Top De Tops - Nato per Grandi Avventure

Le Grandi Avventure sono sempre state una caratteristica della mia produzione. Avventure che, in qualche modo, fanno rima con imprese, perché cos'erano se non vere e proprie imprese-avventure le storie di Paperone che trasportava gli Iceberg Volanti dal Polo per procurarsi l'acqua potabile; o girava gli oceani sui suoi Campi Galleggianti per coltivare sempre inseguendo il bel tempo; o lanciava in orbita uno Specchio Solare per risparmiare la corrente illuminando le sue fabbriche di notte?

Ricordiamo tutti decine e decine di storie così. 

Tuttavia la Grande Avventura tipica è stata quella di Topolino; anzi dei vari Topolini che si sono susseguiti nelle Storie d'America, per esempio, o tra I Signori della Galassia, o nelle Cronache della Frontiera... e infine Top De Tops!

Eh, sì, De Tops. Per chi non lo conoscesse, sappiate che Top De Tops, ricco baronetto inglese, vissuto a cavallo tra l'epoca vittoriana e i primi del 900, archeologo, appassionato di storia e di mistero,  é un antenato di Topolino a cui ha lasciato in eredità un baule pieno dei diari delle sue avventure. Sono vicende intriganti e misteriose e Topolino li legge avidamente uno ad uno insieme a noi lettori. Ma quello che De Tops ci descrive é quello che a visto davvero, o quello che ha creduto di vedere?…Uhm, credo che non lo sapremo mai. A meno che non sia scritto in un prossimo diario.

Insomma questo nuovo "meccanismo di avventura" ha consentito agli appassionati lettori del settimanale  di leggere tante nuove avventure... e a me di scriverle procurandomi grandi soddisfazioni, sia perché mi ha consentito di tornare a lavorare per la testata, sia perché , grazie alla nuova Direzione, ho avuto in regalo una fantastica riedizione della serie. Ecco di seguito le belle copertine:


Volume 1

Volume 2

Volume 3

Volume 4



Volume 5



Grandi classici


Se volete acquistarli potrete trovarli sul sito di Panini Comics.


***

Meccanismo di avventura, dicevamo. Ma di cosa si tratta veramente?

Il modo migliore per spiegarvelo è pubblicare integralmente l'introduzione al Primo volume, dove non solo spiego la cosa,  ma anche racconto le complesse vicende che hanno trasformato la serie delle Tops Stories, in un certo senso, in una nuova piccola grande avventura:


IL MONDO DISNEY E TOP DE TOPS.
E qualche parola su me medesimo!

La pubblicazione dell'intera serie delle Tops Stories, in questa edizione speciale e particolarmente ricca e curata, la considero un regalo personale, molto gradito, da parte della Disney, della Panini Comics e del suo attuale Direttore Editoriale Alex Bertani. Quindi, prima di tutto, ringrazio di cuore, anche con una certa commozione, perché arriva dopo ben cinquant'anni di carriera trascorsa tra pagine di carta, files, vignette e baloons.

Come ho già raccontato in più occasioni, ho cominciato a scrivere storie per Topolino quando avevo circa vent'anni, all'inizio dell'università. Volevo diventare ingegnere e, nel frattempo, guadagnare qualcosa. A trascinarmi nel mondo del fumetto era stato Giorgio Cavazzano il quale, volendo dedicarsi a tempo pieno al disegno, cercava qualcuno che potesse sostituirlo nel ripassare in china le storie altrui.

Ma il ripasso in china dei disegni a matita richiedeva un periodo di apprendistato che non era compatibili con una attività di studente così impegnativa. Così, siccome i fumetti li avevo sempre letti e la fantasia non mi mancava, decidemmo insieme che mi sarei dedicato alla sceneggiatura, magari scrivendo le storie che Cavazzano avrebbe disegnato. Giorgio mi presentò con grandi lodi alla Disney di allora e, dopo un periodo un po' tormentato, il direttore Gentilini decise si acquistare una mia storia.

