La guerra delle lacrime - Cap. 2
Capitolo 2
Dove si racconta una tipica impresa
del mitico Reparto SOS Junior.
Quel giorno, ai primi di marzo, nella sede del reparto SOS l’attività proseguiva come al solito.
In infermeria c'erano 14 angeli venuti a farsi medicare per essere stati coinvolti nelle imprudenze dei loro protetti. Il più grave era Nuvola che si era slogato un’ala, anche se qualche buon massaggio lo avrebbe rimesso in sesto entro la giornata.
Nella zona docce il vecchio Tobia stava raccontando per l’ennesima volta ad un gruppo di reclute come aveva risolto, 82 anni prima, un importante caso di emergenza, sottraendo alle mire dei diavoli una intera comitiva di turisti che voleva esplorare un vulcano durante un’eruzione. Una imprudenza che poteva costare molto cara.
Che barba, però! Il racconto sarebbe stato interessante se non lo avessero già sentito tutti (reclute comprese) almeno dieci volte solo nell’ultimo mese.
Sulla sua branda Lampo stava ripassando per il corso di aggiornamento “Fionde e Freccette”. Tra poco sarebbero finite le scuole, dando così l'inizio al periodo più caldo per gli angeli custodi, e gli oggetti puntuti erano da sempre fonte di una grande quantità di lacrime.
Alzando gli occhi dal manuale, Lampo vide che, seduto sul suo letto dall'altra parte della camerata, Ruby stava mangiando, come al solito, e ovviamente si stava ingrassando ancora. Bell’esempio per i suoi protetti. Senza contare che così avrebbe avuto sempre più difficoltà a volare e a seguire Lampo.
Serenella invece stava leggendo un libro di fiabe, sulla grande sedia di vimini vicino alla finestra. Ce n’era sempre bisogno per consolare i bambini che magari avevano seguito i consigli del diavoletto di turno, e se erano fiabe nuove la consolazione era migliore; così lei si aggiornava spesso e volentieri con le ultime novità.
Improvvisamente suonò il campanello d’allarme. Era proprio la loro squadra la più vicina e Lampo, Ruby e Serenella si lanciarono veloci verso il buco nella nuvola aggrappandosi al raggio tubolare di luce che li avrebbe fatti scivolare verso la terra più velocemente di qualsiasi volo.
Pochi minuti dopo eccoli sorvolare un quartiere di periferia per individuare, quasi subito, un angioletto custode che, sui bordi di un campetto di sterpaglie, si sbracciava per farsi notare.
Si vedeva che l’angelo era ancora poco pratico perché, appena i nostri si posarono a terra, si mise subito a raccontare tutto eccitato mangiandosi le parole e Lampo dovette penare un po’ per farsi un quadro esatto della situazione.
Era successo che Gigi, il ragazzino di otto anni suo protetto, mentre andava a zonzo sulla sua mountain bike, aveva assistito dal bordo della strada alla rapina di un distributore.
Dopo aver tramortito il benzinaio i banditi erano fuggiti con l’incasso a piedi, scavalcando uno steccato e correndo tra i campi, nascondendosi in un casolare abbandonato pensando che mai la polizia li avrebbe cercati così vicino. Quando le acque si fossero calmate – avevano pensato i banditi – se ne sarebbero andati tranquillamente come se niente fosse.
Ma Gigi, che va matto per i polizieschi, avendoli visti da lontano, aveva deciso di seguirli con la sua bicicletta ed era stato inutile ogni consiglio del suo angioletto protettore a lasciar perdere. Un diavoletto, che ovviamente era arrivato quasi subito, aveva dato uno spintone all’angioletto e aveva sussurrato nelle orecchie di Gigi le più suadenti parole intorno ad una medaglia, una ricompensa per la refurtiva recuperata… e via dicendo.
Gigi c’era cascato in pieno e quando era arrivato al casolare aveva lasciato la bici e scavalcato lo steccato per avvicinarsi di più. Ma nel campo adiacente c’era di guardia un cane molto feroce che lo aveva subito rincorso, costringendolo a salire su un albero per salvarsi.
Ora Gigi era lassù, nascosto tra i rami, col cane che gironzolava alla base.
«Se i banditi se ne accorgono saranno guai - concluse preoccupatissimo l'angioletto - potrebbero rapirlo, se non fare di peggio. Mamma mia, che guaio!»
