La guerra delle lacrime - Cap. 4
Capitolo 4
Nel quale i nostri eroi, in una operazione di routine,
vengono in contatto con la minaccia più grave mai affrontata.
Una settimana dopo questi avvenimenti, gli angioletti del reparto SOS Junior vennero chiamati dal Serafino loro superiore per una nuova missione sulla Terra.
« Un angelo custode ha chiesto aiuto per un problema che non riesce a risolvere da solo - disse il Serafino consultando una lunga lista di casi difficili - sembra che si sia distratto e abbia perso di vista il suo protetto, un ragazzino di circa dieci anni, molto vivace e amante degli animali, che si chiama Giulio. »
Poi, mentre Lampo prendeva e dava un'occhiata al foglietto con le indicazioni, aggiunse, porgendogli un altro foglietto (sulla scrivania ne aveva un gran mucchio): «Già che sarete laggiù, cercate anche di avere notizie di due angeli custodi che da più di una settimana non rispondono all'appello. La zona è la stessa. Scoprite dove si sono cacciati.»
«Sono angeli di ragazzi o di adulti?» chiese Ruby.
«Adulti - rispose distrattamente il Serafino, che aveva davvero tanto da fare - uno protegge un tizio molto ricco che vive da qualche parte in periferia e un altro si occupa di una specie di scienziato, che è stato un sacco di tempo in prigione. Due tizi eccentrici e difficili, a quanto pare, che hanno sempre intorno diavoli molto aggressivi cui occorre continuamente tenere testa.
Poveracci, non li invidio proprio i nostri compari. Avranno avuto la solita crisi di nervi e si saranno nascosti da qualche parte. Trovateli e portateli qui... cercherò di trovare loro dei rimpiazzi finché non si saranno rimessi in sesto.»
Lampo, Ruby e Serenella fecero il saluto e se andarono, mentre il Serafino non badava già più a loro. Le comunicazioni di allarme si susseguivano senza sosta e lui era più che mai impegnatissimo. Mille volte meglio lavorare sul campo che ammattire dietro ad una scrivania, altro che!
Mentre scendevano verso la Terra, Lampo si rivolse deciso ai suoi amici che lo seguivano:
«Prima di tutto ci occuperemo di Giulio, il ragazzino - disse - é lui la nostra priorità. Quando lo avremo trovato, penseremo ai due angeli dispersi.»
Seguendo le indicazioni del rapporto che avevano avuto dal Serafino, i tre trovarono quasi subito l'angelo custode di Giulio, che da un pezzo era in ansiosa attesa ai margini di un campetto da calcio, alla periferia della città.
Appena vide i tre del reparto SOS e riconoscendo le loro uniformi, corse loro incontro veramente risollevato.
«Siete qui, finalmente. Non sapevo più che fare. Sono passate quattro ore, ormai, da quando Giulio è scomparso. Non so proprio dove possa essere finito!»
«Sei sicuro che non sia tornato a casa?» Intervenne Serenella.
«Sì. Se fosse tornato, l'angelo di sua madre sarebbe venuto a dirmelo - rispose l'angelo di Giulio - l'ho avvertito subito, ma la madre non sa ancora nulla, poverina. Se sapesse che Giulio è sparito starebbe in pensiero. Se invece lo troviamo tutto si sistemerà e potremo risparmiarle qualche preoccupazione.»
«Cosa stava facendo Giulio?» Chiese Ruby, sforzandosi anche lui di fare la sua parte e di assumere un'aria professionale.
«Stava giocando con il suo cane - rispose l'angioletto - si chiama Briciola e Giulio gli è molto affezionato. E' un cucciolo di sei mesi e devo dire che è andato tutto benissimo, finora. Giulio è davvero un bravo ragazzino; guarda sempre a destra e sinistra prima di attraversare la strada, tiene Briciola al guinzaglio e se fa la pupù per strada la raccoglie con l'apposito sacchetto e la mette nei cestini predisposti dal Comune. Ma non succede spesso. Briciola è un cane ben educato ed è già abituato ad usare la sua cassettina con la segatura nel garage di casa. Prima erano qui che giocavano. Io stavo parlando con gli angeli di una squadra di teppistelli che a volte danno fastidio, qui nel campo da calcio. C'erano in giro anche tre o quattro brutti diavoli e stavamo mettendoci d'accordo su cosa fare per tenerli a freno. Mi sono girato solo un attimo...e quando sono tornato a guardare Giulio e il suo cane erano spariti. Li ho cercati dappertutto, ma niente...così dopo un'ora ho chiamato in centrale per chiedere aiuto.»