Fu decisamente la mia fortuna e sarò sempre riconoscente a Giorgio per questo.

Arrivarono la laurea, la professione, la famiglia, altre attività... ma ho sempre continuato a scrivere fumetti; per un lungo periodo per le matite di Giorgio Cavazzano, e poi per altri autori, tra i quali Massimo De Vita.

Questi é sempre stato un altro disegnatore del calibro di Cavazzano, che però abitava molto più lontano e con il quale non avevo quasi alcun contatto. Quasi casualmente disegnò alcune delle mie storie, tra le quali “Zio Paperone e la rivoluzione elettronica” che diventò in qualche modo famosa perché anticipava di diversi anni lo sviluppo di Internet, delle chat, del commercio elettronico, del problema degli hakers e della privacy.


L'articolo de Il Manifesto, del 1 luglio 1983 dove spiegano
come mai la storia ebbe così tanto scalpore.
Cliccate per scaricare l'immagine che é abbastanza grande
da poter  leggere l'articolo


Forse anche per questo cominciò a chiedere alla redazione le mie sceneggiature, piutttosto di altre che gli sarebbero state assegnate casualmente.

Nacque in questo modo tra di noi una intesa non scritta che portò, oltre alla realizzazione delle mie storie più belle con “La macchina del tempo”, anche alla produzione grafica delle mie “saghe” più apprezzate dai lettori: “C'era una volta in America”, e poi “I Signori della Galassia”, fino a quella de “I diari di Top De Tops”.








E' sempre stato questo il mio vantaggio: aver sempre lavorato insieme a dei grandi disegnatori; e questo ha giovato moltissimo al risultato finale perché ognuno di loro ha sempre aggiunto, alla mia, la loro creatività.

Questo per dire che il fumetto, alla fine, è un'opera collettiva. L'idea di base parte dallo sceneggiatore, è vero, ma poi questa passa al vaglio dell'editor della redazione: la persona che, per conto della Disney, verifica che la storia possa funzionare e rispetti le indicazioni della direzione del giornale. Solo dopo che l'idea è stata verificata, criticata, spesso modificata dal soggettista secondo le indicazioni dell'editor, viene infine approvata e viene scritta la sceneggiatura finale. Alla fine questa viene passata al disegnatore che e poi al colorista, al lettering, ecc.

Oltre che con ottimi disegnatori, posso dire di aver collaborato anche con ottimi editors: Franco Fossati e Massimo Marconi su tutti; e anche Elisa Penna, la mitica vicedirettrice dei tempi di Gentilini e poi direttrice lei stessa, con cui ebbe molto a che fare soprattutto mia moglie, Manuela Marinato, quando creava le storie per i lettori più giovani con Minni, Cip e Ciop, Le Giovani Marmotte.

A proposito di mia moglie, la mia carissima moglie Manuela, non posso non ricordare che, dopo il matrimonio, a parte l'attività di ingegneria (ma in realtà, anche in quella), tutto quello che ho fatto é avvenuto insieme a lei, che è sempre stata perfettamente al corrente dei miei pensieri, dei miei dubbi, dei miei entusiasmi. Lei dice sempre che di fumetti non ne sapeva nulla e che ha imparato tutto da me, cominciando col ricopiare a macchina le mie sceneggiature; ma anch'io ho imparato molto da lei.

Ho sempre raccontato a lei per prima le trame delle mie storie, ne ho ascoltato le critiche e le osservazioni e mi ha aiutato non poco a districare le più intricate matasse in cui mi ero avvoltolato. Siamo insieme da più di 55 anni, 24 ore al giorno, e lei non si è ancora stancata! O almeno lo spero. Io no di certo.
Non è un caso se ha letto per prima anche queste note.

Insomma, un gran lavoro di squadra che ci ha portato a produrre per la Disney più di 400 storie e oltre 800 in totale, quando cominciammo a lavorare anche per altri editori, arrivando a scrivere più di 30.000 pagine di fumetti; una pila di carta alta fino al soffitto!



Disney per sempre?