«Sta tranquillo, adesso ci siamo noi - rispose Lampo con calma da vero professionista - mettiti qui tranquillo e lasciaci lavorare.»
Lampo, Ruby e Serenella sorvolarono il campo avvicinandosi al cane che si è accucciato proprio sotto l’albero. Il cane non riusciva a vederli, ovviamente. Lui era tutto impegnato a sorvegliare il ragazzino che era arrampicato sul ramo più grosso e si sforzava di stare il più nascosto possibile dove le foglie erano più fitte.
Ma il cagnone (grande e grosso, con un pelo corto marrone e muscoli poderosi) lo vedeva benissimo, essendo accucciato proprio al di sotto, e soprattutto lo sentiva grazie al fiuto ben allenato. Quel ragazzino imprudente non gli sarebbe sfuggito, no, no e poi no. Il suo padrone poteva stare tranquillo. Nessuno poteva entrare nel podere che lui vigilava e farla franca.
Più in alto Lampo si lambiccava il cervello per trovare il modo di allontanare il cane.
Il problema per gli angeli è che non hanno consistenza corporea per cui, per esempio, non possono prendere il cane per il collare e trascinarlo via. Loro possono solo consigliare con il sussurro e, al massimo, usare l’ambiente e l’atmosfera per i loro scopi. Così sarebbe stato un bel problema convincere quel cagnone a farsi da parte.
Ma l'addestramento del 5° SAC era molto accurato e Lampo si era già trovato in casi come quello; la soluzione era solo questione di tempo.
Guardandosi attorno con occhio critico, Lampo vide il tumulo di una talpa che, evidentemente, stava scavando sotto il campo.
«Ruby, tu che sei esperto di roba da mangiare, concentrati e guarda se sottoterra c'è qualcosa che potrebbe interessare il cane», disse Lampo rivolto all'amico che gli volava vicino.
(Contrariamente a quanto comunemente si crede, di solito gli angeli non guardano attraverso i muri o ci passano attraverso. Riescono a farlo solo concentrandosi molto intensamente e con un grande dispendio di energie e di calorie, capaci di mettere KO chiunque. Così, quando davvero serviva, Lampo lo faceva fare di solito a Ruby, proprio perché così dimagriva un po’).
Ruby passò qualche minuto a concentrarsi e a radunare le energie, poi infilò risolutamente la testa sottoterra come uno struzzo, sforzandosi di vedere attraverso le zolle. «Ehi, qui sotto è sepolto un bellissimo osso! » esclamò. Poi estrasse la testa dal terreno e si accasciò di lato, esausto per lo sforzo.
Per Lampo fu come una rivelazione. Era proprio quello che gli serviva. Immediatamente si avvicinò raso terra proprio sopra la buca della talpa e appena quella emerse per annusare intorno, le sussurrò in un orecchio suadente: «Perché non scavi un pochino più' a destra?»
La talpa, che ha un cervello semplice, accettò il consiglio e si mise a scavare nella direzione indicata, finendo per incontrare l'osso, smuovendo la terra intorno fino a farlo sbucare in superficie.
A questo punto fu facile per Serenella avvicinarsi al cane e consigliarlo di dare un'occhiata in giro.
Convinto che l'idea gli fosse venuta da sola, il cane drizzò la testa guardandosi intorno curioso e soprattutto attivando il suo fiuto al quale stava arrivando un profumino niente male.
Dalla cima dell'albero dove si era arrampicato, Gigi vide il cane allontanarsi e subito ne approfittò per scendere un poco. Appena si accorse che il cane era impegnato a scavare per dissotterrare un grosso osso che spuntava dal terreno, raccolse tutto il suo coraggio e saltò a terra, anche perché era quello che, sussurrandogli in un orecchio, gli aveva appena consigliato di fare Lampo.
Gigi dunque saltò e, prima che il cane si accorgesse di lui, si mise a correre verso lo steccato. Ma ecco che, proprio in quel momento, il caso volle che uno dei banditi sbirciasse da una finestra del casolare vedendo Gigi e lanciando un urlo di furore. Era chiaro che quel ragazzino li aveva visti e stava correndo ad avvertire la polizia. Perché tanta fretta altrimenti?
Senza perdere un secondo il bandito uscì dal portico lanciandosi all'inseguimento.