Mentre l'angioletto parlava con Ruby e Serenella, Lampo si era messo a guardare il terreno, inginocchiandosi a terra.
«Qui ci sono delle tracce del cane - disse all'improvviso, mentre tutti si giravano verso di lui - vanno dritte in quella direzione e alcune sono calpestate da tracce di sandali a suola quasi piatta. Che scarpe indossava Giulio?»
«Sa..sandali!» balbettò l'angelo custode. E Lampo, subito dopo, rialzandosi:
«Allora il cane è scappato di corsa in quella direzione. Le tracce delle zampe posteriori sono più profonde di quelle anteriori, segno che il cane correva, e Giulio gli è andato dietro. E' sparito perché ha inseguito il suo cane!»
L'angelo custode guardò Lampo come se vedesse il Messia. L'affare delle zampe posteriori, eccetera, l'aveva proprio impressionato. Caspita! Quelli dell'SOS erano proprio forti!
Vedendo l'ammirazione negli occhi dell'angelo, Lampo sorrise compiaciuto, ma decise di mostrarsi modesto, come del resto gli era continuamente raccomandato.
«Facciamo un corso apposta per riconoscere le tracce di ogni animale conosciuto - spiegò - in Africa la faccenda è difficile, ma da queste parti ci occupiamo soprattutto di cani, gatti e cavalli. E' tutto più facile. Comunque io e i miei amici andremo in quella direzione seguendo le tracce del cane e quindi di Giulio» concluse verso l'angelo custode che lo ascoltava attentissimo.
«Tu invece resterai qui nel caso tornassero dopo aver fatto qualche giro. Se non li troviamo, torneremo qui anche noi prima del tramonto.»
«Va bene» si limitò a dire l'angelo custode. E, un po' deluso per non poter partecipare alla ricerca, seguì con lo sguardo i tre che subito si allontanarono nella direzione indicata da Lampo, finché non sparirono dietro una macchia di alberi, lungo la stradina che dal campetto portava verso la campagna.
Molto più avanti, seguendo la direzione in cui era scomparso il suo cane, Giulio aveva percorso la stessa stradina che poi era confluita in una strada più grande e ben tenuta che passava vicino ad una grande villa sullo sfondo.
La villa, di stampo antico, era formata da più fabbricati uniti insieme a formare una U, con una grande casa al centro e due ali più basse, ai lati, che una volta ospitavano certamente le stalle, i magazzini e gli alloggi della servitù. Tutto intorno c'era un grande muro di cinta che racchiudeva anche un piccolo parco, tutto intorno.
La strada proseguiva e Giulio sapeva che portava fino al mare. Ma non c'era la spiaggia, laggiù, bensì una scogliera alta e pericolosa che cadeva a picco da una ventina di metri. Lui c'era stato una volta sola con il padre, per vedere lo spettacolo delle onde che si infrangevano con gran fragore alla base della scogliera, ma siccome era un posto pericoloso non c'erano più tornati. Sul muro della villa, sempre più vicina, si apriva un grande cancello di ferro battuto che era in gran parte ricoperto di lamiere per evitare di vedere all'interno. Giulio aveva visto com'era fatta la villa perché la strada di accesso si inerpicava per un po' su un'altura, dalla quale per un tratto si dominava la villa dall'alto. Scendendo lungo la successiva discesa, però, il muro di cinta si rialzava e non si vedeva più niente.
Giulio aveva la milza dolorante per il gran correre sulle tracce del suo cane che però lo aveva distanziato e che, in quel momento, vide entrare proprio nella villa, attraverso una piccola apertura tra le lamiere alla base del cancello.
«Ma guarda, chi abbiamo qui? - disse il dottor Von Follen vedendo il cagnolino avvicinarsi ansante alla porta del suo laboratorio - allora lo zufolo funziona! Ah! Ah! Non avevo dubbi, d'altra parte.»
In effetti era stato proprio un esperimento dello scienziato ad attirare laggiù Briciola. Azionando per prova un nuovo strumento appena montato sulla macchina per collaudarlo, questo aveva creato un richiamo ultrasonico che, pur di bassa potenza, era arrivato alle orecchie di Briciola e lo aveva attirato fin laggiù. Una prova evidente che il “Pifferaio Magico” elettronico funzionava, eccome!