Una prima considerazione mi spinge a pensare quanto sia sorprendente, in un'epoca in cui tutto nasce, brucia, splende e muore in tempi sempre più brevi, che dopo 50 anni - ma anche ben di più, se consideriamo la loro effettiva nascita grazie a Walt Disney - continuiamo ancora a parlare e a frequentare i personaggi dei nostri fumetti, che anzi appaiono più vivi e vitali che mai.

Sono nati quando il cinema muoveva i suoi primi passi, non c'era la televisione, non esistevano il computer, i videogiochi, il cellulare... eppure sono ancora qui, capaci di adattarsi, di evolvere, di arricchirsi sempre di più, diventando divertenti interpreti di mille avventure e situazioni umane, prendendo in giro, insegnando, divertendo e donando serenità a giovani e adulti di ogni epoca, di diversa educazione, posizione sociale e sensibilità.

Si può dire che il Topolino lo abbiano letto tutti!

Credo che il merito sia, ovviamente, del grande successo delle loro innumerevoli storie, create da un numeroso (ma in realtà neanche tanto) gruppo di autori, soprattutto italiani, che, grazie al supporto e all'organizzazione di grandi gruppi editoriali, hanno potuto operare con continuità e costanza, inventando situazioni originali o prendendo spunto dalle fonti più disparate, oltre che dalla realtà di tutti i giorni.

Ricordiamoci che il Topolino ha avuto ben presto cadenza settimanale, e c'erano diverse testate che pubblicavano storie diverse dello stesso universo di paperi e topi. Alla fine sono state migliaia, a volte decine di migliaia di storie per ciascun personaggio, che quindi ha acquisito una solidità incredibile, una personalità fatta di mille sfaccettature, che hanno consentito a noi autori di trovare il protagonista di ogni cosa ci venisse in mente, l'interprete giusto di ogni avventura.

Da una di queste sfaccettature del primario eroe Topolino era nato il colono che avrebbe iniziato la serie de “C'era una volta in America”, che posso dire essere stata la capostipite di un mio nuovo modo di utilizzare il personaggio.

Nella mia giovinezza, e anche dopo, i film western imperversavano. Ma le storie western che avevo visto erano tutte sparse qua e là nel tempo e nello spazio. Era tempo di metterle tutte in fila in una cronologia ordinata che potesse spiegare ai ragazzi cos'era accaduto in America in modo rigoroso ma divertente, e Topolino era il protagonista perfetto per una cosa del genere.

Così nelle “Storie d'America”, altro titolo di quella stessa serie fortunata, per la prima volta sperimentai un Topolino e un Pippo sempre diversi, mentre si incontravano casualmente nei diversi episodi che percorrevano la storia degli Stati Uniti, ricostruendola così com'era vissuta dal Topolino di turno.

Anzi, per la verità Topolino era sempre il discendente della stessa famiglia di Topolini (il primo della serie arrivato dall'Inghilterra del 600 sulla nave Mayflower, carica di pellegrini fuggiti dall'Europa – guarda un po', anche quel Topolino era un migrante!)

Pippo, invece, lo avevo fatto incontrare qua e là, a seconda del ruolo e del luogo in cui si svolgevano le varie avventure: mountain man nel secondo episodio; pescatore di alghe sulla costa della Pennsylvania nel terzo, e poi giornalista, inventore, indiano shoshone, capo di una carovana di coloni, pistolero, cawboy e, per finire, divo del cinema nella neonata Hollywood.

Questa varietà di ruoli, molto diversi tra di loro, calati sullo stesso Pippo, ha funzionato perfettamente. Pur cambiando epoca, situazione, abito e azione non c'è dubbio che era sempre lui, con la sua disponibilità e amicizia nei confronti del Topolino di turno.

Creare un Pippo sempre diverso mi costrinse ad inventare per lui dei nuovi nomi che parodiavano personaggi famosi dell'epoca western, e per me inventare nomi è sempre stato moolto diventente. Qualcuno si ricorda Jean De Pippe, il mountain Man solitario? E Pecos Pipp, il texano? E Wild Bill Pippock il celebre pistolero? E Pippeyo, l'indiano, con la sua squaw Patatontas (che in lingua shoshone significa “Colei che coglie patate primaticce”)?

