Questa storia inizia dove un'altra sta per finire. Vi ricordate il celebre film che abbiamo visto tutti qualche anno fa e che ci ha meravigliato per i suoi grandiosi effetti speciali? Ebbene, grazie ad uno scoop eccezionale di Robin e Mary siamo in grado di raccontarvi un "dietro le quinte" fenomenale. Ecco dunque com'è veramente andata, grazie agli inviati speciali de IL FULMINE!
***
Sullo schermo del cinema scorrevano le immagini cruciali del Film King Kong. Il gigantesco gorilla si arrampicò lungo la parete del grattacielo nel centro della New York degli anni trenta, portando con sé la ragazza di cui si era invaghito. Gli aerei si lanciarono su di lui e il mostro ne abbatté uno con un pugno. Poi gli aerei spararono e il mostro, colpito a morte, precipitò dal grattacielo.
Apparve la parola fine e le luci si accesero in sala.
Mary, alzandosi per uscire insieme a Robin, si asciugò le lacrime ancora scossa per il finale triste del film.
Che peccato che Kong fosse morto! Non potevano fare diversamente? In fondo cosa c'era di male? Secondo me non è giusto farlo finire così. Robin sorrise: non restava che andare a trovare il regista e fargli girare un altro film dove magari resuscitasse in qualche modo lo scimmione e quella volta gli facesse fare un lieto fine.
Mary si illuminò: quella sì che era un’idea! E nel fargli quella proposta, avrebbero potuto anche intervistarlo, creando un bell’articolo per Il Fulmine. Mary suggellò la trovata con un bel bacione su una guancia di Robin che, ovviamente, era rimasto di stucco.
Ehi, faceva per dire! Non avrebbe mica voluto per davvero… Ma lo si sapeva cosa succedeva quando Mary si metteva in testa una cosa.
In men che non si dica lei e Robin si ritrovarono su un aereo diretti in Nuova Zelanda, verso la villa di Gerry Packson, il regista del famoso film.
Ovviamente in tasca Mary portava la benedizione di Aldobrando Bodoni, suo padre e, soprattutto, direttore de “IL FULMINE”, il giornale per cui lavoravano e che, in vista di un formidabile scoop, avrebbe pagato tutte le spese.
I due atterrarono in Nuova Zelanda e si diressero alla villa su un’auto presa a nolo. Il panorama era grandioso: non per niente la Nuova Zelanda era il paese dove era stato girato Il Signore degli Anelli. Un mix formidabile di modernità nelle città della costa e una natura selvaggia e primordiale nelle regioni dell’interno.
Avvicinandosi alla collina dove si trovava la villa di Packson, i due videro una colonna di fumo levarsi da oltre la collina. Sembrava proprio nella direzione in cui erano diretti!
Robin accelerò inquieto, ma ad una curva venne quasi investito da una grossa auto nera che procedeva in direzione opposta. Robin finì quasi fuoristrada, mentre la grossa auto si allontanò velocemente, lasciando sul terreno grossi segni di pneumatici.
Robin e Mary ripresero il viaggio ancora scossi e arrivarono alla villa di Pakson, trovandola completamente in fiamme. Scesero, ma non trovarono nessuna traccia del regista e non ci fu nessun modo di fermare l’incendio. Che fosse perito all’interno? Mentre si guardavano intorno, Mary notò dei segni di pneumatici sulla ghiaia della stradina di accesso e una serie di cicche, come se lì si fosse fermato qualcuno in attesa. I segni dei pneumatici, poi, erano simili a quelli della grossa auto che per poco non si scontrava con loro! C’entrava forse qualcosa nell’incendio della villa?
Mentre Mary e Robin si interrogavano su questo, arrivò il camion dei pompieri, chiamato da Robin ma anche dai vicini, che passò però proprio sulle tracce di pneumatici sospette, cancellandole.
