La guerra delle lacrime - Cap. 6

Capitolo 6

Nel quale il tempo stringe e occorre
assolutamente inventare qualcosa.


Quando Lampo e Serenella tornarono sull'albero, riunendosi a Ruby e dopo aver sussurrato a Giulio di stare tranquillo a proposito del suo cane, il professore aveva praticamente finito di lavorare perché proprio in quel momento si staccò dalla macchina, chiudendo il portello di lamiera e sogghignando soddisfatto.

«Finito!» disse, togliendosi gli occhiali e ripulendoli con uno straccetto. Poi rimessili sul naso, alzò gli occhi al cielo osservando una pallida luna che cominciava a fare capolino nel cielo di fine pomeriggio.

Con sgomento, Lampo, Ruby e Serenella si resero conto che presto sarebbe calata la sera e quella che ora guardavano anche loro era proprio una luna bella piena.

«Il momento in cui gli animali sono più reattivi!» Stava dicendo il professore parlando a se stesso. Poi, raggiungendo veloce il cruscotto della macchina, azionò febbrile una piccola tastiera che sporgeva di lato e infine azionò un grosso pulsante rosso.

Il motore della macchina si mise in moto e tutto si mise a vibrare. La macchina restava ferma, ma adesso il motore alimentava la batteria che poteva così fornire piena potenza al Pifferaio Magico.

Alla base dell'antenna si accesero una corona di lucette pulsanti e Lampo e i suoi amici capirono che stava per succedere qualcosa di molto grave.

«La macchina trasmette! Il pifferaio magico é in funzione!» Gridò eccitato il dottor Von Follen agitando le braccia e ridendo in modo molto strano: sembrava un grosso tacchino che agitasse le ali spennacchiate.

«I richiami ultrasonici arriveranno fino alla città, attirando qui tutti gli animali da compagnia. Ci vorrà un po', però.» Von Follen si interruppe di colpo, piegando la testa di lato e atteggiando la bocca ad una smorfia.

«Ho fame, e potrei approfittare dell'attesa per gustarmi qualcosa della bella dispensa di Mister Cordifer - commentò tra sé, sempre più compiaciuto - ma sì! Quel tanghero ha sempre lesinato, finora, ed è il momento di assaggiare quei bei prosciutti ammassati nella sua cantina e che, a sentir lui, non erano mai stagionati abbastanza. E' una grande occasione, questa, e bisogna festeggiare.»

Così lasciò la macchina al suo lavoro e rientrò veloce in casa, sparendo alla vista degli angioletti.

«Avete capito cosa vuole fare?» commentò preoccupatissimo Lampo rivolto agli amici.

«Io no.» rispose Ruby che, nel frattempo, aveva estratto dalla tasca una focaccina e si era messo a mangiare.

«Vuole attirare qui gli animali da compagnia, ha detto. Cani, gatti, canarini, eccetera, suppongo - azzardò, Serenella - ma per farne che?»

«Per ucciderli come voleva fare con Briciola, non avete capito? - rispose Lampo che invece aveva intuito tutto - Ecco perché i diavoli stavano qui intorno a dargli man forte, soprattutto quello più grosso che dev'essere un personaggio importante all'Inferno. Se si è scomodato per agire di persona dev'essere un progetto che gli sta molto a cuore!»

«Uccidere gli animali da compagnia! I proprietari saranno disperati e piangeranno milioni di lacrime - rispose Serenella intuendo anche lei la terribile verità - donne, bambini, anziani senza più compagnia! E' questo il piano dei diavoli...e si stanno servendo di quel matto per portarlo a termine!»

«Se noi non lo fermiamo!» concluse Lampo che cominciò subito a guardarsi intorno per decidere cosa fare.

Proprio in quel momento i tre udirono un debole latrato, vedendo Briciola entrare gioioso nel cortile attraverso il cancello, dirigendosi verso la macchina. Era stato anche lui attirato dal segnale ultrasonico generato dal Pifferaio Magico, ed era già arrivato perché si trovava molto più vicino. Evidentemente il richiamo era stato tanto forte da spingerlo a trovare un sentiero per risalire addirittura la scogliera.

Così adesso era là a saltare festoso accanto alla macchina. Ma poi, vedendo che non c'era niente di particolare, si voltò verso Giulio che stava dormendo nella sua gabbia e cominciò a guaire cercando di leccare, attraverso le sbarre, il suo padroncino. Il fatto che fosse arrivato così in fretta, comunque, indicava che la macchina funzionava davvero e che il richiamo era molto forte. Gli animali presenti in città non avrebbero tardato tanto. Occorreva assolutamente fare qualcosa per fermarli o dirottarli altrove.