I lettori lo hanno sempre riconosciuto sotto le diverse maschere e, anzi, secondo me, si sono divertiti di più proprio per questo.

Quindi é naturale che, nel creare questa nuova interpretazione di Topolino, chiamata Top De Tops, abbia deciso di continuare per la stessa strada e, ovviamente, insieme allo stesso disegnatore.



Come nasce una serie?

Allora, come oggi, il problema più grande per uno sceneggiatore di un giornale come TOPOLINO era sfornare storie interessanti e sempre diverse con cadenza almeno mensile, a volte persino quindicinale.

Il modo migliore per farcela é non pensare ad una singola storia alla volta, ma creare una “serie” che contenga quello che io chiamo “un meccanismo di avventura”, cioè una situazione che metta il protagonista nelle condizioni di vivere in tante vicende interessanti e diverse (degne cioé di essere raccontate) ma di tornare, alla fine, sempre allo stesso posto, pronto a ricominciare.

Un esempio di tale “meccanismo di avventura”, esistente e sfruttato fin dalle origini dei fumetti Disney, è il Paperone che si lancia in un nuovo affare, dovendolo portare a termine con profitto, a dispetto della concorrenza di Rockerduck.

Un altro esempio è il Topolino chiamato da Basettoni per aiutarlo a chiarire un caso poliziesco.
Quante storie abbiamo letto, generate da questo meccanismo?

Questi esempi possiamo chiamarli “meccanismi aperti”, nel senso che sono a disposizione di tutti gli sceneggiatori Disney, che possono usarli a piacere creando storie ciascuno con la propria sensibilità.

Un altro meccanismo d'invenzione, più elaborato, è quello delle “Storie d'America” di cui ho già detto: una famiglia di Topolini che percorrono appunto tutta la storia degli Stati Uniti rendendoli protagonisti, ad ogni generazione, di un evento importante avvenuto in quel grande paese. l'esplorazione del continente americano e l'incontro con i nativi; la corsa all'oro; le carovane; l'avvento della ferrovia e via di seguito.

In questo caso il meccanismo era “chiuso” perché avevo proposto la serie con una cronologia ben definita, dettata dalla storia degli Stati Uniti, e solo io avevo in mente quali eventi significativi illustrare e dove alla fine sarei andato a parare.

Avendo già visto l'abilità di Massimo de Vita e chiesi alla redazione di far disegnare a lui il primo episodio e magari tutta la serie. Visto il risultato di altre mie storie disegnate da Massimo, la mia richiesta fu accettata e il risultato fu veramente eccezionale. Avrei voluto continuare così, ma per un disguido inspiegabile, due episodi furono destinati ad altri disegnatori e lo stile complessivo ne risentì.

Creare un'opera omogenea sarebbe stato molto importante per una eventuale ripubblicazione in un unico volume. Per fortuna l'errore non si ripeté e De Vita, che ormai si era affezionato alle vicende trattate (credo che una serie western sia quello con cui ogni disegnatore di fumetti desidera prima o poi confrontarsi), potè disegnare tutti gli altri episodi dando, secondo me, il massimo della sua produzione.


Entra in scena un autentico lord inglese: Sir Top De Tops.

Con queste necessarie premesse era logico che, esaurendosi la serie delle Storie d'America, pensassi a qualcos'altro di altrettanto ricco, interessante e magari altrettanto esclusivo.
Per le Storie D'America mi ero ispirato alla vastissima produzione del fumetto e del cinema western, che avevo amato fin da bambino, soprattutto quello cosiddetto all'italiana, che, incredibilmente, aveva creato un western più vero e realistico di quello originale nato negli Stati Uniti.

