rami di un albero al margine del cortile. Anche loro ormai sapevano perfettamente come stavano le cose, essendo arrivati laggiù praticamente con l'auto di Cordifer.

Serenella fece appena in tempo a fare rapporto su quanto aveva scoperto all'interno della casa, che si udì un terribile frastuono: nel suo laboratorio Von Follen aveva messo in moto il telaio motorizzato che sosteneva il pifferaio magico e lo stava facendo uscire in cortile.

La macchina era semplice e rudimentale, ma perfettamente adatta agli scopi dello scienziato: un telaio metallico con quattro ruote e un motore a scoppio, ricavati da un vecchio camioncino cui era stata tolta quasi tutta la carrozzeria, sostenevano un contenitore metallico sormontato da una grossa antenna, che conteneva gli apparati elettronici per generare i richiami artificiali. Il tutto era alimentato da una grossa batteria ricaricata dal motore stesso.

Sulla parte anteriore dell'ex camioncino, anche la cabina di guida era stata tolta, ma c'era rimasto il sedile di guida e il cruscotto con il volante, affiancato da una serie di strumenti collegati al generatore di richiami.

Da quell'unica postazione, Von Follen poteva controllare tutto, ma solo all'inizio, perché poi la macchina si sarebbe mossa da sola, guidata verso la scogliera da un cervello elettronico.

Von Follen, posizionata la macchina in mezzo al cortile, spense il motore e scese dal posto di guida. Poi aprì un grosso portello sul contenitore degli apparati elettronici, e si mise a lavorarci all'interno con un saldatore e altri attrezzi.

Un singhiozzo di Giulio, ancora rinchiuso nella sua gabbia, riportò in mente a Lampo il suo cagnolino. Il ragazzino si era un po' calmato, ma ogni tanto riaffiorava qualche singhiozzo, al ricordo della sua bestiola, mentre lui restava disperatamente seduto a terra, con le mani strette alle sbarre della gabbia.

«Ruby, tu resta qui a controllare il professore - disse Lampo scuotendosi - io e Serenella andiamo fino al precipizio per vedere cos'è successo a Briciola.»

I due partirono subito in volo superando in breve il tratto che separava la villa dal ciglio del burrone che scendeva a picco sul mare.

In fondo, le onde si infrangevano con furia sulle rocce alla base della scogliera e ovviamente non c'era più traccia della macchinina che aveva trascinato laggiù Briciola. Ma appena Lampo scese un po' oltre il ciglio, sentì chiaramente un flebile guaito che proveniva dalle rocce.

Guardando meglio scorse Briciola che non era caduto, ma era riuscito ad agguantare con i denti una radice che sporgeva dalla terra, restandovi appeso con le zampe nel vuoto.

Ma era un pezzo che si trovava in quella scomoda posizione, senza poter fare nulla per rimediare, e le forze stavano per abbandonarlo del tutto. Appena avesse lasciato la presa sarebbe caduto definitivamente nel vuoto tra le onde della risacca e sarebbe stata la fine.

Lampo capì che doveva pensare in fretta. Non potendo afferrare Briciola e portarlo in salvo, doveva trovare qualcun altro che potesse farlo per lui. Per fortuna sulle rocce circostanti erano posati alcuni grossi gabbiani che si godevano la brezza e gli spruzzi delle onde.

Lampo raggiunse in fretta il più grosso e gli sussurrò all'orecchio.

«I tuoi amici dicono che non saresti capace di volare rasente alla scogliera - mormorò - pensano che avresti paura di sbattere sulle rocce.»

Immediatamente il gabbiano si irrigidì, guardandosi intorno con fare aggressivo. Tutti gli altri si voltarono verso di lui. Quindi, sicuro di avere l'attenzione dei suoi simili, il gabbiano spiccò il volo velocissimo, per virare poi con un guizzo puntando verso la parete di roccia. Lampo gli volava vicino, alla stessa velocità, e lo indirizzava senza che lui se ne rendesse conto. Il cervello semplice del volatile faceva proprie le indicazioni di Lampo, portando il gabbiano rasente alla parete proprio sotto la posizione in cui si trovava Briciola, ormai allo stremo delle forze.

Fu questione di secondi: mentre il gabbiano stava per arrivare, Serenella bisbigliò qualcosa all'orecchio di Briciola che subito si lasciò andare, cadendo proprio sulla schiena del grosso uccello.

Il gabbiano gridò di sorpresa mentre il cagnolino si abbarbicava con le zampine alla sua groppa.

Poi, dopo una sbandata subito corretta con un abile colpo di coda (il gabbiano era davvero un ottimo volatore), questi virò per non sbattere contro le rocce e puntò decisamente verso il basso, appesantito dal carico imprevisto, per posarsi poi, con sicurezza, su un grosso masso alla base del dirupo, vicino ad una spiaggetta. Rapido, Briciola scese dal dorso del gabbiano che tentò di beccarlo per la stizza. Ma anche il cagnolino era veloce e subito svicolò tra i sassi e le erbacce mettendosi definitivamente al sicuro.

Briciola era salvo e Lampo e Serenella trassero un lungo respiro di sollievo.

«Dobbiamo sussurrarlo a Giulio - disse Lampo - corriamo ad avvertirlo.»




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