Per la verità dentro il casolare Serenella aveva visto che non era stato il caso a far uscire il bandito, ma il consiglio di due grossi diavoli che accompagnavano da un pezzo i due furfanti e che, per avere mano libera, avevano addirittura legato e imbavagliato in un angolo i loro due poveri angeli custodi (ce li hanno anche i banditi anche se, ovviamente, sono ben poco ascoltati. Spesso gli angeli custodi dei malviventi incalliti hanno delle vere e proprie crisi di nervi!)
All’esterno, Gigi stava scappando a gambe levate verso la riva del fiume inseguito dal bandito che ora impugnava una grossa pistola. Lampo era subito volato al fianco del ragazzo, ma venne ben presto raggiunto dal grosso diavolo che consigliava il bandito e che cominciò a spintonare l’angioletto per mandarlo via. Schivando l'ennesimo spintone, Lampo si avvicinò a Gigi da sinistra e gli sussurrò nell’orecchio.
«Gira a sinistra e passa rasente all’albero!»
Il ragazzo seguì subito il consiglio e, passando vicino all’albero, costrinse il diavolo (che era alla sua destra) ad incocciare contro rami e foglie prendendosi una solenne capocciata (neanche i diavoli posso passare facilmente attraverso le cose, specialmente se sono distratti da qualche cattiveria).
Visto che il diavolo era rimasto indietro (il corto mantello che portava, impigliandosi tra i rami lo aveva quasi strozzato) Lampo cercò di portare il ragazzo sulla strada giusta ma questi, imprevedibilmente, invece di virare verso la strada, continuò la corsa verso la riva del fiume passando pericolosamente su uno stretto muro che rinforzava l’argine di una chiusa.
A quel punto fu anche troppo facile, per il diavolo che intanto li aveva di nuovo raggiunti, sussurrare a Gigi di superare con un salto in corsa il basso cancelletto della chiusa. Il ragazzo ci provò ma, ovviamente per il diavolo che lo aveva malignamente consigliato, inciampò su un filo di ferro quasi invisibile e finì in acqua, dove fu subito trascinato dalla corrente.
La situazione era davvero difficile e Lampo aveva bisogno di tutto il suo sangue freddo per non perderne il controllo. Mentre il bandito deviava per aggirare un gruppo di alberi sull’ansa del fiume, Lampo volò vicino al ragazzo che annaspava nell'acqua cercando di consigliarlo per il meglio:
« Allunga quel braccio … cerca di agguantare il ramo … no, non ti agitare, stai calmo … »
Per fortuna dopo la curva del fiume c’era un pontile dove un uomo stava pescando. Era uno di quei classici omini che, essendo in pensione, cercano disperatamente cosa fare per passare il tempo. Lui aveva optato per la pesca e adesso se ne stava lì, attrezzatissimo con seggiolino pieghevole, poggia canne, valigetta multi cassetti e multi scomparti piena di ogni amo, lenza, galleggiante, accessorio e orpello che mai fosse stato necessario per catturare il più minuto pesciolino o pescione, dal pesce persico alla balena azzurra.
Il pescatore, in quel momento spossato dall'attesa di catturare il secondo pesce gatto della giornata (era là dalla mattina alle cinque), stava bellamente ronfando, steso sulla seggiolina pieghevole-reclinabile in tessuto lavabile mimetizzato, bello caldo e protetto da un incredibile giubbetto da pescatore anche questo super specializzato.
Aveva infatti almeno una trentina di tasche nelle quali erano ordinatamente stipati ami di ricambio, fazzoletti di carta, pezzuole per gli occhiali, fiammiferi, matite, bigliettini per note, piombi per le lenze, nota per le spese al supermercato, orologi (due per non mancare l'ora del rientro con relativa pastasciutta) radiolina sintonizzata sulla prossima partita, monetine, una banconota di grosso taglio per ogni evenienza, temperino, stuzzicadenti in bustine sigillate cadauno, eccetera eccetera. Sulla tasca in corrispondenza dello stomaco aveva perfino uno scaldamani in funzione che gli diffondeva un delizioso tepore sulla pancia mentre dormiva e che si aggiungeva a quello meraviglioso del sole primaverile.
Figuriamoci quando si sarebbe svegliato, quello! Le grida del ragazzino passavano lontane lontane nel suo cervello, che era concentrato su una e una sola cosa.
Ma fortuna volle che Gigi, passando trascinato dalla corrente, sfiorasse per un momento uno dei sottilissimi fili di nylon delle lenze, muovendo l'estremità della canna cui questo era attaccato e causando il trillo del sonaglino che sempre i pescatori mettono in testa alle loro canne super sofisticate, per avvertirli, dalle loro scosse, che un pesce ha abboccato.