«Dobbiamo spegnere la macchina, o sabotarla - decise Lampo - e dovrà essere Briciola a farlo per noi. Cercate in giro un manuale o un libro di istruzioni. Dovremo battere su quella tastiera e modificare il programma che fa funzionare il Pifferaio Magico.»

Intanto, nella vicina città, stavano accadendo fatti inaspettati: in ogni casa dove si trovava un animale domestico, cane, gatto, canarino, criceto, serpente, cavallo o altro, tutti gli animali avevano rizzato nello stesso tempo la testa cominciando ad agitarsi senza apparente motivo. In realtà sentivano tutti i richiami ultrasonici del Pifferaio Magico, modulato per ciascuna razza alla frequenza esatta per essere invitante e convincente.

Tutti volevano seguire il richiamo e chi poté si mise subito in moto, uscendo da dove si trovava per incamminarsi verso il richiamo. I molti animali che non potevano, invece, diventarono irrequieti, cominciarono a scuotere le gabbie e a gridare, a graffiare le porte e i mobili, finché i loro proprietari, esasperati, non si arrischiavano ad aprire le gabbie per capire cosa stava succedendo. Allora gli animali fuggivano via come impazziti, lasciando di stucco uomini, donne e bambini che vanamente cercavano di trattenerli.

Gli animali scesero in strada formando una colonna che si diresse verso la periferia e la villa di Cordifer. Anche i proprietari degli animali fecero lo stesso. Molti si intrufolavano tra gli animali cercando di afferrare e riprendere i loro favoriti, ma venivano respinti a morsi e graffi, non solo dai loro beniamini, ma anche dagli altri animali della colonna. Le bestie non sentivano che il richiamo ed erano incapaci di sottrarvisi. Uomini, donne, vecchi e bambini proprietari degli animali non sapevano più cosa fare e si misero a piangere.

Piangevano disperati e delusi per essere stati abbandonati; piangevano per la delusione e per quella che pensavano fosse ingratitudine di quegli esseri che avevano tanto amato e nutrito e accudito per anni. Migliaia, milioni di lacrime che i diavoli avevano cominciato a raccogliere saltellando qua e là come ossessi, gridando e sghignazzando come non succedeva da tanto tempo.

L'idea di Zulfur stava funzionando alla grande.

Alla villa di Cordifer, Serenella arrivò trafelata: «Ho trovato gli appunti del dottor Von Follen» disse tutta d'un fiato a Lampo e Ruby, che stavano cercando di convincere Giulio a non fare troppo rumore nel salutare Briciola. Il ragazzino, infatti, si era svegliato e, trovandosi davanti il suo cane, lo aveva abbracciato entusiasta attraverso le sbarre e stava ridendo senza freni, quasi impazzito per il sollievo. Anche Briciola guaiva tutto contento, leccando furiosamente il viso del ragazzino.

Ma Von Follen aveva le orecchie fini e se li avesse sentiti, sarebbe uscito e avrebbe bloccato sul nascere ogni tentativo degli angioletti di fermare il Pifferaio Magico.

Così Lampo e Ruby stavano sussurrando alle orecchie di Giulio e di Briciola di calmarsi e di essere prudenti; quando era arrivata Serenella che era andata a cercare dentro la casa.

«Negli appunti di Von Follen ci sono tutte le indicazioni per modificare il comportamento della macchina - continuò Serenella, riprendendo fiato - se riuscissimo a portarli fuori magari potremo fare qualcosa!»

«Non può prenderli che Briciola!» Disse Lampo. E subito sussurrò più imperiosamente nelle orecchie del cagnolino nuovi consigli più pressanti.

«Devi entrare nel laboratorio. Smettila di fare le feste a Giulio; lui non scappa mica! Smettila e renditi conto che solo tu sei libero di muoverti e quindi solo tu puoi rimediare alla situazione.»

Briciola si convinse e, di colpo, smise di fare le feste a Giulio, staccandosi dalla gabbia e guardandosi attorno scodinzolando volonteroso. Subito Serenella gli si accostò sussurrandogli dolcemente in un orecchio dove si trovava lo studio e il quaderno di appunti di Von Follen.

Briciola partì subito verso la casa seguendo le indicazioni di Serenella che risuonavano dentro la sua testa come se fossero idee sue.