Mentre i pompieri si davano da fare per spegnere l’incendio, mettendo a soqquadro tutto intorno, i nostri continuarono a riflettere, cercando indizi che potessero spiegare cos'era successo. Nella scarpata a lato della strada, Robin trovò un foglio accartocciato che, una volta disteso, mostrò una mappa dell’isola del Teschio, proprio l’isola dove era stato girato il film di King Kong.
Come mai la mappa si trovava lì? Forse era semplicemente un foglio uscito da una finestra e portato laggiù dalle correnti di aria calda generate dall’incendio – azzardò Robin – ma Mary fece notare che il foglio era tutto stropicciato e compresso (come se qualcuno l’avesse tenuto nascosto in mano) e non avrebbe potuto volare; inoltre loro si trovavano sopravvento rispetto all’incendio e, anche se il foglio fosse stato sollevato dall’aria calda, non avrebbe potuto cadere nella loro direzione.
Quando poi i pompieri comunicarono che l’incendio era sotto controllo e che all’interno della villa non era stata trovata traccia del regista, Mary era ormai convinta che:
1 - il regista Packson era stato rapito;
2 - l’incendio era stato opera dei rapitori per cancellare ogni loro traccia
3 - la vittima, trasportata nella misteriosa macchina nera, prima di essere stata fatta salire a forza, aveva lasciato cadere a terra il foglio con la mappa, che aveva tenuto in mano, per dare ai soccorsi una indicazione su quella che era la destinazione dei banditi.
- Per qualche misteriosa ragione, i rapitori hanno intenzione di portare il regista nella stessa isola dove era stato girato il film! – affermò Mary decisa – Quindi dobbiamo correre subito laggiù anche noi e cercare di risolvere la situazione.
Come al solito, al povero Robin non restò che fare buon viso a cattiva sorte e accettare.
In fondo la ricostruzione di Mary era plausibile e, se avesse avuto ragione, loro sarebbero stati i primi in grado di scoprirlo. Lo scoop avrebbe potuto essere addirittura colossale!
Qualche giorno dopo ecco dunque i nostri in navigazione nel Pacifico, a bordo di una nave porta container di proprietà di Prospero Benfatti.
Il finanziere loro amico aveva volentieri organizzato per loro un passaggio, visto che la nave, diretta in estremo oriente, passava proprio da quelle parti e poteva fare facilmente un modesto cambio di rotta.
Dopo diversi giorni di navigazione la nave arrivò in vista di un enorme banco di nebbia, dentro il quale si nascondeva l’isola misteriosa. Robin e Mary furono calati in un grosso gommone con fuoribordo, con il quale si immersero nella nebbia per raggiungere l’isola.
La nave avrebbe proseguito per la sua destinazione e avrebbe potuto riprendere a bordo i due giornalisti durante il viaggio di ritorno, quando essi avessero ultimato il lavoro d'indagine.
Varcato l’inquietante banco di nebbia che circondava l’isola, Robin e Mary raggiunsero la riva e sbarcarono, individuando ben presto l’immane muraglia, costruita per fare il film, che era rimasta laggiù dopo le riprese.
La muraglia era davvero enorme e lunghissima, molto più lunga di quanto i due giovani pensassero. Di fatto circondava quasi del tutto l’isola, interrompendosi solo dove le scogliere erano così alte e scoscese da essere invalicabili.
Inoltre, nonostante i diversi anni passati dalla realizzazione del film, la muraglia, con le sue torri di osservazione e i suoi puntelli era ancora in ottimo stato, libera da rampicanti e tratti rovinati.
Robin e Mary esplorarono a lungo la barriera, finché la nebbia che arrivava dalla spiaggia e il buio non resero impossibile camminare nella giungla in sicurezza. Decisero quindi di accamparsi per la notte, per riprendere l’esplorazione e la ricerca di Pakson (se davvero si trovava laggiù) il mattino dopo.
Dopo una breve ricerca, trovano una profonda grotta sulla scogliera, dove poterono anche accendere un piccolo fuoco per scaldarsi, senza rischiare di essere visti da chiunque si trovasse sull’isola.