Il trillo era esattamente quello su cui era inconsciamente sintonizzato il cervello del pescatore.
Come un automa immediatamente efficiente, il pescatore si svegliò di colpo spalancando gli occhi e si drizzò con uno scatto da ninja, agguantando la canna che aveva suonato. Per bloccarsi però, subito dopo, con una smorfia di delusione vedendo Gigi che stava passandogli accanto agitando le braccia e urlando come impazzito.
A dire il vero la delusione per il pesce mancato durò solo un attimo. Il pescatore mollò la canna e si lanciò, sempre con ammirevole scatto e decisione, verso la riva scoscesa e il piccolo molo di legno che vi si staccava qualche metro più in là, accucciandosi su quello e protendendosi verso l'acqua, pronto ad agguantare Gigi.
Lo agguantò, infatti, e Gigi si aggrappò subito con tutte e due le mani al braccio e alla mano che erano stesi verso di lui, esausto e assolutamente incapace di fare qualsiasi altra cosa.
Proprio questo era il nuovo problema: anche il pescatore era incapace di fare altro. Inginocchiato sul molo, si era agganciato a quello con un piede infilato in una grossa fessura del legno e con l'altra mano aggrappata ad un palo che spuntava dall'acqua limacciosa. Ma Gigi era troppo pesante per tirarlo su con una mano sola. E se l'uomo avesse usato l'altra mano avrebbe dovuto lasciare la presa che lo teneva in precario equilibrio e ambedue sarebbero finiti in acqua.
Insomma, il pescatore e Gigi rimasero avvinghiati in quella scomoda posizione senza più saper che fare, mentre ambedue gridavano come ossessi; il più piccolo per paura, e il più anziano per dirgli di calmarsi e di non averne.
Lampo assisteva alla scena disperato. Non solo il pescatore rischiava di mollare la presa e di finire in acqua insieme a Gigi (che rischiava così, concretamente, di annegare), ma il bandito che li inseguiva aveva sentito le urla e si stava dirigendo verso di loro riuscendo finalmente a districarsi dalle canne sulla riva che ne impedivano la corsa. Senza contare il diavolo che era ancora nei dintorni e che stava certamente architettando qualche altra diavoleria.
Lampo doveva pensare in fretta.
Volando velocemente in verticale diede una rapida occhiata intorno vedendo che si trovavano abbastanza vicino alla strada, lungo la quale stava passando proprio un'auto della polizia.
«Ruby, ferma quell'auto!» Gridò Lampo, con tutta la voce che aveva in corpo.
Ruby stava svolazzando proprio rasente alla strada, riprendendosi lentamente dalla fatica di guardare sottoterra di poco prima. Udì il grido di Lampo e voltandosi verso di lui lo vide sbracciarsi per indicare l'auto della polizia che si stava avvicinando in un normale giro di pattuglia.
Ruby si svegliò del tutto di colpo e anche lui si mise a guardare intorno per trovare il modo di fermare l'auto. Gli agenti non potevano vederli, naturalmente, e con i vetri chiusi non avrebbe potuto né sussurrare loro qualcosa né avvertire gli angeli custodi che certamente erano all'interno. Ruby sapeva come sono gli angeli custodi dei poliziotti: talmente stressati e fuori giri da essere timorosi di tutto, perennemente sospettosi e, soprattutto, assolutamente gelosi delle loro prerogative, come se solo loro potessero sapere cos'è meglio per i loro protetti. Ruby ci avrebbe messo un'ora a convincerli di cosa fare ed era chiaro, da come Lampo si sbracciava e agitava, che non avevano un'ora di tempo.
Decise allora di agire diversamente, anche perché aveva visto finalmente proprio quello che gli serviva.
Su un filo della luce, sospeso di traverso alla strada, erano allineati una decina di grossi piccioni che stavano a godersi il sole e il traffico sottostante. Ruby volò veloce vicino al primo della fila e gli sussurrò velocemente una cosa all'orecchio.
Per tutta risposta il colombo scosse la testa, sgambettò un po' sul filo agitando le ali, trasmettendo un misterioso messaggio agli altri colleghi che ripeterono le moine uno dopo l'altro. Poi, come rispondendo tutti ad un medesimo segnale, la mollarono di brutto verso la strada sottostante, proprio mentre passava l'auto della polizia.