Per De Tops andai a pescare invece nella mia biblioteca di libri strani e alternativi. Da tempo accumulavo libri di Storia e di Archeologia (altra mia grande passione) e molti di questi trattavano veri e propri misteri allora (e forse tuttora) irrisolti:

Come avevano costruito le piramidi? Erano davvero solo delle tombe? E chi aveva disegnato le linee di Nazca? Perché si potevano vedere interamente solo dall'alto? Davvero i Maya avevano scolpito l'immagine di esseri venuti dallo spazio e per questo adorati come dei? E perché gli abitanti dell'isola di Pasqua avevano distrutto la loro società per erigere i Moai, le enormi sculture di pietra apparentemente inutili quanto dispensiose per cui sono diventati famosi?

Di misteri del genere nei miei libri ce n'erano moltissimi... e oltre agli enigmi della storia potevo contare su quelli della scienza e della fantascienza.

Avevo seguito con grande interesse la serie TV di X-Files; il cinema era pieno di alieni e di strane mescolanze tra storia ed esseri venuti dallo spazio; i Man in Black erano sulla bocca di tutti e molti fumetti avventurosi trattavano argomenti simili, letteralmente in tutte le salse.

De Tops si sarebbe occupato di questo.

Nel 1981 era iniziata la saga di Indiana Jones e, soprattutto il primo film, “I predatori dell'arca perduta” mi aveva veramente colpito. Già il titolo era fantastico. E che meraviglia il biplano che sorvola la carta geografica verso il luogo dell'avventura; la vecchia biblioteca all'università e poi gli inseguimenti tra la folla nella città araba, caotica e pittoresca.

Insomma dovevo fare anch'io una cosa del genere, così mi misi, a tavolino, a decidere chi, cosa, quando e dove.

Il chi, ovviamente, era Topolino. Ormai lo conoscevo bene e sapevo che poteva fare di tutto. I paperi erano troppi e avrebbero inutilmente appensantito il disegnatore. Topolino avrebbe ancora una volta agito da solo, per muoversi più agilmente, incontrando via via dei Pippi sempre diversi, che mi sarei molto divertito ad inventare, come era già successo.
Il dove era tutto il mondo, ovviamente, ovunque ci sarebbe stato da scoprire il mistero di turno. Una miniera di spunti quasi inesauribile.

Restava il quando e le avventure di Indiana Jones mi avevano dato un buon indizio. Gli anni trenta... meglio anche prima, a cavallo tra l'800 e il 900 diciamo, appena fuori di un secolo che è stato cruciale per la storia della conoscenza.

Nell'800 c'è stato il grande sviluppo della rivoluzione industriale; la costruzione delle prime grandi macchine a vapore e le grandi esplorazioni, fatte non più solo per depredare nuovi territori, ma anche per il solo piacere della scoperta e della conoscenza.

Nei primi anni del 900 era nato l'aereo, il dirigibile, il sottomarino... ma non c'erano ancora, o erano molto primitivi, il radar, la radio, la macchina fotografica, la stessa torcia elettrica.

Oggi si può visitare il mondo con google maps, si possono visitare i musei con un computer dalla poltrona di casa propria; con internet si può sapere tutto e parlare con tutti in qualsiasi momento. Non c'è più niente da esplorare che non si possa fare comodamente, guardando un documentario alla televisione o un video su Youtube.

Ai tempi di de Tops servivano giorni di navigazione per andare da Londra negli Stati Uniti. Era un'avventura anche solo viaggiare. L'Oriente era pressoché sconosciuto (solo gli inglesi vi erano di casa, a causa della loro politica coloniale), ma dovevano continuamente confrontarsi con usi e costumi inusuali e misteriosi, credenze e superstizioni di ogni tipo.

Nel primo novecento cominciavano a nascere anche nuove scienze. L'esplorazione del cosmo poteva utilizzare nuovi strumenti. La fisica scopriva la relatività, la meccanica quantistica, una nuova visione del mondo.

Insomma un'epoca piena di stimoli per il nostro protagonista che però, per essere partecipe di tutte queste novità, doveva vivere nel paese che allora rappresentava l'eccellenza del nuovo modo di essere: l'Inghilterra vittoriana.