Lampo non smetteva mai di stupirsi di questo. Eppure funzionava egregiamente. Come avrebbero potuto altrimenti guidare gli umani che, lo sanno tutti, accettano malvolentieri qualunque consiglio ragionevole e vogliono fare sempre di testa loro?

Così Briciola sparì in pochi secondi dentro la casa, insieme a Serenella, mentre Lampo e Ruby aspettavano ansiosi. Anche Giulio aveva visto il cane sparire nella casa, ma non capendo nulla di cosa stava succedendo (lui non poteva vedere gli angioletti, ovviamente, e quindi non sapeva di tutto il lavoro che essi stavano facendo per lui), almeno se ne stette zitto, senza rischiare di allarmare Von Follen.

In realtà Giulio era molto stanco dopo quella terribile giornata e non ce l'avrebbe fatta neanche a stare in piedi. Così se ne stava buono e seduto dentro la gabbia, quasi imbambolato.

Dopo lunghi minuti di ansiosa attesa, Briciola e Serenella uscirono dalla porta buia della villa e Lampo vide con sollievo che il cagnolino stringeva un quaderno tra i denti. Con gli appunti di Von Follen aperti vicino, Lampo si era arrampicato sul posto di guida della macchina e aveva convinto Briciola a fare altrettanto. Ora Briciola pestava con le zampine sulla tastiera, seguendo le indicazioni di Lampo.

Lampo non pensava certamente di riprogrammare un sistema così complicato. Sarebbe bastato interrompere l'emissione del richiamo, o abbassarne la potenza... il caso volle però che Briciola pestasse alcuni tasti giusti per cambiare il blocco di frequenze del richiamo ultrasonico, smettendo così di attirare gli animali che ormai erano a meno di un chilometro dalla villa.

O meglio, di attirare quegli animali... cominciando ad attirarne altri; precisamente quelli di un circo che si trovava nelle vicinanze.

Evidentemente leoni, tigri, elefanti e rinoceronti reagivano a richiami diversi dai gattini o dai cani della città. In ogni caso sentendo il richiamo ultrasonico che ora veniva emesso dalla macchina alle frequenze a loro più congeniali, cominciarono prima ad agitarsi nelle gabbie e poi, scatenati dall'impazienza, a demolirle per uscire uno dopo l'altro e incamminarsi in un'unica mandria verso la villa di Cordifer, come avevano fatto quelli della città, poco prima.

Alla villa di Cordifer il terreno cominciò a vibrare come se stesse per arrivare un terremoto. Briciola se ne accorse per primo mentre anche Lampo e gli altri cominciarono a guardarsi intorno, sorpresi.

Improvvisamente da oltre gli alberi che chiudevano l'orizzonte verso la città si sentì inequivocabile il potente barrito di un elefante. Cosa stava succedendo?

Ma anche Von Follen aveva sentito il tremore del terreno e poi il barrito, e infatti uscì di colpo dalla casa guardandosi intorno come impazzito.

Poi, vedendo Briciola ancora a bordo della macchina e vicino ai comandi, urlò come invasato correndo per prenderlo. Ma Briciola aveva imparato a conoscerlo, ormai, e scattò giù con un salto velocissimo scappando fuori dal cancello.

In quel momento il barrito risuonò di nuovo, accompagnato da altri e sempre più vicini. Attraverso il cancello spalancato il dottor Von Follen vide chiaramente tre elefanti che si avvicinavano calpestando i cespugli e sfondando uno steccato, seguiti da vicino da due rinoceronti. Seguivano i leoni e tutte le tigri scappate dal circo.

Von Follen strabuzzò gli occhi come impazzito e poi, con un salto incredibile, salì a bordo della macchina mettendosi a digitare freneticamente sulla tastiera.

Ma era troppo tardi. Programmata per mettersi in moto poco prima di essere raggiunta dagli animali, la macchina infatti si mise in moto da sola e partì rombando uscendo dal cancello e poi filando lungo la stradina che portava alla scogliera.

Attirati dal richiamo che continuava a provenire dal risuonatore elettronico, elefanti, rinoceronti e tutti gli altri deviarono appena un poco la loro carica e si misero dietro, evitando così di irrompere nella villa e di demolire il muro di cinta.

Al sicuro nella sua gabbia, Giulio si svegliò quel tanto che bastava per veder passare il gruppo di animali, con il terreno che sussultava come per il passaggio di un treno e i barriti e i ruggiti a fare da fischio.

Lampo, Ruby e Serenella si erano levati in volo e videro la mandria passare sotto di loro.