Il dottor Von Follen allungò una mano di scatto agguantando il cane che, accortosi subito di essere finito in un luogo sbagliato, stava per ritrarsi allarmato.
«Cosa state facendo al mio cane?» gridò Giulio che aveva assistito alla scena curvandosi fino a terra per sbirciare all'interno attraverso la stretta apertura alla base del cancello.
Il dottor Von Follen non si scompose e, premendo un bottone, aprì elettricamente il cancello. Subito Giulio si infilò nella fessura tra i battenti che si allargava man mano. Ma appena il ragazzino, deciso e imbronciato, arrivò vicino a Briciola allungando le mani per prenderlo in braccio, il dottor Von Follen agguantò anche lui per la maglietta, tenendolo ben stretto nonostante che Giulio si divincolasse.
Il dottore trascinò Giulio fino ad una gabbia di ferro che era nell'aia lì vicino e ve lo gettò senza tanti complimenti, richiudendo poi lo stretto portello.
«Bene, bene! - commentò soddisfatto il dottor Von Follen, sempre tenendo il cagnolino per il collare, minacciando di strozzarlo; Giulio lo fissava spaventato con le mani strette intorno alle sbarre della gabbia - Visto che me l'hai chiesto, ti mostrerò proprio cosa intendo fare al tuo cane e a tutti quelli come lui.»
E così dicendo, il dottore prima fissò Briciola con una cordicella ad un anello sulla porta e poi entrò nel laboratorio per uscirne poco dopo con una macchinina radiocomandata sulla sommità della quale era fissato uno strano apparecchio elettronico, montato abbastanza alla buona. Ne uscivano infatti dei fili un po' disordinati e l'apparecchio era fissato al tetto della macchina con del nastro adesivo.
Il dottor Von Follen aveva in mano anche un piccolo telecomando. Accendendolo azionò anche l'automobilina radiocomandata che emise un breve ronzio, come per dire che era pronta a correre. Allora Von Follen prima azionò un piccolo interruttore sull'apparecchio e poi fece partire la macchinina a tutta velocità facendola uscire in strada attraverso il cancello.
Nello stesso tempo Briciola si era messo ad abbaiare agitatissimo, saltando e strattonando la cordicella che lo teneva legato.
A questo punto il dottore, posando a terra il telecomando, liberò Briciola che partì a razzo sulle tracce della macchinina. Disperato, Giulio lo vide sparire in un attimo oltre il cancello ormai del tutto spalancato. Dalla sua posizione si vedeva bene la strada che continuava dritta verso un punto dell'orizzonte dove tutto spariva.
Era l'orlo del precipizio che portava dritto sul mare e, in fondo, alla scogliera rocciosa profonda una ventina di metri dove si infrangevano gigantesche ondate che aveva visto con suo padre. E la macchinina e Briciola si dirigevano proprio verso di essa a tutta velocità.
«Ah! Ah! Ah! Guarda cosa succede adesso!» Il dottor Von Follen sghignazzava fuori di sé dall'eccitazione, agitando le braccia e saltellando. «Il tuo cane sente il richiamo dell'apparecchio sistemato sulla macchinina e lo segue senza badare più a nulla! Ora la macchina arriverà sull'orlo del precipizio e...pluf, cadranno di sotto! Ah! Ah! Ah!»
Ed effettivamente, proprio in quel momento, la macchinina elettrica superò il bordo dell'orizzonte svanendo oltre, subito seguita dal cane che fece un balzo nel vuoto abbaiando e poi sparì.
«Nooo!» gridò disperato Giulio, scuotendo invano le sbarre della gabbia. Ma non c'era niente da fare. Era una gabbia di ferro pesante e non riusciva neanche a smuoverla. Davanti a lui il dottor Von Follen rideva sguaiatamente. Un altro malvagio esperimento aveva provato senza ombra di dubbio che la sua idea funzionava.
«Questo è quello che aspetta tutti gli altri animali - gridò come invasato, sparendo all'interno del laboratorio - devo solo ultimare il pifferaio magico più grande e con più ampio spettro di richiami per attirare tutti animali domestici, sììì! Ah! Ah! Ah! Ho quasi finito, ormai, e stasera ci sarà la luna piena!»
Nel cortile della villa restò solo Giulio che piangeva disperato.
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