Poi, visto che fantasticare non costa niente, doveva essere ricco, curioso, amante delle novità e noto collezionista e uomo d'affari, disposto a fare qualsiasi cosa per assicurarsi qualcosa di interessante, in qualsiasi parte del mondo.

Sir Topolino De Tops, dunque!

Topolino De Tops non usa la pila, ma una vera torcia di fiamme. Viaggia su aerei ad elica, che volano bassi e dai quali ci si può sporgere. Spesso non dispone della radio e per comunicare usa il telegrafo, o la classica lettera. Ovviamente non possiede un cellulare. De Tops ama scrivere, scambia pareri e discussioni con altri ricercatori come lui a mezzo posta e, come tante persone importanti di quel periodo, mantiene aggiornato il suo diario.

Anzi, i diari! Quella, secondo me, è stata l'idea migliore.

Sir Top De Tops non scrive un solo diario, ma molti: uno per ogni avventura. Alla fine, scoprendo che il suo lontano parente Topolino, quello residente a Topolinia, è un tipo tosto a cui piacciono i misteri, decide di lasciare in eredità i suoi diari proprio a lui. Un intero baule, come vedremo. E noi scopriremo le avventure di De Tops così come Topolino le leggerà in quei vecchi diari.

Per funzionare bene ho detto che il meccanismo dell'avventura deve far tornare tutto all'inizio, senza creare strascichi che potrebbero condizionare le storie successive. Se De Tops svelasse davvero i misteri e li risolvesse dovremmo tenerne conto. Se sapessimo per certo che gli alieni sono venuti sulla terra in passato, non potremmo fare finta di nulla. La storia dell'umanità verrebbe cambiata per sempre. Tutto quindi deve rimanere indefinito, possibile ma non verificato, utile per essere utilizzato in un nuovo mistero o episodio.

Ecco dunque che i diari di De Tops non raccontano necessariamente la verità, ma solo quello che ha visto o creduto di vedere De Tops. A volte lui stesso è dubbioso e lo dice chiaramente; altre volte, pur essendone lui certo, siamo noi lettori che dobbiamo rimanere nel dubbio, capaci di riflettere sulle sue suggestioni ma ancora una volta senza alcuna certezza, che magari tornerà in ballo in una prossima storia, … opps!, in un prossimo diario!

E' questo l'elemento principale delle storie di De Tops e non dobbiamo mai dimenticarlo.

Con tutti questi elementi ben presenti, i diari che De Tops lascia a Topolino potevano essere un numero infinito. Il meccanismo dell'avventura era perfetto e io ho potuto lavorare tranquillo per un bel po'.



Dare a Cesare quel che è di Cesare.

Ricordiamo come funziona la creazione di una storia a fumetti.

Lo sceneggiatore concepisce l'idea, il soggetto, e lo spiega per bene in un breve testo che spedisce all'editor, nella redazione. L'editor lo legge, verifica che risponda ai canoni previsti dalla Disney e, se questo non succede, scarta la storia oppure chiede delle modifiche. Quando il soggetto risponde a tutti i requisiti, lo sceneggiatore sviluppa il soggetto scrivendo la sceneggiatura .

Questa è composta da tante pagine quante sono quelle del fumetto e in ognuna di esse lo sceneggiatore descrive, vignetta per vignetta, cosa deve essere disegnato e quello che devono dire i personaggi, i rumori, a volte anche il punto di vista e l'ampiezza della scena. Una cosa simile al copione di un film; a volte anche più dettagliato.

Ora, nelle storie di De Tops, è accaduto, per la prima volta nella mia carriera, che le storie disegnate e pubblicate fossero diverse da come erano descritte nel soggetto e quindi nella sceneggiatura.

Dapprima in pochi dettagli, poi sempre di più, le storie pubblicate (che io vedevo a distanza di mesi da quando avevo consegnato le sceneggiature alla redazione) mostravano differenze di “location”, diversità nel taglio delle vignette, addirittura aggiunta di pagine e di personaggi.