«Briciola deve aver davvero premuto qualche pulsante giusto! - commentò Lampo osservando sbalordito la mandria di animali da circo che stava quasi per raggiungere l'auto con il professore, sollevando una grande quantità di polvere - deve aver modificato qualcosa e, invece degli animali domestici, ha attirato quegli animali selvaggi. Se riescono a prendere il dottor Von Follen saranno guai. Quelli sono molto più veloci di cani e gatti e, soprattutto, molto più pericolosi.»

La situazione per il dottor Von Follen era veramente critica: la mandria era sempre più vicina e lui, trascinato dalla macchina, non riusciva più a ragionare freddamente, mentre cercava spiritato di riprogrammare tutto in modo da rimettere le cose a posto.

Ma forse Briciola aveva premuto un pulsante di troppo e rimettere le cose a posto era ormai impossibile; oppure era lui che, senza i suoi appunti, non ricordava più la sequenza giusta... oppure erano quelle bestie che, ormai vicinissime, semplicemente atterrivano con i loro barriti e ruggiti lo scienziato che era ormai fuori di sé.

Gli animali erano sempre più vicini e un rinoceronte arrivò perfino a dare una cornata al telaio della macchina. Improvvisamente il professore ricordò la sequenza e con un urlo di trionfo picchiò con foga i tasti mentre alla base dell'antenna si sviluppò perfino una fiammata.

Il segnale si bloccò e, improvvisamente, anche gli animali si fermarono, agitando le teste e guardandosi intorno smarriti.

«Ce l'ho fatta! Evviva... ho interrotto il segnale!» Gridò Von Follen... ma non si era ricordato anche di fermare la macchina che proprio in quel momento arrivò a tutta velocità sull'orlo del precipizio e, sfondato un debole steccato di legno che lo delimitava in quel punto, precipitò verso il mare sottostante.

Molto più indietro Lampo, Ruby e Serenella videro con orrore la macchina sparire oltre il ciglio, con a bordo il dottor Von Follen che non fece in tempo a fare nulla se non alzare le braccia come a cercare un inesistente appiglio.

Sparì semplicemente oltre il ciglio senza un grido e quando i tre angioletti arrivarono sull'orlo, guardando giù, videro solo alcuni rottami di ferro contorto semi sommersi dalle onde. Di Von Follen nessuna traccia.


Parecchio più tardi, quando il personale del circo raggiunse gli animali che si erano sparsi tra i campi intorno alla villa, entrarono anche nel cortile di questa e liberarono Giulio e poi mister Cordifer che, agitandosi nel ripostiglio dov'era rinchiuso, riuscì a farsi sentire.

Tutto ritornò alla normalità e Cordifer dovette faticare non poco per spiegare quello che Giulio raccontò dopo essere stato liberato. Arrivarono anche numerosi agenti che portarono via Cordifer con facce molto severe.

Giulio, invece, fu preso in consegna dalla madre che era arrivata con gli agenti, trafelata e quasi impazzita dall'ansia. Ma trovò Giulio in perfetta salute, abbracciato al suo Briciola che, naturalmente, gli era tornato vicino.

Lampo, Ruby e Serenella avevano liberato i due angeli custodi, quello di Cordifer e di Von Follen, che erano stati imprigionati dai Diavoli.

Quest'ultimo era un po' avvilito per aver perso il suo protetto, ma Lampo cercava di consolarlo.

«Forse Von Follen non è morto – disse - forse è semplicemente caduto in acqua e sapeva nuotare. Vedrai che prima o poi si rifarà vivo.» E così dicendo scambiò un'occhiata con Ruby e Serenella, che però ricambiarono poco convinti.

«In ogni caso, se tornerà - concluse Lampo - l'avrà a che fare con il reparto SOS Junior!»

E Zulfur? Beh, i Diavoli amano lavare i panni sporchi in famiglia, ma ci fu una bella discussione nel Consiglio Amministrazione Lacrime. Tutti quelli che avevano sperato in un raccolto memorabile di lacrime restarono delusi, e la contentezza che si sparse tra gli umani per aver ritrovato i loro animali da compagnia, faceva presagire che ben poche se ne sarebbero viste nei mesi futuri.

Così Zulfur perse un'altra volta il posto e fu obbligato a precipitare nuovamente nel profondo dell'inferno. Ma c'è da scommettere che non se la sarebbe messa via. Aveva perso una battaglia, è vero, ma la Guerra delle Lacrime non sarebbe mai finita del tutto.


Fine




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