Il giorno dopo ripresero di buon mattino l’esplorazione dell’isola, arrivando al villaggio indigeno ricostruito per il film (nella pellicola Kong era appunto adorato e temuto da una tribù di selvaggi che abitavano l’isola; erano stati loro a costruire la barriera di tronchi ed erano sempre loro che offrivano a Kong giovani donne per placarne la furia).
Oltre al villaggio Robin e Mary trovarono poi anche le baracche e le casette di pietra che avevano ospitato la troupe che aveva girato il film. Tutto era immoto anche se incredibilmente ben conservato.
Al centro di un grande piazzale ecco il gigantesco portone con cui si poteva valicare la barriera e inoltrarsi nella giungla che stava al di là e che riempiva tutta l’isola. Il grande portone, incredibilmente ancora efficiente, era però ben chiuso e davanti ad esso si trovava ancora l’enorme buca che nel film era servita per catturare il famoso gorilla.
I due continuarono ad esplorare il luogo quando, improvvisamente, una grossa rete cadde su di loro imprigionandoli. La rete era pesante e fitta ed era impossibile per Robin e Mary liberarsi; immaginate la loro sorpresa quando poi videro che a manovrare la rete erano tre loschi individui che Robin già conosceva, purtroppo: si trattava Primo Volponi e suoi due fratelli, Secondo e Ultimo, che da anni formavano la tristemente nota Banda Volponi.
Robin aveva già avuto a che fare con loro per diversi fatti cronaca nera in città. La Banda Volponi non era però mai stata incriminata formalmente, soprattutto perché si diceva che fosse protetta da uno dei personaggi più discussi di sempre: il famigerato Losco Farabutti, finanziere d’assalto che aveva dato in diverse occasioni non poco filo da torcere all’onesto e benvoluto Prospero Benfatti, che già conosciamo. (Vedi la storia “Cartesio”, tra le avventure di Robin e Mary)
Ma torniamo alla Banda Volponi. Che ci facevano quei tre sulla’Isola del Teschio a migliaia di chilometri di distanza dalla città, che finora era sempre stata la base dei loro misfatti? Cosa c’entravano con la sparizione del regista Pakson? A meno che… non fossero stati proprio loro a rapirlo, incrociando del tutto casualmente la strada di Robin e Mary.
Era chiaro infatti che quei furfanti li avevano visti arrivare e avevano avuto tutto il tempo di preparare la loro trappola. Ora tenevano saldamente le corde che chiudevano la rete dov’era imprigionati i due giovani, che, comprendendo quanto fosse inutile cercare di liberarsi, si erano calmati, accettando la sconfitta.
I tre della banda, minacciandoli con una pistola, li trascinarono verso una delle baracche spingendoli all’interno e richiudendo la pesante porta di legno alle loro spalle.
All’interno della cella Robin e Mary ebbero un’altra sorpresa: non erano soli, lì dentro. C’erano altre due persone, di cui una era sicuramente il famoso regista Gerry Pakson, il regista dell’ultimo remake su King Kong!
Robin e Mary rimasero sbalorditi, ma subito dopo partirono domande a raffica in tutte le direzioni: cosa facevano laggiù quei due personaggi così improbabili? Cosa c’entrava la Banda Volponi? E perché erano tutti nell’isola del Teschio dove si era svolto il film di Pakson? E Robin e Mary come erano arrivati laggiù?
La motivazione di Robin e Mary già la sapevamo, ma quando dovettero rispondere il regista e l’altro misterioso personaggio, i due si guardarono titubanti. Poi l’altro si decise annuendo e dando al regista il beneplacito per ogni spiegazione.
- Va bene - disse Pakson - al punto in cui siamo è inutile mantenere il segreto. In fondo adesso la questione riguarda molto anche voi. Vi dirò tutto...
FINE DELLA PRIMA PARTE
Commenti
Posta un commento