Io dapprima ci avevo fatto poco caso. Le storie rimanevano sostanzialmente le stesse e, magari impegnato in altre faccende, non avevo voglia di tornarci sopra. Poi però, quando queste modifiche si sono fatte sempre più pesanti, alcune addirittura alterando quello che era il carattere della serie, cominciai a protestare presso la redazione. Tra alti e bassi, però, la cosa continuò finché decisi a malincuore di cessare la serie.

A tutt'oggi, non so bene come si siano svolti i fatti. Voglio pensare che queste modifiche fossero fatte per “troppo amore”. Le storie piacevano tanto che qualcuno pensava si poterle migliorare ancora mettendoci del suo, troppo del suo!
Alcune modifiche però, secondo me erano proprio inutili e bagliate; la storia non era più la mia e alla fine non era giusto che qualcuno si intromettesse così nel mio lavoro, senza neanche avvertirmi, per giunta!

De Vita era introvabile come sempre; frequentavo pochissimo la redazione, dove peraltro c'erano continui cambiamenti per problemi interni del giornale. Io avevo altri problemi di lavoro e non avevo voglia né tempo di procurarmene altri.

Semplicementi smisi con De Tops e cominciai una nuova serie “La storia vista da Topolino”, i cui disegni furono affidati al giovane disegnatore Paolo Mottura. Paolo si impegnò con grande entusiasmo dimostrando di essere essere davvero bravo e io tornai a divertirmi di nuovo. Le mie sceneggiature furono di nuovo pienamente rispettate.




Il blocco delle avventure di Tops De Tops fu talmente repentino che due sceneggiature complete rimasero nel cassetto e non furono assegnate a nessun altro disegnatore.

Qualche anno dopo lasciai anche la Disney e lavorai esclusivamente per altri editori. La mia lontananza dal mondo di paperi e topi è durata quasi vent'anni.

**
Nel frattempo molte cose sono cambiate. La Panini Comics è diventata il nuovo editore dei fumetti Disney, sotto la direzione di Alex Bertani.

L'anno scorso proprio il il nuovo Direttore di Topolino mi ha fatto davvero una bella sorpresa: preparando un volume dei Classici Disney con alcune storie di De Tops, mi ha ricontattato chiedendomi di occuparmi della scelta delle storie e della scrittura della storia di raccordo.

In quella occasione gli parlai delle due storie di De Tops rimaste inedite e lui propose di pubblicarle, mentre io, nella storia di raccondo, avrei di fatto creato una nuova storia di De Tops, dove Topolino avrebbe scoperto un ultimo diario, e che avrebbe portato a scoprire addirittura la tomba del suo avo!

Il volumetto è piaciuto e Alex Bertani, che non conoscevo, si è rivelato una persona molto competente e appassionato del suo lavoro e del suo nuovo Topolino. Con la sua guida il giornale sta tornando ai suoi antichi splendori, anche grazie ad un gruppo selezionato di autori veramente dotati e pieni di entusiasmo.

Non solo: vedendo che le ultime storie risalivano a quasi vent'anni fa e che la serie era praticamente sconosciuta ai lettori più giovani, Bertani ha deciso di ripubblicarle tutte, in questa nuova e ricca veste tipografica, chiedendomi di collaborare alla realizzazione.

Cogliendo la palla al balzo, gli parlai del problema delle storie indebitamente modificate: ripubblicarle così com'erano sarebbe stato ingiusto verso di me e anche verso i lettori. Forse era venuto il tempo di fare chiarezza una volta per tutte. Come mi aspettavo, il Direttore si dichiarò subito d'accordo.

Visto che ormai sarebbe impossibile modificare i disegni, abbiamo deciso di pubblicare, accanto alla storia disegnata, anche il soggetto originario che era stato alla base della mia sceneggiatura. Come ho già spiegato, per farli approvare più facilmente, io ho sempre scritto i soggetti in forma molto letteraria e completa; quasi dei piccoli racconti godibili anche in quella forma. Leggendoli, avrete un bel modo di capire come lavora un autore di fumetti!