All'interno, gli agenti sobbalzarono spaventati quando il parabrezza venne inondato da una cascata di guano giallastro e la visuale svanì del tutto. Quello alla guida imprecò, ma si guardò bene dall'azionare il tergicristallo che avrebbe avuto conseguenze schifosissime con quella poltiglia viscida e maleodorante. Sterzò quindi bruscamente di lato azionando i freni e fermando l'auto al margine della strada.
Il poliziotto a fianco spalancò la porta e scese come una furia guardando verso l'alto e imprecando nel vedere la fila di colombi che ricambiavano lo sguardo, sghignazzando (ma i colombi sghignazzano? Beh, quelli guardavano in basso proprio come se lo stessero facendo).
Un secondo dopo, però, e questo era il piano di Ruby, perfettamente riuscito, il poliziotto sentì finalmente le grida di Gigi e del pescatore che venivano dal lato del fiume.
Senza perdere tempo con i colombi, il poliziotto si lanciò finalmente attraverso l'erba per raggiungere la riva, seguito poco dopo dal collega, che però non aveva ancora capito niente.
Mentre Ruby raggiungeva in volo Lampo, congratulandosi con lui (e Ruby gonfiava il petto soddisfatto: non era cosa di tutti i giorni meritarsi le congratulazioni di Lampo, notoriamente il migliore sulla piazza), il primo poliziotto raggiungeva il piccolo molo agguantando appena in tempo il povero pescatore che era davvero allo stremo delle forze e cominciava a temere il peggio.
Figuratevi la sua faccia quando vide arrivare l'aiuto ormai insperato. Ma, nonostante la sorpresa, e mentre il poliziotto lo afferrava tirandolo verso riva, il pescatore si guardò bene dal lasciare la presa sul povero Gigi, che continuava ad agitarsi sbattendo le gambe nell'acqua, anche lui prossimo a non farcela più. Tratto ormai in salvo dal suo precario equilibrio, il pescatore poté rilassarsi un momento e, sgranchendosi le membra, lui e l'agente poterono finalmente tirare in salvo anche Gigi, tremante e intirizzito.
Il ragazzo era ormai al sicuro sulla riva, quando dal folto dei cespugli e delle canne apparse il bandito infuriato. Ma stava arrivando anche il secondo agente il quale, vedendo la pistola nelle mani del bandito, se ne uscì con un grido che lo fece ammutolire.
Al furfante ci volle meno di un secondo a capire come stavano le cose. Si girò e ripartì a razzo nella direzione da cui era venuto, ma ormai la frittata era fatta. Visto che Gigi e il pescatore erano ormai al sicuro, gli agenti mollarono tutto e si misero all'inseguimento del bandito che, ovviamente, li portò diretti alla cascina dov'erano nascosti i complici.
Ne nacque quello che comunemente si chiama un conflitto a fuoco. I banditi spararono qualche colpo dalla cascina e i poliziotti risposero nascondendosi dietro gli alberi. Ma i banditi erano in trappola perché, prima di lasciare l'auto, il secondo poliziotto aveva chiamato via radio dei colleghi che stavano accorrendo a tutta velocità e che presto, sentendo i colpi di pistola, avrebbero capito come stavano le cose.
Dall'alto, Lampo e i suoi amici si godevano la scena come se fosse un film poliziesco alla televisione. C'era anche una parte comica dovuta al cane che, sempre nel campo recintato del quale gli era stato affidata la sorveglianza, abbaiava e saltava di qua e di là come impazzito, incapace di decidere chi doveva assalire per primo.
Meno di un'ora dopo, arrivati i rinforzi, tutti i banditi erano stati assicurati alla giustizia e i soldi rapinati al distributore recuperati.
Gigi e il pescatore erano diventati degli eroi e, anche se ancora scossi per l'avventura, si godevano il lieto fine e i meritati complimenti dei poliziotti e di un paio di giornalisti che, intanto, erano accorsi e stavano addirittura per intervistarli.
«Pensa se quei colombi non ci avessero sporcato il parabrezza e non ci fossimo fermati - dicevano tra di loro i poliziotti - Quel ragazzo ha avuto una bella fortuna!»
«Macché fortuna e fortuna - commentarono tra loro i nostri amici angioletti, mentre assistevano dall’alto e si scambiavano il cinque soddisfatti e con il cuore ancora in tumulto - è stata un’altra formidabile impresa del Reparto SOS JUNIOR, altro che!»
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