Insieme a tali soggetti/racconti è poi inserito un commento alla storia dove spiego lo spunto che mi ha ispirato nell'inventarla, e anche le modifiche introdotte nella realizzazione successiva, che qualche volta hanno l'alterata in modo eccessivo, quasi creandone una nuova.

Grazie a questa documentazione i lettori avranno modo di vedere quello che è stato effettivamente il mio lavoro e quello che invece è dovuto ad altri. Potranno fare un confronto e divertirsi a decidere la versione più apprezzabile. Credo che sia la cosa più giusta da fare.

Quanto è profondo il baule? Ci sono ancora molti diari?

Top DeTops è un personaggio che mi sta molto a cuore e perfettamente adatto alla stagione che sto vivendo della mia vita. Negli ultimi anni ho avuto più tempo libero; ho letto molto, mi sono interessato di molte altre questioni e vissuto esperienze personali molto intense e significative.

Certo, se dovessi scrivere altre storie di De Tops, attingerei prima di tutto al mio “archivio delle storie perdute”, nei sotterranei del mio computer, dove ho accuratamente accatastato tutte le idee e gli spunti generati nel corso degli anni dalle mie letture di allora e poi anche in seguito.

Ma la scienza avanza e, man mano che i vecchi misteri vengono svelati, ne nascono sempre di nuovi, alcuni decisamente sorprendenti.

De Tops era contemporaneo dei padri della fisica moderna. Aveva certamente conosciuto Einstein. Che bello sarebbe sapere se De Tops ha avuto un ruolo nella definizione della teoria della Relatività. Secondo Einstein e la sua famosa equazione, l'energia può trasformarsi in materia e viceversa. Ma cos'è esattamente l'energia? Una potenzialità? Una possibilità? E questo cosa vuol dire? Possibile che l'Universo sia fatto di nulla?

E che dire del mistero della vita? Gli atomi che compongono le rocce, l'acqua e la terra sono gli stessi che compongono il corpo umano. 70 chili di acqua, carbonio, calcio, ferro e azoto compongono una persona e diventano nuovamente terra e roccia quando quella persona muore. Dove sta la differenza? Da dove viene la vita? Perché quei primi 70 chili sono vivi e gli altri no?

Come si è formato il cervello umano, che surclassa di gran lunga ogni computer attuale ed è decisamente la cosa più complessa dell'universo?

Il nostro cervello contiene circa 87 miliardi di neuroni; siccome ogni singolo neurone può inondare di segnali migliaia di neuroni adiacenti anche 200 volte al secondo, c'è chi ha stimato che possa eseguire fino a 38 milioni di miliardi di operazioni al secondo. Come ha fatto la natura a creare una cosa del genere? Sono bastati i cinque miliardi di anni dell'età della terra, o la sua evoluzione dipende da qualcos'altro?

Secondo l'evoluzione per selezione naturale, tutte le forme di vita sono collegate per discendenza. Se si ripercorre all'indietro l'albero genealogico della vita, ramificatosi nel creare le varie specie animali e vegetali, i ramoscelli convergono in rami più grandi fino a riunirsi nel tronco centrale. Di fatto, noi esseri umani siamo parenti di tutte le altre forme di vita. Una conclusione interessante, no? Siamo i soli ad avere la coscienza? O ce l'hanno anche le piante e gli animali? Ci ascoltano? Potrebbero comunicare con noi?

Insomma, nuovi misteri ce ne sono decisamente a iosa! In fondo Top De Tops è ricco e libero e deve pur evitare di annoiarsi. Perché non rimettersi in moto e cercare di scoprire qualcosa?

Può darsi che ci provi, ma non prometto niente!


***

Okay, questo è tutto, per oggi. Ma se avete letto tutto questo "papiro" fino alla fine, siete proprio degli appassionati, per cui non posso che regalarvi qualcos'altro: una notizia scoop! 
Ebbene ci sono ben tre storie di De Tops in lavorazione e che verranno pubblicate nei prossimi mesi!

Quindi ci sarà ancora molto da dire.

Saluti a tutti!

 






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